Luigi Torquati (Lutor)
lutor39.wordpress.com

Caro Mauro,
pur non essendo uno scienziato, voglio anch’io parlare un po’ di Covid-19, forse sarò un po’ lungo, ma è necessario per questo virus tremendo che ha causato e causa, purtroppo, nel mondo milioni di morti; questo virus che oltre ai morti ha prodotto danni immensi nell’economia mondiale e che si fa risentire maggiormente nei paesi più poveri.

Anche in Italia ha determinato un ulteriore malessere con attività chiuse per troppo tempo, industrie ferme, licenziamenti, cassa integrazione. Un danno economico di grandi proporzioni che il governo sta cercando di riparare con quelli che chiamano “ristori”, ma senz’altro non sarà la panacea giusta per riparare l’intero danno.

Personalmente ho avuto paura di questo virus forse perché l’ho vissuto da vicino. 

Mia cognata, infatti, non si sa come, l’ha avuto e l’iter è stato tremendo.

Ricoverata in ritardo (per colpa di chi, lasciamo stare) dopo qualche giorno ha mostrato aggravamenti tali da essere ricoverata in terapia intensiva; dato che dove era non esisteva tale reparto, è stata trasferita in altro ospedale con le conseguenze di cure pesanti: dalla sedazione palliativa con farmaci, alla tracheostomia.

Superata con successo la terapia intensiva, veniva spostata al reparto covid e dopo ben tre tamponi negativi, considerato i danni riportati, doveva essere trasferita in una struttura per la riabilitazione. Le due strutture interpellate hanno rifiutato il ricovero e non è rimasta che l’ospedalizzazione domiciliare, cosa che abitando da sola a Roma non poteva essere fatta e quindi è stata presa in carico dalla sorella (mia moglie). 

Noleggio di un letto, noleggio di una carrozzina, assistenza CAD, trasferimento con ambulanza a nostro carico. Per fortuna, dovendo liberare posti letto quest’ultima spesa è stata evitata avendo provveduto l’ospedale stesso al trasferimento. Nella ASL di residenza tutte le spese si sarebbero evitate, ma essendo stata trasferita in altra ASL ci hanno detto che non era previsto nulla. Un mese di sofferenze, di riabilitazione parziale, ma alla fine è riuscita a venirne fuori anche se non del tutto considerato che a tutt’oggi, dopo 15 mesi dalla comparsa del covid, deve sopportare notevoli dolori alle gambe. 

Logicamente, anche in casa, uso di mascherine e guanti, ma alla fine è andata bene per tutti. Naturalmente, però,  tale circostanza ha comportato una situazione di incertezza tremenda: ce la farà? Lo beccheremo anche noi? Come dobbiamo comportarci? A me è venuto in mente ciò che affermava Blaise Pascal ovvero: “Sempre in balia dell’incertezza, spinto da un estremo all’altro, l’uomo sente la sua nullità, la sua disperazione, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua debolezza e salgono immediatamente dal profondo del suo cuore la noia, la melanconia, la tristezza, il cattivo umore, l’irritazione, la disperazione.”

Questo perché sentivo fortemente l’insufficienza di noi esseri umani di fronte a pericoli così immani e contestavo ciò che diceva Ursula Kroeber Le Guin “L’unica cosa che rende la vita sopportabile è una permanente ed intollerabile incertezza; il non sapere cosa verrà dopo.” No, non era sopportabile non sapere cosa sarebbe accaduto, tutt’altro; il cattivo umore, la tristezza citati da Pascal erano vivi ed evidenti in me che avrei voluto spaccare la testa ai negazionisti del covid (ce ne hai avuti anche su questo foglio, caro Mauro), li avrei ospitati, anche se malvolentieri, per qualche giorno a vivere con me.

Chiusa l’esperienza personale nel sentire le varie notizie sembrava che ci stessimo avviando verso una certa normalità anche se personalmente ancora non la credo totale, forse con l’estate, si diceva, se il tempo avesse fatto il suo dovere, con il caldo avremmo avuto un miglioramento, sempre usando prudenza, continuando ad osservare le norme sanitarie previste, a vaccinarsi in massa fino a raggiungere l’immunità di gregge. Solo allora saremmo stati più tranquilli sperando che anche le altre nazioni ottenessero lo stesso risultato.

L’estate è arrivata, i primi segni facevano ben sperare, ma poi la variante Delta ha incominciato a farsi sentire, il via libera del governo con l’Italia in zona bianca, ha generato, purtroppo, anche atteggiamenti sconsiderati, il non mantenere alto il livello di protezione, il menefreghismo, i no-vax, tutto ha prodotto un ritorno di contagi che preoccupa notevolmente un po’ dappertutto anche se la Sicilia è la regione più colpita. Quello che impensierisce maggiormente gli scienziati è che le varianti dimostrano, una volta di più, la grande capacità del mutare del virus. V’è anche la preoccupazione per come sarà il periodo autunno-inverno se non riusciamo a raggiungere l’immunità di gregge.

