Giuseppe Occhini
Il positivo ripetersi di discorsi relativi a fatti di religione, in particolare di quella cattolica, già m’indusse ad un breve intervento nel luglio 2020.
Volendo ora effettuare un’ulteriore precisazione terrò presente quanto già detto riproponendolo in forma diversa.
I credenti di una religione, e quindi anche i Cristiani, ritengono che oltre alla realtà del mondo materiale, sensibile ed empirico esista un’altra realtà invisibile, superiore ed esterna che determina nelle religioni monoteistiche la fede in un Essere assoluto ed infinito, causa ed effetto, inizio e fine di tutte le cose.
Gran parte di questa fede nasce dalla necessità di dare un significato e tentare una spiegazione di fatti e problemi a cui né l’osservazione della natura, né l’uso della ragione riuscirebbero a dare risposte soddisfacenti.
In particolare, le religioni monoteistiche basano gran parte dei propri convincimenti su di una Rivelazione con cui in vari modi ed in varie epoche la divinità si sarebbe manifestata agli uomini, facendo conoscere una volta per sempre le regole ed i comportamenti con cui essi debbono relazionarsi con Dio e fra di loro.
Il contenuto di tali Rivelazioni è stato raccolto, da scrittori ispirati, in libri sacri che notoriamente per i Cristiani sono il vecchio ed il nuovo testamento. Tale contenuto rappresenta quindi la volontà di Dio ed in quanto tale esso è di valore eterno, assoluto, completo in sé e per sé, non necessitante pertanto di successive modifiche, perfezionamenti ed aggiornamenti.
Tutto quel che accade nel mondo, la variabilità delle condizioni politiche, economiche, culturali e sociali è quindi ininfluente, irrilevante ai fini della legge divina che è indipendente dagli eventi contingenti perché appartiene alla realtà trascendente.
Le pretese che provengono da alcuni ambienti del mondo cattolico di operare sostanziali cambiamenti conformi alla “modernità”, non possono quindi, per i motivi sopra esposti, essere accettate a cuor leggero.
La concezione della religione che deve cambiare a seconda dei tempi corrisponde ad una visione relativistica e temporale della religione tendente ad abbandonare ogni sacralità per ridursi infine a semplice istituzione umanitaria.
Alcuni diranno che gli aggiornamenti sono indispensabili anche perché quella che bisognerebbe innovare e solo la forma e non la sostanza. Discorso che a prima vista appare semplice e tranquillizzante ma che presupporrebbe di stabilire preventivamente quali sono nella fede i contenuti della “forma” e quali quelli della “sostanza”.
Ma ammesso che ciò possa essere stabilito vi è una considerazione che non può essere sottaciuta: forma e sostanza non possono essere entità indipendenti e non correlate tra loro. Da un certo tipo di forma possiamo avere nozione della qualità della sostanza e viceversa data una certa sostanza questa non può essere qualificata da qualsiasi tipo di forma.
Volendo sorvolare su tutte queste precisazioni resterebbe comunque un fondamentale problema finale: qual è il criterio su cui basare le proposte innovative, ovvero esiste un punto di riferimento superiore alla fede religiosa che ha l’autorità d’indicare o suggerire quale deve essere il funzionamento ed il contenuto della religione?
Non sarà per caso la cultura iIlluministica basata su uguaglianza, libertà, democrazia, laicismo, diritti dell’uomo, libero pensiero a porsi come giudice e supervisore?
