Montefiascone EVENTI 9° EST FILM FESTIVAL - 25 Luglio - 1 Agosto 2015, Montefiascone (VT) - INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI – 27 Luglio 2015: Il lunedì di Est Film Festival

Il gentile tocco rinfrescante del vento sembra averci salutato ieri sera a Piazzale Frigo per riprendere dolcemente questa mattina.
È lunedì e si vede: Montefiascone è più viva che mai. Alle 10:00 si aprono i cancelli e la colazione offerta da Est Film Festival è servita per tutti quelli che sfidando il caldo e le impervie (ma tonificanti) salite per arrivare fino alla Rocca dei Papi e passare la mattinata con noi, tranquilli e sicuri che lo staff EFF si prenderà cura di loro, anche sventando un incendio sul ponte della Rocca, nel caso di Sara Manzi e Alessia Mocini. Una storia vera, fidatevi.
Nella terza giornata di Est Film Festival, il terzo documentario in concorso è L’orchestra. Claudio Abbado e i musicisti della Mozart di Francesco Merini ed Helmut Failoni.
Le note aleggiano nella sala Innocenzo III risuonando verso l’esterno e accompagnando questo film ed il suo sguardo privilegiato su Claudio Abbado, i ragazzi che hanno partecipato al progetto di questa orchestra straordinaria e sulla vita dei musicisti classici del nuovo millennio.
Sul palco, insieme a Flavia D’Angelo e Vaniel Maestosi, c’è il regista Francesco Merini che inizia il dibattito con un ricordo del maestro Abbado e raccontando cosa questi 10 anni di lavoro con uno dei più grandi direttori d’orchestra dei nostri tempi gli abbiano lasciato.
“Abbiamo iniziato questo percorso casualmente. Abbado ha scelto Bologna come sua base e ha fondato l’orchestra Mozart. Helmut, il mio co-regista, è un musicologo e ha avuto l’occasione di conoscerlo. Così lui ci ha invitati a seguirlo in Venezuela dove si occupava di un progetto musicale ed è stato un viaggio incredibile. Da allora abbiamo iniziato a lavorare insieme. Ciò che più mi piaceva di lui è che non ti spiegava mai le cose ma te le faceva capire”.
Parlando con il regista bolognese, una domanda salta fuori: “l’orchestra Mozart non è più in attività. Questo cambia la visione del film. Perché non avete inserito questa informazione nel documentario?”.
“È tutto legato al rapporto che avevamo con Abbado: volevamo raccontare la sua vitalità. In sintonia con lui abbiamo deciso di far aleggiare un senso di conclusione ma raccontare comunque qualcosa di vivo. Lui aveva intenzione di realizzare un auditorium che sarebbe stato progettato da Renzo Piano, un suo caro amico. La Mozart non era un’orchestra stabile e per loro questa era una cosa molto stimolante. Purtroppo, la fine della loro avventura è correlata alla morte del maestro Abbado perché era lui la figura che legava tutto”.
Era da molto tempo che Est Film Festival voleva portare un documentario sulla musica ma si dice che sia molto difficile per un’arte come il cinema parlare di un’altra arte come la musica, come fa notare dal palco Flavia D’Angelo: “questo film arriva molto al pubblico. Sarà forse perché avete scelto di puntare sulle persone e sulla loro gioia?”.
“È stata una scelta pensata – risponde Francesco Merini - Orma si è cristallizzata un’immagine falsa dei musicisti classici che spesso sono visti come personaggi permeati di snobismo mentre noi volevamo raccontare la loro umanità parlando di questa grande orchestra, i suoi musicisti, la loro vita, le loro passioni, le loro difficoltà. Volevamo raccontare la loro storia e l’unico modo per raccontare delle storie è partire dalle persone. Il lavoro è stato un viaggio che ci ha portato altrove. Io parto da un punto di vista, da una direzione, ma poi è bello riuscire a perdersi”.
