1855 c. Padre Jean-Baptiste Henri Lacordaire dei Padri Predicatori, novizio a La Quercia nel 1840 (Archivio Mauro Galeotti)

La Quercia STORIA

Pubblico questo approfondito studio sulla storia del Convento di Santa Maria della Quercia, che mi ha inviato l'amico prof. Gianfranco Ciprini, ormai assai noto ai nostri lettori per i numerosi scritti pubblicati su questo quotidiano e per i vari volumi editi, tutti per onorare la Madonna della Quercia.

Gianfranco è fedele custode delle Sue memorie.

Lo pubblico con orgoglio, perché vivo la mia casa e la mia famiglia su questa terra querciaiola, in cui avvennero le miracolose vicende che portarono al culto della Vergine e del Bambino dipinti sulla tegola, quella tegola che protegge dalla pioggia, che copre il sole, che ferma il vento, ma che apre le grandi braccia dell'amore e unisce a Lei, la mamma di Gesù, i nostri animi per sempre.

Gianfranco grazie
Mauro

---------

Storia del Convento della Madonna della Quercia e de’ suoi “figli” più importanti
(Notizie tratte dal Torelli ms. 1706, A.S.M.Q.)

Gianfranco Ciprini

“Quasi fin dal principio della sua fondatione fu aperto il Noviziato di questo Convento, e con la Regolare Osservanza che sempre vi si è sostenuta, senz’alcuna interruzione di tempo sino al presente ogn’anno si sono riceuti all’habito buon numero de giovani con grande utile delle Provincie, molti de quali hanno non poco onorato la Religione non solo per la santità e dottrina, ma anche per le dignità Ecclesiastiche alle quali furno assunti.

Vi sono state parimente sempre aperte le scuole di Filosofia e Teologia, e per 40 anni in circa vi fu lo studio Generale della Provincia trasferito dal Convento di S. Domenico di Perugia, dove di nuovo fu trasferito per un pingue legato lasciatoli a questo effetto.

E per essere questo convento ritirato dalla Città e libero da ogni soggettione, ne avendo li studenti occasione di svagarsi fuori dallo studio vi si sono molto approfittati e ne sono usciti soggetti segnalati e di grande ornamento non solo della nostra Provincia ma anche dell’altre,si per i libri che hanno dato alla luce con grand’utile del Cristianesimo per le prediche che riformarono i costumi de fedeli, per le dignità Ecclesiastiche che sostennero con molto decoro della Santa Chiesa. Si anche per l’osservanza regolare che appresa in questo Convento stabilirno negl’altri.

De quali per essere innumerabili, solo specificaremo li figli del medesimo Convento e tra questi: 

Fra Matteo Martinetti gran filosofo e teologo e famoso predicatore: scrisse “l’Espositione sopra il Salmo 50“ circa l’anno 1500.

(Venerabile) Fra Paolo da Foiano sacerdote doppo aver vissuto anni 23 nella Religione con gran purità e santità de costumi morì santamente in questo convento a hore 12 del di 18 settembre dell’anno 1509 e poco prima aspettando con grand’alacrità e desiderio la morte fortemente esclamava “stringe corpus meum, stringe cor meum“ e fu nel medesimo giorno che pranzò in convento il Sommo Pontefice Giulio II, che sentì consolatione della sua vita e preziosa morte di questo Religioso.

Fra Zanobio Acciaioli che fu bibliotecario del Vaticano fatto da Leone X l’anno 1518 ; fu huomo dotto anche nella lingua Hebraica e Greca, scrisse molti libri dotti. 

(Venerabile) Fra Domenico spagnolo huomo dotto e di tanta austerità e osservanza regolare e zelo che da tutti era chiamato il Santo, visse per venti anni continui in questo Convento con somma edificatione di tutti impiegato sempre in opere di pietà per la salute de prossimi et in particolare nell’amministrare il Sacramento della penitenza anche agli appestati, per il che avendo preso il male morì santamente nel giorno del nostro S. Domenico, martire di carità e con le ginocchia in terra avanti l’Immagine del Crocefisso e della Santissima Vergine l’anno 1528.

(Venerabile) Fra Hilario da Tivoli eletto e confermato Priore di questo Convento, come huomo santo umile e timorato fece ogni sforzo per non accettarlo, ma forzato dall’obedienza l’accettò senza voler essere riceuto solennemente come era solito, et il giorno seguente si partì per andare a supplicare il padre Provinciale che l’assolvesse, ma arrivato in Orvieto e gravemente infermatosi con gran divotione e molto suo contento per haver ottenuto la gratia che domandava di morire senza superiorità, morì cantando le parole del salmo “Dominus eriget elisos, Dominus illuminat ceros“, l’anno 1539, 14 settembre.

Fra Atanasio Nelli viterbese, primo vicario de Penitenzieri di S.Maria Maggiore al tempo del B.Pio V scrisse un libro dell’Origine della Miracolosa Immagine della Madonna della Quercia, viveva l’anno 1580. 

Fra Paolo Signorelli da Cortona, huomo di gran dottrina, eruditione, religiosità e di molta prudenza e autorità, due volte Provinciale della Provincia Romana, definitore di due Capitoli Generali in Valenza l’anno 1596 et in Roma l’anno 1601.

Esaminatore de Vescovi avanti il Sommo Pontefice e morì con sentimenti di gran devozione d’anni 65 l’anno 1605.

(Vescovo) Fra Gregorio Servantio da S. Severino nella Marca, vestito in questo Convento per figlio del medesimo l’anno 1585, huomo dotto e prudente, di gran costanza, con la quale affisse la scomunica nella cattedrale di Ferrara doppo la morte d’Alfonso d’Este, e con pari intrepidezza se ne uscì dalla medesima, fu da Clemente VIII assunto al vescovato di Trevico, Terra di Lavoro, l’anno 1601, quale dopo pochi anni rinuntiato si ritirò a vivere religiosamente dedito all’opere di pietà nel Convento di S. Domenico di Camerino dove morì l’anno 1608 ancora giovane d’anni 42 e dove poi dal P. Generale Ridolfi suo discepolo gli fu fabbricato per gratitudine il sepolcro con annuo censo per i sacrifici.

(Vescovo) Fra Francesco Maria Buratti di santi e religiosi costumi, fu lettore e maestro de Novizi in questo Convento, molto confidente della Ven. Suor Francesca Vacchini, per mezzo della quale ricevè molti avvisi per l’anima sua dalla Gloriosa Regina del Cielo, e tra l’altre gli fece intendere che recitasse il suo rosario con amor filiale, perché meditando quelli misterij e la grandezza della Madre di Dio solea in se stesso confondersi e starsene molto timoroso, fu assunto al vescovato d Vulturara e Monte Corvino l’anno 1623 dove doppo pochi mesi morì.

(Vescovo) Fra Paolo Pucciarelli d’Assisi Vescovo d’Andro in Grecia creato l’anno 1621 da Gregorio XV , che con zelo parziale, stabilita quella chiesa nella fede e Religione, morì l’anno 1630.

Fra Tomaso Bandoni da Lucca scrisse tre libri dell’Imagine della Santissima Vergine della Quercia e suoi miracoli circa l’anno 1636.

Fra Giovanni Chrisostomo Viola maestro di Sacra Teologia e famoso predicatore fu predicatore apostolico agli Ebrei di Roma in tempo del Pontefice Urbano VIII.

Fra Tomaso Mancini da Bieda maestro di Sacra Teologia e huomo di gran prudenza e religiosità fu anch’egli per molti anni Penitenziere Apostolico nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, di dove licentiatosi nell’ultima vecchiaia morì in questo convento con sentimenti di vero Religioso circa l’anno 1640.

