Villa Fontane - Valentano STORIA
Romualdo Luzi - Bonafede Mancini

Reliquiario in argento con il frammento di un osso del braccio di Sant'Agapito conservato nella Chiesa della SS. Annunziata di Villa Fontane presso Valentano
La città etrusca di Bisenzo sorgeva sulle rive occidentali del lago di Bolsena, sulla sommità di un colle dominante le limpide acque lacustri.
Era una città importante e popolosa, come dimostrano la vastità della sua necropoli e la ricchezza dei corredi tombali. Roma la conquistò verso il 280 a. C.[1] Nel successivo anno 90 la Visentium romana si ampliò e divenne un Municipium.[2]
Mancano, purtroppo, ulteriori e significativi documenti sulle vicende storiche di questa città e, quindi, non si conoscono elementi per datare l'avvento del Cristianesimo anche se questo evento non dovrebbe discostarsi molto dall'epoca del martirio di S. Cristina che sarebbe avvenuto nella vicina città di Bolsena verso il 304.[3]
Al IV secolo, comunque possono farsi risalire le prime comunità cristiane di Bolsena[4]§444questo si può verificare soprattutto con i dati degli scavi archeologici che hanno interessato le catacombe della città volsiniense.
La recente scoperta di una catacomba nei pressi di Bisenzo, riconducibile proprio al periodo di quelle volsiniensi, confermerebbe un analogo espandersi della comunità cristiana in quest'altra sponda del lago. Tra l'altro una recente pubblicazione conferma appieno la valenza di questa scoperta e la datazione del complesso catacombale almeno al V secolo[5].
I documenti poi che attesterebbero l'esistenza di una diocesi a Bisenzo[6] verso il 590, al tempo di S. Gregorio Magno, meriterebbero una ulteriore indagine sulle fonti. Comunque secondo il Duchesne [7], nel 630, è registrato un vescovo di Bisenzo e Valentano. La circostanza starebbe a confermare l'avvenuta parziale distruzione della città ad opera dei Longobardi attorno al 575. Il vescovo, per questo, si sarebbe rifugiato nella vicina Valentano ove un'antica tradizione orale vorrebbe che, in questa occasione, il presule avrebbe portato con sé le reliquie dei Santi protettori di Bisenzo, fra cui quella di S. Agapito da Palestrina (259-274).
E' questa un'evenienza non dimostrata storicamente in quanto la prima notizia del culto di S. Agapito deriva da un avvenimento del 1284 allorché il vescovo Francesco da Orvieto, dopo aver disposto per la demolizione dell'antica Chiesa di S. Giovanni di Rosano, posta nella località «Punta di San Bernardino» a Bisenzo, aveva ordinato di unire il titolo di quest'ultima chiesa a quella di S. Agapito[8] che, quasi certamente, era stata eretta, sulla sommità del colle in epoca non lontana dalla completa demolizione della città provocata dai Longobardi tra il 749 e il 760[9] e nell'area occupata dall'antica cattedrale dedicata a S. Giovanni Evangelista. Le fonti d'archivio precisano, inoltre, che le reliquie del giovane martire di Palestrina giunsero in Bisenzo solo nella prima metà del XVII secolo.
Altra significativa segnalazione è registrata nell'Informazione e cronaca...redatta da Benedetto Zucchi nel 1630, allorché era podestà di Capodimonte, ove si legge: Vi si festa ogni anno S. Agapito M. alli 18 agosto, e vi si corre vi si lotta il palio.[10]
Le più complete informazioni intorno alla chiesa parrocchiale di S. Agapito di Bisenzo sono contenute nelle visite pastorali di mons. Gaspare Cecchineli, vescovo di Montefiascone e Corneto (1630-1666). Dai verbali delle sacre visite ricaviamo le informazioni circa lo stato del centro, della chiesa parrocchiale, della traslazione delle reliquie di S. Agapito da Corneto (Tarquinia)[11] a Bisenzo per mano dello stesso presule, del pregevole reliquiario contenente alcuni frammenti del braccio del martire di Palestrina.
