Memorie romanzate di Giambattista Bugatti, detto Mastro Titta (1779 -1869), boia dello Stato Pontificio dal 1796 al 1864.

Pubblicato a dispense dall’editore Perini nel 1891, prende spunto però dal taccuino scritto dallo stesso Bugatti, ritrovato da Alessandro Demollo e stampato da Lapi, Città di Castello nel 1886.

Si pensa scritto da Ernesto Mezzabotta, l’autore più prolifico del Perini.

Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso

XVIII.
La bella - L’abbacchiaro di Campo dè Fiori.

Questo processo singolare me ne rammenta un altro che ebbe luogo in Roma pochi mesi appresso, del quale dirò brevemente, dopo aver menzionate le esecuzioni che operai fra l’uno e l’altro.


Avvertii già come l’imperversare del malandrinaggio alle porte di Roma inducesse l’autorità ad una sorveglianza molto più attiva.

Vennero infatti colti sullo scorcio di maggio dai birri di campagna fuori di Porta Angelica, nei pressi di Monte Mario, i due grassatori Filippo Mazzocchi e Giuseppe Guglia, che io impiccai a Ponte Sant’Angelo e squartai il 10 giugno; Nicola Alicolis, che impiccai e squartai io stesso il 1° ottobre alla Merluzza e Santino Moretti, parimenti condannato alla forca, poi allo squartamento. Questa esecuzione l’operò il giorno medesimo il mio aiutante al Ponticello, fuori di Porta San Paolo, essendo io occupato alla Merluzza.

Nel frattempo io ero stato il 4 settembre a Iesi per impiccarvi il fratricida Sebastiano Spadoni e il 23 pur di settembre a Civitavecchia, per impiccarvi Luigi Giovansanti, un forzato che aveva ucciso nel bagno un altro forzato.

Il giorno 9 ottobre compii, dunque, un’altra esecuzione, che destò grandissimo rumore per il movente 28 del delitto, l’amore e la gelosia, come per il Masi di Fermo, e per l’autore del misfatto, Gioacchino quondam Bernardino Rinaldi, abbacchiaro nè pressi di Campo dè Fiori. E appunto a Campo dè Fiori, per esemplarità maggiore, ebbe luogo il supplizio.

Gioacchino Rinaldi era uomo sulla quarantina, piuttosto inoltrata. Rozzo della persona, della fisonomia e delle maniere, ma molto ben provveduto di roba e quattrini, aveva condotto in moglie una bellissima ragazza di Trastevere, di nome Giacinta, la quale aveva ceduto alla volontà dè parenti, più che alla sua inclinazione, sposandolo.

Giacinta non sentiva una decisa avversione pel marito, lo tollerava, ad onta della sua bruttezza e gli si mostrava grata per le finezze che le prodigava: abiti costosissimi, gioielli preziosi, e quanto al trattamento alimentare: bocca che cosa vuoi? Ad onta della provetta sua età Gioacchino era ancora robusto e fervente nelle lotte genetiche. Tanto che la sposa gli era uscita quasi subito gravida. Una donna che avesse avuto soltanto degli appetiti materiali, avrebbe potuto appagarsi ed essere felice con lui.

Disgraziatamente Giacinta sapeva d’essere bella, poiché glie l’avevano detto mille volte i più simpatici, garbati e galanti giovanotti di Trastevere.

I suoi occhi mori, tagliati a mandorla a volte languidi e irrorati, stillanti di voluttà, a volte fosforescenti e saettanti di passione; la sua piccola bocca rossa, sanguigna, fra le cui labbra spiccavano denti candidi, aguzzi come quelli di un sorcetto, fatti per dar baci e morsi, dolci del pari; il suo bel viso ovale, dalla pelle bruno-dorata, più morbida del velluto; il suo collo rotondo e grassottello; la sua testa vezzosa, dai capelli neri e ricciuti; le sue piccole orecchie rosee e diafane, incitanti a sussurrarle soavi parole d’amore; la sua superba persona, slanciata, snella e pur densa e pasciuta, dal petto torreggiante, dalle anche poderose ed ondeggianti nell’incedere; le sue mani bianche e levigate; i suoi piedi arcuati e duttili, avevano già suscitati desideri cocenti e provocate delle dichiarazioni alle quali non era rimasta sempre insensibile.

Molti minenti e molti paini le avevano fatto una corte assidua esaltando il suo spirito, già per natura mobile e fantasioso.

(Continua)

Le memorie precedenti:

Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "1. Le prime opere"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "II. L’assassinio di un prete"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "III. Un bargello e due guardie assassini"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "IV. La grassazione della Principessa"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "V. Lo stupro d’una vergine"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "VI. La vendetta di un marito oltraggiato"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "VII. L’assassinio di un Giudìo - Parricidio"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "VIII. Due donne impiccate - Infanticidio e assassinio d’un marito."
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "IX. L’assassinio di un frate cappuccino"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "X. La storia di un Eremita"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XI. La capanna dell’Eremita" 
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XII. L’attentato e la morte." 
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XIII. Amori clandestini"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XIV. La fuga e il delitto"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XV. Indagini infruttuose"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XVI. La confessione e la morte"
Mastro Titta, il boia di Roma Memorie di un carnefice scritte da lui stesso "XVII. Violazione di una promessa sposa"

 

 

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