Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'

a cura di Barbara Pasqualini

(foto di Enrico Pasqualini) 

Agosto 2021

Il mese di agosto è ormai trascorso; convenzionalmente associato alla luce ed al calore del sole estivo, a me scalda il cuore, perché, proprio in questo periodo, ricorre il compleanno del mio amatissimo papà. Purtroppo è già il dodicesimo che non ha la possibilità di festeggiare. 

Per la mia mamma e me è sempre una piccola gioia condividere il ricordo di mio padre Enrico con chi lo ha conosciuto ed amato. 

Con grande sensibilità e con amicizia, il nostro direttore, Mauro Galeotti, che ringrazio infinitamente, mi dona sempre questa opportunità.

Anche quest’anno, il modo migliore che ho per ricordare il 29 agosto, giorno di festa nella nostra famiglia, è dedicare al mio papà il nostro piacevolissimo appuntamento mensile.

E allora, iniziamo!  

Anche questo mese, non crediate di averla scampata, ho la mia piccola curiosità da proporvi e condividere con voi, scaturita, di nuovo, guardando la replica di una vecchia serie tv.

A dire il vero, ricordavo di avere già interrogato i vari motori di ricerca online circa il significato di questo modo di dire ma avevo dimenticato quanto precedentemente letto!

E allora…che significa “fare come i ladri di Pisa”?

Si dice di persone che litigano di giorno e la notte vanno a rubare insieme, come riportato nel Vocabolario della Crusca.

http://www.vocabolariofiorentino.it/lemma/pisa/2437

fare come i ladri di Pisa (che leticano di giorno e vanno a rubare di notte insieme)

fingere di essere antagonisti e accordarsi in segreto

O anche:

https://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/L/ladro.shtml#:~:text=Essere%20inseparabili%20nonostante%20le%20liti%20e%20i%20diverbi,il%20bottino.%20intendersi%20come%20i%20ladri%20alla%20fiera

Fare come i ladri di Pisa

Essere inseparabili nonostante le liti e i diverbi continui.

La tradizione toscana vuole che i ladri di Pisa andassero a rubare insieme durante la notte e poi litigassero fra loro tutto il giorno per dividere il bottino.

Naturalmente ho riportato solo alcune voci a titolo d’esempio, non vorrei essere ridondante!

Insomma, sembra che questo proverbio, nonostante la “professione non proprio ortodossa” menzionata, si adatti a persone che litigano sempre, ma in fondo si vogliono un gran bene! 

Ma perché non ricordo mai nulla di ciò che “studio”?

Pretendo di immagazzinare troppe informazioni?

Non sarà invece che…non ho “sale in zucca”?!

E…questo detto da cosa scaturisce?

Ohi ohi ohi…

Adesso inizio anche a pormi domande a catena!

Sul dizionario, leggiamo così:

https://dizionario.internazionale.it/parola/avere-sale-in-zucca

avere sale in zucca

loc.v. essere assennato, furbo

https://consigli.tuttosogni.it/perche-si-dice-non-avere-o-avere-sale-in-zucca/

Quando ci troviamo di fronte ad una persona che commette errori per stupidità e senza ragionare sulle cose, dimostrando di possedere poca intelligenza, siamo soliti rivolgerci dicendole “non hai sale in zucca” o frasi simili, con il senso di “hai poco cervello in testa”. Qual è però il motivo per cui si è abituati a dire così? Che origine ha questa espressione? E perché la nostra testa dovrebbe assomigliare ad una zucca contenente del sale?

“Avere sale in zucca” è molto importante, ce lo insegnano gli antichi romani!

Così com’è giusto che sia, ognuno ha la propria testa e la pensa a modo suo, confermando il sempreverde detto “il mondo è bello perché vario” … a volte però certi pensieri andrebbero ponderati per bene, prima di commettere sbagli eclatanti e che si potevano evitare!

Bisogna infatti cercare sempre di riflettere e usare il cervello dal momento che ne siamo provvisti, insomma far vedere agli altri che “abbiamo sale in zucca” e non il contrario, anche perché possedere una buona quantità di “sale nella testa” è una cosa molto “preziosa”.

Anche gli antichi romani lo sapevano: ai loro tempi, il cloruro di sodio aveva un valore quasi inestimabile, perché era alla base di tutta la loro vita e della loro ricchezza, infatti veniva usato sia nella sua funzione alimentare e sia come una vera e propria moneta. E allo stesso modo di qualsiasi altra cosa preziosa, il sale andava custodito a dovere, e il posto migliore per farlo era proprio all’interno di una zucca, molto coltivata e reperibile a quell’epoca.

Questo ortaggio veniva svuotato della polpa e lasciato a seccare, così da diventare duro e resistente e trasformarsi in un perfetto “forziere” per il sale… e si può ben immaginare quale problema fosse farlo cadere, facendo finire a terra il contenuto tanto pregiato!