L'apporto di questi documenti consente di conoscere che la chiesa parrocchiale di Bisenzo, seppure intitolata a S. Agapito fin dal Medioevo, ha ottenuto questa reliquia solo nel 1634, rimanendovi custodita fino al 1724. Fu in questo anno che il consiglio della Comunità di Bisenzo, in data 8 dicembre, considerato lo stato di abbandono dell'intero centro che contava allora una decina di abitanti, ritenne opportuno trasferire la detta reliquia nella chiesa di Capodimonte, con la condizione di ritornare nella sua sede solo nel giorno di celebrazione della solennità, il 18 agosto di ogni anno.

Tuscania. Chiesa di S. Maria Maggiore. Sacello per la conservazione delle reliquie di Santi ivi venerati al tempo di Papa Lucio 111 (1181-1 185). (Foto F. Biganzoli, Viterbo)
Se la visita pastorale del 1631 chiarisce lo stato della chiesa (l'edificio sacro era juspatronato di casa Farnese, come conferma il rogito col quale Odoardo Farnese, in data 10 febbraio 1617, elegge rettore della chiesa di S. Agapito il presbitero di Valentano Ottavio Benincasa[12]), quelle successive, del 1634 e 1638, ci forniscono utili indicazioni relative alla reliquia ed al reliquiario.
Dal verbale del 1 giugno 1631 risulta che il presule, all'ora decima terza, da Capodimonte si porta a Bisenzo (così descritto: situm est hoc castrum in vertice parvi collis ad eius radices lacus allidit), per visitare la chiesa parrocchiale di S. Agapito. L'edificio è detto ad una sola navata, con unico accesso. Seppure descritto in buono stato di conservazione veniva evidenziata la necessità di esecuzione di alcuni lavori interessanti la parete posteriore e il tetto. Sul campanile era posta una sola campana che, seppure di piccole dimensioni, riusciva a raggiungere con il suo suono l'intero centro.
Oltre all'altare maggiore, il cui mantenimento spettava alla confraternita del SS.mo Sacramento, nella parete laterale destra la chiesa aveva anche un altare intitolato al SS. Rosario dove era anche posto il fonte battesimale ex lapide macigno cum concha lignea. La cura di quest'altare spettava alla confraternita del SS.mo Rosario, pia società confraternale di sole donne. Il centro contava allora 45 famiglie, per un totale di 153 abitanti.[13]
Le successive visite di mons. Cecchinelli aprono però nuove conoscenze non tanto verso il sacro edificio quanto verso la reliquia del Santo. Dai verbali della visita del 1634 (4 maggio), redatti in due differenti forme, si evince che la stessa Comunità, per la solennità del santo, pagava 5 scudi per la festa e che questa aveva ottenuto un bel pezzo di reliquia santa del braccio del S.to Agabito martire et havuta dalla Comu nità di Corneto che n'ha la testa et il corpo et appruato nella presente Visita si è consigliato al Curato perche si collochi in un braccio di legno inargentato et dorato a spese di Ser Ottavio Bertella da Capodimonte che per devoti.[14]

Tuscania. Chiesa di S. Maria Maggiore. Immagine affrescata di S. Agapito fra i Santi Secondo e Genesio. (Foto F. Biganzoli, Viterbo)
Reliquiario d'argento, base lignea, con frammento del braccio di S. Agapito. È attualmente conservato nella Chiesa Parrocchiale della SS.ma Annunziata di Villa delle Fontane, nei pressi di Valentano.
Particolare della teca-reliquiario del braccio di S. Agapito. Sul cartiglio è scritto: "Rel. S. Mar. / Agapiti / 1634".
