Viterbo POLITICA
Andrea Stefano Marini Balestra


In Italia, un certo scollamento tra la società “civile” e la società “politica” c’è sempre stato.

E’ in parte fisiologico che alcuni sistemi elettorali consentano la vittoria di partiti, quindi andare a governare coloro che abbiano ricevuto meno consensi.

E’ spesso accaduto, ma l’”inconveniente” è stato accettato quando piccole furono differenze percentuali verificate tra consenso popolare e “palazzo”.
Adesso, l’”inconveniente” è divenuto insopportabile perché dopo un diluvio dei sondaggi, di cui un’esattezza anche scientifica, poteva non avere valenza, è arrivata la verifica “sul campo” da un’elezione ad un’altra anche se locale.
E’ quanto proprio accaduto nelle recenti elezioni regionali umbre cui hanno preceduto quelle dell’Abruzzo, il Piemonte, il Molise, la Sardegna, etc.etc.

Anche se il campione elettorale umbro non era vasto, perché pari meno di un terzo degli elettori capitolini, ha assunto valore di proiezione nazionale con margine di certezza pressoché assoluto.

Quindi, rebus sic stantibus, in Italia, quasi il 60% degli elettori ha deciso dare la preferenza al centro-destra, non riconoscendo fiducia alcuna nei partiti attualmente al governo. Padre Dante disse: “Vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare” (Divina Commedia – Inferno – Canto III).
Appunto, il “sovrano” della Repubblica, cioè il popolo italiano si è espresso in un modo e di ciò non si dovrebbe mai discutere.

Nonostante le avvisaglie osservate da mesi, cioè che la società italiana si è stancata delle cosiddette politiche di sinistra, che poi di sinistra non sono che nel lato becero (per es. libere migrazioni massicce, cittadinanza a tutti, diritti dei gay, ambientalismo d’accatto ed altre amenità consimili) e che nessuno dei problemi spicci delle famiglie e piccole imprese sia stato risolto, sta scegliendo in massa il centro-destra e rifiuta qualsiasi diversa ipotesi di “inciucio”.

Al contrario, il “palazzo”, forte di numeri scaturiti da un’elezione politica di meno due anni fa, ma ormai divenuti arcaici per la dimostrata falcidia subita da alcuni partiti e la vertiginosa ascesa di altri, appunto, tutta verificata in tutte le successive elezioni amministrative, pretende governare con quei numeri di maggioranza che oggi non esistono più nel “paese reale”.

Appare grave vulnus della democrazia ogniqualvolta il “palazzo” non sia in sintonia con i cittadini. Quando ciò è avvenuto, la storia ha registrato rivoluzioni. La democratica Francia, quando solo il governo Macron ha tentato un aumento dei carburanti, ha subito per mesi la devastazione di città e paesi ad opera dei dimostranti.
Una politica di “palazzo” praticata in Cile, ha giorni fa scatenato la furia della folla ed il Presidente Pinera, democraticamente eletto, ha ceduto alla piazza.
Ma guarda un po'? Una lezione di democrazia di deve venire proprio dal Cile!
Da noi che si aspetta?

Se continua così, e cioè che, se l’attuale governo vigente con tutti i crismi costituzionali prosegue nella sua corsa per giungere ad eleggere un presidente “gradito”, il rischio, non sarà certo la discesa “mano armata” in piazza dei cittadini italiani che dopo le Cinque giornate di Milano (1848) si sono sempre sono dimostrati poco amanti delle barricate, ma, l’acuirsi dello scollamento tra “paese reale” e “paese legale”, potrebbe avere come conseguenza ulteriori vulnus nella convivenza democratica.

In pratica, è stato provato che l’attuale governo “Conte bis” non gode della fiducia e condivisione della maggioranza dei cittadini. Alla lunga, ogni suo provvedimento, anche di legge, non sarà accettato, sarà forse anche osservato, ma non con il consenso e la certezza che la sua azione sia di buona politica, ma solo con l’antipatia che si ha per un imposto rescriptum principis.
E’ possibile che in un dettato costituzionale che recita al primo punto appartenere la sovranità al popolo, non sia concesso ad esso esprimersi ed esercitare la sovranità?

Proprio no. Solo i regimi dittatoriali impediscono libere elezioni ai cittadini, ben sapendo che tra essi possono esistere sacche di mancato consenso e rovesciamento del potere.

L’Italia tutta, e soprattutto il suo Capo di stato, sta facendo orrenda figura tra i paesi democratici dell’occidente proprio perché di fronte ad una mutata volontà politica dei suoi cittadini, viene loro impedito di votare un Parlamento che rappresenti una maggioranza parlamentare, ormai dimostrata non solo dai sondaggi, ma dalle urne che sia diversa da quella che sostiene l’attuale governo. Sembra che sia più importante cedere alle pretese di Bruxelles e della finanza internazionale, che avere consenso dei cittadini. Questo non può essere accettato, almeno fino a quando esisteranno Nazioni libere.

Il manifestato “scollamento” tra paese reale e paese legale è ormai enorme, una voragine.
Non può continuare ad esistere.

Un governo Contebis, così formato potrà, forse, almeno portare a termine il varo della Legge di Stabilità, ma solo per “ordinaria amministrazione” senza nulla innovare non avendo più alcun’autorità politica per farlo, poi, prima che possano verificarsi grossi fenomeni popolari di opposizione, andarsene quatto, quatto.

Mangerà forse il panettone, ma non le frappe.
A pochi dispiacerà vedere Di Maio tornare a fare il “gasperino” (così si chiamava all’Olimpico di Roma il venditore di bibite in Curva sud) e prof. Conte tornare ad insegnare presso l’Università di Firenze avendo perduto l’occasione di farlo a Roma, nonché Fico, Toninelli, Fioramonti e compagnia cantante tornare ai loro ozi precedenti.