Viterbo STORIA DI SANTA ROSA
Stefano Aviani Barbacci

Dagli Appennini alle Ande con passaggio di testimone…

                             Gruppo di guerrieri picunche e religioso francescano (arte popolare del Cile)

Santuario con vista sulle Ande

Nel Comune di Auco in Cile, presso la città di Los Andes nella storica valle dell’Aconcagua, sorge un moderno Santuario che accoglie dal 1988 le spoglie di Santa Teresa de Jesus, al secolo Juanita Fernández del Solar, novizia carmelitana canonizzata (la prima donna cilena) nel 1993 da Giovanni Paolo II.

In tutto il Paese è chiamata comunemente Teresita de Los Andes, con un affettuoso riferimento alla sua giovane età (morì nel 1920 non avendo compiuto i 19 anni) e a un suo legame con la regione andina (morì a Los Andes). Nata a Santiago del Cile, trascorse l’infanzia a Chacabuco, in vista della Cordigliera (a metà strada tra Santiago del Cile e Los Andes) e si racconta che, al sacerdote che un giorno le aveva chiesto per quale strada si salisse in Cielo, Juanita rispondesse indicando col dito le alte vette imbiancate della catena andina.

Dal Santuario di Auco la Cordigliera appare ancor più vicina e ben si scorge la corona di cime innevate che chiude la valle dell’Aconcagua e segna il confine tra il Cile e l’Argentina. Il Cerro Aconcagua, la vetta più alta del continente americano (6962 m), lo si riconosce poco a sinistra dell’asse disegnato dalla strada sterrata che raggiunge l’ingresso principale del Santuario.

In un precedente articolo (vedi qui) si era fatto cenno al simbolismo religioso connesso a questo gigante di roccia e al casuale ritrovamento nel 1983, in un pozzetto predisposto a oltre 5000 m di quota, della mummia naturale di un bambino sacrificato nel XVI secolo col rituale della Capacocha. Un cosiddetto Niño escondido appartenente al popolo dei Picunches, gli abitanti originari della valle dell’Aconcagua e delle altre valli contigue, sottomessi nel 1480 dai potenti Incas e tornati indipendenti nel 1533 a seguito della conquista spagnola del Cuzco.

Ciò che è importante considerare è che i Picunches accolsero i primi missionari cattolici e poi i coloni nella valle dell’Aconcagua e consentirono a quella mescolanza “di sangue e simboli” (come nelle parole dell’antropologa cilena Sonia Montecino) che segna la nascita del popolo cileno. Ciò spiega gli evidenti tratti meticci dei pellegrini che, dai villaggi circostanti e dalla stessa Santiago del Cile, si affollano numerosi presso il Santuario di Santa Teresita.

Il rapido inserirsi della giovane santa cilena come patrona della regione andina (le immaginette devozionali la raffigurano con la Cordigliera sullo sfondo) offre lo spunto alla domanda se non abbia raccolto in qualche misura il testimone da qualcun altro… Ora, i lettori più attenti ricorderanno che Los Andes (dove Teresita morì dopo esser stata novizia per un anno appena) aveva avuto in antico un più esteso e significativo nome: Villa Santa Rosa de Los Andes, con un riferimento certo e sorprendente alla altrettanto giovane patrona della città di Viterbo.

 

Petroglifi sulla sommità del Paidahuen,“la collina sacra dei Picunches”

La collina sacra dei Picunches

Nel Comune di Curimón, ancora nella valle dell’Aconcagua e presso Auco, si trova ciò che resta di un antico insediamento francescano titolato proprio a Santa Rosa da Viterbo. La chiesa è oggi pericolante, ma il chiostro ed alcuni ambienti possono essere visitati e conservano una grande statua della patrona viterbese della fine del ‘600.

Dietro a un portale neoclassico in legno si riconosce la “casona” in muratura di fango (il convento primitivo) che aveva accolto i religiosi della Orden Franciscana che diedero compimento all’opera di evangelizzazione della regione andina. Ma una Doctrina de Indios (parrocchia per i nativi) “sotto la protezione di Santa Rosa da Viterbo” risulta stabilita in questo medesimo luogo già dal 1585, appena due anni dopo l’ingresso della Vergine Rosa nel novero dei santi e beati del martirologio romano. Si ricorda il nome del primo Cura Doctrinero (parroco): il presbitero francescano Pantaleón Correa.

Sull’opposta riva del Rio Aconcagua svetta il Paidahuen. Cosparso di rovi spinosi e rocce segnate da enigmatici petroglifi, è descritto dalle guide locali come “la collina sacra dei Picunches”. Dalla sua sommità il capo Michimalonco (noto ai cronisti della conquista spagnola) osservava il cielo stellato e sorvegliava il sentiero che saliva fino al valico della Cordigliera (oggi Paso de la Cumbre).

La Santa-Niña, come gli Spagnoli affettuosamente chiamavano la Rosa viterbese, fu dunque introdotta in un luogo di grande rilievo geopolitico e simbolico. Vi si affermò, come abbiamo mostrato nel precedente articolo, perché parve simile per certe sue prerogative (il carisma profetico, le impressionanti vestigia del corpo) a quei Niños escondidos sepolti vivi presso le vette a proteggere magicamente le comunità e a fungere da intercessori di grazie tra la terra e il cielo.

Qualcuno ricorderà che nel caso delle giovinette, le cosiddette Virgenes del Sol, il rituale della Capacocha aveva il significato di un matrimonio sacro con la divinità solare Inti (il sole che ciclicamente muore e rinasce) e di Rosa da Viterbo le biografie ricordano il mistico matrimonio con Gesù (il “nuovo sole che sorge” della tradizione biblica e patristica).