L'ultima visita contava la presenza di una popolazione di appena 140 persone. A tale verbale si aggiungono anche le memorie contenute in un altro fascicolo della stessa visita. Viene precisato che proprio il vescovo visitatore, mons. Cecchinelli, a soddisfazione delle pie richieste degli abitanti di Bisenzio ex Civitate Corneti attulit ad hoc oppidum Bisentii (nell'originale il nome del centro appare cancellato) partem brachii S. Agapiti Martiris, quam Parocho [Latino Blandisi di Attiliano] consignavit inclusam in theca lignea inargentata ad forma brachii constructa. Quam quidem brachii partem Illustrissimus D. Episcupus ex corpore eiusdem S.ti Martiris Agapiti accepit de consensu Comunitatis Cornerti, ubi id. corpus asservatur.[15]
Nel verbale della successiva visita del 1638 (19 novembre), lo stesso presule ribadisce ancora la circostanza dell'arrivo da Corneto della stessa reliquia solo da un triennio (sic) e che era stata collocata in un piccolo armadio a muro, chiuso con chiave, posto nella parete destra. Da ciò il vescovo raccommanda che sia collocata in luogo più decente. Il documento aggiunge che la sacra reliquia retinet in theca lignea habente formam brachii, vitro occlusa. Desunt habere continentes ei parva schedula nomen sancti Agapiti martiris quas de confici, et accomodari mandavit.[16]
Il reliquiario descritto è indiscutibilmente quello originale, attualmente conservato presso conservato presso la Chiesa dell'Annunziata di Villa Fontane nei pressi di Valentano.[17]
Vediamo di presentare le vicende che hanno portato a questo trasferimento.
Lo storico Flaminio Annibali (1733-1813), alla cui opera si deve la pubblicazione dell'Informazione... dello Zucchi, in vari passi dello stesso lavoro, scrive che ai suoi tempi, oltre che a Capodimonte, la festa si celebrava anche a Valentano poiché la ...Reliquia stando ivi esposta il giorno della sua Festa in una piccola Chiesa rimasta, un Pastore la prese e la portò a Valentano.[18] A Capodimonte sarebbe rimasta metà della reliquia del Santo.
Il fatto, ricordato anche dal Moroni, [19] trova una più puntuale precisazione nella storia di Valentano del Codoni, ove è scritto: Vi si celebra ancora la Festa di S. Agapito Martire, già Protettore di Bisenzo, la cui reliquia stando ivi esposta il giorno della sua festa in una piccola Chiesa rimastavi dopo la distruzione del paese. Un Pastore per nome Lorenzo Ciandra, vedendo che non vi era alcuno a venerarla, innocentemente la prese e la portò in Valentano sua patria.
Il Vescovo fece restituire la Reliquia a chi si dovea, ed un dente massillare fu donato a questa Chiesa, che fa la Festa colla processione ogni anno il giorno 18 Agosto.[20]

Particolare del Crocifisso ligneo (sec. XVI?) proveniente dalla distrutta città di Bisenzo. Trasferito a Valentano nel 1723 venne collocato nella Scala Santa eretta nel Monastero delle Domenicane (1732 ca.). Oggi, dopo la chiusura del Monastero di Valentano, avvenuta verso il 1930, il Crocifisso si trova a Gubbio, nel Monastero di S. Antonio. (Foto Rossi, Gubbio)
Il Codoni cade in errore nel parlare di un dente in quanto la reliquia rimasta a Valentano, conservata nella Chiesa Collegiata di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista è costituita da un modesto frammento osseo, sicuramente prelevato da quello del braccio del Martire, di cui si è già parlato, collocato in un reliquiario ligneo argentato raffigurante il busto del Santo.[21]
Gli storici confrontati non hanno precisato l'epoca del trafugamento della reliquia che, alla luce di altra documentazione, si può affermare avvenuto il 18 agosto 1728. Evento facilitato dallo stato di abbandono del centro abitato e della chiesa parrocchiale.