Fra Giacinto Maildachini huomo dotto, erudito e di gran cervello fu famoso Predicatore del suo tempo scrisse più libri di prediche, alcuni impressi col nome di Andrea suo padre; molte tragedie et altre opere profane, morì a Palermo nella quaresima del 1644 mentre vi predicava con gran grido. Sarebbe stato Cardinale Regnante se fosse arrivato al pontificato di Innocenzo X suo affine, che nelli travagli del suo pontificato fu sentito più volte esclamare: “dove sei fra Giacinto”.

Fra Gioseppe Gallese romano dotto e pio, scrisse l’historia e miracoli della Madonna della Quercia stampata in Orvieto morì l’anno 1644.

Fra Agostino Rebigiani da Imola dotto erudito e di grandissima conversatione appresso i Pontefici esercitò per molti anni l’offitio di Vicario Generale del S. Officio, e come in questo esperto, fu mandato da Urbano Ottavo per Commissario Generale della Santa Inquisitione in Polonia et altre Provincie Oltramontane . Morì devotamente nel Convento di S. Marco di Fiorenza nell’attuale visita essendo Vicario Generale della Provincia Romana l’anno 1644.

Fra Pietro Martire Romani da Bagnorea religioso devotissimo e zelante predicatore scrisse molti versi in lode della Santissima Vergine un libro del Santissimo Rosario, della Colomba Celeste, l’Historia della Miracolosa Immagine della Madonna della Quercia et un tomo di sermoni del Santissimo Rosario et altre opere, viveva l’anno 1646.

Fra Pietro Martire Bucciotti romano maestro di Sacra Teologia fu penitenziere apostolico successo al Padre Maestro Candido in Santa Maria Maggiore, scrisse un libro de Miracoli della Madonna della Quercia, morì l’anno 1647

Fra Michele Zazara Predicatore famoso per tutta l’Italia morì in Venetia circa l’anno 1650 

(Vescovo) Fra Ambrogio Viola da Ortona gran teologo e predicatore fu priore nelli primi conventi della Provincia Romana, Vicario Generale della Provincia di S. Pietro Martire, Teologo e Confessore del cardinal Reggi fu assunto al Vescovato di Lacadonino in Puglia e morì l’anno 1651, essendo … nel Convento della Minerva gli fu rivelata la morte di S. Francesca Vacchini succesa in Viterbo. Scrisse dottamente un libro “De Primatu D. Petri“ dedicato al Pontefice Innocenzo Decimo.

(Venerabile) Il P. Angelo de Mont’Urzo della Congregazione de Cavoti d’anni 34, doppo essere stato in questo convento per sei anni maestro de’ Novitij e Sagrestano di questa Chiesa con vita esemplarissima e osservantissima delle sue leggi, et essendo di rara semplicità e devozione, era ammirato e amato ugualmente da tutti, l’anno 1657 sentendo la peste faceva gran strage in Montefiascone scrisse al P. Generale chiedendoli istantemente licenza per andare ad amministrare li sacramenti alli poveri appestati e ottenutala et essendosi serrato anche Viterbo e apertovisi lazzaretto, andò in questo ad esercitare opera si pia, vi si portò con tanto suo contento e allegrezza come chi andasse al festino, fu toccato la prima volta dalla peste e ne guarì per gratia speciale, e proseguendo li suoi spirituali esercitij con somma carità restò di nuovo infermo e con gran devozione e consolatione insieme del suo spirito per la speranza ferma d’andare a godere il suo Dio morì il di 25 ottobre del detto anno pianto universalmente da tutti li infermi, ministri, e serventi per haver perso un Padre si caritativo.

Fra Tomaso Buratti fu ottimo predicatore, Penitenziere Apostolico in S.Maria Maggiore per 30 e più anni, scrisse molti libri di prediche che si conservano manoscritte in questa Libreria [del Convento della Quercia] delle sue fatiche fece molti benefitij e ornamenti alla Chiesa, morì d’anni 76 in questo Convento l’anno 1659

Il Padre Maestro Fra Giovanni Battista Petrucci da Tivoli huomo dotto erudito e prudente, predicatore egregio, amato da Principi, due volte Priore di questo Convento. Metafisico dell’Università di Macerata e fondatore del Convento di S.Domenico della terra di S.Felice diocesi di Terracina, dove morì circa l’anno 1660. Scrisse molte operette di grand’erudizione e tra l’altre un oratione nell’ingresso del Cardinal Francesco Maria Brancacci al possesso della sua Chiesa di Viterbo, che fu stampata.

(Venerabile) Il P. Girolamo Battelli doppo essere stato molti anni in questo Convento con vita ammirabile nell’osservanza, penitenza et orazioni, morì con concetto di gran santità anche appresso li secolari, che procurarono levarli per reliquia parte delle sue vesti l’anno 1664…

Il Reverendo Padre Maestro Fra Pio Manardi di Camerino che fu compagno del Reverendissimo Padre Maestro del Sagro Palazzo scrisse la vita della Venerabile Madre Suor Giulia Fondatrice del Monastero di S.Caterina di Camerino impressa l’anno 1668.

(Venerabile) Fra Vincenzo Zazarini converso di anni 72 sempre incessantemente nel servitio di Dio e della Religione, fu l’huomo di gran austerità e penitenza essendogli ritrovati doppo la morte cilitij discipline et altri istrumenti di penitenza che erano l’unica suppellettile della sua camera per essere vissuto sempre amicissimo della povertà puro che avesse servito due Generali dell’Ordine Masini e Roccaberti era zelantissimo dell’Osservanza e dell’Honor di Dio intrepido et senza rispetti umani avvisava spesso li suoi superiori a non far parzialità, e sopra tutto era assiduo nell’horatione e contemplatione che soleva resa quasi abituale, discorrendo con persone devote volentieri di Dio e suoi misterij, come un mistico teologo, osservò puntualmente ad unguem le nostre Costituzioni e ritornato in questo convento nell’ultima vecchiaia s’alzava ogni notte a mezza notte cogl’altri al mattutino, rimanendo spesso in oratione sino a prima.

Morì qual visse abbracciando allegramente la morte come unico mezzo di godere il suo Dio, per il quale desiderò patire sino all’ultimo chiedendo nelle sue agonie maggiori dolori, e voltandosi a S. Caterina da Siena sua avvocata la pregava delle sue spine e fu il primo giugno dell’anno 1674. 

(Vescovo) Fra Giacinto Tarugi da Orvieto professo in questo convento per figlio del medesimo l’anno 1622, maestro di theologia e dotato di sacra e profana eruditione eccellente Padre fu fatto Vescovo di Venosa l’anno 1644, qual Chiesa resse circa trent’anni sempre pastore vigilante et indefesso della Santa predicatione per la salute del suo gregge. Scrisse le vite di S. Onofrio, del Beato Alberto Magno et alcune osservazioni sopra l’Epistole di S. Caterina 

Viveva in questo Convento con opinione universale di santo il P. Celestino da Isernia l’anno 1650, del quale si fa mentione negli atti del Capitolo Generale dell’anno1675, anno della sua morte, e con molta carità e zelo era molto applicato nell’amministrare il Sacramento della penitenza con gran profitto dell’anime, avendone ridotte molte alla vera vita Christiana. Tra queste fu suor Lucretia Berretta di onestissimo parentado della città di Castro desolata da Innocenzo Papa X. Per motivi registrati nell’istorie di qui sempre restò ella vedova nella sua gioventù e benché da molti per la sua bellezza e virtù fosse desiderata alle seconde nozze, volle osservare castità vedovile e frequentando questa Chiesa per la devozione e per esservi sepolto il suo buon marito, incontrassi a confessarsi dal suddetto padre Celestino. Conobbe il padre lo spirito della giovane.

(Vescovo) Fra Angelo Maildachini huomo pio e facondo padre, fu promosso da Innocenzo X al Vescovato d’Aquino nel 1645 e poi a quello di S. Severino nella Marca nel 1555, dove visse santamente per molti anni governando rettamente il suo gregge ornò la sua Cattedrale di preziose suppellettili, argenti et altre nobili strutture, fu vero Pastore e Padre de poveri e però pianto da tutti nella sua morte, e doppo quella desiderato.

