Capranica STORIA
Carlo Maria D’Orazi
Francesco Petrarca
È noto ormai da tempo come Francesco Petrarca (1304–1374) abbia soggiornato a Capranica nel 1337.
All’epoca il Petrarca lavorava nei pressi di Avignone al servizio del cardinale Giovanni Colonna e fu invitato a Roma nel dicembre del 1336 dal suo amico vescovo Giacomo Colonna, fratello del cardinale, e questa era l’occasione giusta per conoscere le antichità classiche della Città eterna, cosa che il Petrarca desiderava fare da tempo (fig. 1). Imbarcatosi a Marsiglia il 21 dicembre del 1336, sbarcò a Civitavecchia nei primi giorni del gennaio 13371 ma trovandosi in territorio ostile ai Colonna ed essendo tutti i varchi, presso la città di Roma, chiusi dai nemici della famiglia romana (come lui afferma in una lettera scritta dal castello di Capranica al cardinale Giovanni Colonna ad Avignone), 2 giunse nel castro di Capranica dove trovò rifugio nel castello, ospite del conte Orso degli Anguillara (nipote diretto di Pandolfo II degli Anguillara che fece costruire il castello verso il 1285).
Il conte Orso degli Anguillara aveva sposato la sorella del cardinale Giovanni Colonna di nome Agnese e questa era un’altra ragione importante per la quale Francesco Petrarca decise di fermarsi a Capranica. Il Petrarca trovò ospitalità nel castello degli Anguillara probabilmente per circa due mesi, dai primi giorni di gennaio del 1337 sino ai primi di marzo, visto che la prima lettera dopo il soggiorno di Capranica è scritta dal Petrarca da Roma e datata 15 marzo 1337. 3 Del soggiorno del Petrarca a Capranica abbiamo ricordo in due lettere che egli scrisse da qui al cardinale Giovanni Colonna ad Avignone e sono contenute nella raccolta Familiarium Rerum, Libro II, lettera 12 e 13.
1 Tutti i documenti notarili citati sono conservati nell’Archivio di Stato di Viterbo e appartengono al Fondo Notarile di Capranica. T. Morera, Capranica cavalcando i secoli, Ronciglione 2004, p. 95.
2 Raccolta di lettere Familiarium Rerum, libro II, lettera 13.
3 Ibidem, lettera 14.
Sempre dal castello di Capranica Petrarca scrisse anche tre sonetti contenuti, oggi, nel Canzoniere e sono: il sonetto n. 49 – datato «Capranica 13 febbraio 1337» di cui l’originale autografo è conservato a Parigi; il sonetto n. 38 e infine il sonetto n. 98, entrambi dedicati al conte Orso degli Anguillara. 4
La prima lettera, la n. 12, descrive il paesaggio e la campagna intorno a Capranica, dice chiaramente come ci fosse una rocca nel paese5 e prosegue affermando che nelle vicinanze c’è «il monte Cimino con il suo lago, di cui fa parola Virgilio, e anche Sutri, a circa due miglia, sacra a Cerere e, come narrano, fondata da Saturno»; più avanti descrive il clima che lui definisce «saluberrimo». Più avanti ancora si sofferma nel dire che la pace soltanto io non so per qual delitto di questa gente, o legge del cielo, o fato o influsso delle stelle, sia bandita da questa terra. Lo crederesti?
Armato in queste selve veglia il pastore, temendo non tanto i lupi quanto i ladroni, coperto di corazza il bifolco… l’uccellatore copre le reti con lo scudo e il pescatore sospende a una rigida spada l’esca attaccata all’amo ingannevole… Insomma, nulla qui si fa senz’armi… Tra gli abitanti di queste regioni invano cercheresti cosa alcuna sicura, nulla udresti di pacifico o d’umano; ma tutto ha l’aspetto di guerra, di odio o di opera del demonio. Poco oltre dice che sono già quindici giorni che si trova a Capranica, quindi la lettera deve essere stata scritta fra il 15 e il 20 gennaio 1337; più oltre afferma, rivolto al cardinale Giovanni Colonna, che se tu mi domandassi se vorrei andarmene di qui, non saprei che dirti: desidero partire e mi piace rimanere.
