Iscrizione del Convento dei santi Giacomo e Martino in Via Saffi 95

Chiesa dei Santi Giacomo e Martino1
(Viterbo Via Saffi) (Parrocchia di sant'Angelo in Spatha)
Scheda realizzata a cura di Elisa Angelone per il Centro diocesano di documentazione – Viterbo

Storia.
La chiesa di S. Giacomo è citata già nel 1236 quando è annoverata tra le chiese minori della città2.

Non sarà esente dalle lotte che vedranno contrapporsi le più potenti famiglie viterbesi e che renderanno S. Giacomo teatro di violenti scontri3.

Già elevata a parrocchia, nel XV secolo risulta tra le chiese più ricche di suppellettili, ha un rilevante numero di altari ed è adornata da bei dipinti4.

Tra il 1429 e il 1473 nella chiesa sono documentate sei cappelle, alcune delle quali di diritto patronato delle maggiori corporazioni di arti e professioni presenti e attive nella CittaĢ€: la cappella di S. Anna, sotto la cura dell’Arte degli Speziali, quelle di S. Giovanni Battista, di S. Gregorio (sita nel portico della chiesa), dell’Annunziata, di S. Caterina e dei SS. Pietro e Paolo, quest’ultima appartenente all’Arte dei Falegnami5.

Nel 1470 viene costruito il campanile, mentre al 1494 risale un inventario delle suppellettili che attesta la ricchezza di S. Giacomo elencando tra le sue proprietaĢ€ un tabernacolo d’argento ed una statuetta di legno dorato6.

Nel 1569 le rendite della chiesa sembrano meno consistenti tanto che la parrocchia eĢ€ unita a quella di S. Martino. Tuttavia, poco dopo, la chiesa di S. Martino viene demolita per l’apertura della Via Farnesiana; il ricavato dell’espropriazione viene impiegato nel restauro della chiesa di S. Giacomo che, ricostruita su disegno di Giovanni Malanca, torna ad essere sede della parrocchia sotto il duplice titolo dei SS. Giacomo e Martino7.

La ricostruzione di S. Giacomo si protrae per lungo tempo, essendo necessario demolirla dalle fondamenta. Nelle operazioni di restauro eĢ€ compresa la ristrutturazione di una parte del campanile e la sistemazione dell’area competente ad una casa limitrofa8.

Ai lavori parteciparono: papa Gregorio XIII che, nel 1581, autorizza l’affrancazione di canoni e censi per ricavarne le risorse necessarie all’esecuzione dei lavori; Onorato di Ser Mattia, notaio e cancelliere del Comune, che nel 1587 dona una somma per dipingere la cappella dedicata alla Madre di Dio; e lo stesso Comune che, nel 1624, contribuisce con 300 scudi alla ricostruzione della facciata9.

In questi anni, la partecipazione popolare nella chiesa è testimoniata dalla presenza di una delle tante confraternite del Corpo di Cristo presenti a Viterbo10, ma pochi anni dopo, anche S. Giacomo e il territorio di sua competenza subiranno le conseguenze della violenta epidemia di peste che colpirà la Città a partire dal 165711.

I secoli successivi vedono S. Giacomo oggetto di una serie di interventi di restauro, uno dei quali sembra risalire al 1828 ed essere volto a rinnovare interamente la chiesa12, mentre al 1904 sono datati gli interventi voluti dal vescovo Antonio Maria Grasselli che costringono i fedeli a suddividersi tra le parrocchie confinanti.

Ai restauri di quella data ne seguiranno altri che permetteranno la riapertura al culto della chiesa soltanto nel 195013.

Oggi S. Giacomo è nuovamente chiusa al culto e destinata ad altro uso14.

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L’Archivio della chiesa parrocchiale dei SS. Giacomo e Martino:

La prima notizia di un Archivio della chiesa parrocchiale dei SS. Giacomo e Martino si ha nel 1612 quando, in occasione della visita pastorale, il vescovo Tiberio Muti ordina che siano realizzati gli inventari di tutti i ben mobili, immobili e semoventi e tutti gli istrumenti dei quali si faccia una copia per la sacra visita15.

Pochi anni dopo, nel 1639, il vescovo Francesco Maria Brancaccio visita la Sacrestia della chiesa nella quale descrive un armadio in cui si conservano istrumenti, libri parrocchiali e libri di messe16.

Nel 1702 l’attenzione del visitatore si concentra principalmente sulle tabelle degli oneri di messa che dovevano essere esibiti in occasione della visita17.

Notizie piuĢ€ dettagliate si hanno nel 1827 quando si descrive un ā€œarchivio informe antico, ma la maggior parte eĢ€ stato trasandato perché non custodito nella sua origine, e nel pregresso del tempoā€, si dice peroĢ€ che nell’archivio sono presenti ā€œn. 5 Libri di matrimonio, n. 5 Libri de’ Morti, n. 1 Libro de’ Cresimati, Quindi molti stati incominciando dal Prior Tosini, Molte apoche, ed altre memorie a favore della parrocchiaā€18.

Nel 1861 i libri dei Matrimoni sono 3, i libri dei morti sono ancora 5, i libri dei Cresimati sono 2, in piuĢ€ si citano: ā€œMolti libri di celebrazione di Messe, Molti Stati di Anime incominciando dal 1721, Vari stati de’ beni della Parrocchia, Apoche di Affitto, Istrumenti, ed altre carte appartenenti alla P.ria.

Una scatola ove eĢ€ riposto un rame che serve per tirare l’Immagini di S. Filomena, e le teche colle rispettive autentiche, ove sono le Reliquie de’ Santi ...ā€19.