Il Padre Fra Giacinto Ravicini viterbese huomo di religiosa semplicitàe ritiratezza scrisse l’historia del Santo Corporale d’Orvieto e con grand’attenzione e diligenza scrisse pienamente in due tomi dell’Origine indulgenze e privilegij de miracoli del Santissimo Rosario, opera di molto utile alli divoti e predicatori di questa devozione, come anche delle Compagnie del Santissimo Nome di Dio e del Santissimo Sacramento, stampati in Montefiascone l’anno 1701 et in Viterbo l’anno 1702, opera molto utile alli devoti e Predicatori del Rosario. Morì in questo convento l’anno 1703.

Il Padre Fra Pietro Martire Petrucci viterbese religioso esemplare, avendo sempre conservato nel vestire e nella modestia e devozione la semplicità appresa ne primi anni del noviziato, visse sino all’età di 55 anni sempre applicato nelle cattedre e ne pulpiti come dotto et erudito e non meno santo religioso benché sempre di mala sanità . Scrisse con pari dottrina et eruditione un libro delli precetti generali di tutta la Morale secondo la mente di S.Tomaso intitolato “ Lucerna Moralis Aquinatici Solis Illustrata Splendoribus “ stampato in Roma l’anno 1698 ; scrisse altro tomo delli precetti del Decalogo che non potè dare alle stampe e si conserva manoscritto nell’archivio del Padre Reverendissimo Generale in Roma. Morì devotamente nel convento di Nepi l’anno 1704 del mese di novembre.

Per mancanza delle necessarie notizie si tralascia di far memoria d’altri religiosi non meno segnalati di questo Convento quali in ogni tempo ha dato alla Religione, come per gratia di questa Santissima Vergine non mancano al presente.

Fra quali il padre Reverendissimo Maestro Fra Paolo Ottaviani Inquisitore Generale di Perugina prefetto a quel Santo Tribunale doppo essere stato Compagno del Padre Maestro del Sagro Palazzo e Vicario Generale del S. Officio per espressa elettione della Santa Memoria d’Inocenzo XI che anche presentemente governa con raro esempio di gioiosa osservanza e zelo questa Romana Provincia come Provinciale della medesima eletto con soddisfatione universale delli communi desiderij.

Et il Padre Maestro Fra Girolamo Mascella d’innocentissimi costumi e tenacissimo della Regolare Osservanza ; che doppo aver insegnato con lode per 20 anni in circa filosofia e Teologia per lo più nel Collegio di Roma et essere stato priore in questo et in quello della Minerva risiede attualmente in Santa Maria Maggiore come Penitenziere Apostolico e Predicatore degli Ebrei di Roma.

Per opera altresì de Religiosi di questo Convento si riformorno molto li costumi de popoli vicini della Maremma, della Teverina e Montagna che vivevano molto rozzamente e con gran fierezza, sedorno inimicizie et estinsero le dissensioni e guerre civili che in quei tempi erano ordinarie in queste parti soggette alla Santa Sede.

Promulgarono per tutti questi luoghi anche la devozione del Santissimo Rosario…

Erano in tanta devozione li Religiosi di questo Convento, che dovunque andavano erano sommamente riveriti e la città di Orte li dichiarò suoi cittadini godendo però anch’hoggi il privilegio del passo gratis della barca sopra il Tevere, et ogn’anno uscivano dal medesimo Convento per dette città e terre convicine sette e otto predicatori per la quaresima ricercati con istanze dalle medesime al Priore, et in molti luoghi vi erano persone tanto devote che con gran loro consenso senz’incomodo de frati radunavano l’elemosine di grano e vino che in considerabile quantità eran poi portati anche gratis al Convento …”. Alla fine del 1700 a Viterbo furono chiusi tutti i conventi ad eccezione di quello della Quercia che rimase aperto anche grazie ai cittadini viterbesi che apprezzavano la disponibilità dei padri ivi residenti verso tutti, di qualunque idea fossero.

Già nel 1797, il 21 marzo, gli stessi cittadini avevano scritto al rappresentante del governo francese a Viterbo questa lettera:

"Libertà, Religione, Uguaglianza

Noi sottoscritti cittadini Viterbesi, col presente foglio dichiariamo, che sarebbe di gran desiderio tanto nostro che di tutta la Città, che sussistesse il Ven. Convento detto di Santa Maria della Quercia, posto un miglio, e più fuori le Porte della Città; Santuario celebre, tanto per l’antichità, che per i miracoli operati in qualunque tempo da detta Beatissima Vergine.

Il sagro tempio quotidianamente viene officiato con edificazione di tutti dagli attuali Cittadini Religiosi Domenicani esistenti in detto Convento, tanto che ogni giorno in folla si vedono concorrere i forastieri a visitare detta Santissima Vergine per ottenere le bramete grazie.

I suddetti Religiosi col massimo zelo, e Democratica virtù, senza alcun emolumento, giornalmente si prestano in pure pubblica scuola di Filosofia, non solo agli individui di questa Commune, ma agli altri di bagnaia, Viturchiano, e Bomarzo. Di più con larghe limosine sovvengono più famiglie della Commune, come è a tutti noto.

Viterbo primo Jermifero anno 6° dell’Era Repubblicana". (Archivio Gianfranco Ciprini)

Il 4 ottobre del 1800, il padre priore fra Ludovico Trisciuzzi, chiese l’autorizzazione a poter vendere alcune proprietà per aiutare i poveri che in massa accorrevano alle porte del convento ; si prese l’abitudine, durata fino a quando i domenicani rimasero alla Quercia, di offrire, a chi ne avesse avuto bisogno, un po’ di minestra e due fette di pane nel porticato del convento, che da allora prese il nome "la fetta". (vol.123 c.18 e segg.)

Nonostante la buona volontà dei viterbesi e dei padri domenicani,il convento della Quercia venne chiuso: "… Nell’anno 1810 alla metà di giugno per ordine del governo, che fu generale, tutti i religiosi deposero l’abito, e dal detto convento della Quercia partirono tutti eccettuato l’autore di queste memorie [ padre Pio Semeria], che vi aveva assunto l’abito domenicano nell’anno 1782 e che vi restò, benchè forastiero, come professore di teologia nel collegio di Viterbo, per assistere ed uffiziare la chiesa; il che fece fino alla ripristinazione dello stesso convento ed al ritorno dei religiosi Domenicani.

Egli vi restò in compagnia di tre laici, due speziali ed un sacrestano obbligati a sostentarsi, essendo privi di pensione per non aver mai prestato al governo il giuramento che si voleva, colle proprie entrate e col frutto delle loro fatiche…". (Semeria vol III p.83) (vol. 364 c.79)

Padre Semeria fu aiutato nel suo lavoro anche dal padre Angelo Ridolfi, minore osservante, abitante a Bagnaia, sua cittadina natale, che lo assistette notte e giorno sia dicendo messa come confessando, comunicando e in ogni attività di cui ci fosse necessità. (Semeria VII p.127)

Sconfitto Napoleone, padre Semeria reclamò immediatamente le proprietà che spettavano alla Chiesa della Madonna della Quercia; le sue istanze vennero recepite dal padre domenicano fra Giuseppe Onori da Orvieto che riuscì a convincere il papa Pio VII a riscattare i terreni venduti ai marchesi genovesi Spinola e Durazzo. (Santa Sabina XI 9400 c. 327 e seg.)

All’inizio dell’anno 1816, sotto il priorato del padre Pastori, venne riaperto il noviziato e la chiesa della Quercia ritornò a vivere. (Semeria vol.V p.364)    

Per la nomina a Cardinale del vescovo di Montefiascone, fra Maria Velzi, grande devoto della Madonna alla quale aveva donato pochi anni prima una bellissima lampada d’argento, i padri Domenicani della Quercia fecero una grande festa, illuminando anche tutta la facciata della chiesa.