4 T. Morera, Capranica…, op. cit., p. 100.
5 Cfr.: Raccolta di lettere Familiarium Rerum, libro II, lettera 12: «Paulatim cognitus loci situs et spectata fertilitas habitatores aliquot sponte contraxit, a quibus arx eminenti satis tumulo fundata…» trad. it.: «Poi fattosi noto [il castro di Capra-nica] per la bella posizione e per la molta fertilità, accolse a poco a poco alcuni abitanti, dai quali fu eretta una rocca su un monticello abbastanza alto»; e più avanti nella stessa lettera: «His in locis, pater inclite, inter volentem ac nolentem dubius, iam sextumdecimum diem ago; et – quantum potest in rebus omnibus consuetudo! – fragore militum et stridore lituum ceteris in arcem concurrentibus, me sepe per hos colles vagum videas atque aliquid quod posteritatem michi conciliet, assidue meditantem» trad. it.: «In questo luogo [il castro di Capranica], o padre venerando [rivolto al cardinale Giovanni Colonna], sempre incerto tra il sì e il no, io mi trovo da ormai quindici giorni; e – tanto può in ogni cosa l’abitudine! – mentre tutti corrono continuamente al castello tra vocìo di soldati ed echeggiare di trombe, potresti vedermi vagare spesso tra questi colli, meditando qualcosa che mi acquisti il favore dei posteri». La lettera n. 12 del Petrarca è la più antica testimonianza pervenutaci dell’esistenza della rocca di Capranica.
Al primo dei due partiti sono più spinto; non che qui io soffra molestia, ma perché mi son mosso per vedere Roma, ed è cosa secondo natura che l’anima non abbia pace finché non ha raggiunto il suo voto. La seconda lettera, la n. 13, sempre inviata al cardinale Giovanni Colonna ad Avignone, comincia dicendo che a Capranica abita Orso conte degli Anguillara più mite di un agnello, amante della pace senza temere la guerra, sicuro in mezzo alle guerre non senza desiderio di pace, a nessuno secondo nell’ospitalità, pieno di senno, gentilmente severo e rigidamente benigno verso i suoi, amico delle Muse e ammiratore e lodatore elegantissimo degli ingegni migliori. E subito dopo inizia a lodare la moglie Agnese Colonna della quale, come dice di Cartagine Sallustio, stimo meglio tacere che dir poco.
Vi sono infatti certe cose che in nessun modo meglio che con lo stupore e col silenzio si lodano, e tra esse è tua sorella. Questa coppia mite e concorde io ho trovato qui, come rose e gigli tra roveti e pruni, e la loro soavità tempera in me l’asprezza del resto; poco oltre il Petrarca ricorda l’arrivo a Capranica, il 26 gennaio del 1337, del vescovo Giacomo e di Stefano, entrambi fratelli del cardinale Giovanni Colonna, scortati da un centinaio di cavalieri in armi con l’incarico di accompagnare il Petrarca a Roma visto, come dice la lettera alla fine del testo, che i nemici della famiglia Colonna «hanno ora chiusi ancor più i varchi presso la città di Roma».
Il paesaggio e la natura dei luoghi ma anche la benevole ospitalità della nobile famiglia capranichese furono sicuramente la fonte dell’ispirazione delle lettere e delle liriche lasciatici dal poeta a ricordo del suo soggiorno nel castello degli Anguillara. Qualche anno più tardi, l’8 aprile del 1341, Francesco Petrarca verrà incoronato solennemente poeta a Roma, in Campidoglio, proprio dal conte Orso degli Anguillara che, in quell’anno, ricopriva la carica di senatore di Roma.