Eppure, ancora oggi, sentendo alcuni commenti, molte volte sembra che abbiamo perso la speranza, la voglia di volgere lo sguardo al futuro con un po’ di ottimismo. La sfiducia negli scienziati e nel vaccino che potrebbe salvarci non si spiega, non era mai accaduto prima un successo scientifico di così ampia portata. E’ passato poco più di un anno dall’inizio della pandemia ed oggi siamo in grado di avere più vaccini di alta qualità che stanno debellando questo triste virus nel mondo intero. Secondo l’autorevole rivista “Science”, il rapido sviluppo dei vaccini anti-Covid è da considerare il risultato dell’anno sottolineando che “Mai prima d’ora così tanti concorrenti avevano collaborato in modo così aperto e assiduo 

In tanti però credono più alle panzane che circolano sui social (vedi ad esempio il più ridicolo: “con il vaccino il governo ci inietta un chip per controllarci”) piuttosto che alla poderosa macchina della scienza che compie passi da gigante ogni giorno. È come se si volesse drogare l’opinione pubblica con massicce dosi di fake news per poi sorvegliare il tutto. Si sta dimenticando che in Italia dall’inizio della pandemia abbiamo avuto 4.337.000 di contagiati con 128.000 morti, che nel mondo ci sono stati fino ad oggi 198.235.000 casi con più di 4.225.000 morti.

Perfino alcuni medici si rifiutano di vaccinarsi e protestano contro eventuali sospensioni. A mio giudizio medici, infermieri, insegnanti, impiegati in contatto con il pubblico, dovrebbero essere i primi a vaccinarsi e per loro dovrebbe essere obbligatorio. Ma anche qui esiste il menefreghismo, non esistono più, ad esempio, medici tipo Werner Forssmann, un medico tedesco che ha “inventato” il cateterismo cardiaco.

E proprio per quei medici che non si vogliono vaccinare mi prolungo per spiegare che cosa ha fatto Forssmann. Dopo aver tentato il primo esperimento su un cadavere, pur con esito soddisfacente, decise di lavorare su di sé, con l'aiuto di un collega dell'istituto, fece una prova preliminare del metodo; per questo un collega si era messo gentilmente a sua disposizione per forare la vena antecubitale con un grande ago. Si fece passare un catetere ureterale ben unto di misura 4 della scala French attraverso una cannula in vena.

Il catetere poté essere introdotto con estrema facilità nella vena fino ad una distanza di 35 cm. Ma spaventato dalla pericolosità dell'esperimento l'aiutante lo indusse a fermarsi. Imperterrito decise di riprovare, questa volta da solo, con l'aiuto della Sister che reggeva per lui uno specchio. Usò un anestetico locale e, dal momento che si rivelò difficile fare una puntura endovenosa su di sé con un grande ago, fece un salasso al gomito sinistro e passò il catetere per tutta la sua lunghezza, 65 cm, senza nessun intralcio, fino alla parete destra del cuore.

Per passare dalla sala operatoria al reparto di radiologia racconta di aver dovuto salire e scendere scale mentre la sonda rimaneva ancora fissa dal suo braccio sinistro fino al cuore. Nonostante la pericolosità, continuò a non avvertire nessun dolore. Registrò le posizioni del catetere procurandosi nastri radiografici, e fu in grado di osservare l'avanzamento del catetere in modo chiaro sullo schermo fluoroscopico, attraverso uno specchio tenuto dalla Sister.

Werner Forssman dovette affrontare l'obiezione dei suoi superiori e dei suoi colleghi che criticarono aspramente la sua esperienza, cinici nei confronti di quella che poi sarebbe stata una scoperta oltre il tempo. Infatti, due ricercatori della Columbia University, André Frédéric Cournand e Dickinson Richards, avevano nel frattempo condotto molte ricerche sulla fisiopatologia del cuore e sugli studi emodinamici, ampliandoli in modo sistematico.

Nel 1956 furono perciò candidati al Premio Nobel per la medicina. Quando André Frédéric Cournand ricevette la notizia della candidatura, decise di informare i commissari di Stoccolma che i loro studi non erano originali (Onestà, altro pregio scomparso). Erano applicazioni di una sperimentazione che già molti anni prima era stata descritta da un medico tedesco che interruppe il proprio percorso; perciò, avrebbero accettato il premio soltanto se anche Werner Forssman avesse deciso di volerlo ricevere. Quando Forssman apprese la notizia della sua candidatura non esitò ad accettare, dicendo egli stesso di sentirsi come un piccolo prete di campagna improvvisamente nominato vescovo.

Grazie a medici di questo tipo sono stati fatti passi da gigante, eppure alcuni non si vogliono vaccinare con la scusa di non volere farsi iniettare un preparato contenente un filamento di Rna fatto chissà come e da chissà chi (un filamento di Rna artificialmente sintetizzato è un prodotto dell’ingegneria genetica e come si può leggere sulla Treccani, gli aspetti più qualificanti dell'ingegneria genetica vanno comunque cercati nell'ingegnosità delle soluzioni che i geni offrono a problemi pratici).

Comunque, per concludere non da virologo, ma da uomo pratico, è sparito l’ottimismo ovvero la tendenza a valorizzare gli aspetti migliori della realtà e ad aspettarsi sviluppi futuri favorevoli ed è rimasta solo la speranza, ma c’è una bella differenza tra speranza e ottimismo. Diceva un poeta noto più per la sua carriera politica di presidente della Repubblica Ceca che come poeta, Vaclav Havel, “La speranza non è la stessa cosa dell’ottimismo. Non si tratta della convinzione che una certa cosa andrà a finir bene, ma della certezza che quella cosa ha un senso, indipendente da come andrà a finire”.

E allora usiamo l’ottimismo certi che la lotta contro il covid abbia un senso e nella speranza che tutto vada bene.