Il cardinale Velzi morì pochi anni dopo, nel 1836; fu sepolto, secondo le sue volontà, nella chiesa della sua amatissima Madonna della Quercia, davanti al rinnovato altare di San Domenico, dove fu posta una lapide fatta a Roma da Giovanni Lozzi. (vol.206 c.156 ) (Semeria vol III p. CLXXXVI )

Padre Giacinto Pellegrinetti e padre Vincenzo Palmegiani, l’uno priore, l’altro maestro dei novizi, nel 1838 proposero al papa Gregorio XVI la riforma del convento.

"… Le triste vicende dei tempi e forse la fiacchezza dei caratteri avevano rallentato la disciplina.

Quel generoso umore che circola vigoroso e dà lena pei grandi sforzi era sparito dai chiostri; l’ideale era quasi scomparso.

I padri, pur abitando sotto il medesimo tetto, pur sedendo alla stessa mensa, non avevano la perfetta vita comune: doveva ognuno pensar a sé; e pensare a sé sovente significa diminuir se stesso.

Quella povera vita di famiglia stabilita nell’Ordine come base da San Domenico, in cui tutti godon di tutto e nessuno possiede nulla, non era più che un’ombra…". (Mortier p.168)

La supplica, però, non fu accolta ma il desiderio della vita comune stava facendosi sempre più strada nella comunità dei frati domenicani.

Durante quegli anni erano venuti dalla Francia per iniziare il cammino del noviziato il famoso oratore Enrico Lacordaire e alcuni suoi carissimi amici, tra cui il pittore Besson e Requedat; nel 1840, vestito l’abito domenicano nel convento della Minerva, a Roma, fecero la loro professione davanti all’immagine della Madonna della Quercia. (vol.123 c. 199)

Il 4 ottobre del 1841, “… emulando Gregorio XVI il pietoso esempio di altri suoi predecessori, si diresse al celeberrimo santuario di S. Maria della Quercia sulla cui ampia e non breve strada avea già percorso una piena di popolo nulla curando la minacciante pioggia. Sopra la porta del magnifico tempio esprimeva l’iscrizione". Azione di grazie e voti al pontefice". Venne accolto sotto baldacchino, da domenicani che l’hanno in custodia, e dal magistrato viterbese. Adorato il Santissimo Sacramento, esposto con isplendida luminaria, corrispondente essendo quella di tutta la chiesa nobilmente addobbata, dopo la benedizione compartita da Mons. Belletti vescovo d’Acquapendente, il papa si recò ad orare innanzi alla prodigiosa Immagine della Santissima Vergine; e visitato il tempio in ogni sua parte, passò quindi nella sagrestia, in cui ammise al bacio del piede la comunità dei frati, i religiosi cappuccini, oltre altri regolari, e varie distinte persone.

Si piacque poi d’ascendere con la scala interna, a godere la vastità e magnificenza del convento, percorrendo in varie parti, insieme co’ cardinali Pianetti, Macchi, Brignole, De Angelis e Mattei.

Fermatosi in una delle principali sale, fu dalla religiosa famiglia presentato un quadro chiuso in cornice di bronzo dorato, sul cui fondo di velluto cremisi spiccava nel mezzo l’immagine miracolosa di S. Maria della Quercia, e da’ lati le figure di S. Domenico e di S. Caterina da Siena, tutte in argento operate a fino cesello di valente artefice romano; ed ancora d’una bella archetta d’avorio opera di egregia scuola, e forse de più bei tempi dell’arte toreutica.

D’ambo i doni il papa manifestò con acconcie parole il suo benevolo gradimento. Lieti i domenicani di tanto onore ne aveano testimoniata l’esultanza con altra iscrizione.

L’abbondante pioggia impedì al Beatissimo Padre di benedire il popolo da una loggia a ciò preparata…". (Moroni vol. CII p. 384) (vol.206 c.174) (vol 123 c.210)

Il 14 marzo del 1842 presero i voti davanti all’altare della Madonna della Quercia 4 giovani francesi; tra di essi c’era Vincenzo Jandel che poi sarà generale dell’Ordine.

Uno di questi giovani francesi fece il disegno della grande bussola per la porta maggiore della chiesa. (vol.123 c.213)

Il padre Vincenzo Zoppini, nel 1843, rinnovò al Papa la supplica per la vita comune, che questa volta fu accordata, ed il convento, posto alle dipendenze del generale, fu separato dalla provincia romana.

"… Concepita l’idea dal padre sindaco fu poi a spese del padre maestro Giacinto Borg, maltese, professore del seminario vescovile di Viterbo, aggregato a figlio tra noi con rescritto pontificio, fatto eseguire un bel rame che rappresenta tutta la facciata davanti all’altare con tutti i bassi rilievi ed ornati con l’immagine sul trono come interna con l’iscrizione ai piedi ‘Sacellum S. Mariae super querque’ e questo rame fatto incidere in Roma costò 60 scudi…"; l’autore del disegno fu Angelo Papini. (vol. 206 c. 183)

Il 30 settembre del 1845 morì il padre Semeria ed il suo funerale fu celebrato nella chiesa della Quercia; con Semeria se ne andava un uomo geniale, enciclopedico, eclettico, insegnante di matematica di Carlo Bonaparte, figlio maggiore di Luciano, fratello di Napoleone Bonaparte, principe di Canino (Semeria vol IX p.515), amico di tanti studiosi viterbesi, socio dell’Accademia degli Ardenti.

Scrisse una specie di enciclopedia in 10 volumi, ora nella biblioteca comunale, dove tratta tanti argomenti ; si va dall’archeologia, alla filosofia, dalla geologia alla filologia; dalla matematica alle scienze.

Devotissimo della Madonna della Quercia, durante gli anni critici della rivoluzione francese e del periodo napoleonico,dedicò la sua vita alla protezione della chiesa e del convento della Quercia, abbandonato da tutti i padri, fino a quando, offeso da accuse infondate e malevole e ammalatosi poi di tifo petecchiale, abbandonò l’abito domenicano e si ritirò a vivere a Viterbo, dove morì solo e profondamente deluso per il comportamento tenuto nei suoi confronti anche dagli amici più cari.

Quando, nel 1845, il p. Lacordaire ritornò in Francia, volle che l’amico pittore fra Besson, che l’aveva accompagnato nella sua visita alla Quercia, riproducesse fedelmente l’Immagine della Vergine; la pittura poi venne portata a Nancy, primo convento dei padri Predicatori riaperto dopo la rivoluzione francese e la Vierge du Chene, la Madonna della Quercia, fu proclamata protettrice dell’Ordine Domenicano Francese.

I frati del convento della Quercia, invitati dal vescovo di Viterbo, cardinal Pianetti, a contribuire alla spesa per la costruzione della nuova Chiesa di S. Rosa lo fecero offrendo 120 scudi (vol.206 c.194)

Fu rifatto, con marmo bianco di Carrara, il ciborio dell’altare del Crocefisso e la sua fattura costò 153,55 scudi; lì fu posto il Santissimo Sacramento. (vol. 206 c. 200)

La devozione verso la sacra icona, in questo periodo, rifiorì notevolmente e i padri domenicani decisero di rifare completamente la parte musicale del grandioso organo; si decise di affidare il lavoro, dal costo di 1000 scudi, al prof. Morettini di Perugia. (vol 123 c.231) (vol. 206 c.202)

La principessa di Canino, moglie di Luciano, pubblicò un piccolo libro intitolato Trois Ex Votò de la Madonne du Chene, dove poeticamente descrive tre tavolette ex voto attaccate alle pareti della chiesa : una è quella di don Pietro e Flaminia, l’altra di Fabrizio da Modena l’ultima di Maddalena da Soriano (Trois aex…. Biblioteca Comunale Viterbo II a2 36)

Ormai le piccole botteghe sono quasi tutte abitate per tutto l’anno e nei registri del convento si comincia a trovare sempre più spesso la parola QUERCIAIOLO, aggettivo attribuito a chi occupava le piccole case davanti al Santuario. (vol.206 c. 205)

Il principe Torlonia, proprietario di tutte le vecchie botteghe acquistate dai francesi al tempo di Napoleone, le aveva date in enfiteusi perpetua ad Agostino Polidori che le aveva affittate; il Polidori si era anche impegnato, come già aveva sempre fatto il principe Torlonia, a pagare la decima di 15 scudi che gli abitanti della Quercia avrebbero dovuto versare al parroco di S. Maria dell’Edera,da cui essi dipendevano come parrocchia.

