Andrea Stefano Marini Balestra

Se da una parte la pandemia corrente ci ha tolto certezze sul futuro della nostra società che tutti ormai pensavamo consolidate, dall’altra ha dimostrato le fragilità del “sistema paese” e “sistema europa”.

Quindi, se non sarà certo che potremo nel prossimo futuro perpetuare i “benefici” acquisiti, quali quello, per esempio, di disporre di mezzi finanziari, di fare le vacanze o più semplicemente fare festa con gli amici, andare a teatro e cinema, abbiamo accertato che sia lo Stato italiano e la sua amministrazione e la comunità europea siano inesistenti.

E bene sì!

Abbiamo un Parlamento, un Senato, un Governo al potere, siamo regolati ed organizzati da Regioni, Province, Comuni ed una congerie di enti, ma, al momento del bisogna, ci si accorge che non funziona nulla. La comunità europea centinaia di uffici, migliaia di addetti, decine di commissioni, ma poi solo fuffa.

Non è disfattismo, malumore per la forzata dimora e le incertezze dei giorni prossimi, ma realtà.

Ci siamo resi conto, ahimè, che tutta la “macchina” statale, cui i cittadini di una democrazia sacrificano le loro libertà per esserne tutelati, non funziona, non parte, e se tenta ripartire, si inceppa, sussulta ed aggrava il danno.

Per ischerzo (ma non troppo) si è sempre detto che governare gli italiani è impossibile, oggi, alla luce di quanto sta accadendo è vero.

Ai provvedimenti disordinati, scomposti ed alle promesse che giungono dal governo, meglio è il buon senso comune, proprio quello della casalinga di Voghera di buona memoria.

Il popolo italiano, si è visto nei secoli, reagisce a meraviglia “da solo”.

Infatti, “da solo” e non già per le imposizioni cervellotiche provenienti da questo e dall’amministratore, milioni di cittadini si sono reclusi in casa in attesa della fine del contagio, che prima o poi cesserà. Sono infatti sempre cessate ogni forma di pestilenza narrate dalla storia.

“Da soli” infatti reagiranno alla crisi economica gli imprenditori, come “da soli” si rimboccarono le maniche dopo ogni crisi e fecero ripartire l’Italia. Così tutti i cittadini dell’intero Stivale.

In conclusione, l’aspettativa di un aiuto o di un provvedimento risolutore della crisi da parte del Governo italiano, che come si può constare oggi è solo espressione numerica parlamentare frutto di una passata elezione, ma non nel volere attuale della maggioranza dei cittadini, purtroppo, sarà delusa.

Anzi tutto appare perché le cose si complichino, proprio per la totale assenza di una politica vera e di un’amministrazione pubblica degna del suo nome.

Niente Stato italiano, ma nemmeno Europa.

Dai palazzoni di Bruxelles e dall’aula di Strasburgo mai abbiamo creduto che potessero esserci soluzioni ai paesi aderenti in difficoltà. Si è normato e legiferato solo in funzione dei capitali, ma nulla nel campo della difesa e sanità comune.

Ecco il risultato.

Ogni nazione va per conto suo per risolvere in qualche modo le conseguenze fisiche e sociali della pandemia. A nessun grande burocrate era passato per la testa di redigere per tempo un disciplinare comune per fronteggiare un evento simile.

Si è pensato solo ad incartare mozzarelle e fissare la lunghezza delle zucchine.

Niente Europa.

Niente di niente per una collaborazione comune, se non chiacchiere. Il sogno di un’Europa solidale era già crollato per la gestione dei migranti, oggi vieppiù nella pandemia.

Certo, vivere un passaggio della storia attuale senza un certo riferimento allo Stato nazionale e quello sopranazionale, non fa stare bene.

Coraggio, abbiamo tutti noi il buonsenso della nota casalinga di Voghera!
Certamente, da “noi soli” sapremo fare quello che centinaia di nostri governanti con i loro “consulenti” non saranno capaci fare.

E lo vedremo!