Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

Le luminarie che sono state istallate lungo le vie di Viterbo rendono vivace il Natale, fanno capire che Natale è arrivato, tante lampadine illuminano i nostri animi, ma ti sei mai chiesto com'era un tempo l'illuminazione delle nostre strade.

Provo a farti vivere la Viterbo coi lampioni a petrolio, a gas e poi la luce elettrica con i fantastici gloriosi bracci Liberty in ghisa, del 1905, ancora oggi abbandonati e inutilizzati sulle facciate di moltissimi nostri palazzi e... dimenticati, peccato!

Viterbo, Piazza del Plebiscito, o meglio del Comune, negli anni'20, il lampione del 1874 è lì silenzioso ad illuminare le notti buie e rendere sicuro il passaggio dei cittadini. E' lì, alto, maestoso... ignaro che ai tempi nostri... sparirà assieme ai suoi fratelli, due davanti la Prefettura, due davanti il Palazzo del Podestà e quei due davanti il Palazzo dei Priori emigrati, inspiegabilmente, in Piazza della Rocca

L'illuminazione pubblica a Viterbo

Nel 1893, l’8 Dicembre, il giornale Il Corriere di Viterbo, propose che la città fosse illuminata, nelle vie principali e nelle piazze, con lampade ad arco e nelle vie secondarie con lampade ad incandescenza, quelle col sistema Edison, le quali sono «di una intensità maggiore del doppio delle attuali fiammelle a gaz».

L’illuminazione ad olio era in atto sin dalla fine del ‘700, ad esempio nel 1810 i lampioni in città erano otto, poi nel 1814 raggiunsero il numero di ventotto e la spesa annua era di franchi duemiladuecento.

Nel 1831 funzionavano trentacinque lampioni pubblici e due lanterne.

Nel 1843 erano quarantasette i lampioni e nel 1854 la città era illuminata da dieci lampioni in più e da due lanterne ad olio. Poi, nel 1856, furono aggiunti altri undici punti luce.

Nel 1859 si posero in opera i lampioni a riverbero in numero di sessantuno e a modello fu preso un lampione usato a Gubbio. La spesa annua era salita da cinquecentoquindici a ben millesettecento scudi, sempre in quell’anno furono chieste notizie sul funzionamento dell’illuminazione a gas, che a Roma esisteva già dal 1854.

Leggo da un documento che possiedo:

«Biagio Piacentini appaltatore della illuminazione della Città, ha l’obbligo di dare in ogni anno dell’appalto un lampione nuovo a tutte sue spese del valore non minore di scudi 12.50 compresi i riflessi, i bracci di ferro, la catena e serratura unitamente alla loro mettitura in opera.

Dichiarasi pertanto dal sottoscritto [Paolo Oddi ingegnere comunale] che l’appaltatore sudetto ha adempiuto nell’anno 1863 a questo suo obbligo; ma che per disposizione dell’Ecc(ellentissi)mo Sig(no)r Gonfaloniere essendo stato l’intiero lampione convertito in due mezzi lampioni, che furono collocati uno nel Vicolo della Voltabuja e l’altro in quello della Quiete, l’importo dei medesimi, a seconda di altri consimili già fatti negli anni antecedenti, ascendono a scudi 4 per ognuno [pari a] scudi 8.

Quattro riflessi per ciascuno a baj. 25 [pari a] scudi 2. Due bracci con tutti gli accessorii e loro collocamento in opera a scudi 6.50 l’uno [pari a] scudi 13. Ammontano i medesimi a scudi 23. Del detto ammontare essendo a carico dell’appaltatore, come sopra si è detto, la somma di scudi 12.50.  Deve perciò esso essere rimborsato dal Municipio della eccedente spesa di scudi 10.50. Viterbo 12 Febbraio 1864. P[aolo] Oddi».

I lampioni, poi, furono trasformati a consumo di petrolio fino al 1874, quando fu installato il gaz.

L’illuminazione elettrica a Viterbo arrivò nel Febbraio del 1905, data in concessione all’ingegnere Aldo Netti.

L’inaugurazione doveva avvenire in quella data, ma l’improvvisa morte del pittore viterbese Pietro Vanni, fece ritardare la manifestazione.

Piazza del Plebiscito è stata ripavimentata nel 1937 togliendo le vecchie lastre di peperino e collocando, al loro posto, i selci di porfido, che nei quattro riquadri degli angoli formano il disegno di una stella a cinque raggi. 

Gli unici due lampioni del 1874 che erano davanti il Palazzo dei Priori sono stati sradicati e piantati, inspiegabilmente, in Piazza della Rocca, ai lati della fontana.

Quelli del 1905, in ghisa, in stile Liberty, sono stati abbandonati sulle facciate dei palazzi e dimenticati, peccato. 

Al loro posto sono falsi lampioni con luci al led.

Un affronto all'illuminazione viterbese.