Ancora nel 1881 dell’Archivio si dice che ā€œeĢ€ stato molto trasandato, perché non custodito in pregresso di tempoā€20. In epoca non precisata l’archivio eĢ€ stato trasferito al Palazzo papale.

Oggi L’Archivio parrocchiale della chiesa dei SS. Giacomo e Martino contiene le serie Liber Confirmatorum21, Liber Matrimoniorum22 e Liber Mortuorum23, Status Animarum24 e Liber Missarum25, alle quali si aggiunge una serie denominata Amministrazione della parrocchia che presenta una consistenza cronologica compresa tra il 1690 ed il 1949. La documentazione contabile risulta di piuĢ€ antica datazione26 e quasi coeva ad una lunga serie di inventari dei beni della chiesa che, inizia dal 1693 e si protrae fino ai primi anni del Novecento27.

Al settecento risalgono fascicoli contenenti Polize affrancazioni, censi, livelli e canoni dei beni della parrocchia che coprono una periodo compreso tra il 1714 ed il 1895 ed un cabreo della possidenza rustica della chiesa privo di datazione.

Tra le carte dell’Ottocento compaiono i Processetti matrimoniali (2 fascicoli, 1828-1935), ed una serie di carte di corrispondenza: Circolari, Lettere, Suppliche e Ricevute che presentano una datazione compresa tra il 1827 ed il 1904. Tra la documentazione piuĢ€ specifica vi eĢ€ un registro cassa delle donne cattoliche datato 1949.

1 Scheda realizzata a cura di Elisa Angelone per il Centro diocesano di documentazione – Viterbo.
2 G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, Vol. I, Viterbo, 1907, p. 195.

3 G. Signorelli, Viterbo ..., cit., vol. II, Parte I, Viterbo, 1938, p. 63.
4 Ibidem, p. 240.
5 Ibidem, p. 240, cfr: M. Galeotti, L’illustrissima cittaĢ€ di Viterbo, Viterbo, 2002, p. 725.

6 G. Signorelli, Viterbo ..., cit., vol. II, Parte I, Viterbo, 1938, pp. 240, 245; cfr: M. Galeotti, L’illustrissima ..., cit., p. 725.
7 G. Signorelli, Viterbo ..., cit, vol. II, parte II, Viterbo, 1940, p. 364; cfr: M. Galeotti, L’illustrissima ..., cit., p. 725.

8 G. Signorelli, Viterbo ..., cit, vol. II, parte II, Viterbo, 1940, p. 364.
9 Ivi.
10 Ibidem, p. 369.
11 G. Signorelli, Viterbo ..., cit., Vol. III, Viterbo, 1969, p. 100.
12 M. Galeotti, L’illustrissima ..., cit. p. 725.
13 Ibidem, p. 726.
14 Ivi.
15 Cedido, Serie: Visite pastorali, Visita Muti 1612-1622, c. 56.
16 Cedido, Serie: Visite pastorali, Visita Brancaccio 1639, c. 54v.; cfr. Visita Brancaccio 1646, c. 55.
17 Cedido, Serie: Visite pastorali, Visita Santacroce 1702-1703, c. 419.
18 Cedido, serie: Visite pastorali, Visita Pianetti 1827, vol. V, parte I, cc. 68 e segg.
19 Cedido, Serie: Visite pastorali, Visita Bedini 1861, vol. II, c. 171.
20 Cedido, Serie: Visite pastorali, Visita Paolucci 1881, vol. I, parte I, c. 421.
21 La serie è costituita di due registri cartacei datati tra il 1706 e il 1908, presentano una numerazione coeva per carte ed una rubrica alfabetica coeva.
22 La serie eĢ€ costituita di 4 registri con datazione compresa tra il 1622 e il 1908 presentano una numerazione coeva per carte, una rubrica alfabetica coeva ed una consistenza cronologica pressoché completa.
23 La serie eĢ€ costituita di 5 registri datati 1622 – 1871 che presentano una numerazione coeva per carte ed una rubrica alfabetica coeva.
24 La serie si compone di 151 fascicoli datati 1722-1937.
25 La serie è costituita di 21 registri con datazione compresa tra il 1688 ed il 1904.
26 La documentazione contabile comprende Affitti, censi canoni affrancazioni, enfiteusi (1690 – 1904), ereditaĢ€ e carte sciolte. Atti di acquisto di beni, enfiteusi e censi e canoni sui beni della chiesa e dell'arte dei falegnami e canepari. (1828 - 1900), entrate e uscite della chiesa parrocchiale (1829 - 1865), stati attivi e passivi censi, livelli, affrancazioni, ipoteche, esenzioni da tasse, benefici vacanti (1841 - 1946).
27 Tra gli inventari si possono elencare: un Inventario della chiesa dei SS. Giacomo e Martino 1693, un Inventario del Fu priore Angelo Tosini, un Inventario senza alcuna indicazione, un Primo Inventario del priore Betata 1736 ed un Secondo inventario del priore Betata, una Eredità del p. Petroselli 1765, un Inventario della chiesa parrocchiale di S. Giacomo e Martino 1800, memorie e obblighi dei cappellani, un inventario dei beni mobili e dell'archivio della chiesa, un inventario dei beni stabili della chiesa, la Risposta ai quesiti per la visita di Pianetti, un inventario delle suppellettili 1827, un elenco degli Oratori domestici esistenti nella parrocchia, un inventario del Priore giusti delle suppellettili della chiesa, la Risposta ai quesiti della visita di Bedini, un inventario delle suppellettili 1861 e la Risposta ai quesiti per la visita di Grasselli 1906.

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