Dott. Giuseppe Di Prima

Shanel, gattina trovata nel cassonetto dell’immondizia, appena nata.

 

Ha imparato subito ad alimentarsi perché aveva voglia di vivere.

I primi giochi, specialmente con la carta igienica.

 

Sono ormai grande, e vado in macchina con papà.

Ho superato già un anno e mi trovo bene in una famiglia che mi ama.

Sono libera di andare dove mi pare ma solo in casa ed in veranda. I miei non vogliono che vada in giro come i miei colleghi del condominio, ma ho imparato ad aprire la porta e uscire. Purtroppo il mio amico cane Leopoldo mi segue sempre, anche fuori e non ho troppa libertà.

I miei hanno provveduto a bloccare la porta e non posso più uscire dopo che una notte, verso le tre del mattino, mio papà Pino ha scoperto che stava dormendo con la porta esterna da me aperta; mi ha rintracciata nelle scale e mi ha fatto una “lavata di capo” come dicono. Pazienza!

 

Sono tranquilla e soddisfatta quando sono con papà; lo seguo ovunque, anche quando si trastulla con il computer; facciamo finta lotta quando mi sdraio sulla tastiera e ci divertiamo un mondo. Ho scovato un ottimo posto per riposare: è tra la spalla, il cuscino e il collo di papà. Anche se Leopoldo diventa geloso io lo tengo in pugno perché mi rispetta. 

Per intenderci meglio è importante ritornare ad una vecchia premessa: Ho avuto dai genitori una super educazione scientifica che mi ha permesso di intraprendere e gradualmente migliorare un lavoro piacevole e soddisfacente sotto i vari punti di vista. Entrato in Montecatini ho iniziato una scalata come ricercatore, preparazione farmaci, addetto alle autorizzazioni alla vendita, responsabile per ben otto anno di una intera regione: l’allora Lucania, ora Basilicata, con molta libertà per i miei hobbies.

Per registrare un prodotto bisogna presentare al Ministero alcune relazioni di sperimentazioni cliniche, ed io frequentavo i migliori ospedali per curare queste relazioni sperimentali. Ho quindi frequentato e conosciuto molti medici poco professionali o poco colti per cui non possiedo ottime impressioni.

La “tariffa” (per le “piccole” spese di cartoleria) era normalmente di un milione di lire che io consegnavo, spesso a relazioni totalmente inventate, anche in mia presenza. Ciò per confermare il mio giudizio sulla professione di molti medici. Infatti cerco di non usare farmaci e non ho mai scocciato il mio medico mutualista. So come curarmi.

Per un breve periodo ho prestato collaborazione al Preside della facoltà di Medicina Veterinaria di Messina per alcuni lavori scientifici sulla Leishmania, la Displasia dell’anca e la Parvovirosi. Per questa patologia molto grave per i cuccioli, ho messo a punto una terapia che mi ha fatto salvare dalla sicura morte decine di cuccioli. Non sono quindi un pivellino.

Dopo questa premessa, passiamo al fatto che nel mio condominio purtroppo esistono alcuni che odiano i gatti e riescono con vari sistemi a farli scomparire. Alcuni gatti, trovati agonizzanti, sono stati da me portati in casa e salvati perfettamente, poi collocati presso amici. Una mattina sono stato invitato a salvare tre gattini, da poco nati, che la mia vicina di casa aveva trovato nel cassonetto.

Erano in una scatola da scarpe, ancora con gli occhi chiusi, agonizzanti e gelati per una probabile notte al freddo. Inizio velocemente a riscaldarli ed iniziare idonea terapia ma uno non mi da il tempo, decedendo. Gli altri due sono diventati eccellenti e abbiamo dovuto tenerli, una nera per me e uno grigio, scelto dalla signora mia vicina di casa che li aveva trovati.

Sinteticamente un altro episodio; improvvisamente scopriamo una cucciolata di cinque gattini nell’aiuola sotto la mia veranda. Lotto contro i soliti che fantasticamente vedono pulci e sentono cattivi odori, e vengo denunziato. Faccio una lezione ai vigili urbani intervenuti, illustrando le leggi esistenti e divento loro amico. Mi rivolgo alla ASL sezione Vete dove trovo come direttore-presidente un veterinario conosciuto come studente durante i miei antichi trascorsi alla facoltà. Incontro gradevole fino alla scoperta che il Veterinario-direttore non è aggiornato.

Pretendo che la colonia felina venga protetta, che vengano a relazionare le guardie zoofile, e . . . dopo i miei insulti vengo fermamente allontanato. Due interventi dei vigili e tre delle guardie zoofile hanno permesso alla colonia felina di arrivare a quattro mesi, ma l’aiuto più valido è stata la “guardia” del mio Cocker Leopoldo, istruito a proteggere la cucciolata facendo amicizia non solo con i cuccioli ma addirittura con la madre, dopo una violenta reazione lanciatasi sui miei pantaloni ferocemente.