Ipotesi ricostruttiva del castello degli Anguillara a Capranica
Ispirato da queste letture sono stati scoperti da chi scrive, il 15 novembre 2010, i resti monumentali dell’antico castello duecentesco degli Anguillara a Capranica. Si tratta di una porzione di muro della parete nord alta circa 17 m e larga circa 8 m (fig. 2) che fa angolo con un’altra porzione di muro originale, dal lato ovest, larga almeno 4 m ma che probabilmente continua ancora sotto l’intonaco di epoca successiva.6
Il muro in questione presenta una caratteristica muratura del XIII secolo abbastanza diffusa nella provincia di Viterbo e che ritroviamo anche, in modo evidente, all’interno di Castel Sant’Angelo a Roma su un alto muro che si affaccia sulla corte interna, dove è situata una statua in marmo dell’angelo, e che è databile tra il 1240 e il 1270.
Si tratta di una muratura denominata «a libretto»7 che troviamo utilizzata per la prima volta, in provincia di Viterbo, nell’abbazia cistercense di San Martino al Cimino – a pochi chilometri da Viterbo – fondata e costruita dalle maestranze di monaci borgognoni provenienti da Pontigny (Francia) e ultimata nel 1225, come testimonia l’architrave di pietra di una porta interna che riporta tale data.
Questa muratura la ritroviamo, successivamente, anche in numerose case e palazzi del XIII secolo di Viterbo: fra questi l’esempio più importante è costituito dal palazzo Papale, costruito tra il 1255 e il 1266; altri esempi notevoli di utilizzo di questo tipo di muratura sono costituiti dal palazzo Gatti, dall’ex ospedale medioevale della Domus Dei, da gran parte delle strutture murarie della chiesa di Santa Maria in Gradi e dal Macel Gattesco, l’antico mattatoio.
Questo tipo di muratura è diffuso anche in altre cittadine della zona come Vitorchiano e Ronciglione, e la pietra usata è in genere il peperino grigio, mentre la muratura del castello di Capranica utilizza come pietra il tufo; inoltre, va ricordato che qui le pietre sono stilate fra un tufello e l’altro dando così un’elegante rifinitura alla parete.
6 Le due pareti sono state inglobate in un palazzetto databile al 1520-1530 e le due differenti murature, sul lato nord, si distinguono nettamente anche perché si è formata una leggera crepa nel punto di allaccio (fig. 3). Nel 2010 c’è stata un ordinanza di sgombero da parte del Comune di Capranica perché il palazzetto era pericolante; nel dicembre 2017 sono iniziati i lavori di consolidamento con la consulenza dell’architetto restauratore Pietro Lateano di Ronciglione. La parete duecentesca ha uno spessore di 1,02 m, la misura è stata rilevata nella grossa fessura che si è formata alla base del muro sul lato nord.
7 Si chiama «a libretto» perché la muratura è costituita da piccole pietre rettangolari, di solito di peperino grigio, messe verticalmente e ordinatamente con uno strato, in lieve rilievo, di malta chiara allisciata che le incornicia e che, a volte, è stilato fra una pietra e l’altra. Le pietre, così disposte, ricordano, dunque, i libri collocati in modo regolare nei ripiani di una biblioteca.
Dobbiamo aggiungere che la muratura duecentesca del palazzo di Capranica è di per sé una muratura tarda – non databile alla metà circa del XIII secolo come nel caso del palazzo Papale e del palazzo Gatti di Viterbo che presentano una lavorazione piuttosto regolare con pietre rettangolari di peperino grigio messe verticalmente – confermando la datazione basata sulla pergamena del 1281, dal momento che presenta oltre a tufelli rettangolari messi verticalmente anche numerosi tufelli di forma quadrata, formando un tipo misto che, generalmente, è databile fra il 1280 e il primo quarto del Trecento.
Questo tipo di muratura «a libretto» risulta non essere più utilizzato dopo la metà circa del XIV secolo nel territorio viterbese, con graduale scomparsa del suo utilizzo a partire dall’inizio del Trecento.