Quindi, così come una volta chi aveva poco sale conservato all’interno della sua zucca si poteva definire povero economicamente, o al contrario chi ne aveva molto poteva considerarsi ricco, oggi la frase “non avere sale in zucca” indica qualcuno “povero” di materia grigia e che non sa sfruttare come dovrebbe la sua intelligenza, compiendo spesso sbagli per stoltezza, mentre all’opposto, “avere sale in zucca” significa possedere una grande “ricchezza” intellettiva e di ragionamento accurato.

Il paragone tra l’ortaggio arancione e la testa di un uomo, con il tempo, è invece venuto spontaneo per somiglianza visiva, dal momento che una zucca può ricordare per forma il cranio di una persona, e se riempita o meno del prezioso sale come si faceva un tempo, il paragone con una testa “abbondante” o “carente” d’intelligenza è ancora più azzeccato.

Il concetto è ribadito da questa fonte, con l’aggiunta di connotati…artistici!

https://www.stilearte.it/tu-non-hai-sale-in-zucca-perche-si-dice-da-cosa-deriva-le-immagini-la-pittura-la-storia/

Il sale, ai tempi di Roma antica, equivaleva al denaro corrente, tanto che il nome salario deriva, come ben sappiamo, dal pagamento dei prestatori d’opera attraverso dosi di sale, elemento preziosissimo non solo per equilibrare la dieta o aumentare il sapore ai cibi, ma per la conservazione degli alimenti.

Il sale fece sorgere la città più importante del mondo antico, Roma, posta al punto di intersezione tra la via salaria, che dal mare portava all’interno – sulla quale viaggiavano salmerie cariche del prodotto marino – e le strade degli allevatori che portavano il bestiame a valle per poterlo vendere o barattare, acquisendo le scorte saline necessarie al consumo domestico e alla preparazione di salumi. L’integrazione di queste due economie fu alla base remota della fortune della città eterna.

Nelle abitazioni, quindi, la zucca antica si rivelava un ottimo scrigno per contenere i cristalli di sale, considerati così preziosi che rovesciarli inavvertitamente a terra era – ed è – considerato segno di sfortuna.

(Ne parlammo anche noi, qualche tempo fa!

http://www.lacitta.eu/cronaca/7985-pensieri-in-liberta-ed-io-che-pensavo-fosse-solo-un-esaltatore-di-sapidita-signori-sua-maesta-il-sale.html) 

L’essiccazione della buccia, che diveniva sempre più coriacea e la perdita di umidità dell’interno, garantivano un accurata conservazione del prodotto in quello che era divenuto uno scrigno domestico, appeso a un chiodo.

Bisogna, a questo punto, aprire una breve parentesi botanica. La scoperta dell’America portò nel vecchio continente l’antenata della zucca di Halloween e numerose altre varietà; ma Europa e Asia conoscevano già, da tempi antichissimi, la Lagenaria, una zucca di piccole dimensioni, somigliante a una fiaschetta (o forse dovremmo dire che per la forma della fiaschetta di vetro ci si ispirò alla lagenaria?). Almeno dai tempi dei Romani, questo frutto asiatico ed europeo veniva consumato dal popolo che lo svuotava della polpa – poi lessata o cotta nel forno, accanto al pane- e ne trasformava la scorza in contenitori leggeri e impermeabili, perfetti soprattutto per contenere l’acqua o, poiché risultavano pressoché impermeabili, per conservare il sale.

Non v’era bastone o cinta di un camminatore che non avesse appesa – come appare in diversi casi nell’iconografia pittorica di san Rocco o di San Giacomo – la bella bottiglia vegetale. (La zucca custodiva l’acqua per lenire la sete del pellegrino nel cammino.) La presenza della zucca arcaica nei dipinti o nelle statue è particolarmente legata alla dimensione del viaggio e appare pertanto collegata ai pellegrini, ai vagabondi o santi in cammino.

 La locuzione “Non hai sale in zucca” combina il concetto di povertà economica con quello di povertà intellettuale. L’aggettivo salace – che vuol dire arguto e piccante e deriva dal latino con la connotazione di “saltare addosso per libidine” – a volte viene ritenuto sinonimo di acutezza, mentre popolarmente “zucca” significa grossa testa per lo più priva di contenuto. Probabilmente il detto nasce dalla fusione di entrambi i modi di dire. Del resto con l’aggettivo “insipida” si definisce una persona che non sa di nulla. 

Mentre sapido – dal latino tardo sapĭdus, derivato di sapĕre ‘aver sapore; essere saggio’, sec. XIV – significa arguto, dotato di arguzia.

 

Interrompetemi, altrimenti continuo con il mio elenco dei “perché”!

Non vorrei essere pedante!

Forse è meglio che trovi un modo di congedarmi da voi, facendomi perdonare dei miei molti interrogativi…a catena!

In musica, potrebbe andare bene?

Scelti per voi… 

Arrivederci dai miei amatissimi “Rondò Veneziano”!

Di certo li conoscete, se avete voglia potete curiosare un po’ sul loro sito internet!