Già nel 1723 dal tempio era stato prelevato il pregevole crocefisso ligneo per essere momentaneamente collocato nell'osteria di Bisenzo e quindi, con licenza del vescovo di Montefiascone e degli ufficiali di Bisenzio (Agostino Cannicciari, sindaco, Basilio di Francesco, priore), in data 1 novembre dello stesso anno, affidato a suor Anna Maria Starnina et altre zitelle sue compagne del ritiro di Valentano, per essere ivi conservato e venerato. [22]
Va aggiunto pure che nel 1724, anno in cui il Consiglio di Bisenzo, nel cui Castello ...non vi è restato altro che l'oste e due fameglie consistendo in due huomini due donne, e due Creature,deliberava di richiedere al Vescovo di Montefiascone l'autorizzazione a trasferire la Santa Reliquia di S. Agapito nella Chiesa parrocchiale di Capodimonte, in considerazione del rischio del rubbamento della robba della Chiesa perché siccome asserisce il Signor Curato qui presente trovò sforzata la serratura della Porta.[23]
Naturalmente si richiedeva che la stessa reliquia fosse riportata a Bisenzo ...il giorno di S. Agapito per celebrarne la festa conforme il solito e dando poi il caso che il Castello ritornasse in essere ò pure che il Signor Curato ritornasse ad habbitare, in questo caso si dovesse riportare in sua custodia.[24]
La richiesta della comunità di Bisenzo trovò accoglimento da parte del Vescovo (rescritto dato dall'Isola Bisentina li 11 dicembre 1724) con alcune prescrizioni: ...purché si faccia detto trasporto processionalmente e col intervento del Clero di Capodimonte, e che quella si consegni per Istrumento al Signor Arciprete di detta terra di Capodimonte, il quale doverà collocarla tra l'altre Reliquie della sua chiesa Parochiale e purché si osservino tutte l'altre conditioni apposte nel suddetto Consiglio, e specialmente, che nel giorno della Festa di S. Agapito processionalmente si riporti alla Chiesa del medesimo Castellano di Bisenzo, et ivi per maggiore veneratione resti esposta per tutt'il giorno sopra l'Altare maggiore, e poi la sera di detta Festa sia riportata coll'intervento di tutto il Clero in Capodimonte.[25]

Busto ligneo, argenteo, di S. Agapito M., conservato nella Chiesa Parrocchiale di Valentano. (Foto Benassai & Borra, Roma)
L'istrumento, rogato in Capodimonte il giorno seguente dal notaio Francesco Boncompagni, risulta prezioso perché in esso vi è descritta la reliquia (La Santa Reliquia, consistente in un braccio di legno indorato con una palma in mano et con il cristallo avanti, dentro del quale vi è la S. Reliquia) e verbalizzata la solennità della cerimonia di consegna della stessa fatta all'Arciprete Bartolomeo Falaschi, vestito di piviale, ed accompagnato dal Clero, dalla Compagnia del SS.mo Rosario e da quasi tutto il popolo di Capodimonte.
Il sacerdote, ricevuta la reliquia, ...intonatosi dal medesimo il Te Deum fu principiata la Processione con gran sparo di Archibugiate, et viva del Popolo....[26]
La preoccupazione di mettere in salvo la reliquia di S. Agapito conferma che i furti nella chiesa e nelle abitazioni di Bisenzo erano divenuti sempre più frequenti, conseguenti al ricordato progresssivo abbandono del centro. E' naturale che il furto delle reliquie di S. Agapito appare ora quello più noto e meglio documentato, dopo le generiche informazioni pervenutici dagli scritti ricordati (Annibali, Moroni, Codoni).
La consultazione del fondo documentario di Bisenzo, custodito nell' Archivio della Curia Vescovile di Montefiascone, ha consentito di precisare l'avvenimento.
Gli atti processuale confermano che il furto avvenne nella giornata di mercoledì 18 agosto 1728, giorno della solennità del Santo, tra le ore 18-19, ad opera di Lorenzo di Tommaso detto il Ciandra di Villa delle Fontane (Valentano). La documentazione ricorda che in occasione della festa del Santo si correva il palio e che alla processione, che recava da Capodimonte a Bisenzio il braccio con le reliquie, intervenivano anche tamburi, pifferi e soldati.
Nel processo, iniziato il seguente 2 settembre con la disamina di alcuni testimoni di Villa Fontane (Silvio di Rosato, Maria Angela di Gaudenzio) e di Valentano (i canonici Giovanni Pacetti, Sebastiano Scaglioni, Andrea di Augusto), seguì il successivo giorno con l'ascolto dell'oste di Bisenzo, Biagio di Alessandro Donnino, e proseguì fino al 2 novembre allorché venne chiamato a deporre lo stesso Ciandra, il quale ammise la propria colpevolezza.