Arriva anche la domanda del Direttore esecutivo Vaniel Maestosi (l’esperto di musica di EFF. Se vi capita, fatevi suonare qualcosa al pianoforte da lui: all’inizio sembrerà volersi tirare indietro ma poi vedrete che sarà difficile fermarlo): “Questo film racconta un grande uomo come Abbado che all’inizio della sua carriera aveva una grande grinta ed era un solista in tutto, concentrato sull'esecuzione, con accelerazioni e virtuosismi. Può essere che la malattia l'abbia portato a vedere la vita e la musica in modo diverso?”.
“La cosa che mi ha colpito di più era il suo modo di dirigere: prima della malattia era molto rigido mentre dopo la sua gestualità è diventata quasi eterea, lui sembrava quasi scomparire”.
Il dibattito si chiude con una riflessione: ci sono più orchestre nella sola città di Vienna che in tutta Italia.
Mentre i ragazzi dello staff di EFF sistemano il palcoscenico per l’incontro pomeridiano, il pubblico si avvicina al regista per fargli i complimenti e c’è anche chi confessa di essersi commosso durante la visione di quest’opera.
Comincia ad entrare il sole dalle finestre della sala Leone X, mentre il cielo limpido abbraccia a 360° la Rocca dei Papi per il secondo documentario in concorso per l’Arco d’Argento Premio Unicoop Tirreno: This is not Paradise di Lisa Tormena e Gaia Vianello. Il film tratta il delicato problema delle tantissime migranti che arrivano in Libano per essere sfruttate come donne di servizio vivendo in condizione di semi-schiavitù.
Queste due ragazze si occupano da sempre di temi sociali legati alle minoranze e alla discriminazione. Infatti, sul palco abbiamo solo Gaia: “Lisa è in Libano a girare un documentario sui rifugiati siriani. Un lavoro impegnativo ma che ci darà l’opportunità di fare alcune proiezioni a Beirut”.
This is not Paradise offre un punto di vista diverso rispetto a quello al quale siamo abituati, dove il Medio Oriente è un punto di arrivo per i migranti e non di partenza.
“Per questo il Libano è un territorio anomalo, una realtà complessa perché è un Paese che è stato segnato da 20 anni di guerra civile. Confina con Israele e con la Siria. Nonostante ciò sta ospitando tanti profughi anche dall’Iraq. Prima ancora ha accolto un campo per i rifugiati palestinesi. Loro fino a 10 anni fa erano in guerra con la Siria, ma quando c’è stata un’emergenza hanno aperto le frontiere. È un popolo dal quale dovremmo prendere esempio quando ci lamentiamo del nostro problema profughi”.
Ed è qui cheil pubblico di Est Film Festival fa partire un lunghissimo applauso spontaneo prima di ritornare a parlare del tema delicato del documentario: “In Libano, il fatto di avere una o più domestiche è uno status symbol: solo chi è molto povero non si prende la donna di servizio. A differenza di altri Paesi come l’Arabia, il Libano si avvicina molto alla nostra cultura europea. È per questo che le modalità di quello che succede ci sciocca”.
Vedendo l’impegno di Gaia e Lisa nel portare il pubblico a conoscenza di questa difficile situazione in Libano, la domanda che segue sembra quasi una ricerca di speranza: “Pensi davvero che un’associazione o una persona da sola possano fare la differenza?”.
“Quando sono arrivata in Libano questo fenomeno mi ha colpito molto perché era difficile trovare informazioni su questa storia: i media non ne parlavano. Solo dopo il suicidio di una di loro è tornato alla ribalta questo tema e sono nate tante associazioni. Certo che secondo me è possibile: dei cambiamenti ci sono stati. Infatti, l’impegno di tutte queste persone messe insieme ha fatto sì che oggi togliere i documenti ad una donna migrante rappresenti un abuso”. Il pubblico in sala sembra alleggerito e sollevato da questo lieto fine e lascia la Rocca con un sorriso sulle labbra.
