Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

Viterbo 1860, Piazza del Comune, il Teatro dei Nobili era verso la Torre dei Priori, non sfuggano gli affreschi sulla torre, scomparsi sin dalla fine del secolo XX (Archivio Mauro Galeotti)
A Viterbo: Teatro dei Mercanti, Teatro del Genio, Teatro della Torretta, Teatro dell'Unione, Teatro Auditorium, Teatro Margherita e il Teatro dei Nobili, ecco la sua storia.
Nel Palazzo del podestà in Piazza del Plebiscito, già del Comune, verso la torre, aveva sede il Teatro dei Nobili risalente, per Mario Signorelli, agli inizi del XVI secolo.
Il teatro agiva in un grande salone, ove teneva le sue rappresentazioni, delle quali due erano ricorrenti, quella del Venerdì santo e quella per le festività di santa Rosa.
Nel 1617 il Comune decideva di far costruire le scene del teatro verso un importo preventivo di cinquecentodieci scudi. In seguito, nel 1628, vennero rappresentate dai nobili, uniti in impresa, opere drammatiche.
Nel 1635 il salone del teatro era in cattive condizioni e le scene, a cura dei conservatori, furono accatastate in stanze più idonee. Durante una rappresentazione del 1655, curata da un certo Baldi, quelle scene vennero danneggiate per la caduta di un muro.
Il Comune chiese al Baldi di ripristinare sia il muro che le scene. Nel 1660 fu costruito un nuovo palco nella «Sala della Comedia», ciò fu possibile grazie al contributo richiesto in quell’anno in una commedia tenuta a Carnevale.
Nonostante ciò le spese sostenute dal Comune per mantenere il teatro erano troppo elevate e nel 1682 iniziò una vertenza tra lo stesso e i nobili, i quali sostenevano che il Comune non poteva concedere il teatro senza il loro assenso. Il governatore, inoltre, ne reclamava il possesso, tanto da chiamarlo Teatro del Comune. Alcuni lavori, alla cantonata del teatro, furono eseguiti nel 1683.
Del teatro, scrive Assunta Brannetti, ne fu disposto da parte del Comune il restauro nel 1697, realizzandovi quattro ordini di palchi, da vendersi in perpetuo, riservando un palco al governatore ed uno al vescovo. Furono realizzate cinque variazioni di scene e responsabili teatrali vennero nominati: Ottaviano Salendi e Nicola Bonelli.
L’anno seguente ad opera del muratore Carlo Antonio Tedeschi, fu riparato il tetto su autorizzazione della Sacra Congregazione di Roma.
Scrive Feliciano Bussi († 1741) che nel 1712 furono eseguiti alcuni «muri dell’antico palagio dei Signori Monaldeschi nella Piazza del Comune di Viterbo e che presentemente [1740 c.] serve per Teatro dei Nobili, nella parte che riguarda lo scenario fu trovata dipinta un’immagine della Gran Madre di Dio nella cui mano manca era effigiata un’arme con sotto una iscrizione in carattere gotico».
Dal manoscritto ottocentesco di anonimo che possiedo leggo, oltre quanto già riferito dal Bussi, che l’iscrizione era, «Arma spectabilis viri Cecchini de Nobilibus De Darinata de Narnia boni potestatis Civitatis Viterbii pro uno anno incepto die XX Octobris MCCCCLI».
Giuseppe Signorelli segnala podestà nel 1451 Cecchinus Vici de Narnia, confermato per sei mesi anche l’anno seguente.
Fu restaurato poiché era caduto in rovina e fu dotato di cinque mute di scena. Nel 1714, a lavori eseguiti, i palchetti dal 2° al 4° ordine furono ceduti a sorte fra i nobili viterbesi che avevano espresso il desiderio di acquistarli, un palco del 1° ordine fu comunque concesso al magistrato ed un altro al cardinale Bussi.
Quello che restò dei palchi fu venduto ai borghesi, ma tale distribuzione non piacque ai popolani che la ritennero offensiva, tanto che da allora chiamarono quel luogo il Teatro dei Nobili, poi nel 1774, scrive Gaetano Coretini, che «a cagione di alcune differenze insorte per la precedenza de’ Palchetti resta imperfetto».
Nel 1782 l’architetto Domenico Antonio Lucchi (1753 - 1791) realizzò un progetto e una perizia per rinnovare le linee architettoniche del teatro, ma già l’anno avanti si era discusso in Consiglio comunale il rinnovo del teatro e si era deciso di affidare l’esecuzione dei lavori all’architetto Giuseppe Viscardi di Terni.
Il costo elevato bloccò l’idea e si pensò di prendere in enfiteusi il Teatro dei Mercanti; il Delegato approvò la proposta riservandosi un palco e la nomina dei sopraintendenti agli spettacoli.
Fu stabilito di far pagare ai palchettisti i lavori e di assegnare il ritratto delle fraudi, con inizio 1° Gennaio 1782, sino a che il teatro non fosse stato terminato.
Fu stabilito, inoltre, che chi si fosse aggregato, da quel momento in poi, alla nobiltà viterbese, doveva pagare duecento scudi da devolvere alla costruzione. Ma la cosa non procedette come sperato, infatti, alcuni nobili non mantennero le promesse fatte.
Se ne riparlò nel 1789 ammettendo un progetto eseguito dal Cammerani, ma anche questa volta si ebbe un nulla di fatto, il teatro che si voleva costruire con quattro ordini di palchi, restò niente altro che una sala, seppur grande. Fu comunque ancora utilizzato dall’Accademia degli Ardenti per le sue rappresentazioni e per le riunioni.