Nel 1854 venne restaurato l’orologio del campanile (vol.206 c.231) e nel 1857 il papa Pio IX venne a visitare la Madonna della Quercia.

" … Nell’ore pomeridiane si portò al gran santuario di S. Maria della Quercia, accompagnato da’ cardinali Pianetti e Pecci, e dal magistrato civico.Il Papa fu ricevuto da’ cardinali Savelli e Gaude domenicano, e da’ religiosi del convento, i quali solennizzarono tanto onore, con iscrizione da loro composta e collocata sulla porta principale del tempio.

In esso dopo aver ricevuta la benedizione col S.S. Sagramanto, decorosamente esposto, gli fu aperto il santuario ov’è la celebre e miracolosa immagine, e pregato alquanto innanzi di essa, si recò in sagrestia ad ammettere al bacio del piede i domenicani che vanno in cura, ed i cappuccini della Palanzana, oltre alcuni sacerdoti della vicina Bagnaia. Asceso il papa il maestoso convento, dalla loggia benedì il popolo numeroso...". (Moroni dizionario CII p.393) (vol.206 c.272)

Passiamo al secolo XIX. Mentre la tempesta scatenata dalla rivoluzione francese stava per raggiungere anche la Quercia, nel 1793 entrò in questo Convento un giovane di Osimo, che vi vestì l'abito domenicano e vi pronunziò i voti religiosi: Fra Vincenzo Palmegiani. Egli spiccò subito per virtù: « semplice, schietto, austero con se stesso, zelante per la povertà, assiduo al lavoro, ... non indietreggiava dinanzi ‑ a nessun ostacolo. La sua perizia nell'amministrazione gli guadagnò più volte la fiducia dei Padri» «La Santa Vergine gli pose in fronte il segnacolo di Padre di molti ed illustri, religiosi che dovevano nel corso del secolo XIX restituire all'Ordine di San Domenico un’intensa vitalità.

Infatti, alla riapertura del Convento, nel 1814, dopo la soppressione del 1810, egli vi ritornò come Maestro dei Novizi: ufficio che tenne per quarant'anni, durante i quali egli lavorò silenziosamente a preparare per l'Ordine, dopo la crisi della rivoluzione e degli avvenimenti successivi, i tempi nuovi.

I frutti della sua opera maturarono nel 1838, quando il governo del convento fu affidato al P. Giacinto Pellegrinetti, trentunenne, «UOMO di Dio», di profonda pietà, di grande amore alle osservanze religiose, di modi garbati e piacevoli.

I due religiosi si associarono nella restaurazione della vita religiosa non solo alla Quercia ma in tutta la Provincia Romana, come scriveva il P. Pellegrinetti al Maestro Generale P. Angelo Ancarani il 20 luglio 1838: «...Nostra intenzione, anzi principale scopo si è di non introdurre questa vita comune in questo solo convento, come pure in convento di ritiro, ma sibbene debba... dilatarla anche in altri conventi, e benedicendo il Signore le nostre premure, in tutta la Provincia a suo tempo » 21.

Con l'appoggio del P. Ancarani, i Padri Pellegrinetti e Palmegiani, con un gruppo di altri religiosi della Quercia, di S. Maria Novella di Firenze, della Minerva e di Piperno, chiesero a Gregorio XVI il permesso di «erigere questo Convento (ossia la Quercia) in casa di perfetta vita comune come era al suo principio nel secolo XV».

«Firmando questa supplica a Gregorio XVI, scrive il, Mortier i religiosi sottoscrivevano la carta del rinnovamento dell'osservanza nella Provincia Romana. Un tale atto, benedetto largamente dalla Madonna della Quercia, era per avere i più fecondi resultati ed oltrepassare tutte le previsioni dei coraggiosi firmatarii. Può senza nessuna esagerazione asserirsi che da un tale atto derivò la più gran parte di ciò che l'Ordine di San Domenico ha operato di buono e di grande nel secolo decimonono. Fu la Vergine della Quercia che al vecchio tronco domenicano restituì il suo vigore».

Prima di concretare il loro proposito, quei religiosi dovettero attendere cinque anni, inviare un'altra supplica al Papa, operare dolorose separazioni: era il tempo della macerazione, necessario nelle istituzioni, come nella vita di ogni anima, perché il chicco di frumento si sviluppi e si moltiplichi.

Il 20 agosto 1843 la riforma era una cosa compiuta.

Ma intanto ecco che cosa era successo.

L'abate Lacordaire, venuto la prima volta a Roma nel 1837, aveva fatto il proposito di restaurare in Francia l'Ordine di San Domenico, soppresso dalla Rivoluzione. Passò un anno, che fu anche per lui di riflessione, di attesa, di macerazione. Il 31 luglio 1838, mentre i Padri Palmegiani e Pellegrinetti firmavano la prima supplica a Gregorio XVI, il Lacordaire partiva di nuovo da Parigi per Roma, per entrare nell'Ordine di San Domenico. Ricevette l'abito alla Minerva il 9 aprile 1839 (fatto che un secolo dopo venne commemorato alla Minerva e alla Quercia dal P. Cordovani, erede di quell'antica tradizione della Quercia, con una orazione indimenticabile), e diventato Fra Enrico Domenico, venne mandato alla Quercia per il noviziato.

Egli stesso descrisse in una lettera a Madame Swetchine le rigorose osservanze del convento. Ma aggiungeva: « Ci è usata somma bontà e liberalità... La comunità componesi di professi, molti dei quali sono spagnoli che vi hanno trovata generosa ospitalità (dopo l'espulsione dei religiosi dalla Spagna), di studenti professi in numero di otto o nove, e finalmente di noi tre (i francesi Lacordaire, Requédat e un terzo che non rimase fedele) e di due altri novizi italiani che sono eccellenti... ».

Il Lacordaire e il Requédat (che il primo definiva «un santo»), ebbero vivo il sentimento della protezione della Madonna della Quercia su di loro e sul ristabilimento dell'Ordine in Francia. Ne fa fede una lettera del Lacordaire, che il 21 dicembre 1839 scriveva a Madame de Prailly 24 : «Debbo chiedervi una grazia. La nostra Chiesa della Quercia, edificata nell'ultimo scorcio del XV secolo, possiede una celebre miracolosa Immagine della Santissima Vergine protettrice e grande ausiliatrice del nostro Ordine... Noi abbiamo fermato di prendere a nostra protettrice la Madonna della Quercia. Ora deve venire un pittore francese nostro amico e sant'uomo, a farne una copia che noi lasceremo nel Santuario fino alla nostra partenza e poi ce la porteremo con noi finché venga il giorno di poter collocarla nel primo monastero francese che intitoleremo appunto alla Madonna della Quercia. La grazia che vi domando è questa: che vogliate unire a questa Immagine un vostro ricordo, dandocene la cornice».