Un altro esempio tardo di utilizzo di questa tipica muratura è la chiesa viterbese di Santa Maria della Salute, fatta erigere dal pio notaio Fardo di Ugolino e consacrata nel 1320. Il 7 luglio del 1465 vennero definitivamente sconfitte le milizie della famiglia degli Anguillara – famiglia che possedeva vari feudi nella zona – per iniziativa dell’esercito di papa Paolo II Barbo (1464- 1471) che volle riappropriarsi dei feudi che i conti degli Anguillara, nel corso dei secoli, avevano tolto spesso arbitrariamente al dominio della Chiesa; successivamente, papa Sisto IV della Rovere ordinò nel 1482 che fosse abbattuto il castello, forse per paura che la famiglia degli Anguillara – con i conti Deifobo e Francesco (figli di Everso che era morto nel 1464), che cercarono di fuggire all’avvicinarsi dell’esercito pontificio8 – potesse fare un colpo di mano e riappropriarsi sia del castello che del feudo di Capranica e di altri feudi circostanti.9
8 Il conte Francesco degli Anguillara fu catturato a Capranica il 7 luglio 1465 ma fu quasi subito rilasciato con un preciso accordo, quello di raggiungere il fratello Deifobo a Vetralla e convincerlo ad arrendersi. Invece i due fratelli scapparono dalla rocca di Vetralla e si rifugiarono a Blera con alcuni parenti. All’esercito pontificio interessava in particolar modo catturare Deifobo, più accanito e pericoloso del fratello; così, comandato dal cardinale Niccolò Forteguerri, il giorno 9 luglio l’esercito marciò alla volta di Blera con l’intenzione di catturarlo. Ma Deifobo, venuto a conoscenza dell’approssimarsi dell’esercito pontificio, fuggì lasciando suo fratello Francesco a Blera. Francesco fu di nuovo catturato e poi portato a Roma dove fu rinchiuso per cinque anni a Castel Sant’Angelo mentre Deifobo riuscì a rifugiarsi a Venezia dove si arruolò fra le truppe della Serenissima. Vedi T. Morera, Capranica…, op. cit., pp. 151-152; O. Palazzi, Ronciglione dal XV al XIX secolo, Ronciglione 1977, p. 10.
9 V. Sora, I conti di Anguillara dalla loro origine al 1465, in Archivio della Reale Società Romana di Storia Patria, Parte 2°, vol. 29, 1907, pp. 87-98; T. Morera, Capranica, op. cit., pp. 138-154; O. Palazzi, Ronciglione.., op. cit., pp. 5-11. Sulla demolizione della rocca di Capranica vedi T. Morera, Capranica…, op. cit., pp. 157-158.
La rocca fu fatta costruire verso il 1285 dal conte Pandolfo II degli Anguillara: in effetti in una importante pergamena conservata nell’Archivio storico comunale di Capranica (inventariata nel fondo «Diplomatico» con il numero 1 essendo il più antico documento ivi conservato) e datata 16 febbraio 1281 – relativa all’acquisto da parte del conte Pandolfo II, venditore un certo Pietro del fu Goffredo di Nazzano, di metà del castro di Donazzano, vicino Bassano Romano in diocesi di Sutri, unitamente ai vassalli a questo legati per la somma di 475 libbre di provisini – risulta che l’atto fu rogato nel castro di Capranica nella casa del fu Rosso (Rubeus) di Crescenzio, notaio Giovanni di Civita Castellana «alme illustris prefecti Urbis auctoritate notarius».10
Da questa pergamena si deduce – essendo l’importante atto concluso non nel maniero ma in una casa privata, pur riguardando l’acquisto di metà di un nuovo feudo – che il castello di Capranica non era ancora stato costruito nel febbraio del 1281 ma, in base alle caratteristiche della muratura individuata, le pareti in esame non possono essere datate oltre il 1290. Quindi il castello di Pandolfo II fu costruito subito dopo la stipulazione di questo atto e, molto probabilmente, gran parte di esso era già stata ultimata verso il 1285-86. 11
La parete nord individuata presenta tre livelli abitativi, alti circa 5 m ciascuno, che sono al di sotto del ponte levatoio con una finestra originale, sulla destra, ad arco ribassato che si trova al piano terra al livello del ponte levatoio (fig. 4); accanto a questa finestra ce n’è un’altra modificata sulla sinistra che sembra aver riutilizzato alcuni elementi originali di una precedente finestra duecentesca.
