Viterbo POLITICA L'elemosina del contributo per gli affitti concessa dall'assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Viterbo è una goccia nel mare delle necessità
Ormai una famiglia italiana senza un tetto sotto il quale vivere quasi non fa più notizia.
La storia di Cristina e Fulvio, e della loro figlia di sedici anni, residenti a Roncadelle (BS) e costretti a vivere in un camper prestato loro da un amico, è simile a molte altre vissute in questi assurdi anni da una miriade di altri nuclei familiari di italianissime brave persone.
Stanno sperimentando sulla loro pelle l'ipocrisia dello Stato (che non fa mancare nulla ai "migranti" ma che ha rifiutato loro anche un'elementare ma essenziale soluzione abitativa) e la sciacallagine di chi ha sorriso loro in faccia un 'qui per voi non c'è posto', compresi Centri di Prima Accoglienza e squallidi alberghetti di provincia portati a nuova vita dai 35 euro al giorno che Alfano paga per ogni nuovo 'avente diritto'.
Ebbene, la notizia è che storie come questa non fanno più notizia. Passano inosservate.
Per gli Italiani in difficoltà NON C'E' lo Stato, indifferente al vero e proprio genocidio sociale causato dal non più occultabile crollo del sistema dell'economia reale nazionale (Renzi racconti pure le frottole che vuole, ma il 31% di contrazione della produzione nell'ultimo anno, dato ISTAT, non può conciliarsi in alcun modo con le strombazzanti slinguazzate dei media nazionali sulle 'magnifiche sorti e progressive' di un'Italia che invece sta colando a picco).
Non c'è alcuna ragione logica per cui per gli immigrati tutto debba essere gratis ed agli Italiani in difficoltà venga chiesto di pagare. Con cosa?
Senza lavoro e con prole a carico, non ci risulta che esistano dei paracadute in grado di garantire quantomeno la sopravvivenza.
Paradossalmente, secondo alcuni recenti dati, la Tuscia paga un prezzo altissimo in termini di nuclei familiari allo stremo.
E l'elemosina del contributo per gli affitti concessa dall'assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Viterbo è una goccia nel mare delle necessità.
Piuttosto che assistere giornalmente ad infantili battibecchi su chi ce l'ha più duro tra Fioroni e Pannunzi, vorremmo vedere i nostri amministratori dannarsi l'anima per mettere seriamente mano a queste situazioni.
Piuttosto che leggere insofferenti aggiornamenti di stato contro legittime lamentele di Viterbesi incazzati, vorremmo vedere Filippo Rossi finalmente alle prese con qualche idea sensata.
Un Comune serio potrebbe fare molto, moltissimo per riequilibrare lo scompenso sociale a sfavore degli Italiani generato da una legislazione nazionale iniqua e razzista. Sarebbe sufficiente la volontà politica di creare un fondo sociale comunale da spendere appositamente.
Ma fintanto che siete lì (ancora per poco, ci auguriamo) le castagne dal fuoco ve le togliete da soli: le proposte dell'Unione della Tuscia sono pronte e dettagliate, ma chiuse a chiave in un cassetto.
Pronte per essere utilizzate e, soprattutto, messe in pratica in un futuro non molto lontano.
Unione della Tuscia -il Consiglio Esecutivo