La vicenda si concluse, ben due anni dopo, l'8 ottobre 1730 con l'assoluzione del Ciandra formulata dall'abate Alessandro Mazzinelli, su decreto del vescovo di Montefiascone, che già in data 1 ottobre 1729 aveva ricevuto da Roma la licenza dalla S. Congregazione dell'Immunità Ecclesistica, di assolvere il Ciandra dalle Censure.
La licenza, rilasciata dalla suddetta Congregazione, seguiva le suppliche che lo stesso Ciandra aveva inviato. In una di queste (31 agosto 1729), l'inquisito chiedeva di essere assolto dalla censura tanto più che il medesimo ora deve prendere moglie e gli vengono ritardate le proclame per tale effetto. Notizia questa che corregge la sua stessa deposizione del 2 novembre 1728 nella quale dichiarava di essersi recato alla festa di S. Agapito unitamente a sua moglie e a Pietro Antonio Pascucci e alla di lui consorte.
Dai documenti dell'archivio parrocchiale di Valentano è possibile infatti conoscere che il Ciandra convolerà a nozze con Epifania Ciattarelli solo in data 6 ottobre 1729. [27].

L'attuale Chiesina di S. Agapito M. posta lungo la strada dogana di Bisenzo. Venne edificata nel 1752 dopo l'abbandono della fatiscente omonima chiesa posta sulla sommità del promontorio bisentino.
La mite pena inflitta al Ciandra (due anni di censura, prima di essere definitivamente prosciolto) trovava giustificazione nel fatto che la reliquia, dopo essere stata asportata dalla chiesa di Bisenzo veniva trasportata dapprima nella Chiesa di S. Maria di Nempe delle Fontane (si tratta della chiesa di S. Maria del Tempio, gia appartenente ai Templari e conosciuta oggi come Chiesa della Commenda) e, quindi, nello stesso giorno, nella Collegiata di Valentano.
La reliquia era poi stata restituita alla legittima proprietà della Chiesa di Capodimonte (1 dicembre 1728).
Singolare appare il furto". Resta il fatto che il Ciandra, dopo aver trasportato la reliquia nella Chiesa di S. Maria di Nempe a Villa Fontane, aveva subitamente fatto avvertire i canonici della Collegiata di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista di Valentano. I canonici, avutane notizia da Silvio di Rosato, processionalmente, con gran popolo e Baldacchino, si portavano da Valentano alle Fontane per prendere in custodia la detta reliquia e collocarla tra le altre della stessa chiesa Collegiata, dopo averne celebrato una solenne funzione e impartita la benedizione con detta reliquia consistente in un Braccio con Palme del martirio in mano dorato.
Gli stessi sacerdoti confermavano gli eventi (deposizione del 2 settembre) precisando che il giorno di San Bartolomeo (25 agosto) fu fatta la processioine con detta Reliquia per tutta la Terra da tutto il Clero, Compagnie, con sparo, con tutto il Popolo, e fu cantato il il Vespero Solenne e data la benedizione e poi fu ricollocata.
Dalla deposizione del Ciandra sappiamo che il giovane da sempre aveva manifestato il desiderio di impossessarsi della reliquia e di ciò ne aveva fatto partecipi il canonico di Valentano don Magrini e l'oste di Bisenzo.
Il giorno del furto il Ciandra si era armato di due schioppi per recarsi alla festa e solennizzare con gli spari, come consuetudine. Ciò conferma la sua devozione verso la reliquia ma anche la peccaminosa tendenza del suo possesso.
Il Ciandra confermava di essersi introdotto nella chiesa di Bisenzo forzandone la porta ed aproffitando del fatto che i soldati... dormivano.
Precisa: presi una tovaglia che era sopra un bancale coprii detto Braccio con la reliquia dentro di S. Agapito con detta tovaglia me la misi in seno et uscii fuori, riserrai la porta come l'havevo trovata. Mi scalzai alla porta della chiesa, con la corona in mano voltai per la strada della Valle di Racina per andare verso la Chiesa delle Fontane detta la Nempe, e dove rivato la posi in mezzo all'Altare di detta chiesa et appicciai quattro candele e vennero oltre tutto le fontanare cui dissero il rosario e poi da Sivio che non so il cognome, che è da Farnese ma risiede alle Fontane mandai a chiamare l'Arciprete di Valentano.
