Viterbo L'OPINIONE Su un punto di partenza concordo pienamente ed ho avuto anche modo di esprimerlo personalmente sulle pagine di questo giornale online
Giuseppe BracchiQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Il giornalista Giuseppe Bracchi

Ho letto con molta attenzione l'intervista del quotidiano Il Tempo all'on. Renato Brunetta sulle sorti del nuovo - non ancora peraltro – centro destra.

Ho notato nell'intervistato accenti di vera passione politica, unitamente ad una vera e propria voglia di cambiamento, anche se rimangono nelle parole dell'economista accenti di velata polemica.

Ma su un punto di partenza concordo pienamente ed ho avuto anche modo di esprimerlo personalmente sulle pagine di questo giornale online.

Ovvero, che non bisogna farsi sfuggire l'appuntamento referendario prossimo, per buttare a mare Renzi e la sua ciurma di incompetenti. Bisogna senz'altro ripartire da un appuntamento che non solo faccia capire al ragazzotto fiorentino che è venuto il suo tempo, che ha speso tutto il suo tempo in chiacchiere da bottega senza nulla dare all'Italia ed agli italiani, ma soprattutto è necessario far capire alla pars costruens del Paese che le riforme costituzionali non sono uno strumento di rafforzamento del potere autocratico del centro sinistra, ma un progetto che deve rafforzare e proteggere la libertà dei cittadini dagli eccessi e dagli abusi del potere centrale, attraverso una sua limitazione e frantumazione, cominciando al tempo stesso a ripensare un nuovo progetto di costituzione, con la quale sostituire questa carta fondamentale che dal 1948 ormai ha fatto il suo tempo.

Insomma dire No è cosa buona e giusta. Ma non basta motivare la scelta con il solo intento di segare le gambe al Premier. Altrimenti il popolo italiano e soprattutto quella parte del popolo indecisa se recarsi alle urne (e non è poca, stiamone certi), non riuscirebbe a comprendere il senso di un risposta negativa a riforme farlocche e finirebbe col credere che in fondo quel No è soltanto una strategia per mandare a casa un Renzi inconcludente. Certo uno degli scopi del No è anche questo, ma non deve essere percepito come l'unico. Anzi.

Per questo motivo, credo che la mobilitazione del centro destra deve vedere in prima fila la sua parte migliore e culturalmente più preparata, per dire chiaramente, ma con linguaggio semplice e diretto al popolo italiano ed ai suoi elettori cosa si cela realmente dietro quella bufala che il segretario fiorentino e la sua fatina hanno chiamato riforma, ma in realtà è solo uno strumento che minaccia da vicino, molto da vicino, le libertà fondamentali dei cittadini, a cominciare dalla possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. E' questo il compito fondamentale della politica, ed in specie della politica del centro destra. Affidare ai soli costituzionalisti o giuristi, che peraltro già si sono schierati in maggioranza per il No, il compito di illuminare gli elettori sulle ragioni di una scelta e sui rischi concreti della vittoria del Si, significherebbe non comprende appieno la posta in gioco.

Se è vero che solo unito il centro destra sa esprimere il meglio di sé, allora è venuto il momento di dimostrarlo con l'appuntamento prossimo di ottobre e ripartendo dal basso, da quell'elettorato che fino ad oggi è stato fin troppo dimenticato e bistrattato. Intelligenti pauca!

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