A quattro mesi i cuccioli hanno iniziato a perlustrare il territorio allontanandosi. Scompare il primo maschio, poi una delle femmine e ancora un maschio. Non si riesce a trovarli. Rimane l’ultima femmina superprotetta, curata, sterilizzata e microcippata. Informo ufficialmente che fa parte del condominio ma scompare anche quella. Siamo a dicembre e dopo estenuanti ricerche mi rassegno.

Ad aprile dell’anno successivo, dopo otto mesi dalla nascita dei gatti e dopo quattro mesi dell’ultima scomparsa, esco come al solito con il cane per fare la passeggiata mattutina. Di norma mi allontano dal condominio per quasi cinquecento metri per fare poi ritorno. Dico a Leopoldo “a casa” ma come ha sempre fatto girando su se stesso, non mi ascolta. Continua a tirare ma non vedo alcun motivo.

Poco dopo, finalmente in lontananza, mi pare di vedere un gatto; si incontrano, si odorano, la gattina si mette a pancia all’aria sotto il tartufo del cane e io mi sento quasi male per la sorpresa,. E’ Bice, così battezzata, che non vedevo da ben quattro mesi.

Torniamo con Bice tra le mie gambe e quelle di Leopoldo. E’ di nuovo in condominio, selvaggia, ma con Leopoldo e con me ha preso l’abitudine (o il vizio) di incontrarci due volte al giorno, mattino e sera. E’ straordinario vedere cane e gatto come si incontrano felici facendo meravigliare chi in quel momento nota l’incontro. Un condomino animalista ed io ci alterniamo per l’alimentazione. La gattina, selvaggia, fugge ad ogni ombra di umano ma da me si fa accarezzare. Ma lo faceva prima ancora che io le portassi da mangiare ! Adesso siamo a . . . .

Dicembre 2020, la mia amata gattina nera non mangia da qualche giorno e incomincio a osservarla; noto qualche leggera macchia sui tessuti che usa come riposo, è urina. Incomincio a pensare a qualche cistite e noto sui tappetini adottati anche qualche traccia di sangue.

Purtroppo continua velocemente a dimagrire, è diventata una scheletro, dorme sempre e quando si muove cammina male, fortemente indebolita. La velocità del caso mi preoccupa e telefono al mio amico Direttore della Clinica Medica Universitaria. Mi dice che pur essendo in pensione, dirige l’Ospedale da lui creato e mi offre il suo aiuto. 22 dicembre 2020 porto la gattina; mi dice che sarebbe utile una ecografia e la affida ad una sua assistente, Responso: Neoplasia vescicale. Si avvicina il chirurgo consigliandomi di lasciarla subito per un intervento urgente perché avrà pochi giorni di vita. Il Professore consiglia di consultarci e mi suggerisce di non intervenire. La vescica non si può eliminare e l’intervento sarebbe inutile.

Capisco che l’unica soluzione è portarmela a casa e cercare di assisterla come meglio è possibile. Non sono un pivellino, ripeto; vivo tra i farmaci dalla nascita, ho poca fiducia nei medici, e preferisco fare io quello che spesso ho anche ai medici consigliato: usare la farmacologia e il cervello. Inizio una terapia che ricordo da decenni con farmaci in vendita ma poco usati perché sconosciuti.

Fare due punture al giorno è facile su una gattina quasi agonizzante. É anche facile somministrare qualche cucchiaino di pappa. Ma dopo sei giorni incominciano i guai; non è facile tenere a bada la gattina inferocita per le punture e per la pappa. E’ Natale, la gattina sta un po' meglio ma è ancora sofferente; mostra debolezza nell’incedere forse per il dolore. Naturalmente non può essere per me una felice festività. Continuo la cura modificandola e spero.

ANNO NUOVO, GATTO NUOVO !! - No, non ho cambiato il gatto. Non credo ai miracoli ma solo a quelli della scienza non ancora perfettamente conosciuta. Di norma ogni mattina il gatto mi svegliava perché desiderava mangiare. Passeggiava sul mio petto, poi sulle spalle e collo, infine sul viso dandomi lievi ed affettuosi morsicini. Inutile far finta di dormire, ero costretto ad alzarmi.

Sogno o son sveglio? La gattina ha ripreso il solito vizio. Improvvisamente, noto che è sveglia, pimpante, come una volta. Miracolo? Corre, salta, raggiunge le mensole più alte; mangia? No! Divora. Va nella lettiga a fare i bisogni che non faceva da dieci giorni. Non credo ai miei occhi ma mi convinco subito che i medici hanno preso un abbaglio. Si trattava di una infezione perché la massa che si notava non c’è più e quindi mi sembra più difficile optare per una neoplasia che si denatura in pochi giorni.

Comunque, la gatta ha ripreso perfettamente le proprie abitudini ed io ho ritrovato la mia serenità. Gli auguri di “anno nuovo vita nuova” si sono una volta tanto avverati.

GRAZIE DI CUORE !