Dunque, ben prima della traslazione ad Auco del corpo di Santa Teresa de Jesus (1988) e prima ancora della fondazione di Los Andes (1791), la Santa viterbese era molto venerata in una valle che gli storici cileni considerano la “culla” della loro nazione.

Su Rosa de Los Andes si conformò il carisma della santa cilena nel suo legame elettivo con la Cordigliera come Teresita de Los Andes. Un passaggio di consegne da una figura religiosa “esterna” ad una “locale” non nuovo nelle Americhe e che trova un’analogia nel sovrapporsi e successivo sostituirsi della figura di Santa Rosa da Lima (figlia di un Nuovo Mondo e dei tempi nuovi che preparano la fine dell’epoca coloniale) a quella di Santa Rosa da Viterbo (figlia di un diverso continente e di una diversa epoca, pervenuta nelle Americhe con la Orden Franciscana agli inizi della colonizzazione iberica).

 

La statua di Santa Rosa da Viterbo nel Convento che porta il suo nome a Curimón

 Dettaglio del volto (modellato in cartongesso) di Rosa da Viterbo a Curimón

Rosa patrona delle Ande

Nel 1791 il governatore del Cile Ambrosio O’Higgins fondava Villa Santa Rosa de Los Andes nella valle dell’Aconcagua per consolidare il controllo sulla regione andina e celebrare il compimento dell’opera evangelizzatrice. La titolazione dovette avere il senso di un omaggio alla figura religiosa che più aveva contribuito al felice esito di un lavoro missionario protrattosi dalla fine del XVI alla metà del XVIII secolo.

Dal 1620 in poi, le cronache riferiscono di una “campagna contro le idolatrie” finalizzata a sradicare la pratica oracolare e il culto delle mummie ancora diffusi. Della Vergine Rosa era noto anche oltreoceano il prodigio del preservarsi intatto del “corpo sacro” (a Viterbo) e anche per questo la mistica sposa del Cristo poté affermarsi come figura sostitutiva credibile di quelle Virgenes del Sol e Niños cui sottrasse il ruolo di intermediari tra la terra e il cielo e di custodi delle comunità locali. È a partire da quest’epoca che la Rosa viterbese potrebbe essersi imposta come Rosa de Los Andes, la patrona delle Ande.

E Rosa de Los Andes doveva risultare una figura ancora popolare all’epoca delle indipendenze nazionali del Cile e dell’Argentina (1816-1818) se il governo rivoluzionario cileno pensò di battezzare col suo nome una nave da guerra acquisita per far la “guerra di corsa” al naviglio spagnolo (vedi qui).

Quel nome fu suggerito da un gruppo di patrioti e fuoriusciti (riproponendo il tema dell’esilio ben presente nella vicenda biografica di Rosa) che avevano militato nelle fila dell’Ejercito Libertador sotto il comando di José de San Martin e Bernardo O’Higgins, gli eroi delle indipendenze argentina e cilena.

Valicate le Ande, quell’esercito bivaccò presso il convento di Curimón (ormai ampliato e simile a come lo vediamo ora) prima di una decisiva battaglia a Chacabuco, il 12 Febbraio 1817. Il cognome dell’eroe nazionale cileno lo abbiamo già incontrato in questa storia… Bernardo O’Higgins era figlio di quell’Ambrosio che, da governatore del Cile, aveva fondato Villa Santa Rosa de Los Andes nella valle dell’Aconcagua!

Chi percorra oggi la valle dell’Aconcagua troverà qualche eco di questo passato. Non solo il convento e la statua di Santa Rosa (di fattura composita e con mani e volto modellati in cartongesso), ma anche il ricorrere del suo nome nella toponomastica locale: una ripartizione amministrativa, una strada a lei titolata a Los Andes, una frazione di case presso Curimón...

Ma ulteriori riferimenti alla Patrona viterbese si incontrano anche nella capitale del Cile, sviluppatasi nella contigua valle del Mapocho, dove una confraternita di terziari a lei titolata si riuniva fino al secolo scorso presso la Recoleta Franciscana e dove un olio della fine del ‘600 di pregevole fattura (l’autore è sconosciuto) la raffigura con San Pietro di Alcántara ai piedi dell’Immacolata.

Interessante notare che Rosa da Viterbo appare qui simile, per l’abito e i capelli, alla Rosa di Curimón la quale stringe il crocifisso tra le dita della mano sinistra solo perché l’indice della destra le si è spezzato). Il dipinto si trova esposto nel Museo Colonial de Santiago de Chile, presso la Chiesa di San Francesco, accolto nei locali di quel Convento Major dal quale i primi religiosi francescani erano partiti per stabilire una Doctrina de Indios nella valle dell’Aconcagua.

 

L’Immacolata con Santa Rosa da Viterbo e San Pietro di Alcántara a Santiago del Cile

PER APPROFONDIRE 

Chiara Aviani Barbacci e Stefano Aviani Barbacci. “Santa Rosa viterbese sulle Ande. Una Santa Bambina nella transizione del nuovo mondo verso l’età moderna”. La Città, 07/06/2017

http://www.lacitta.eu/storia/28856-santa-rosa-viterbese-sulle-ande-una-santa-bambina-nella-transizione-del-nuovo-mondo-verso-l-eta-moderna.html

 

Stefano Aviani Barbacci. “La Rosa viterbese tra i corsari del Pacifico e i soldati dell’Ejercito Libertador nel Cile”. La Città, 08/10/2018

http://www.lacitta.eu/storia/39956-la-rosa-viterbese-tra-i-corsari-del-pacifico-e-i-soldati-dell-ejercito-libertador-nel-cile.html