È difficile spiegare la sensazione di arrivare in luogo pittoresco come piazzale Frigo e trovarlo pieno di persone, anche se oggi è lunedì. C’è chi si appoggia sui muretti, chi si affaccia dalle scalette che costeggiano la piazza e c’è anche chi si siede per terra, sotto un cielo limpido cosparso di stelle. Se Dio vuole di Edoardo Falcone è il secondo film di questa nona edizione di Est Film Festival. La commedia con protagonisti Alessandro Gassman e Marco Giallini (amico di EFF e ospite nell’edizione 2013) partecipa insieme agli altri film in concorso per contendersi l’Arco d’Oro Premio Banca Cattolica Gruppo Creval per il miglior lungometraggio, l’Arco d’Argento Premio Cantina Sociale di Montefiascone per il miglior film scelto dal pubblico e il Premio JazzUp per la miglior colonna sonora originale.
La proiezione del film si conclude con un grosso applauso che riempie ancora di più la piazza già stracolma.
È un altro sceneggiatore quello che sale sul palco di Frigo in questa nona edizione di Est Film Festival. E caso vuole che abbia anche lavorato con Enrico Vanzina, l’Arco di Platino Premio Italiana Assicurazioni 2015.
La prima domanda è d’obbligo: “Come si arriva dalla sceneggiatura alla regia?”
“Per me è stato casuale: mi è stato chiesto se fossi interessato a fare questo salto e se avessi già qualcosa in mente, ma non avevo niente. Così vado a casa e penso a questo incipit di un uomo che si crede Dio e, invece, si scopre umano. La frustrazione più grossa di uno sceneggiatore spesso è quella di vedere realizzato il proprio lavoro da un altro quando entra in scena il regista. Stando per la prima volta dall’altra parte della barricata ho cercato di portarmi dietro la mia passata esperienza seguendo la sceneggiatura che mi era stata data”.
Un'altra domanda riguarda il cast importante di Se Dio vuole: “Avevi già in mente qualcuno di loro quando hai scritto il film?”
“È stato un dono poter fare questa commedia con degli attori così bravi e conosciuti. In realtà avevo pensato a Giallini nella parte del prete, però mi sembrava una scelta scontata. Quando ho trovato l’accoppiata Giallini - Gassman ho deciso di invertire i loro ruoli”.
E proprio su uno dei protagonisti il Direttore Artistico di Est Film Festival, Glauco Almonte, ha una curiosità: “come ti sei apportato alla figura del prete che nel cinema italiano ha avuto tanti momenti iconici?”.
“Naturalmente non era mia intenzione rifare una specie di Don Camillo. Per questo mi sono ispirato ad un prete che ho conosciuto che faceva delle prediche particolare, quasi da one-man show. Ma ho voluto comunque omaggiare a mio modo un grandissimo attore come Aldo Fabrizi dando il nome del suo prete in Roma città aperta al personaggio interpretato da Alessandro Gassman”.
Una domanda dal pubblico viene da una mamma e dalla sua bambina e riguarda il finale del film: “Perché lasciarci con una libera interpretazione?”.
“E non è bellissima questa cosa? - replica con un sorriso il regista - Un finale aperto permette al singolo di lavorare al film in maniera personale. Un finale chiuso avrebbe significato mettere un cappio al film: farlo finire male gli avrebbe dato un velo di tristezza mentre farlo finire bene avrebbe significato banalizzarlo. È giusto che ognuno ci veda il finale che vuole”.
Un ultimo applauso per questo regista ed il suo film accompagna il pubblico soddisfatto della proiezione verso le ragazze del nostro staff che stanno già raccogliendo i voti del pubblico, mentre le sedie si svuotano lentamente, pronte ad essere riposte prima della prossima proiezione.
Non rimane più nessuno se non i nostri ragazzi dello staff tecnico che, come ogni giorno, lavoreranno ancora per qualche ora mentre tutta la città dorme, accompagnati dal silenzio di questa notte stellata e dal canto di un’unica cicala.
Buon Est Film Festival.