10 L’importante pergamena – che consta di quattro atti notarili tutti conclusi lo stesso giorno e tutti relativi all’acquisto di metà del castro di Donazzano – è stata studiata dall’archivista e ricercatore romano Piero Santoni, purtroppo morto prematuramente nel 2012. Il primo documento è l’atto di compravendita vero e proprio; il secondo riporta la nomina di Giovanni de Campanea a procuratore di Pandolfo II al fine di prendere possesso, in sua vece, dei beni acquisiti; nel terzo il procuratore viene investito del possesso del feudo; nel quarto viene attestato l’omaggio feudale reso dai vassalli al nuovo signore. Si veda P. Santoni, Un documento inedito di Pandolfo II Anguillara: l’acquisto del castrum Donacçani in diocesi di Sutri, in «Archivio della Società Romana di Storia Patria», CXVI, 1993, pp. 113-120.
11 Tutti gli atti notarili da noi rintracciati presso il Fondo Notarile di Capranica e riguardanti membri della famiglia degli Anguillara, conclusi nel XIV e XV secolo, sono rogati sempre nel castello degli Anguillara di Capranica: questo è un ulteriore indizio che ci fa dedurre con più convinzione come – al momento della conclusione dei quattro importanti atti notarili di Pandolfo II in un’unica pergamena il 16 febbraio 1281 – la rocca non fosse ancora stata ultimata perché questa sarebbe stata, in caso contrario, la sede naturale per la conclusione di atti di importanza fuori dal comune per la famiglia degli Anguillara.
Questa parete, con quella posta ad angolo sul lato ovest, essendo quasi tutta al di sotto del livello del ponte levatoio, doveva probabilmente far parte di quell’ala del castello adibita a magazzini e forse anche ad alloggio della guarnigione e deposito di armi.12
Sopra il livello del ponte levatoio, il palazzo fortificato degli Anguillara doveva molto probabilmente essere costituito da tre piani, con l’ultimo avente la funzione di piano nobile, secondo una schema consuetudinario; ogni piano, compresi quelli al di sotto del piano terra, doveva essere alto circa 5 m e, probabilmente, i soffitti erano realizzati con volte a crociera forse di stile gotico, mentre a coronamento del palazzo è probabile che vi fosse, almeno in origine, una merlatura guelfa. In base a documenti dell’Archivio Notarile di Capranica della seconda metà del Trecento, rintracciati e conservati nell’Archivio di Stato di Viterbo, risulta che nell’ala del maniero destinata a quartiere residenziale della famiglia, esisteva al piano nobile una loggia, 13 che secondo noi doveva essere collocata centralmente nel lato est verso l’abitato, ancora oggi chiamato «Castro Vecchio», in quanto era la parte più sicura del castello al riparo da eventuali attacchi esterni. Poi risulta esserci stata una sala «Major» di rappresentanza14 – probabilmente di almeno 60-70 m² di superficie – una cappella privata15 e, nei sotterranei della rocca, una cantina; 16 a questo aggiungiamo le camere da letto e i servizi privati della famiglia, le stanze per gli ospiti, gli alloggi della servitù e sicuramente uno o due studioli che si ritiene dovessero essere almeno in parte affrescati così come la sala Maggiore e la cappella. Dobbiamo aggiungere che riteniamo che la loggia dovesse essere adiacente alla sala «Major» di rappresentanza, consentendo alla famiglia degli Anguillara e ai loro graditi ospiti, come Francesco Petrarca, di godere di un bel panorama dall’alto verso il paese e l’ubertosa campagna circostante, accedendo direttamente dalla sala Maggiore verso la loggia. 17
12 Le due pareti scoperte, parte di quella nord e parte di quella ovest, debbono necessariamente appartenere al castello fatto erigere da Pandolfo II degli Anguillara verso il 1285. Difatti la parete nord sopravvissuta è troppo alta per poter appartenere a una casa privata tenendo presente che manca parte del piano terra e completamente il primo piano e il secondo piano per un’altezza complessiva di circa 30 m. Inoltre la parete nord e la parete ovest sopravvissute sono completamente in linea con il punto in cui era collocato il ponte levatoio; se ci fosse stata una casa privata, nel punto di individuazione delle due pareti, avrebbe dato enormemente fastidio al castello che doveva per forza di cose essere collocato a ridosso del ponte levatoio.
