Villa San Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino

La flagellazione di Cristo è un quadro del pittore William Adolphe Bouguereau
“Chi può comprendere il suo dolore?”.
Visioni mistiche della Passione di Gesù
“Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce” scrisse San Paolo nella Lettera ai Filippesi (2,8).
Infatti Gesù non è semplicemente morto, ma è stato ucciso tramite uno dei supplizi più brutali, dolorosi e infamanti, la crocefissione. Egli è stato umanamente crocifisso a causa del tradimento di Giuda Iscariota, dell’invidia dei Farisei, dell’ignavia di Ponzio Pilato, ed anche perché fu abbandonato dai suoi stessi discepoli.
Ma la sua morte in croce e la sua resurrezione di Cristo, hanno fatto parte del progetto di Dio Padre di redimere l’umanità, attraverso l’amore del Figlio portato fino all’estremo. Sempre San Paolo scrisse nella Lettera agli Ebrei (5, 8-9): “[Cristo] imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”.
Obbedienza come grazia di riconciliazione e causa di salvezza per l’umanità. I Vangeli narrano la morte in croce di Cristo non come semplice cronaca degli eventi, ma come fatti ripensati e compresi alla luce della Risurrezione. E’ però significativo che la passione e la crocefissione di Cristo siano state narrate anche da grandi mistici e mistiche, che ne fecero esperienza durante alcune visioni nelle quali Gesù si mostrò flagellato e crocifisso.
Visioni donate per far comprendere meglio il significato di quell’evento, per penetrare più in profondità nel Mistero di Dio che si dona completamente per amore. S. Geltrude di Hefta (1256-1302), religiosa cistercense, nel suo scritto “Rivelazioni” (1, 4, cap. 15) riferì, tra le altre, un’apparizione di Gesù nella quale si mostrava così “com’era quando venne legato alla colonna per essere flagellato, in mezzo a due aguzzini di cui uno lo colpiva con due rami spinosi e l’altro con due nodosi flagelli. Tutti e due lo colpivano sul viso, così che il suo santo volto ne era talmente sfigurato da spezzarle il cuore. (…) Nessuno mai era stato ridotto al deplorevole stato nel quale il Signore le appariva in quel momento”.
Nell’apparizione è Cristo stesso che le svela il significato di quella sua atroce sofferenza. Infatti quando la mistica chiese: “Ah Signore, come potrei calmare i crudeli dolori del tuo dolce volto?”, Gesù le rispose: “Chi si sentirà tocco di amore meditando la mia passione e pregherà per i peccatori, lenirà soavemente ogni mia sofferenza”. S. Angela da Foligno (1248-1309), terziaria francescana, raccontò nel suo “Libro” di aver visto molte volte, mentre dormiva o in veglia, Gesù crocifisso: “Mi apparve crocifisso sulla croce, e mi invitò a scrutare nelle sue piaghe aperte, e con mirabile modo, mi mostrò come aveva sofferto tutta la sua passione per me. E dopo avermi enumerate ad una ad una le sofferenze durate, mi disse – Che puoi fare tu per ricompensarmi?-”.
Altre volte Cristo le appariva mentre era sveglia: “Mostrandomi la fronte rigata di sangue ed i sopraccigli dilaniati sotto la corona di spine e la barba strappata e scomposta, ed enumerandomi le battiture delle quali, ad una ad una ritrovava le sanguinose lividure sul suo puro corpo, mi disse: -Tutte queste sofferenze le ho patite per te-”. Angela comprese allora il senso del mostrarsi di Cristo sofferente durante la Passione: spingerla alla vera conversione, che passa attraverso la purificazione dai peccati. “Allora mi tornarono alla memoria i mie peccati”, scrisse, “e capii che con essi avevo di nuovo riaperto le piaghe di Gesù Cristo. Per ripararvi non mi rimaneva che il mio dolore grande quanto tutta me”.
Anche la monaca Anna Katharina Emmerick (1774-1824) ebbe delle intensissime visioni della Passione e della morte in croce di Cristo, ricche di particolari non presenti nei Vangeli. Vide pure la Vergine Maria accanto al figlio dilaniato dal dolore. Durante la flagellazione Maria “vide e sofferse interiormente, con amore e dolore indicibili tutto quanto doveva soffrire il Figlio suo. Spesso gemiti sommessi prorompevano dalle sue labbra; i suoi occhi erano infiammati per il gran piangere. Essa giaceva velata tra le braccia della sua maggiore sorella Maria di Heli (...)”. Ripresi i sensi Maria “vide il Figlio suo con le carni tutte lacerate, trascinato e sospinto dagli arcieri: egli si deterse il sangue dagli occhi con un lembo del suo vestito, per poter guardare sua Madre, ed Ella stese dolorante le mani verso di Lui, guardando poi a terra le tracce sanguinose lasciate dai suoi piedi (...)”.

S. Maria Faustina Kowalska
Anche S. Maria Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, affermò che spesso durante l’adorazione vedeva Gesù nella sua Passione: “Dopo la flagellazione i carnefici presero il Signore e gli tolsero la veste, che si era già attaccata alle piaghe. Mentre gliela toglievano le sue piaghe si riaprirono. Poi buttarono addosso al Signore un mantello rosso, sporco e stracciato, sulle piaghe aperte. (…) Poi ordinarono al Signore di sedersi su un pezzo di trave, mentre veniva intrecciata una corona di spine, con la quale cinsero la sacra testa. Gli venne messa una canna in mano e ridevano di Lui, facendogli gli inchini come ad un re. Gli sputavano in faccia e altri prendevano la canna e gliela battevano in testa, ed altri gli procuravano dolore dandogli pugni, altri gli coprivano il volto e lo schiaffeggiavano. Chi può comprenderlo? Chi può comprendere il suo dolore?”.
La visione provocò in S. Faustina una profonda empatia: “Gesù aveva gli occhi rivolti a terra. Sentivo allora quello che avveniva nel cuore dolcissimo di Gesù. Ogni anima rifletta su quello che ha sofferto Gesù in quei momenti”. Riflettere sulla Passione, è quello che proprio Gesù chiese a S. Faustina in un’altra visione: “Sono poche le anime che meditano sulla mia passione con vero sentimento”.
Infatti, contemplare la croce e meditare sulle sofferenze di Cristo conduce alla vera conversione. Anche S. Maria Faustina grazie a tali visioni provò una grandissima repulsione nei confronti del peccato: “Sento nell’anima una grande avversione per il peccato (…) Quando vedo Gesù martoriato, il cuore mi si fa a pezzi. Penso a quello che sarà dei peccatori, se non approfittano della Passione di Gesù. Nella sua Passione vedo tutto un mare di misericordia”.
Molti Santi e Sante hanno “approfittato” della Passione di Gesù per sperimentare la misericordia di Dio, e testimoniarla con la loro vita.