Il pittore che doveva venire dalla Francia era il Besson, come annunciava il Lacordaire nella lettera a un amico, in cui circa l'immagine della Madonna della Quercia aggiungeva « Noi la facciamo nostra patrona e la porteremo con noi dappertutto fino al giorno in cui potremo solennemente collocarla nel nostro primo convento francese».

Il 17 aprile 1840, quattro giorni prima della professione, Lacordaire poteva scrivere a Madame de Prailly «Ricevei domenica sera la magnifica cornice che avete destinato a Santa Maria della Quercia, e non indugio a ringraziarvene. Molti e fratelli e amici e figlioli s'inginocchieranno dinanzi a questo quadro confondendo e cornice e immagine in una santa unità... Fo voti che la copia sia così fortunata come l'originale, e il cuore mi dice che sarà così e meglio... Fra quattro giorni farò la mia solenne professione davanti all'Immagine che avete adornata».

«Tre anni dopo, scrive il Mortier ` ' la Vergine della Quercia prendeva formalmente possesso del primo convento domenicano francese a Nancy nel 1843. E così diveniva la protettrice dell'Ordine di San Domenico in Francia.. ».

Lacordaire era tornato in Francia portando nel cuore due ferite, aperte dal decesso dei suoi primi compagni, il Fratello Requédat, morto tra le sue braccia a S. Sabina in Roma (2 settembre 1840), e il Padre Piel, morto a Bosco Marengo, in Piemonte, il 19 dicembre 1841; ma non era venuto meno il « vigore che sì grand'uomo ‑ come scrive il P. Mortier ‑ attinse presso la Madonna della Quercia e liberamente comunicò non soltanto alla Francia, ma all'Ordine intiero ». Si sa infatti quale sia stato il rinnovamento che nel campo spirituale, dottrinale, apostolico, profetico è provenuto all'Ordine dall'opera del Lacordaire e dei suoi seguaci, specialmente i Padri Hernshein, Besson, jandel, Danzas, e più tardi il Servo di Dio Giacinto Cormier.  

Specialmente il P. Jandel, formato egli pure alla Quercia, dove ricevette l'abito il 15 maggio 1841 e diventato, in seguito, prima Vicario Generale (1850) e poi Maestro Generale dell'Ordine, che resse fino alla morte avvenuta nel 1872, cominciò a estendere all'Ordine intero l'impulso della rinascita esploso dal cuore e dal genio di Padre Lacordaíre. Oggi ancora noi viviamo di quella ricchezza spirituale e apostolica. Ma è giusto ricordare, con lo storico domenícano francese, che la radice di quella nuova linfa vitale è stata alla Quercia, dove i Padri Lacordaire e Jandel compirono il loro noviziato, e dove un giorno, dinanzi alla sacra immagine, il novizio Jandel, come ci attesta il Cormier, fece in cuor suo il voto personale «di non cooperar mai attivamente a una modificazione arbitraria della legislazione di San Domenico ». Come commenta il Mortier, «la Madonna della Quercia avevagli messo in cuore l'amore profondo per l'Ordíne di San Domenico e l'ardente desiderio di prender parte alla sua rinnovazione; e nelle mani di lei egli fu un docile strumento ». Anche del P. Cormier, il Mortier dice che « l'ombra della Madonna della Quercia si è riposata sopra di lui».

Qui il Padre Jandel prese i nuovi religiosi, meglio formati allo spirito antico, per trasferirli più vicini al centro dell'Ordine, a S. Sabina, e poi inviarli come restauratori delle varie Provincie, come aveva fatto San Domenico spargendo i suoi primi compagni in tutta l'Europa. Di qui partirono il P. Vincenzo Acquarone, mandato come Vicario Generale a ristabilire l'osservanza regolare in Calabria; il P. Egidio Mauri, nominato Priore a Noto, in Sicilia, poi primo Priore del convento di Dusseldorf, dove col P. Aquilanti, pure della Quercia, cominciò il ristabilimento della Provincia di Prussia, e successivamente vescovo di Osimo, arcivescovo di Ferrara e cardinale; il P. Filippo Maria Guidi, successivamente professore a Viterbo, alla Minerva e a Vienna, poi cardinale arcivescovo di Bologna e infine vescovo della sede suburbicaria di Frascati; il P. Tommaso Maria Gaudenzi, nativo di Bologna, uno dei più celebri. oratori sacri italiani e insieme « uomo di vita religiosa esemplare, devotissimo di Maria...», che, « buono com'era, dolce per tutte le umane miserie, paziente verso tutti i dolori, esercitava sugli animi un fascino potente » di qui partirono ancora il P. Alberto Lepidi, grande teologo e Maestro del Sacro Palazzo; il P. Vincenzo Vera, pro‑maestro dei novizi alla Quercia, che poi fece « fruttificare a Genova, ad onore dell'Ordine e a benefizio dei poveri, la grazia ricevuta presso l'Immagine Sacra» `, con l'assistenza alla fondazione della «Piccola Casa della Divina Provvidenza» e delle Suore Domenicane che si unirono alla fondatrice, la « Madre Teresa », famosa in tutta Genova per la sua carità il P. Tommaso Anselmi, di Montegrazia in Liguria, mandato dal P. jandel a restaurare la provincia domenicana d'Austria, e che estese il suo influsso all'Ungheria, alla Galizia e alla Dalmazia; il P. Pellegrinetti, iniziatore della ripresa della vita comune alla Quercia, mandato come professore a Vienna, prima nel convento e poi nell'università; il P. Reali, pure professore a Vienna; il P. Pavoni, architetto, che con altri figli della Quercia andò a collaborare col P. Anselmi in Polonia e curò il restauro della chiesa domenicana di Cracovia; il P. Buccelli e il P. Zaninovic, morto vescovo di Lesina, che furono apostoli e promotori della nuova vita domenicana in Dalmazia; il P. Calbery, che con altri novizi irlandesi ricevette la sua formazione alla Quercia, e divenne Provinciale d'Irlanda nel 1876, poi compagno del Maestro Generale Larroca e infine vescovo di Hamilton nel Canada; il P. Hichy, pure Provinciale d'Irlanda; il P. O'Callagan, che fu vescovo di Cork; i PP. Costello e Mullooly, colonne del convento e della chiesa di S. Clemente in Roma, dove il secondo scoprì l'antica chiesa sotterranea dedicata al Martire e curò l'abbellimento del Capitolo di San Domenico a S. Sisto Vecchio; il P. Larco, già Reggente degli Studi alla Quercia, che ormai anziano, partì con alcuni compagni per restaurare la vita religiosa nell'Ecuador, e, appena sbarcato a Guayaquil, corse il rischio di morire avvelenato, a Quito dovette fuggire dal convento assediato dalla plebe che i massoni avevano scatenato contro di lui, ma affrontò coraggiosamente questi pericoli come pure i terremoti ed altre catastrofi di quel periodo, lavorando per cinque anni in Ecuador e morendovi sulla breccia il 28 ottobre 1868; infine il P. Villarasa, spagnolo di Barcellona, passato alla Quercia nel 1835 sotto‑maestro dei novizi col P. Palmegiani e poi recatosi negli Stati Uniti d'Ameríca, dove lavorò energicamente alla propagazione dell'Ordine, specialmente nella California.

 

La lista non è completa, ma fermiamoci qui, sulla fine del secolo XIX, per lasciare a qualche studioso di storia di riprendere il discorso sui nostri confratelli ‑ morti e vivi ‑ che nel nostro secolo crebbero all'ombra della Madonna della Quercia, sia nel noviziato delle Province italiane, che funzionò fino al 1928, sia nel convento che cessò la sua vita nel 1933.

(Tratto da Memorie Domenicane anno LXXXV n° XLIV p. 195 autore P. Spiazzi 1968)

 

Sempre dal Convento della Quercia proviene un martire del secolo XX, padre Giuseppe Girotti, che nel 1923 emise la professione religiosa davanti alla Madonna della Quercia; fu arrestato dai nazisti nell’agosto del 1944 e poi deportato nel campo di concentramento tedesco di Dachau, dove il primo aprile del 1945 fu ucciso per la sua fede e per le sue opere di carità verso i fratelli ebrei perseguitati.