13 Notaio Paolo di Santoro (1379-1391), prot. 312, cc. 28r/v, atto del 25 gennaio 1382: (clausola finale) Actum in Roccha castri Crapalice (sic) predictis in logya presentibus magnifico viro domino Nicolao milites et comite Anguillarie…; notaio sconosciuto, prot. 260, c. 67v, atto del 22 agosto 13… (1380 ca.): Actum in lovio Rocce castri Capralice… (nell’atto sono menzionati i due conti fratelli gemelli Francesco e Nicola degli Anguillara); il significato del termine lovium è riportato in P. Sella, Glossario Latino Italiano - Stato della Chiesa – Veneto – Abruzzi, Bibl. Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1944.
14 Notaio Paolo di Santoro (1379-1391), prot. 310, cc. 88r/v, atto del 27 agosto 1382: (clausola finale) Actum in Roccha castri Crapalice (sic) in sala majorj…; notaio sconosciuto, prot. 262, cc. 31v–33r, atto del 16 maggio … (anno sconosciuto ma 1380 circa essendo menzionato nell’atto il conte Francesco degli Anguillara): (clausola finale) Actum in Roccha dicti castri Capralice et sala maiori…
15 Notaio sconosciuto, prot. 260, c. 53r, atto del 19 giugno 13... (1380 ca.): Actum in Roccha Capralice videlicet in cappella coram magnifica domina domina (sic) Caterina de Anguillaria…; notaio sconosciuto, prot. 260, cc. 56v-57r, atto del 21 luglio 13… (1380 ca.): Actum in cappella Roce (sic) coram magnifica domina domina Caterina et presentibus domino Paulo archipresbitero Sancti Laurenti…; notaio Giacomo Rossi (1405-1418), prot. 491, c. 12v, atto del 26 maggio 1413: (clausola finale) Actum fuit hoc in castro Crapalicis (sic) et in cappella arcis…
16 Notaio Paolo di Santoro (1379-1391), prot. 311, cc. 83r/v, atto del 3 luglio (?) 13… (1385 ca.): (clausola finale) Actum fuit hoc in arce castri Crapalice (sic) in cellario…; il significato del termine cellarium è riportato in: P. Sella, Glossario Latino Italiano, cit.; l’atto menziona anche il nome del cantiniere del castello: «Petruccio»: …Petrucius cellararius magnifici viri Francisci comitis Anguillarie…
17 Conosciamo il nome di un viceconte della famiglia degli Anguillara riportato in: notaio Pietro Nucci Ziani (1348-1389), prot. 282, cc. 9v–10r, atto del 24 ottobre 1389: …viro Antonio Florentinij vicecomite…; notaio Pietro Nucci Ziani (1348-1389), prot. 282, c. 28r, atto del 17 dicembre 1389: Actum in domo Guiglielmi (Allegucj) judej propter Antonio Florentinij vicecomitis…; conosciamo anche il nome di un primo castaldo che era l’amministratore dei beni della famiglia degli Anguillara: notaio Pietro Nucci Ziani (1348-1389), prot. 282, c. 22v, atto del 22 novembre 1389: Actum in domo juxta propter Antonio Florentinij vicecomite et Rollando (sic) castaldo testibus vocatis et rogatis…; conosciamo infine il nome di un secondo castaldo ori-ginario del castro di Vico sul lago omonimo: notaio sconosciuto, prot. 260, c. 7v, atto del 10 gennaio 13… (1380 ca.): …presentibus…et Johanne de Vico castaldo…; notaio sconosciuto, prot. 260, c. 15r, atto del 22 gennaio 13… (1380 ca.): …presentibus Antonio Ciace et Johanne de Vico castaldo testibus…Guiglielmo Allegucj judeo…; notaio sconosciuto, prot. 260, cc. 12v-14v, atto del 19 gennaio 13… (1380 ca.).