Alla domanda se avesse agito da solo o con l'aiuto di altri il Ciandra rispose negativamente aggiungendo che a tale azione non era stato consigliato da nessuno.
I sospetti di collusione con altri non avevano inizialmente risparmiato lo stesso sacerdote di Bisenzo don Domenico Angelo Niccolai il quale, avvertito dell'accaduto aveva informato, dapprima il vicepodestà Gaspare Gasparri di Capodimonte e fatto eseguire da alcuni fabbri ferrai (Liberio di Francesco, GiovaBattista Antonelli) la perizia sulla forzatura della porta della chiesa parrocchiale. I sospetti erano stati avanzati dai Priori di Bisenzo allo stesso vescovo di Montefiascone, in data 20 agosto, avvertendolo che il sacerdote nella solennità della festa non aveva osservato le solite cautele nei confronti della reliquia. Di fatti, già il giorno precedente, lo stesso curato di Bisenzo aveva avanzato sospetto contro Domenico Fochetta, per averne avuta indicazione da tale Antonio Forca da Valentano, circostanza questa che gli era stata confermata anche da Saverio delle Fontane che ribadiva di aver visto detto Fochetta con la reliquia dentro la sua catana.

Pala d'altare con l'immagine Madonna, Bambino, Sant'Agapito e altra santa (Monaca) non identificata. Tela in cattivo stato di conservazione, forse del sec. XVII, conservata nella Chiesa Parrocchiale di Villa delle Fontane.
Le successive vicende delle reliquie di sant'Agapito registrano il ritorno in Valentano, seppure di un modesto frammento. In data 2 ottobre 1856 i canonici della Collegiata pagarono a Gianfelice Angelotti, indoratore, scudi 8 per aver argentati dove erano le reliquie di S. Celestino e S. Amato ove ora sono state collocate quelle di S. Agata e S. Agapito.[28]
In effetti il reliquiario mal si adatta all'iconografia di un giovane martire, qual'è appunto il santo di Palestrina.
Occorre dire che il paventato abbandono di Bisenzo non andò per le lunghe tanto che nel 1752 venne costruita la nuova piccola chiesa lungo la strada doganale posta ad Ovest, ai piedi del colle essendo non più praticabile l'antica cattedrale, ormai diruta. [29]
Il 26 giugno 1845, nel corso della visita pastorale della cittadina di Capodimonte, il Card. Nicola Paracciani Clarelli, Vescovo di Montefiascone e Corneto, effettuò una ricognizione con autentica della reliquia di S. Agapito, Martire prenestino, collocata in Theca ex auricalcho ovalis figure coperta argenteo exculpto Brachio. [30]
L'autentica interessa la reliquia preesistente, già descritta nel ricordato rogito del Notaio Boncompagni del 1724, il cui reliquiario può essere datato al 1634, secondo il cartiglio manoscritto collocato entro la reliquia che testualmente si trascrive: Rel. S. Mar. / Agapiti / 1634 .
Il consiglio della comunità di Bisenzo venne sciolto nel corso dell'ultima seduta tenutasi all'interno della Chiesina di S. Agapito il 21 ottobre 1804. [31] Il titolo parrocchiale di questa chiesa venne soppresso verso il 1873 e ripristinato nel 1905, con la nomina a parroco del sac. Alberto Piermattei di Capodimonte.[32]
Una parrocchia rurale dall'esistenza travagliata, tanto che nel 1934 veniva nuovamente soppressa e aggregata a quella vicina della SS. Annunziata di Villa delle Fontane, presso Valentano, costituita appena nel 1927. [33]
La reliquia, unitamente alla grande pala d'altare su cui è raffigurato anche S. Agapito (fig. 7), sono conservate ancora Villa delle Fontane ma... non possiamo chiudere questa «storia infinita» perché la parrocchia di Bisenzo è stata recentemente riaggregata a quella di Capodimonte! [34]
La Chiesa di sant'Agapito recentemente è stata sconsacrata e venduta a terzi, il 26 marzo 2019 una parte della stessa è stata colpita da un incendio. Sono intervenuti i pompieri di Viterbo con l'autobotte e l'autoscala. Hanno preso fuoco alcuni travetti del tetto, l'incendio è stato spento con difficoltà a causa del forte vento.
