
Vincenzo Ceniti con Cecilia Gasdia
Vincenzo Ceniti
Tuscia in pillole
SPIGOLATURE SUL PREMIO FAUSTO RICCI
“Sì vendetta tremenda vendetta”. Baritono Fausto Ricci, soprano Gilda Pia Ravenna.
E’ iniziato con le loro voci il concerto finale della nona edizione del Concorso internazionale di canto lirico 2021 “Premio Fausto Ricci”. Il duetto registrato negli studi della Deutsche Grammophon nel 1928 ha fornito l’audio di sottofondo ad una carrellata di foto sulle precedenti edizioni del Concorso, dal 2013 ad oggi.
Nel foyer del teatro ho parlato con Gloria, figlia di Fausto Ricci, sugli anni in cui il padre stava in Argentina (dal 1924 al 1927) e cantava al Colòn di Buenos Aires. Un critico musicale di allora scrisse “Di fronte alla voce di Ricci, quella degli altri cantanti non è adatta neppure a chiamare un taxi all’uscita del teatro”.
Josè Carreras tifa per il Barcellona. Nella cena di arrivederci all’Hotel Salus Terme, il Maestro , mentre gustava un branzino su letto di patate, apprendeva dal cellulare che il suo Barcellona stava vincendo per 3 a 1 sul Valencia nel campionato spagnolo. Io gli ho detto che la Juventus, la mia squadra del cuore, stava vincendo 1 a 0 sulla Roma dell’ispano Mourinho.
La vincitrice del Concorso il soprano Monica Conesa (Usa, Florida) quando non canta, cucina. Il libro che le è stato donato dal Touring Club dal titolo “Il grande mosaico della cucina italiana” lo terrà a portata di mano accanto agli spartiti musicali.
Stefano Garau membro di giuria del Concorso e direttore artistico dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” di Sassari ci ha decantato la ”Discesa dei Candelieri” di Sassari dichiarata patrimonio immateriale dell’Umanità. Abbiamo replicato con la nostra Macchina di Santa Rosa, anch’essa Unesco.

Il cameriere dell’Hotel Salus, Simone, con Josè Carreras
Nell’incontro ufficiale in Sala Regia e nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori, il sindaco Giovanni Arena ha presentato a Carreras e compagni i suoi gioielli: affreschi, modelli della Macchina di Santa Rosa, la tela di Pietro Vanni e il libro dei Vip che hanno visitato il Palazzo. Ora c’è anche la firma di uno dei più grandi tenori della lirica di tutti i tempi.
Appena è stato possibile Cecilia Gasdia e il marito Andrea si sono immersi con grande gaudio nella piscina con acqua sulfurea a 30 grandi del Salus. Un attimo di relax, tra una audizione e l’altra. Le ho ricordato la sua presenza a Viterbo nel 1985 in un concerto all’Unione in occasione del Festival Barocco di quegli anni. Mi ha detto che il nostro concittadino Alfonso Antoniozzi sarà a Verona nelle prossima stagione del Teatro Filarmonico in “Così fan tutte” di Mozart interpretando il personaggio di don Alfonso.
Ho rivisto dopo circa quarant’anni il soprano Silvia Silveri che ha offerto un premio al Concorso in ricordo del padre, il baritono Paolo Silveri (1913-2001). La conobbi nel 1976 in occasione del Festival Barocco di allora, quando faceva parte del cast del “Trespolo Tutore” di Alessandro Stradella diretto da Marcello Peca.

Un momento della premiazione
Ho chiesto ad un membro di giuria i motivi della prevalenza al Concorso di voci femminili. Ai primi tre posti ci sono infatti tre soprano. Mi ha risposto che le donne sono più abituate alla “disciplina”. Nel canto, come nello sport, ci vuole molta perseveranza e allenamento costante. Prerogative poco diffuse tra gli uomini.
Andrea Garofano marito della Gasdia non canta, ma coltiva discretamente grande passione per la storia e per l’arte. E’ socio da molti anni del Touring Club e custodisce tutte le guide rosse. Ha sentito parlare del Bulicame dantesco, del Conclave, dei papi sepolti a Viterbo, di Martin Lutero e dell’”Ecclesia viterbiensis”.
Il soprano Sunada Airi ha cantato la romanza “Se pietoso d’un oblio”, dall’opera di Donizetti “Il furioso all’isola di San Domingo” rappresentata la prima volta Roma nel 1833 e raramente eseguita. Praticamente non si sente mai. Forse c’è una ragione.
A proposito di Donizetti, il suo Don Pasquale verrà allestito a Viterbo con le voci del Concorso e dato in anteprima all’Unione nel Marzo 2022 per poi andare in altri teatri dell’Etruria Meridionale. Anche a Novara e Sassari. Sentite questa. Nel 1837 il giovane musicista Francesco Capocci fu spesato dal comune di Corneto (l’attuale Tarquinia) per un soggiorno di studio a Napoli presso il Conservatorio Reale al fine di acquisire titoli in vista della sua nomina a Maestro di Cappella del Duomo e di direttore musicale della nascente Accademia Filarmonica di quella località.
A Napoli Capocci fu allievo di Gaetano Donizetti che lo prese a benvolere per simpatia ed attitudine ed anche per il nome singolare e curioso del paese di provenienza: Corneto. Quel nome rimase così impresso al compositore bergamasco, così “buffo”, da meritarsi un’opera. E ciò accadde col Don Pasquale qualche anno dopo nel 1842. Nel libretto è scritto “L’ho detto e lo ripeto, io don Pasquale da Corneto possidente, qui presente in carne e ossa.”
Josè Carreras era accompagnato a Viterbo dal suo uomo ombra Mario Dradi, un romagnolo di razza e di grandi capacità manageriali. Fu lui nel 1990 ad organizzare il concerto dei Tre Tenori con Carreras, Domingo e Pavarotti.
Carreras si è incontrato con i ragazzi del Liceo Artistico “F. Orioli” e del Liceo Musicale “Santa Rosa”. Coi primi ha esaminato i costumi del Don Pasquale che verranno da loro confezionati nel laboratorio di sartoria dell’Istituto. All’incontro è stata tanta l’emozione di tutti che ad una delle insegnanti sono venute le lacrime agli occhi. Tifo da stadio anche con i ragazzi del Santa Rosa. Uno di loro, Emanuele, della sezione canto, s’è avventurato ad intonare il “Nessun dorma” dalla Turandot con la Gasdia al pianoforte.
A sipario abbassato Giuliano Nisi e Fabrizio Bastianini, numi tutelari del Concorso, sono svenuti per tensione, stress, soddisfazione, timori, emozione e palpitazioni. Il loro è stato un lavoro immane che ha arricchito la città. Gliene siamo grati. Al prossimo anno.
