Villa san Giovanni in Tuscia STORIA
Micaela Merlino

                                Cavallo maremmano 

Da nord a sud tre Musei del cavallo in Italia, impegnati a diffondere la conoscenza e la valorizzazione di questo straordinario animale.

Tre viaggi diversi in Italia che gli amanti del cavallo potrebbero compiere, per visitare tre Musei che hanno lo scopo di far conoscere meglio, ed apprezzare di più, questo straordinario animale. Il primo itinerario ha come mèta Blera, tipico borgo medievale in provincia di Viterbo, che affonda però le sue origini nell’epoca etrusca e romana. Una terra, quella dell’Alto Lazio, dove da molti secoli esiste uno stretto connubio tra l’essere umano e il cavallo. Proprio a Blera una sezione del Museo intitolato al re-archeologo svedese Gustavo Adolfo VI di Svezia comprende una sezione tematica denominata “Il cavallo e l’uomo”.

Grazie all’esposizione di una serie di pannelli con foto e didascalie, di oggetti ed utensili, audiovisivi, diorami e la riproduzione di suoni ambientali, si ripercorrono le tappe salienti della storia biologica ed evolutiva di questo animale, ma ampio spazio è pure riservato agli aspetti culturali dell’affascinante e complesso rapporto uomo-cavallo nel corso del tempo. Il percorso museale comprende due settori, uno dedicato alla Preistoria e Protostoria, e il secondo all’età Moderna.

Nel primo settore vengono illustrate l’origine dei progenitori del cavallo, la loro evoluzione biologica fino alla nascita del cavallo vero e proprio, il ruolo di questo animale nell’età Paleolitica, la sua domesticazione e la nascita di uno stretto legame con l’uomo, che ah compreso la sua utilizzazione non solo come animale da cavalcatura ma anche da trasporto. A seguire vengono illustrate la tappe della diffusione del cavallo in Italia dall’età Protostorica, e il suo impiego impiego in tradizioni legate agli usi popolari, religiosi e funerari delle varie culture, che nelle diverse epoche fiorirono sul suolo italico.

Nel secondo settore, ospitato al piano inferiore e nell’area scoperta annessa, vengono raccolte le notizie storiche più significative relative al cavallo nell’età Moderna, e agli usi e alle tradizioni tipiche dell’Alto Lazio e della Campagna Romana.

La figura protagonista è senz’altro il buttero, il pastore tipico di questa area regionale, che soprattutto nel passato cavalcava il cavallo di razza maremmana, vestito con il tipico abbigliamento formato da calzoni di fustagno, cosciali, giacca di velluto, cappello nero, pastrano per proteggersi dalla pioggia, e con la mazzarella pungolava i buoi.

L’origine del cavallo maremmano è fatta risalire all’età etrusca, con successivi incroci con altre razze di cavalli. Nel XV secolo un’ulteriore distinzione tra cavallo maremmano toscano e laziale si produsse a seguito dell’intervento di Lorenzo de’ Medici, signore di Firenze, il quale introdusse in Italia l’incrocio con cavalli orientali, mentre nella prima metà del XX secolo fu anche incrociato con cavalli purosangue inglesi. Il cavallo maremmano ha mantello baio o morello, è fisicamente molto resistente, ed ha un carattere energico, fiero e vivace.

Tra gli argomenti illustrati nel Museo di Blera ci sono anche la pratica delle transumanze ovine e bovine, quella della mèrca, cioè della marcatura del bestiame, l’artigianato fiorito intorno all’allevamento del cavallo, come ad esempio la fabbricazione delle selle, e vari aspetti della cultura popolare, come gli usi rituali nelle feste popolari. Nello spazio esterno al Museo sono stati ricostruiti alcuni edifici un tempo fondamentali per l’allevamento dei cavalli, come la stalla, la capanna maremmana, l’abbeveratoio e la bottega del maniscalco. Il Museo è periodicamente sede di esposizioni artistiche di vario tema.

Il secondo itinerario è verso nord-est, fino a Schio in provincia di Vicenza (Veneto), dove da alcuni anni all’interno della sede dell’Associazione Sportiva “Gruppo Ippico Scledense”, fondata nel 1990, è stato allestito il “Museo del cavallo e degli attrezzi rurali”. Qui è conservata una consistente raccolta di oltre 1200 oggetti del passato relativi al mondo equino, al rapporto del cavallo con l’uomo e alla pratica della mascalcia, cioè finimenti, speroni, selle e imboccature, ferri, ramponi, nonché attrezzature e reperti militari del periodo della Prima Guerra Mondiale. Il tutto è arricchito da 118 pannelli esplicativi, 89 stampe che illustrano le varie razze equine, corredate di fascicoli consultabili, e 22 libri sui cavalli. Il Museo ospita anche molti attrezzi e utensili rurali, che testimoniano le pratiche economiche, sociali e culturali della locale civiltà contadina del passato. Nel tempo la collezione verrà ampliata, perché il “Gruppo Ippico Scledense” è impegnato nell’ulteriore raccolta di materiali ed utensili da esporre.

Il terzo itinerario, invece, è verso sud fino a Martina Franca in provincia di Taranto (Puglia), dove nel Giugno del 2015 è stato inaugurato il “Museo del cavallo murgese”, istituito nella Masseria Galeone all’interno della Riserva Naturale delle Murge Orientali, gestita dal Corpo Forestale dello Stato. Lo spazio espositivo si articola in 6 sale che ospitano molti pannelli didattici, foto, postazioni video, e si avvale anche di video proiezioni e, come a Blera, di suggestivi effetti sonori.

Anche qui l’obiettivo primario è ripercorrere la storia dell’origine del cavallo e la sua evoluzione, la domesticazione, gli aspetti anatomici ed etologici, le componenti culturali del rapporto uomo-cavallo, le varie pratiche come la mascalcia, ma rivolgendo una particolare attenzione al cavallo di razza murgese. Infatti il Museo intende promuovere in particolar modo la conoscenza e la valorizzazione del cavallo locale, una razza equina tipicamente italiana, probabilmente selezionata nelle Murge nella seconda metà del XVI secolo, epoca durante la quale questa zona era sotto il controllo dei Veneziani. Il cavallo murgese, come quello maremmano, è molto robusto, ha gli arti ben saldi e i muscoli sviluppati, ma il suo mantello è morello.

L’offerta didattica per il visitatore comprende non solo la visita al Museo, ma pure una prova di postura a cavallo nella selleria, ed inoltre la possibilità di conoscere ed apprezzare dal vivo i cavalli murgesi, visitando la scuderia. Da nord a sud, passando per il centro, si snoda la narrazione della storia, e delle tante storie, di questo animale indissolubilmente legato alla cultura italiana.