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[1] Pannucci U., Bisenzo e le antiche civiltà intorno al lago di Bolsena, Grotte di C., Ceccarelli, 1975 p. 113.
[2] Pannucci, U., Bisenzo...cit, p. 236.
[3] Pannucci, U., Bisenzo..., cit., p. 267.
[4] Moscini, M., Cristina di Bolsena. Culto e iconografia, Viterbo, Agnesotti, 1986, p. 35-36; Carletti, C. - Fiocchi Nicolai, V., La Catacomba di S. Cristina di Bolsena, Città del Vaticano, 1989 p. 10-12.
[5] Cfr. Fiocchi Nicolai V., Una nuova catacomba presso "Visentium" sul lago di Bolsena, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, vol. LXV, 1993-1993, p. 23-40.
[6] Pannucci, U., Bisenzo..., cit., p. 267.
[7] Duchesne, L., Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Archivio Società Romana di Storia Patria, Roma, 1892, p. 475-503.
In merito all'esistenza della sede vescovile in Valentano cfr. il recente studio di V. Burattini, La Santa Chiesa Sovanese. Le origini del vescovato e la traslazione da Statonia (Grotte di Castro) a Sovana, Pitigliano, ATLA, 1997, p. 40, nota 153.
[8] Pannucci, U., I Castelli di Bisenzo e Capodimonte dal Medioevo ad oggi. Cronistoria, Viterbo, Agnesotti, 1976, p. 69).
[9] Ibidem.
[10] L' Informazione ... dello Zucchi venne pubblicata nella II parte del Volume: Annibali, F.A., Notizie storiche della Casa Farnese, della fu città di Castro e del suo ducato ..., Montefiascone, 1818, p. 114.
[11] Della presenza delle reliquie di S. Agapito in Tarquinia si ha notizia in un inventario redatto a Corneto il 22 agosto 1446, per la Chiesa Cattedrale di S. Maria Margherita, altare di S. Francesco. (Cfr. La "Margarita cornetana". Regesto dei documenti, a cura di P. Supino, Roma, S.R.S.P., 1969, p. 417). mentre la festa è documentata al cap. IX, libro V, dello Statuto della città del 1545 (Cfr. Gli Statuti della Città di Corneto, a cura di M. Ruspantini, Tarquinia, Stas, 1982, p. 244). La più antica segnalazione del culto di S. Agapito a Tarquinia appare nello Statuto degli Ortolani, del 1379, cap. XVI (Cfr. l'edizione dello Statuto, a cura di E. Eutizi e L. Maneschi, stampato a Grotte di Castro, Ceccarelli, 1997, p. 20). Va detto pure che il culto di questo Santo era attestato anche nella vicina città di Tuscania. Nella Chiesa romanica di S. Maria Maggiore il suo busto appare affrescato tra quelli venerati e le cui reliquie erano raccolte in un apposito sacello edificato al tempo di Papa Lucio III (1181-1185).
[12] Archivio Vescovile di Montefiascone (d'ora innanzi indicato come A.V.M.) vol. Bisenzio, fasc, 1, Nomina parroci di patronato del Duca di Castro, carte n.n.
[13] Roma fin dal 12 febbraio 1613. Ibidem, p. 404.
[14] A.V.M., Visita pastorale, vescovo G.Cecchinelli (4 maggio 1634). vol. IV, fasc. 12, p. 45 e 46.
[15] A.V.M., Visita pastorale, vescovo G.Cecchinelli (4 maggio 1634), vol. IV, fasc. 12, p. 93.
[16] A.V.M., Visita pastorale, vescovo G.Cecchinelli (19 novembre 1638), vol. IV, fasc. 13, p. 60 e 61.
[17] Si ha notizia che tale Maddalena Ciglioni di Capodimonte, all'incirca verso il 1728, in considerazione di maggiore veneratione, haveva di già ordinato che si facesse novo Braccio, e se non era per l'infermità dell'Artefice, a quest'hora sarebbe stata collocata come si pol V.S. informare dal Mastro D. Francesco Pannucci (A.V.M., vol. Bisenzio, fasc. 6, Furto reliquia S. Agapito, carta sciolta).