 

https://rondoveneziano.com/

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Rond%C3%B2_Veneziano

 

Rondò Veneziano è un ensemble (cioè una formazione musicale d’insieme) musicale italiano (sebbene il marchio sia stato ceduto alla svizzera Cleo Music AG nel 1990) che si ispira alla musica barocca sposando sonorità attuali della musica pop e del rock. La genesi di questo progetto musicale risale al 1979, partendo da un’idea condivisa di Freddy Naggiar, discografico della Baby Records, e Gian Piero Reverberi, noto compositore e direttore d’orchestra della scuola genovese.

Il vasto repertorio comprende composizioni ispirate a modelli stilistici di Vivaldi (1678 - 1741), Albinoni (1671 - 1751), Boccherini (1743 - 1805), del tardobarocco europeo e porta la firma dello stesso Reverberi, affermato arrangiatore già noto per aver collaborato con i maggiori artisti italiani tra cui Lucio Battisti, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Mina, Gino Paoli, Eros Ramazzotti, Luigi Tenco e Ornella Vanoni.

Non tutti i brani dei Rondò Veneziano sono riconducibili a modelli settecenteschi: il repertorio comprende anche composizioni che si orientano verso esempi musicali di altre epoche, in particolar modo ad autori quali Gioachino Rossini (1792 - 1868), Franz Joseph Haydn (1732 - 1809) e Frydryk Chopin (1810 - 1849); altre composizioni riproducono invece strutture proprie della musica leggera, delle colonne sonore o del folk, limitando il collegamento con il passato alla sola sonorità orchestrale.

Ritiratosi quasi del tutto dalle scene italiane, il gruppo ha continuato la propria attività con tournée europee, riscuotendo un particolare successo prevalentemente nell’area di lingua tedesca come Austria, Germania, Svizzera e Lussemburgo. Una collezione di memorabilia del gruppo comprendente 400 pezzi è stata esposta dal 20 gennaio 2007 a Friburgo e in seguito a Locarno e a Lugano in occasione di alcuni concerti dei Rondò Veneziano.

Quale brano proporvi?

La difficile scelta tra tutti i capolavori che questi musicisti ci hanno regalato, carichi di suggestive emozioni, la ha compiuta, per me, il caso. O meglio: una coincidenza di date.

Il 29 agosto 2010 durante il programma Da Da Da di Rai 1, puntata Vintage, riapparve uno dei primi video promozionali dei Rondò Veneziano per il brano omonimo del 1980.

Vi starete chiedendo che cosa se ne deduce.

Il 29 agosto 2010 è stato il primo compleanno che il mio papà non ha potuto festeggiare: avrebbe compiuto 61 anni. Il 1980 è il mio anno di nascita.

Il ricordo della musica eseguita da questi musicisti, che si ascoltava in casa mia per sottolineare gli eventi importanti, per accompagnare i momenti di svago, o solo per puro diletto, ed il suddetto intreccio di date significative per il mio cuore hanno scelto il brano con cui mi voglio congedarmi oggi.

E allora, ecco a voi “Rondo veneziano”, traccia 1 dell’omonimo album.

Rondò veneziano è il primo album in studio del gruppo omonimo creato da Gian Piero Reverberi pubblicato il 22 ottobre 1980 dalla Baby Records. È stato premiato in Italia con il disco di platino.

Anche se non ho trovato il video menzionato, ve ne propongo un altro che mi ha regalato qualche minuto di piacevole evasione e tante emozioni. 

Perdonatemi se risulterà un po’ anacronistico (le maschere che affiancano le meravigliose vedute veneziane sono un po’…fuori stagione) ma è davvero troppo toccante per non condividerlo con voi, scalda il cuore.

Buon ascolto e buona visione!

Vi saluto regalandoci questa emozione.

https://www.youtube.com/watch?v=wSVXndemCV8

 

 

Immagini & fonti:

ladri-di-pisa[1]

https://1.bp.blogspot.com/-uI5DLzB2_SI/W7Opc7zJ9yI/AAAAAAAAE4I/mX8H7GoAEkwFTVYWWqQU4UkhLGzr-60kACLcBGAs/w1200-h630-p-k-no-nu/ladri-di-pisa%255B1%255D.jpg

 

zucca-incisione1

https://www.stilearte.it/wp-content/uploads/2014/09/zucca-incisione1.jpg

 

Allegoria dell’Arithmetica, disegno di Maarten de Vos, incisione di Giovanni Sadeler, seconda metà nella seconda metà del ‘500. L’aritmetica è qui intesa come addizione e pertanto in un connotato di accumulo, positivo. La lettura della didascalia in latino e la presenza dei frutti da noi esaminati, consentono di ribadire che la zucca è legata al concetto di prosperità. “Tradit Arithmetiche numeros sparsimque vagantes colligit et certa in summas ratione coercet.” (L’Aritmetica insegna i numeri e quelli qua e là vaganti con calcolo esatto assomma).

[Maarten de Vos (Anversa, 1532 – Anversa, 1603) è stato un pittore fiammingo.

Joan (Giovanni) Sadeler (1550 – 1600)

La famiglia Sadeler fu la più grande e probabilmente più nota tra le dinastie di incisori fiamminghi.]

 

Rondò_veneziano

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/d/d3/Rond%C3%B2_veneziano.jpg

 

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