Desidero concludere con quanto scritto dal P. Mortier alla fine della sua preziosa monografia sulla Madonna della Quercia:

“…Siami permesso, nel por termine al mio lavoro, esprimere un voto che, a, me sembra risultare naturalmente da, queste pagine.

Essendo stata, Santa Maria, della Quercia, specialmente nel seco!o XIX, l'incontestabile sorgente della, rinnovazione domenicana nel mondo intiero, ed essendo a lei, per diversi titoli, debitrici tutte le Provincie dell'Ordine, non sarebbe conveniente che la sua festa fosso solennemente celebrata in tutte le Chiese Domenicane?

Alla Vergine Santa sarebbe grato senza dubbio un tale omaggio di universale riconoscenza, per i benefizi da Lei ricevuti, ed Ella attirerebbe sull'Ordine nuove e feconde benedizioni.

Il titolo della festa è già trovato: ed è quello stesso sotto il quale la Santa Immagine è venerata alla Quercia, e che bene si adatta alla sua opera domenicana nel secolo XIX: COMMEMORATIO BENEFICIORUM BEATAE MARIAE VIRGINIS DE QUERCU.”

(Mortier p. 205)

 

PRIORI DEL CONVENTO DI S. MARIA DELLA QUERCIA

“PRIORI DEL VEN. CONVENTO DI S. MARIA DELLA QUERCIA PRESSO VITERBO DELL’ORDINE DEI PREDICATORI DALLA SUA FONDAZIONE FINO AL PRESENTE [1845]

Il rev.mo padre fra Marziale Auribelli, maestro generale prese solenne possesso di questo convento che fu poscia concesso all’Ordine da Paolo II l’anno 1469.

Da quest’epoca fino al 1494 il convento stette sotto l’immediata giurisdizione de’ Maestri Generali dell’Ordine. Non si sa quali fossero i priori in questi 25 anni, ma probabilmente, stante il picciol numero dei religiosi sarà stato retto da un Vicario.

[G. Signorelli ricorda che nel 1477 priore del Convento era fra Lazaro da Modena]

[1487 fra Alessandro Strozzi]

Nel 1494 il Rev.mo padre Generale fra Gioacchino Turriani lo concesse alla Congregazione di Lombardia che il tenne per quasi due anni e fu retto da due priori, cioè:

  •      fra Marco Blanzato

1496       fra Domenico da Brescia

In quest’anno ad istanza di fra Girolamo Savonarola fu dato alla congregazione di S. Marco di Firenze, la quale lo tenne fino al 1528 e fu governato dai seguenti priori.

1497     fra Francesco dell’Aquila

1497/8 fra Gregorio da Bergamo

  • fra Giovanni Sinibaldi da Firenze

[1499 fra Bartolomeo Cavalcanti]

  • fra Giacomo di Sicilia

[1501 fra Gregorio da Bergamo]

[1501 fra Bernardino di Gianni da Lucca]

1503/4 fra Francesco da Prato

1505     fra Paolo de’ Guidi da Firenze

1507     fra Giovanni Sinibaldi per la seconda volta

1507     fra Filippo Strozi da Firenze poscia Arcivescovo di Sorrento

1508     fra Giovanni Maria da Colle

1508     fra Pacifico Burlamacchi da Lucca

  • fra Bonifacio Landini da Firenze

[1510 fra Giovan Battista Strozzi]

[1512 fra Tommaso Strozzi]

  • fra Mariano Ughi da Firenze

[1514 fra Giovan Battista Strozzi]

1514    fra Pietro Tedaldi da Firenze    

1518    fra Giovanni Battista Lazi o Licii

            fra Serafino             

1520    fra Urbano ...

1526    fra Giovanni Battista de Carolis

1528    fra Serafino Bellandini da Firenze

sotto questo priore una bolla di Clemente VII passò il convento alla Provincia Romana e fu governato da

1531    fra Francesco Dini da Firenze

1533    fra Giuliano Mazei da Firenze

1533    fra Niccolò della Valle d’Arno

            fra Hilario da Tivoli, che governò pochi giorni

1535    fra Salvatore da Firenze

1536    fra Giovanni Orefice da Firenze

1538    fra Giacomo da S. Gemignano

1540    fra Ludovico Boninsegni da Siena

1543    fra Tommaso Boninsegni da Siena

1544    fra Pacifico de’ Rossi da Orte

1545    fra Francesco Dini (la seconda volta)

1548    fra Ginesio [Lazari] da Lucca

1550    fra Bernardo da Viterbo

1552    fra Raffaele Risaliti

1555    fra Ginesio Lazari da Lucca (la seconda volta)

1556    fra Pietro Frattini da Firenze

1557    fra Filippo Dardinelli da Firenze

1558    fra Pietro Frattini (la seconda volta)

1560    fra Zenobio Pippi da Villa Basilica

1562    fra Ginesio [Lazari] da Lucca (la terza volta)

1565    fra Cherubino Capenati da Borgo San Lorenzo

1566    fra Francesco Graziani da Sermoneta

1568    fra Timoteo de’ Ricci da Firenze [zio di S. Caterina de’ Ricci]

1571    fra Stefano Pippi da Villa Basilica

1574    fra Zenobio Buonaccorsi da Firenze

1581    fra Bernardo Cipollata da Viterbo

1582    fra Domenico Meniconi da Perugia

1583    fra Gregorio Graziani da Sermoneta

1583    fra Domenico da Prato

1587    fra Antonino Brancuti da Perugia

1589    fra Stefano Pippi (la seconda volta)

1591    fra Paolo Signorelli da Cortona

1595    fra Domenico Rossi da Bologna

1598    fra Tommaso Margottino da Orvieto

1601    fra Pietro Martire Luzi da Collescepoli

1604   [1603] fra Tommaso Mancini da Bieda

1606    fra Pietro Martire Luzi (la seconda volta)

1609    fra Gabriele Pollioni da Viterbo che resse fino a

1614    fra Tommaso Mancini (la seconda volta)

1617    fra Felice de’ Rossi [de Rubeis] romano

1619    fra Angelo Colli da Lucca

1623    fra Basilio Mazza

1625    fra Domenico Fontana da Soriano

1628    fra Pio Onori romano

1631    fra Tommaso Buratti romano

1633    fra Ambrogio Viola da Ortona

1636    fra Giovanni Crisostomo Viola da Ortona

1639    fra Giovanni Battista Petrucci da Tivoli

1641    fra Vincenzo Pecoli da Terni (morì 15 settembre 1641)

1642    fra Martino Tesci da Castel Rigone figlio di Perugia

1644    fra Pio Manardi da Camerino

1649    fra Agostino Rebigiani d’Imola (morto nel settembre in S.Marco, Vicario Provinciale)

1649    fra Giovanni Battista Petrucci (la seconda volta)

1651    fra Domenico d’Ostuni da Napoli

1653    fra Agostino Gualtieri da Montemileto

1655    fra Giacinto Zocchi da Sarnano

1657    fra Angelo Puccini da Perugia

1658    fra Giacinto Giovanni Zocchi da Sarnano (la seconda volta)

1661    fra Niccolò de’ Nobili da Lucca

1663    fra Vincenzo Malanotte da Orvieto

1664    fra Fra Giovanni Crisostomo Giustiniani da Scio

1667    fra Tommaso Baldi romano

1669    fra Vincenzo Magnacorata da Viterbo

1669    fra Niccolò Capobianchi romano

1671    fra Domenico Boeri di Anagni

1673    fra Giovanni Battista Caro figlio di S. Maria Novella di Firenze

1676    fra Tommaso Betti da Firenze di S. Marco

1678    fra Tommaso Bozi

1680    fra Giovanni Battista Caro (la seconda volta)

