Mauro Galeotti

Nelle antiche cronache, lo scontro tra Viterbo e Ferento viene descritto nelle poche righe che narrano della distruzione della antica città rivale.

E Viterbo e Ferento erano sì rivali: la prima cresceva di uomini nuovi di origine franca, longobarda, latina, forse ancora un po’ rozzi ma vogliosi di affermarsi nella Tuscia; la seconda, arroccata sulle sue origini etrusco-romane, fiaccata da una di un antico prestigio e rotta ad ogni inganno per sopravvivere.

Quando Viterbo distrugge Ferento siamo ancora in un medioevo profondo, dove storia, legenda, mito si confondono facilmente nelle cronache, ma anche nel vissuto quotidiano di quelle genti.

 

Francesco Mattioli, sociologo

 

Francesco Mattioli, già autore di romanzi tra storia e fantasy (L’altra Sindone, 2004) e Il primo evangelista (2014) – abbandona in parte le sue vesti di sociologo e si cimenta in un romanzo sui giorni finali di Ferento e sulle origini di tanto odio tra le due città.

Il racconto, in cui si alternano personaggi storici reali e personaggi inventati ma che hanno senso nel dipanarsi della storia, fonde le vicende storiche della Tuscia del XII secolo con le narrazioni fantastiche che narrano della Bella Galiana, del Cavallo Calo, di Anna dai capelli rossi e verdi o Frisigello. Infatti, come c’entra la bellissima Galiana con la guerra tra le due città?

E quale misteriosa entità si cela tra i boschi e i rivi di Acquarossa? E poi, perché Viterbo distrugge Ferento ma ne accoglie buona parte degli abitanti tra le proprie mura?

Le risposte si trovano nel corso del racconto che porta un poco per volta al momento quasi fatale della distruzione della città etrusco-romana.  

Caratteristici del romanzo sono il linguaggio, che talvolta richiama agli stili narrativi del passato, quasi a voler stendere un ponte con la mentalità e la cultura di allora, e le note a piè di pagina che spiegano luoghi e usi della Viterbo altomedievale.

Ne esce l’immagine non solo di un mito che aleggia, e sembra aleggiare tuttora, tra le antiche contrade viterbesi, ma di una Viterbo antica, di quel castrum primitivo, operoso e arcaico, fantastico e arcano, ben diverso da quella città che, in seguito, vedrà le lotte di fazione, le gesta del conclave, dell’assedio di Federico II, di Santa Rosa.

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Francesco Mattioli, Storie ferentesi vere e inventate, Aracne Editore, 2020, 334 pagine

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