
Giovanni Francesco Romanelli: Trionfo di Venere
Alla fine dell'articolo leggi la storia di Giovanni Francesco Romanelli, pittore viterbese
Venerdì 29 ottobre 2021 visita guidata gratuita alla Quadreria della Fondazione Carivit e a Palazzo Brugiotti.
Venerdì 29 ottobre 2021 alle ore 11.00 e alle ore 17.00, prosegue l’iniziativa della Fondazione Carivit dedicata alla scoperta di Palazzo Brugiotti e delle preziose opere d’arte custodite al suo interno.
Un’opportunità per rivelare la storia della famiglia Brugiotti, visitare il signorile palazzo e scoprire le curiosità sulla tela, di spiccato gusto barocco, raffigurante il “Trionfo di Venere” attribuita a Giovan Francesco Romanelli (1610-1662) uno dei più famosi artisti viterbesi del ‘600.
Le visite si terranno esclusivamente su prenotazione con punto di ritrovo presso il Museo della Ceramica della Tuscia (piano terra di Palazzo Brugiotti), alle ore 10.50 la mattina e alle 16.50 il pomeriggio.
La prenotazione può essere effettuata via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., telefonando o lasciando un messaggio nella segreteria del numero 0761.223674 o direttamente presso il Museo della Ceramica della Tuscia, via Cavour, 67 – Viterbo.
Nel rispetto delle norme in materia di contenimento del contagio da coronavirus è obbligatorio presentare il green pass, indossare la mascherina ed è a disposizione dei visitatori il gel igienizzante per le mani.
-------------
Romanelli, Giovanni Francesco – Pittore (Viterbo, 1612 – ivi, 9 nov. 1662).
Sebbene sia ancora lacunosa la ricostruzione della personalità del R. e non esista un catalogo completo delle sue opere, indiscusso è il suo ruolo di diffusore del linguaggio cortonesco in Europa. Figlio di Bartolomeo e di Laura De Angelis, a soli dieci anni veniva inviato a Roma presso lo zio Gaspare De Angelis per i primi studi proseguiti poi a Viterbo presso il Collegio dei Gesuiti e nuovamente a Roma dove cominciò l’apprendistato sotto la guida del Domenichino per proseguire poi nella bottega di Pietro da Cortona.
La prima importante esperienza di questo periodo lo vide collaborare con Pietro da Cortona nella decorazione della cappella e della galleria di palazzo Barberini (1631-1632).
Non ancora trentenne eseguì affreschi nella Galleria delle Carte Geografiche nei Palazzi Vaticani (1632-1637), mentre l’affrancamento dal maestro avvenne nel 1638 in coincidenza con l’elezione a principe dell’Accademia di San Luca conseguita per l’appoggio del cardinale Francesco Barberini del quale era divenuto familiare. Negli anni successivi R. conobbe una grande fortuna pubblica realizzando gli affreschi nella sala della contessa Matilde nei Palazzi Vaticani (1637-1642), la tela della Presentazione della Vergine al Tempio (1638-1642) per la basilica di S. Pietro, oggi conservata nella chiesa di S. Maria degli Angeli, oltre che numerose opere eseguite per le chiese romane.
Tra le prestigiose commissioni, le grandi tele dipinte come dono diplomatico per il sovrano d’Inghilterra (1640) e i cartoni per gli arazzi di casa Barberini. Realizzò, inoltre, raffinate opere di piccolo formato, di soggetto religioso, per papa Urbano VIII e per il cardinale Francesco Barberini. Al seguito di quest’ultimo, tra il 1646 e il 1647, si recò a Parigi ove lavorò anche per il cardinale Mazzarino. Durante il secondo viaggio a Parigi (fine 1654-1657) si occupò della decorazione degli appartamenti di Anna d’Austria nel palazzo del Louvre.
Diverse le sue opere a Viterbo tra le quali l’affresco della Nascita della Vergine nella chiesa di San Rocco (del 1633), lo stendardo con il Battesimo di Cristo e la Madonna della Misericordia per la Confraternita del Gonfalonbe (1649). Realizzò inoltre un San Lorenzo martire per la cattedrale di Viterbo, una Santa Rosa ai piedi della Madonna con Bambino, una Sacra Famiglia e San Bernardino, sempre per la Cattedrale, una Assunzione della Vergine e una Annunciazione di Maria quest’ultima dipinta per la Cappella di famiglia nella chiesa dei Santi Teresa e Giuseppe.
Nel 1640 aveva sposato Beatrice Tignosini, di antica famiglia viterbese, dalla quale ebbe 10 figli che si orientarono prevalentemente alla vita religiosa; penultimo fu Urbano (v.) che continuò per breve tempo la tradizione paterna.
Morì a Viterbo nel 1662 e fu sepolto nella chiesa dei Santi Teresa e Giuseppe.
BIBL. – Briganti 1962, p. 196; Faldi 1970, pp. 66-73; Kerber 1973; Kerber 1979; Corbo 1981; Kerber 1983; Lo Bianco 1983; Magnanimi 1983, pp. 100, 175; Ursula Fischer Pace in La pittura in Italia. Il Seicento, II, pp. 866-867; Fischer Pace 1990; Kerber 1990; Cifani – Monetti 1995; Barroero 1997; Bruno 1997; Kerber 1997; Corbo 1998; Fagiolo Dell’Arco 2001, pp. 111-124; Herklotz 2001; Lo Bianco 2001; N. Angeli, Famiglie viterbesi, Viterbo, 2003, pp. 444-448..
