Francesco Mattioli, sociologo

Le leggi, sia nella scuola illuministica francese che in quella anglosassone – ambedue premesse del concetto attuale di democrazia – sono un prodotto della storia, dalle differenti esigenze che nascono e si evolvono nella convivenza di una collettività sociale. 

Quindi esprimono valori considerati assoluti in un dato momento storico. Oggi noi consideriamo come valori assoluti la democrazia, l’uguaglianza, la libertà e il rispetto reciproco tra gli individui; valori che vengono da lontano, talvolta da molto lontano e che sono fortemente innestati soprattutto nella cultura occidentale, visto che altrove vivono e vegetano regimi tutt’altro che democratici e liberali. 

Ovviamente, anche nella nostra cultura occidentale certi valori sono stati offesi, ma poi si è comunque cresciuti e talune tentazioni dispotiche, autoritarie, razziste – di ogni colore - sono state condannate, combattute, superate. Al netto, ovviamente di nostalgici più o meno espliciti, che costituiscono una  miserabile minoranza.

Tuttavia, le leggi non si applicano ciecamente; proprio perché sono risposte condivise di una collettività ai problemi che incontra ed è costretta ad affrontare, devono essere adattate alle circostanze. Ad esempio, in tempo di guerra o di calamità naturali, alcune leggi sono sospese per motivi di sicurezza.

Il Covid-19 è una calamità naturale che ha fatto milioni di morti e, in Italia, nel giro di un anno e mezzo ha ridotto persino l’aspettativa media di vita di oltre un anno (in alcune  regioni anche di più). Una minaccia alla collettività, quindi, che ha giustificato alcune restrizioni, come il lockdown, l’obbligo delle mascherine e, oggi, l’obbligo del vaccino per talune categorie di persone.

Quanto al vaccino, come si è detto è una condicio sine qua non necessaria per svolgere alcune attività; non è obbligatorio di per sé. Come ho già avuto modo di sottolineare è un obbligo quanto lo è la patente di guida; o un titolo di studio, o un concorso, per svolgere un certo lavoro. Certo è che, considerando il vaccino come l’attuale migliore arma contro la propagazione del Covid-19, vaccinarsi diventa anche un atto di amore e di rispetto per la collettività in cui si vive.

Capisco i dubbi di taluni su un vaccino che è stato elaborato e collaudato in tempi più brevi del normale e che lavora secondo nuove strategie d’attacco. Ma va detto che le tecnologia mrna ha ormai una ventina di anni di studi e di verifiche. Non siamo di fronte al vezzo mal studiato della radioattività che uccise i suoi primi scopritori; qui c’è una  comunità scientifica che si è posta domande e  si è data risposte, anche di carattere precauzionale.

C'é da temere che fra qualche anno ai vaccinati spunterà una coda da coccodrillo, che saranno tutti ogm riconoscibili per la pelle verdastra o per singolari forme di irsutismo? O magari che ci sarà una morìa di massa peggiore di quella dei lemmings? Credo che siano argomenti buoni per la fantascienza...

Peraltro, non  abbiamo alternative di breve periodo. La terapia tramite anticorpi monoclonali è senz’altro interessante ma a sentire i virologi attualmente presenta due handicap:  il primo, quello di dover essere utilizzata immediatamente e con chi ha già contratto la malattia, per essere efficace (come avviene con l’antitetanica per chi non è vaccinato contro il tetano); il secondo, che la produzione del medicinale richiede tempo e quindi può essere disponibile in quantità ridotte rispetto ai ritmi di diffusione del Covid-19, specie nella sua variante delta.

Per tutti questi motivi, addurre discorsi sulla libertà violata o sull’inutilità dei vaccini significa farsi preda di dubbi che non solo non  aiutano a combattere una gravissima calamità che ci coinvolge tutti, ma certificano una disinformazione di fondo sulle problematiche coinvolte.

Soprattutto, denota un’idea di libertà che assomiglia più alla licenza autoreferenziale del lupo hobbesiano che alla coscienza civica  di un Fromm o di un Martin Luther King.