Viterbo STORIA
Emanuela Dei 

 

Nell’epoca fascista la donna doveva essere prolifica ed economica: prolifica perché doveva fare figli, in vista della formazione di un impero che si estendeva fino all’Africa, ed economica, nel senso che doveva essere brava ad amministrare i soldi, contenendo le spese.

Il denaro, naturalmente, lo guadagnava il marito, alla moglie era permessa una opinata amministrazione, ma non l’autonomia di guadagnarsi da vivere. Negli anni che vanno dal 1924-29, in Italia, c’è stato il più alto numero di suicidi femminili. Le donne venivano irreggimentate in stampi molto rigidi e quello che gli si chiedeva era accudire, fare figli ed educare. Il fascismo cercò la purezza della razza non nel passato, troppe contaminazioni, ma nel futuro: le donne italiane non dovevano essere inseminate dagli stranieri: i meticci non erano riconosciuti come cittadini italiani e chi si lasciava andare a rapporti “contro natura” poteva essere recluso fino a cinque anni.

Nella campagna d’Africa gli uomini italiani, non dovevano avere rapporti sessuali con le indigene perché, essendo una razza inferiore, avrebbero recato danno alla razza. Si diffuse l’idea che essere virili, significasse controllare i propri impulsi sessuali. Alle donne però, si consigliava di essere meno remissive in modo da evitare la proliferazione delle relazioni miste. Gli uteri erano al servizio della razza e alle donne era riconosciuto il ruolo dell’educazione morale dei figli, il maschio era solo portatore del patrimonio biologico.

Nel 1933 venne creata l’Opera Nazionale della Maternità e Infanzia, nel 1938 uscì il primo numero della rivista “In difesa della Razza” che fu il primo e vero organo di razzismo italiano. Tutto quello che non rientrava nei canoni dettati dal fascismo per il controllo sociale era sconveniente e pericoloso: lesbiche, indigene, straniere, donne nubili, prostitute, femministe che puntavano all’emancipazione della donna, divennero nemiche dello Stato.

La subordinazione femminile era un elemento fondamentale per la creazione del nuovo impero. La bellezza della donna era legata alla capacità di essere prolifera e la maternità apparteneva alle donna come la guerra era dell’uomo. Se una donna non faceva figli, si arrivò a scrivere, avrebbe incontrato danni biologici e psichici come l’invecchiamento della pelle, peli sul viso, fibromi uterini e disturbi nervosi. La ginecocrazia, o governo delle donne, non doveva proliferare perché avrebbe evocato il fantasma dell’omosessualità maschile. 

E a proposito di questo, in Italia, sotto il fascismo, per puro orgoglio, non fu mai varata una legge contro l’omosessualità. L’articolo 528, (Codice Rocco) “carcere da uno tre anni per atti di libidine su persona dello stesso sesso” non fu mai approvato perché, secondo chi comandava, gli italiani erano esenti da questo vizio. Gli omosessuali, colti sul fatto, venivano catalogati e puniti come asociali.

Da questi Stati e da queste potenti forme di violenza e repressione, che presero piede in tutta Europa, cosa mai sarebbe potuto scaturire? Solo una cosa: la Seconda guerra mondiale.

Quindi, se oggi gruppi politici si rifanno a queste idee, cosa mai potrebbe accadere? Che ne so, mettiamo il caso che una donna abbia l’ardire dire NO alle voglie di due camerati?

Viterbo in questi giorni è sgomenta e io sono rabbiosa per la pratica, consona alla nostra città, fatta di omertà e silenzio. Sembra che nessuno conosca le radici storiche di questi nuovi soldati. Eppure lì si vede malmenare spesso chi è contrario alle loro idee o chi è diverso da loro, si leggono i loro manifesti con vernice nera sui muri dei palazzi, sono negli stadi e, la cosa più pericolosa, sono presenti nelle scuole con le loro organizzazioni studentesche. Me ne sono accorta io che sono una donna, eppure lesbica.

Quindi la mie domande sorgono spontanee: cosa fanno le maschili istituzioni per arginare tutto questo?

Cosa cogitano i viterbesi di questi fascisti?

E le organizzazioni, una volta dette, di sinistra?

Per il 25 aprile, so che ha fatto un quadro della situazione Enrico Mezzetti, presidente ANPI, ma le forze armate, presenti alla manifestazione, non hanno gradito alcune sue affermazioni in merito agli interventi dei militari americani in Afghanistan.