
Francesco Mattioli, sociologo
Caro D’Arpini, ben vengano le critiche?
No, lasciamo da parte le “critiche” e parliamo di pensiero critico. Il pensiero critico, sosteneva Kant, è quello che riflette su ciò che argomenta, pronto a trovarvi errori e omissioni o a discuterne le pretese assertive.
Fermiamoci a questo. Le argomentazioni spesso partono da nozioni “date per scontate”, o da parole d’ordine, talvolta da dogmi. Accade più spesso nell’ideologia che nella religione; nella religione resta sempre il dubbio sull’aldilà, se c’è veramente e come sia, sul perché certi malvagi godano e certi buoni soffrano; nell’ideologia, non c’è dubbio di sorta: la verità è quella.
Su due punti mi soffermerò brevemente.
Primo: difesa ambientale ed economia.
Ci sono due modi per agire: o lo sviluppo sostenibile, che possa far convivere la tutela dell’ambiente con un direi inevitabile sviluppo produttivo, economico e commerciale (la storia insegna che non si torna indietro, non è successo né in Occidente, né in Oriente); oppure la “decrescita felice”, che è un ossimoro.
Un campo incolto non è di per sé sviluppo ambientale; se ben coltivato, può nutrire persone. E una fabbrica non è di per sé utile, se provoca danni. In ogni caso, a meno di tornare a scaldarsi intorno al fuoco come nelle caverne, la produzione di beni e servizi non può che continuare. E segnatamente in campo energetico. L’energia da fotovoltaico, eolico, ecc. è la prova che lo sviluppo tecnologico può portare anche alla conciliazione di esigenze diverse.
E’ un coltello: se lo usi per affettare prosciutto, è utile; se lo usi per uccidere, è pericoloso. Sta a noi decidere come usarlo.
Vale anche per l’economia. Sono certo che D’Arpini usi un pc per inviare i suoi contributi a “La Città”: se seguissimo fino in fondo il suo ragionamento sul rapporto innaturale tra ambiente ed economia, dovremmo dire che ogni volta che invia una mail crea un danno alla Natura.
Secondo punto: medicina chimica o medicina biologica? Non c’è contrapposizione; chi lo fa sembra ignorare la biochimica.
La medicina chimica non è altro che il perfezionamento di sostanze terapeutiche presenti in natura, depurandole, potenziandone la titolatura, copiandole per migliorarne gli effetti e diminuirne gli eccessi collaterali. D’altronde l’ingegneria genetica sta combattendo il cancro molto meglio della tisane miracolose di qualche imbonitore da strapazzo.
Così i vaccini, tutti i vaccini: non sono altro che azione umana per perfezionare un meccanismo, quello dell’immunizzazione, già presente in natura, ma riservato solo a pochi fortunati. Questi vaccini “ogm” come li definisce populisticamente D’Arpini, hanno stroncato la poliomielite: l’ha mai visto, D’Arpini, un bambino attaccato dalla poliomielite? Io, a otto anni, l’ho visto: era un mio amico di giochi, morì contorcendosi.
E’ vero: un cattivo uso del progresso può portarci alla rovina. Ma è nel destino dell’Uomo, di quel Prometeo che sa forgiare il mondo, creare la luce rischiando di sprofondare nella notte; ma Prometeo, Ulisse, gli inappagati personaggi della cultura occidentale sono anche quelli che hanno scoperto la libertà e inventato la democrazia e, soprattutto, il senso della responsabilità, la sublime tragedia del dover scegliere.
Sta a loro, a noi, agire per il meglio. Perché anche l‘etica, intesa come scelta sociale, come accordo, come costruzione collettiva di valori, è un prodotto dell’occidente.
Altrove, ha prevalso soltanto l’arcaismo della dittatura, favorita dal ritiro dei saggi nell’autoreferenzialità della meditazione; senza che, oltre tutto, la famigerata economia venisse meno.
Se stiamo ancora rischiando il peggio, nell’ambiente, è perché ad oggi in due patrie della meditazione orientale, l’India e la Cina, ancora si pretende di inquinare a piacimento.
