Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli

 

Il cavaliere Giovanni Battista Spiriti. Acquerello di Vincenzo Panicale del 1619, tratto dal “Libro dei Miracoli” p. 156 della Biblioteca Besso di Roma

Un cavaliere della nobilissima famiglia de Spiriti, e colonnello della milizia della Provincia del Patrimonio chiamato Gio: [Giovanni] Battista, fu per negozii urgenti dalla Città di Viterbo sua patria inviato a Roma alla Santità di Giulio II Pontefice regnante l'anno 1503 adempita la sua commissione con piena sodisfazione de suoi Concittadini, se ritornava assai contento in Viterbo; quando poche miglia prima di giungervi, assalito da alcuni Fazzionarii, che con spade alla mano dichiaratisi suoi mortali nemici, perchè forse l'operato in Roma non era di loro genio o per l'invidia della gloria da lui acquistata, tentarno di levarlo di vita.

Si difendeva bravamente il valoroso Cavaliere; ma conoscendo non poter resistere à tanti à cavallo e à piedi, cercò con la fuga lo scampo, e dando di sprone al Cavallo, uscì di strada per la campagna, inseguito però da nemici, sino ad un luogo ristretto detto Guado del cargnolo [trovo anche Corgnalo].

Ivi accorgendosi che andava ad incontrarsi in un altissima rupe senz'altro rifugio, invocò più volte ad alta voce la Madonna Santissima della Quercia in suo  ajuto; e  quelli che l'erano già vicini dicendo: Nè Cristo, nè la Madre ti scamperà dalle nostre mani: stavano per avventarsegli alla vita.

Egli però con sicura speranza di sua salute, rispondendo: la Madonna della Quercia mi libererà, proseguì la fuga fino all'orlo del precipizio; quando articolando  voce umana il cavallo, con queste parole: tienti Spirito che io salto: Saltò, ò come avesse avuto l'ali da una parte all'altra quella rupe, larga più di venti braccia, ed alta oltre sessanta, come si vede nel luogo detto la Cava di Sant'Antonio.

L'edicola che ricorda il miracolo

Strada Signorino, la cava e l'edicola 

Restato  con sì gran miracolo libero, e salvo il divoto Cavaliere entrò in Viterbo doppiamente glorioso, e con maggior confusione de suoi persecutori; che castigati per l'orrenda bestemia, in diversi modi finirono tutti in breve miseramente la vita.

Mancò poi la sua Statua sopra il Cavallo al naturale, che ancora si vede in questa Chiesa, ed anche il fatto dipinto nel Chiostro, e fece molte limosine.

La lunetta nel chiostro. La scena raffigura il cavaliere Giovan Battista Spiriti inseguito dai sicari è salvato dal salto del cavallo. Al centro della lunetta è raffigurato un cavallo bianco bardato nell'atto di saltare, ma su cosa salta non è possibile distinguere. In sella è il cavaliere sottoposta ad un fuoco di fila di frecce e spade che lo sfiorano senza colpirlo. Nel frammento a destra si intravede la figura di un sicario a cavallo, mentre a sinistra emerge, fievolissima, l'immagine della Madonna

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 111 a 113

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