[18] Annibali, F.A., Notizie storiche ... cit., p. 81, nota n. 1.
[19] Moroni, G., Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica ..., Venezia, 1861, vol. CII, p. 94-95).
[20] Codoni, C. Cenni storici intorno alla terra di Valentano, Viterbo, Pompei, s.a. (ma 1867 ca), p. 17. Attraverso i Registri della Parrocchia di Valentano, si sono ricercati confronti per supportare la veridicità del fatto. Pur non apparendo alcuna descrizione dell'avvenimento, si può dire che il 9 ottobre 1732 viene battezzata una bambina di nome Lorenza, figlia proprio di Lorenzo altrimenti detto "La Ciandra" (Archivio Parrocchia San Giovanni Ap. ed Ev. di Valentano, registro dei battesimi, vol. 7 (1714-1741), c. 41v, II parte).
[21] In verità il busto utilizzato per la collocazione delle reliquie del Santo conteneva, in epoca precedente, quelle di S. Amato o S. Celestino. Infatti i due busti-reliquiari vennero fatti argentare da Gianfelice Angelotti il 2 ottobre 1856 dai canonici della Collegiata di Valentano. Nell'altro busto vennero collocate le reliquie di S. Agata, compatrona del paese, ove era venerata fin dal Medioevo, quale protettrice dagli incendi dopo che il paese era stato arso da una trave infuorata, Cfr. Archivio Parrocchiale di Valentano, Fabrica di S. Giovanni, (1843-1874), c. n.n.
[22] A.V.M., vol. Bisenzio, fasc. 5, Crocefisso della Chiesa richiesto dalle zitelle di Valentano, C. n.n. La richiesta della Starnini era stata supportata dal visto del canonico di Valentano Paolo Vaiani. Questi, già in data 26 ottobre e 2 novembre 1723, ne aveva fatto supplica al Vescovo di Montefiascone lamentando, nella sua prima, che il Crocefisso dopo essere stato tolto dalla Chiesa, qualificata ormai come abbandonata, per ordine dello stesso parroco di Bisenzo, era stato lasciato in custodia all'oste, tale Biagio di Alessandro Donnino. Il Crocefisso, collocato poi sulla sommità della Scala Santa del Monastero delle Domenicane di Valentano, dopo l'avvenuta soppressione del Monastero stesso, avvenuta verso il 1930, è stato trasportato nel Monastero di S. Antonio, a Gubbio, ove ancora si conserva. (Cfr. in proposito, Mancini, B. - Luzi, R., Valentano, Luoghi e tempi del sacro, Grotte di Castro, Tip. Ceccarelli, 1995, p. 65.
[23] Archivio di Stato di Viterbo, Notarile Montefiascone, Notaio Francesco Boncompagni, prot. n. 435 (1723-1735), c. 19a-b.
[24] Ibidem.
[25] Ibidem, c. 19/d.
[26] Ibidem, c. 20r.
[27] Archivio Parrocchiale di Valentano, Index Matrimoniorum, c. 44
[28] Mancini, B. - Luzi, R., Valentano Luoghi e tempi ... cit., p. 4
[29] Pannucci, U., I Castelli.., cit., p. 254, 304.
[30] Archivio Chiesa Parrocchiale di Capodimonte, fascicolo «RELIQUIE».
[31] Pannucci, u., I castelli.., cit p. 254.
[32] Ibidem, p. 310.
[33] Luzi, R., La Madonna del Nempe e la nuova chiesa parrocchiale, in: La Madonna della Salute, Valentano, serie Il, anno XIII, n. 2, mar.apr. 1970, p. 3, Cfr. pure. Mancini, B. - Luzi, R.. Valentano. Luoghi e tempi..., cit., p. 44-48.
[34] A Capodimonte, nella Chiesa Collegiata, esiste altra immagine di S. Agapito M., consistente in un ovale collocato sull'altare maggiore (Pannucci U., I Castelli...,cit., p. 156.
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