Blera STORIA
Micaela Merlino

Blera negli anni '50 (Archivio Mauro Galeotti)

Nel 728 il re dei Longobardi Liutprando donò alcuni castelli del Ducato Romano, tra cui la città di Sutri, a Papa Gregorio II, territorio che andò a formare il primo nucleo del Patrimonium Sancti Petri. Più di quarant’anni dopo un altro re, Desiderio (salito al trono nel 756), mise invece in pericolo i domini della Chiesa, attuando una politica aggressiva.

Nel 768 Carlo Magno aveva sposato una delle figlie di Desiderio, forse di nome Desiderata, chiamata Ermengarda da Alessandro Manzoni nella tragedia “Adelchi”. Ma dopo la morte prematura del fratello Carlomanno nel dicembre 771, Carlo si impadronì del suo regno. Sentendosi rafforzato nel suo potere e non essendo più interessato all’alleanza, il re dei Franchi ripudiò sua moglie, aprendo di nuovo il conflitto con i Longobardi.

Intanto a Roma nel 772 era stato eletto Papa Adriano I, che perseguì subito una politica di riaffermazione dell’autorità pontificia. Desiderio, che a causa dell’arroganza di Carlo sentiva ormai minacciata la stabilità del suo regno, decise di sostenere i figli di Carlomanno, estromessi dal trono. Pretendeva che Adriano I li consacrasse re, ma agli indugi di costui ripose invadendo l’Esarcato, e conquistando le città di Faenza e Comacchio, devastando il territorio di Ravenna ed impossessandosi del Ducato di Ferrara.

Il Papa gli inviò un’ ambasceria per tentare un accordo, sperando di recuperare i territori conquistati, ma a causa dell’intransigenza di Desiderio ciò non fu possibile. Anzi, per piegare le resistenze del Papa, il re longobardo diede ordine ai propri eserciti di estendere le devastazioni nella Pentapoli, e contemporaneamente inviò altri contingenti ad occupare e devastare le zone settentrionali del Ducato Romano.

Poi lui stesso, insieme al figlio Adelchi, alla testa dell’esercito mosse contro Roma. Fu proprio in questa occasione che nel 772 anche la città di Blera (Bieda) fu assediata. Nel Liber Pontificalis romano vi è memoria di questo tragico evento. Si tratta di una fonte ufficiale della Curia Romana, molto importante per lo studio della Storia della Chiesa, poiché raccoglie le biografie dei Papi dalla Tarda Antichità fino al 1431 (Pontificato di Martino V), compilate da autori diversi, di non facile identificazione. Secondo il Panvinio, la parte delLiber Pontificalis nel quale è compresa la biografia di Adriano I sarebbe stata scritta da Anastasio Bibliotecario, mentre secondo il Duchesne da un autore ignoto, ma appartenente alla corte pontificia.

La narrazione dell’incursione a Blera e nel suo territorio è contenuta nella biografia di Adriano I: “Desiderio re dei Longobardi (…) fece occupare i territori di varie città del Ducato Romano portando a compimento numerose uccisioni, saccheggi e incendi in quei luoghi. E inviando poi un grosso esercito contro la città di Blera, vanto ed onore della Tuscia, mentre gli abitanti fidando nella pace, uscirono a raccogliere le messi, tutti insieme, anche le donne, i fanciulli e i servi, i Longobardi in massa si precipitarono su di loro e uccisero tutti i cittadini più ragguardevoli, e quanti erano atti al lavoro nella stessa città, e ne trassero via molta preda, tanto di uomini che di bestiame, dopo aver devastato col ferro e col fuoco tutte le cose all’intorno”. La storiografia locale del XIX secolo ha ripreso questa notizia, ricordandola con toni ancor più drammatici.

Riguardo alla ben difesa e “molto alta” Rocca di Bieda, che solo l’esercito di Desiderio riuscì ad espugnare, così scrisse l’Arciprete Fedele Alberti in “Storia di Bieda città antichissima della Toscana Suburbicaria” (1822): “Questa Rocca prima dell’invenzione della polvere, e cannoni da guerra, era fortissima, e quasi inespugnabile colla sola forza; ed in fatto a tradimento fu presa da Desiderio Re de’ Longobardi, e da altri, né mai si legge, che per assalto sia stata da nemici espugnata prima, che fosse da Desiderio a tradimento occupata, e quasi all’ultima desolazione ridotta…”.

