Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra
Quando il centrodestra viterbese, Lega in testa, già assaporava la vittoria alle “provinciali” di domenica scorsa perché i salviniani erano ritenuti i più gettonati nell’urna del voto provinciale di “secondo grado”, ecco per loro la batosta.
I numeri sono impietosi. La Lega, come del resto già avvenuto nelle “comunali” dell’anno passato, raccoglie meno voti di Fratelli d’Italia, quindi non piazza tutti i suoi cavalli in pista nell’emiciclo di Via Saffi.
L’unico eletto in quota Lega con la lista “Insieme per la Tuscia”, Augusto Bracoloni, prende la metà dei voti di Alessandro Romoli, coordinatore di Forza Italia, poi, molti meno del musicista tirrenico Matteo Costa e dell’inossidabile forzista Giulia Marini.
Che batosta per la pompata Ombretta Perlorca del “cerchio magico” Sen. Fusco & c !
L’altra destra di Fratelli d’Italia ha fatto il boom.
Triplica i consensi della passata edizione delle “provinciali”, da sola, piazza due consiglieri: l’ottimo Grancini e Leonardi. Il primo dei non eletti FdI prende comunque più voti dell’eletto in quota Lega.
Ma che succede nella Lega?
Senza nemmeno l’”aiuto” di qualche sardina, il consenso, promesso in provincia come oceanico, appare oggi svanito, appassito, smunto.
Se la Lega piange, certo il PD non ride. La sinistra viterbese ha retto l’elezione e conquistato un pareggio in “zona Cesarini”, ma certo non lo deve agli eletti in quota PD, ma al soccorso dei grillini, ormai divenuti organici al governo nazionale e, purtroppo, non solo.
Le capovolte del capo grillino nella Tuscia sig. Erbetti, che solo pochi mesi fa negava accordi con gli “odiati” piddiini, hanno evitato lo sconquasso, ma per quanto rimandato?
La lista “Beni comuni” di Fabio Valentini ha sfiorato 8000 preferenze.
Allora, che ne è della sinistra?
Solo disunità e disarticolazione.
Viterbo e la sua provincia è stata sempre vista come un laboratorio politico. Dapprima, ultima roccaforte democristiana, poi sempre terra di conquista per facili elezioni di big nazionali, presenza di solido elettorato di centrodestra, non altrettanto quello di centrosinistra, salvo alcune particolari zone, si dimostra oggi essere ancora tale.
Il fenomeno: calo della Lega, crescita di Fratelli d’Italia, diaspora delle sinistre, la evanescenza del M5Stelle, in provincia di Viterbo è già servito.
Dimostra il quadro prossimo venturo della politica italiana.
Mentre non appare alcuno in grado divenire “capo” della sinistra, nella destra, invece, sempre più si avvicina il giorno che gli alamari da capitano, oggi presenti sulla giacca di Salvini traslochino su quella di Giorgia Meloni.
Il messaggio dalla Provincia di Viterbo è partito.