La pianta del maniero doveva essere necessariamente rettangolare, con il lato ovest e il lato est di circa 48 m di larghezza, occupando tutto il massiccio tufaceo a disposizione come è confermato dalla porzione di muro che è rimasta; mentre dal lato nord e dal lato sud la lunghezza doveva necessariamente essere di circa 30 m – per circa 1500 m² di superficie in pianta – dal momento che se fosse stato più lungo, il palazzo fortificato avrebbe avuto problemi di sicurezza e anche di estetica architettonica. Nel primo caso, se fosse stato più lungo si sarebbe avvicinato troppo alla vicina chiesa romanica di San Giovanni Evangelista, 18 già esistente e databile alla fine del XII secolo, e anche all’alto campanile sopravvissuto, databile alla metà del XIII secolo; dall’altro punto di vista, un’eccessiva vicinanza della chiesa avrebbe impedito di avere una sufficiente area di rispetto per godere della bellezza del palazzo fortificato e inoltre avrebbe impedito un’adeguata area di manovra per uomini, soldati, cavalli e mezzi di trasporto. 19
18 L’antica chiesa romanica di San Giovanni Evangelista a Capranica fu distrutta alla fine del XVIII secolo per far posto a una nuova chiesa dedicata allo stesso santo e consacrata nel 1842 (cfr.: F. Ceccarini, Dio fa casa con l’uomo, Genova 2001). Fu certamente un errore della comunità di Capranica l’aver abbattuto l’antica e bella chiesa, che fu certamente utilizzata dalla famiglia degli Anguillara per le sue cerimonie ufficiali visto che è sopravvissuto, e conservato nella nuova chiesa, un tabernacolo rinascimentale degli Olii Santi con lo stemma degli Anguillara, datato al 1460 circa, attribuito alla bottega romana di Mino da Fiesole (cfr.: AA.VV., Il Quattrocento a Viterbo (catalogo della mostra), Roma 1983, pp. 342-343).
All’antica chiesa di San Giovanni Evangelista apparteneva la piccola facciata – con portale romanico e notevole bassorilievo antropomorfo, zoomorfo e fitomorfo di marmo bianco nella lunetta datati alla fine del XII secolo – che è ora l’ingresso del vecchio ospedale di San Sebastiano accanto al municipio di Capranica; è sopravvissuta inoltre, dell’antica chiesa, anche la piccola abside della cripta. La comunità di Capranica purtroppo, nel 1866, ha fatto abbattere anche l’importante chiesa romanica di Santa Maria Assunta, situata nel Castro Vecchio, consacrata nel 1103, sostituendola con una nuova chiesa eretta dall’architetto pontificio Virginio Vespignani e consacrata nel 1886.
19 Che vi fosse un’area di rispetto di fronte alla facciata est della rocca – quella che dà verso il borgo medioevale di Capranica ancora oggi denominato «Castro Vecchio» –, una vera e propria piazza, è testimoniato da due documenti notarili trecenteschi conclusi nella «Piazza della Rocca»: notaio Paolo di Santoro (1379-1391), prot. 310, cc. 55r/v, atto del 2 maggio 1382: (clausola finale) Actum in castro Capralice in platea Rocche…; notaio Paolo di Santoro (1379-1391), prot. 311, cc. 32r/v, atto del 19 agosto 1387: (clausola finale) Actum fuit hoc in castro Crapalicis (sic) in platea arcis…
La rocca doveva probabilmente avere una corte interna non molto grande, anch’essa a pianta rettangolare, che permetteva di dare luce e aria alle stanze interne al palazzo e che inoltre consentiva una discreta superficie interna per le manovre della guarnigione e per tutte le altre persone che alloggiavano nel palazzo che, globalmente, potevano superare anche le cento unità in casi eccezionali. 20
Il palazzo fortificato doveva avere un portale d’ingresso con arco a tutto sesto, sia dal lato ovest che dal lato est verso l’abitato, simile, ma senza la bugnatura, a quello che esiste oggi nello stesso punto, e che dà accesso al Castro Vecchio, costruito subito dopo la distruzione del maniero nel 1482. 21
Inoltre, presumiamo che il castello originariamente non avesse torri d’angolo non essendone sopravvissuta nessuna e dal momento che il maniero era già di per sé sufficientemente maestoso e alto da consentire una adeguata difesa in caso di attacco.