1682    fra Girolamo Mascella romano

1685    fra Tommaso Pernieri romano (morto a Nepi)

1686    fra Girolamo Baranzoni da Giove

1688    fra Giuseppe Maria Fiorucci da Viterbo

1690    fra Pier Martire Petrucci

1692    fra Niccolò Capobianchi (la seconda volta)

1694    fra Tommaso Lupi da Civitavecchia

1696    fra Domenico Maccarani da Bergamo

1698    fra Domenico Magini da Firenze

1700    fra Girolamo Baranzoni (la seconda volta)

1703    fra Giuseppe Fazi da Civitavecchia

1705    fra Tommaso Pazzaglia da Civitavecchia

1706    fra Angelo Cavallucci da Orvieto

1708     il medesimo fu confermato [fra Angelo Cavallucci]

1711    fra Tommaso de’ Giusti lucchese

1713    fra Tommaso di Gildone napoletano

1715    fra Giovanni Antonio Orsucci da Orsucci [Lucca]

1717    fra Niccolò Maria Torelli da Montefiascone

1721    fra Filippo Gonzalez

1724    fra Raimondo Barbarotti da Vetralla

1725    fra Angelo Crispolti da Perugia

1727    fra Giordano Dari da Bagnaia

1730    fra Tommaso Vinconsi dalle Grotte [Grotte S. Stefano]

1731    fra Bernardo Lecconi napolitano

1733    fra Antonino Borioni romano

1734    fra Raimondo Barbarotti (la seconda volta)

1738    fra Antonino Borioni (la seconda volta)

1740    fra Angelo Crispolti (la seconda volta)

1742    fra Francesco Masinelli da Sarzana

1744    fra Antonino Borioni (la terza volta)

1745    fra Giuseppe Ciocchetti da Viterbo

1747    fra Giuseppe [Tommaso] Bindi da Prato

1748    fra Vincenzo Romeo da Porto Ercole

1750    fra Angelo Maria Ciuffoni da Viterbo

1750    fra Reginaldo Coloretti

1753    fra Pio Veglio dell’Utelle presso Nizza, figlio di Perugia

1755    fra Vincenzo Romeo (la seconda volta)

1757    fra Tommaso Bindi (la seconda volta)

1759    fra Paolo Schiaccioni da Montepulciano

1761    fra Francesco Masinelli (la seconda volta)

1762    fra Francesco Pio Lupi da Firenze

1764    fra Gregorio Berdi da Sarzana

1766    fra Antonino Borioni (la quarta volta)

1767    fra Vincenzo Schifi fiorentino

1769    fra Ugo Romani da Lucca

1771    fra Alberto Carrara da Rocca Grimalda

1774    fra Vincenzo Maria Guidi da Pisa

1776    fra Tommaso Quabeati romano

1778    fra Domenico Bardi da Sarzana

1781    fra Alberto Carrara (la seconda volta)

1783    fra Antonino Massabò da Porto Maurizio

1785    fra Tommaso Natta da Niza

1786    fra Alberto Carrara (la terza volta)

1788    il medesimo fu confermato e poi fu Presidente fino al 1793 [fra Alberto Carrara]

1793    fra Vincenzo Malpigli da Bologna

1795    fra Tommaso Pastori da Mentone

1798    fra Tommaso Galeotti da Gradoli

1800    fra Ludovico Trisciuzzi da Fasano nella Puglia

1803    fra Tommaso Capponi da Mentone

1803    fra Pietro Martire Bessi romano

1805    fra Domenico Bardi (la seconda volta)

1806    fra Clemente Narduzi da Carbognano

1809    fra Tommaso Pastori (la seconda volta)

Sotto di lui avvenne la soppressione degli Ordini Regolari nel 1810 [13 giugno] .

Ripristinati da Pio VII fu egli Presidente nel 1814, poi di nuovo Priore nel

1816    fra Tommaso Pastori (la terza volta)

1818    fra Tommaso Ridolfi da Porto Maurizio

il medesimo fu confermato, e poi Presidente sino al 1824

1824    fra Giacomo Fermor figlio della Minerva

1825    fra Pio Bellotti da Lucca figlio di Spoleto

1827    fra Domenico Acquarone da Porto Maurizio

1829    fra Giovanni Vincenzo Palmegiani da Filottrano

1831    fra Mauro Reggio d’Alessandria, morì priore

1832    fra Vincenzo Vaggi da Montefiascone

1834    fra Ciriaco Raimindo Cerri da Lucca

1837    fra Giacinto Giuseppe Pellegrinetti da Camajore

1839    fra Giovanni Vincenzo Palmegiani (la seconda volta)

1841    fra Luigi Dulbecco ligure

1843    fra Vincenzo Zoppini da Tolfa

(S. Sabina Cronaca… XI 9400)

“Sotto questo priore si stabilì la vita comune e passò il convento per ordine di S.S. Papa Gregorio XVI sotto l’immediata giurisdizione del Maestro Generale dell’Ordine; governandolo in quel tempo il Rev.mo P. Fra Angelo Domenico Ancarani LXXI Maestro Generale; provinciale romano P.M. fra Pio Lupi

1845    fra Tommaso Maria Larco di S. Margherita nella riviera di Genova

1847    fra Vincenzo Acquaroni da Tivoli

1849    il medesimo fu confermato [fra Vincenzo Acquaroni]

1851    fra Vincenzo Zoppini (la seconda volta)

1853    Rev.mo P.M. fra Ferdinando Babini faentino già inquisitore generale di Fermo

1855    fra Sebastiano Benedetto Maria Gramondo di Diano Marina nella Riviera

1856    fra Domenico Brayda da Somma Riva nel Piemonte

1858    fra Giacinto Giuseppe Maestro Pellegrinetti (la seconda volta)

1860    fra Angelo Maria Martini di Chiusanico nel genovesato

1862    fra Giacinto Giuseppe Pellegrinetti (la terza volta)

1863    fra Pio Luigi Buccelli ex provinciale di Dalmazia, di S. Lorenzo Nuovo

1866    fra Angelo Maria Martini (la seconda volta)

1869    fra Rag. Fo. Ferdinandus Babini

1871    fra Hyacintus Pellegrinetti (la terza volta)

1873    fra Angelo Maria Martini (la terza volta)

1877    idem [fra Angelo Maria Martini] (la quarta volta) morì il 1° settembre 1877

1878    fra Pio Bucelli

1881    fra Angelo Maria Ferroni mense ianuario 1881, qui renunciavit: et conventui prefuit Fr. Pius Buccelli pria supprior, deinde presidens usque ad annum

1887    “in quo anno, morto Fr. Pio Buccelli ei successit, ut vicarium Fr. Ceslaus Carones a Rev. M.O.P: Cicognani institutus usque annum 1897 in quo die 22 ianuarii, institutus fuit Prior ipse F.G: Carones”

1897    “Fr. Ceslaus Carones (Fr. Marianus Pavonis supprior) prefuit uti supprior in capite M. La Camera qui antequam…”

1900    fra Mariano Pavoni

1902    fra Giacinto Maria La Camera

28 Maggio 1904 In hoc Conventu celebratur Capitulum generale electionis, sub Rev.mo P. Fra Hyacintho M. Cormier, Magistero Generali, in eodem Capitulo electo

1904    fra Giacinto M. Negri

1907    fra Vincenzo Novaro

1910    fra Antonino

1916    fra Orazio Bianconi

1920    fra Filippo Robotti

1921    fra Antonino Bonello

1927    fra Francesco Brandonin

1932    fra Michele   Zappulla

(notizie tratte dall’Archivio di S. Sabina vol. XI 9400 e dall’archivio della Madonna della Quercia, dopo aver consultato documenti e lettere diverse)