Francesco Mattioli, sociologo

Gli scienziati in Italia non hanno mai avuto vita facile. Sebbene il nostro Paese ne abbia prodotti a plotoni.

Fondamentalmente per due ragioni.

La presenza invasiva di una Chiesa che, soprattutto per ragioni politiche, imponeva dogmi anche alla conoscenza; e, soprattutto la pesante ipoteca di una cultura classica che aveva imposto una sapienza umanistica, letteraria, filosofica, intellettualistica ed erudita.

Benedetto Croce, che anche per motivi ideologici si è lungamente imposto nella cultura italiana postfascista, negava l’importanza euristica della matematica, perché la matematizzazione mortifica la “vivente realtà del mondo” e sostanzialmente considerava il mestiere dello scienziato meno importante di quello del filosofo e del letterato. 

Fatto sta che ancora negli anni ’70 chi studiava al Liceo Classico era considerato un genio sol perché studiava il greco, approfondiva il latino e si crogiolava nelle più profonde discettazioni filosofiche, specie quelle dell’idealismo classico; mentre chi studiava allo Scientifico doveva “arrangiarsi” con saperi più pragmatici, meno impegnativi sul piano intellettuale, persino con le lingue straniere “vive”. Per non parlare degli altri istituti superiori…

La cultura classica non solo apriva ai più sofisticati e puntigliosi carrieristi delle discipline giuridiche, ma – udite udite – meglio si prestava persino a  chi avesse voluto intraprendere le professioni di medico o di ingegnere! Pare che solo se  studiavi al Classico eri capace di ragionare veramente… Magari non spiccicavi una lingua straniera, ma avresti potuto conversare con Alcibiade.

Per fortuna, il tempo è galantuomo. 

Non solo è cambiata la Chiesa, dopo il Concilio Vaticano II, nei confronti della scienza. Ma sono cambiate anche la società e  la cultura in generale, aprendo spazi infiniti e prioritari alla logica della scienza. Non foss’altro perché, in mezzo a tante opinioni e ideologie, la conoscenza scientifica ha proposto delle “verità” fondate sulla logica e sulla sperimentazione. Non ha certo offerto verità assolute, certo: ci provò il positivismo, ma è stato superato; in compenso le verità della scienza sono per lo meno convenzionalmente condivise e universalmente note.

Con tutto ciò, in alcune plaghe del nostro Paese si continua a non capire che cosa è la scienza, e se ne parla a vanvera, sia che si ricorra ad una strisciante ideologia, sia che si ricorra ad un eloquio sovraccarico di figure retoriche che coprono l’inconsistenza dell’argomentare.  Così, spadroneggia una pseudocultura wiki che fa passare per vere asserzioni false e fuorvianti, che ripete come un gioco degli specchi le panzane  e le fake news coltivate e riprodotte mediaticamente all’ombra di una vera e propria  ignoranza scientifica.

Le false asserzioni dotte e le panzane ripetute a orecchio sui vaccini, sui green pass, sulle mitologie del Covid-19, sui meccanismi della scienza, sulle collusioni della scienza, accompagnate da una cattiva lettura di statistiche sanitarie, demografiche, storiche e ovviamente vocate a generare il grido di dolore per una libertà perduta, stanno producendo danni all’economia, alla convivenza civile e, soprattutto, stanno causando morti.

E ora di finirla con questa specie di pseudosapienti senza titoli e senza conoscenza che si ergono al ruolo di oculati scopritori delle verità vere. Perché come minimo, alle loro parole dovrebbero far seguire i fatti e dimostrare, in una logica peer, di avere ragione.  Peccato che, al di là delle chiacchiere e di un qualche dato contraffatto o male interpretato pro domo sua, non abbiano nulla di concreto da dimostrare.

Non  c’è libertà in questo Paese? Eccome, che c’è… talmente generosa da trattare costoro con rispetto, invece che come nemici della salute pubblica, delle leggi democratiche e di un vero sapere laico e razionale. 

Sotto regimi totalitari e autocratici che taluni di loro si permettono persino di appoggiare, sarebbero dietro le sbarre; qui si dà loro udienza.

Se la guadagnino, questa fiducia, per favore.