In realtà Blera aveva già sofferto alcuni disastrosi saccheggi, come quello degli Spoletini che si erano uniti all’esercito del re longobardo Liutprando (712-744): “Soffrì poi frequenti scorrerie da Spoletini, i quali uniti all’esercito di Liutprando Re de’ Longobardi, non solo la depauperarono, ma soggiogarono, e ne portarono via, non solo le ricchezze, ma ancora gli uomini d’arme (…) e poi finalmente restituita al Pontefice San Zaccaria, durò la sua pace insino al Re Desiderio.

Tuttavia l’esercito di Desiderio causò una devastazione assai più grave: “Ma la strage, che fece de’ Biedani, e la desolazione, che apportò a quell’infelice Città Desiderio Re parimente de’ Longobardi, superò ogni altra precedente: imperocchè, come si legge in Anastasio Bibliotecario nella vita del Pontefice S. Adriano, la ridusse, quasi all’ultima desolazione nell’anno del Signore 772”. Lo storico, prima di descrivere questo luttuoso evento, aveva avvertito il lettore che “Non dee far meraviglia, a chi è informato nella storia, perché le Città una volta, sì floride, e popolate di Toscana, sieno altre affatto distrutte, ed altre, come Bieda, restate depauperate, e quasi affatto desolate. (…)”.

La guerra come causa di trasformazioni del territorio e del suo popolamento, eventi che si ripetono nel corso dei secoli. Così come gli attori di queste guerre sembrano essere sempre gli stessi: re, condottieri, governanti che agiscono per ragioni di parte, e che non conoscono né la lealtà né il senso di pietà. Desiderio non fece eccezione, e il suo esercito si accanì contro donne e bambini inermi. Secondo questo racconto, egli si sarebbe comportato come i Longobardi nei primi tempi del loro avvento in Italia dal 568, quando conquistarono gran parte della penisola attuando inumane stragi di cittadini, tanto che la classe senatoria romana fu decimata.

Ricordo, ad esempio, che il durissimo assedio di Pavia durò tre anni prima della sua capitolazione nel 572, e successivamente nel periodo della così detta Anarchia ducale (574-584), per un decennio gran parte dell’Italia fu percorsa da bande di soldati longobardi, che trucidavano le popolazioni e saccheggiavano città e villaggi. Nonostante recenti tentativi storiografici di ridimensionare la gravità dell’impatto, che la conquista dei Longobardi (e delle precedenti invasioni dei Germani) avrebbe avuto sugli “autoctoni”, in realtà mi sembrano veritiere le considerazioni fatte dallo storico Bryan Ward-Perkins (2005), che ha negato tale ipotesi.

Secondo Fedele Alberti la città di Blera per lungo tempo non solo non si risollevò da questa violenta distruzione, ma iniziò a decadere: “Per verità dopo tale sterminio, Bieda non riacquistò mai più l’antico splendore, e la maggiore, e miglior parte de’ Cittadini si ritirò nella Cittadella, cioè in quella parte, che era la più forte, e che durò ancora alcuni secoli, insino al tempo d’Urbano quarto, e Clemente quarto Sommi Pontefici col nome di Fortezza di Bieda (…) dopo tanti saccheggiamenti, e principalmente dopo la stragge proditoria di Desiderio Re de’ Longobardi, Bieda incominciò a decadere dal suo splendore, imperocchè avendo perduto tanti cittadini, fu la sua Cattedra unita a quella di Toscanella”.

Ma le fortune militari di Desiderio erano destinate a tramontare, e con lui il dominio dei Longobardi in Italia, proprio per mano di Carlo Magno. Si ripetè l’assedio di Pavia, ma questa volta asserragliati entro le sue mura c’erano Desiderio e la sua corte. La città fu espugnata nel 774, e Carlo al suo titolo di Rex Francorum aggiunse quello di Rex Langobardorum. All’indomani della sconfitta un oscuro destino attendeva la coppia reale: Desiderio e sua moglie Ansa furono allontanati dall’Italia, e costretti a finire i loro giorni in un monastero in Francia.