20 A questo proposito il Petrarca, nella sua lettera n. 13 citata, afferma che il 26 gennaio del 1337 – mentre era ospite del conte Orso degli Anguillara e di sua moglie Agnese Colonna nella rocca di Capranica – il vescovo Giacomo Colonna, informato dal Petrarca del suo arrivo tramite un messaggero, con suo fratello primogenito Stefano (fratelli entrambi di Agnese e del cardinale Giovanni Colonna) vennero a Capranica «l’uno e l’altro scortati da non più di cento cavalieri in armi» per condurre a Roma Francesco Petrarca, ma sappiamo che il poeta rimase nel castro di Capranica sino ai primi giorni di marzo per cui questo centinaio di cavalieri deve aver soggiornato nel castello, se non tutti buona parte di loro, per alcune settimane.
21 In un atto notarile è riportato il nome di una delle due porte della rocca che era denominata «Porta del Salvatore», cfr.: notaio Pietro Nucci Ziani (1348-1389), prot. 282, cc. 9v-10r, atto del 24 ottobre 1389: Actum in Roccha castri Capralice antem portam Salvatoris…
L’unica torre visibile oggi, inserita nell’angolo nord-ovest, è databile con certezza al 1460 ca. vista la muratura irregolare e la presenza architettonica del toro, che divide la parte perpendicolare della torre dalla parte con andamento obliquo (fig. 5). Essa è da ricollegare con l’età di Everso degli Anguillara e dei suoi figli Deifobo e Francesco, i quali ebbero dei forti contrasti con lo Stato Pontificio che indussero il conte Everso a fortificare maggiormente il maniero, cosa che comunque risultò inutile visto che poi gli Anguillara fuggirono da Capranica tra il 4 e il 7 luglio 1465, con l’avanzare dell’esercito pontificio comandato dal cardinale Niccolò Forteguerri. 22
Concludiamo dicendo che nell’area antistante la facciata est – che doveva essere la più elegante del palazzo, forse con la presenza di bifore di probabile stile gotico al piano nobile23 – ma a una certa distanza, doveva esserci anche un edificio non piccolo adibito a scuderie del castello e che, secondo chi scrive, avrebbe dovuto contenere almeno cinquanta cavalli e, inoltre, dovevano esserci anche delle vasche esterne per l’abbeveramento degli animali.
22 L’esistenza di una torre, databile al 1460 circa, nell’angolo nord-ovest del castello è una dimostrazione della mancanza di torri nel palazzo fortificato del 1285 circa; se queste fossero state esistenti non sarebbe stato necessario costruirne una nell’angolo nord-ovest all’epoca di Everso degli Anguillara.
Torri analoghe a quella di Capranica le ritroviamo più grandi – ma con identica muratura e con la presenza anche qui del toro nelle quattro torri d’angolo – presso il castello di Sisto IV della Rovere di Ronciglione (VT) costruito, nella fase più moderna, dall’architetto fiorentino Giovannino de’ Dolci su incarico della Camera apostolica; questa fase del castello di Ronciglione è datata fra il 1476 e il 1480 (Cfr.: S. Borsi, F. Quinterio, C. Vasic Vatovec, Maestri Fiorentini nei Cantieri Romani del Quattrocento, Roma 1989, p. 208).
23 Non è da escludere che vi fossero delle bifore di probabile stile gotico, al livello del piano nobile, anche sulla facciata ovest del palazzo fortificato e anche, sempre sullo stesso livello, sulle pareti dei lati nord e sud.
