Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'

a cura di Barbara Pasqualini

 

(foto di Enrico Pasqualini) 

Pensieri in libertà
Luglio
 2021

Quando mi capita di affrontare una piccola difficoltà quotidiana di ordine pratico e faccio fatica a risolverla, può accadere che io esageri un po’ con l’autocommiserazione dicendo tra me e me che…ho visto “i sorci verdi”.

Solo oggi, d’improvviso, mi sono chiesta perché si dica così!

https://www.sololibri.net/Vedere-i-sorci-verdi-perche-si-dice.html

Tra le varie e curiose espressioni italiane, “vedere i sorci verdi” o “far vedere i sorci verdi” si aggiudica sicuramente un posto tra le più originali. La sua diffusione in Italia non è omogenea (in alcune regioni italiane è sicuramente più usata che in altre), ma è capitato a tutti di incapparci almeno una volta, sia stata pronunciata da un amico, gridata in televisione o apparsa su un giornale.

Cosa significa esattamente? Perché si dice così? Scopriamolo insieme.

Vedere i sorci verdi: cosa significa

Anzitutto: cosa significa questo modo di dire apparentemente così stralunato?

L’espressione (far) vedere i sorci verdi ha un significato ambivalente:

può essere usata per indicare un grosso problema o un momento decisamente difficile da superare. È l’uso più comune, con cui viene impiegata la maggior parte delle volte. In questo caso, vedere i sorci verdi assume un significato molto simile a vedersela brutta; farli vedere a qualcuno, invece, diventa una minaccia (un po’ come farla pagare).

Sebbene meno diffusa, l’espressione è attestata anche in senso positivo: vedere i sorci verdi diventa così un modo di esprimere entusiasmo e meraviglia.

Facciamo qualche esempio:

“Sappi che se mi inganni ti farò vedere i sorci verdi!”

“Stavano quasi per beccarmi: ho visto proprio i sorci verdi!”

“Questa salsa (è talmente buona che) ti fa vedere i sorci verdi!”

Perché si dice così?

Buona parte della curiosità che desta l’espressione non ha a che fare con il suo significato, ma per la sua particolare formulazione. Perché mai uno dovrebbe vedere proprio dei sorci verdi?

Per svelare il mistero serve risalire all’origine del modo di dire, che ha un anno ben preciso: 1936. Nel 1936, infatti, in piena epoca fascista, un reparto speciale della Regia Aeronautica (la 205esima Squadriglia) scelse di adottare come stemma tre sorci di colore verde. La scelta, curiosa, dei tre topi si deve al fatto che la squadra era la prima a volare su aeroplani trimotori.

{Naturalmente sull’argomento è possibile fare molti approfondimenti.

Personalmente ho consultato Wikipedia, per avere un quadro più chiaro in materia.

Cito testualmente.

<<La 205ª Squadriglia da bombardamento “Sorci Verdi” era una squadriglia della Regia Aeronautica appartenente al 41º Gruppo BT (bombardamento terrestre) del 12º Stormo inquadrato nella III Squadra aerea.

Tutti gli aerei di questa squadriglia portavano disegnati sulla fusoliera, al di sopra della linea bianca che correva attorno all’aereo, giusto davanti al portellone, tre topi verdi, ritti sugli arti posteriori.

La 205ª fu la prima delle squadriglie italiane a ricevere i trimotori SIAI S.79 nell’ottobre 1936. Lo “Sparviero”, così l’aereo era stato soprannominato con disposizione dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica (i soprannomi dei velivoli venivano infatti indicati e adottati solo con direttive ufficiali), era un velivolo adattato al ruolo di bombardiere essendo nato in realtà come trasporto postale (cfr. Ali d’Italia n. 9 “SIAI S. 79 - 1ª Parte” / Cesare Gori (Torino: La Bancarella Aeronautica, 1998)

Su quale sia l’origine di uno dei distintivi di reparto più noti dell’aeronautica italiana non vi è concordanza. Tre topini ritti sulle zampe posteriori, l’espressione allegra, e di cui due intenti a conversare. La più valida tesi fa risalire l’origine del simbolo alla guerra civile spagnola. Nel marzo 1937 il sottotenente Aurelio Pozzi avrebbe disegnato i tre topi dopo aver udito un sottufficiale esclamare in dialetto romano: “Domani annamo su Barcellona e je famo vede li sorci verdi”, significante il provocare un estremo spavento. 

Il successivo 7 settembre il generale Valle dispone con apposita nota che: 

“il distintivo dei Sorci Verdi [con i tre topi in posizione eretta] contrassegnante i velivoli che parteciparono alla gara aerea internazionale Istres-Damasco-Parigi venga adottato come distintivo ufficiale del 12º Stormo B.T.”

E il nome divenne famoso quando la squadriglia con il colonnello Biseo e il capitano Bruno Mussolini conquistò i primi tre posti nella gara Istres-Damasco nell’agosto 1937, e ancor più dopo il volo Guidonia-Dakar-Rio de Janeiro nel gennaio 1938.

Le competizioni

Con gli S.M.79 la squadriglia conseguì due successi a livello internazionale, a cui il regime fascista diede molto risalto: si trattava di una corsa aerea, Istres - Damasco - Le Bourget (Parigi) e di una trasvolata atlantica Guidonia (Roma) - Dakar - Rio de Janeiro.>>}

Nel giro di poco, i piloti della 205esima Squadriglia dimostrarono in Italia e all’estero le proprie abilità, vincendo numerose competizioni, e lo stemma venne impiegato da tutto lo stormo di cui facevano parte, presto coinvolto nei bombardamenti bellici.

Poteva forse il regime fascista farsi scappare un’occasione di vanto e minaccia allo stesso tempo?

Vedere i sorci verdi, che aveva già acquistato il senso di “rischiare la sconfitta”, nel giro di poco assunse un significato ancora più nefasto: vedere gli aerei sfrecciare sopra le proprie teste era sufficiente per capire che stava per scatenarsi il finimondo, tra esplosioni, allarmi, urla e macerie.

https://www.tropeaedintorni.it/curiosita-dalla-storia-lorigine-di-ti-faccio-vedere-i-sorci-verdi.html

L’espressione in esame va quindi attribuita alla 205ª Squadriglia da Bombardamento del 12° Stormo della Regia Aeronautica.

Come precedentemente menzionato, l’unità adottò come distintivo di reparto tre topi di colore verde ritti sulle zampe posteriori, di cui due intenti a conversare. Furono riprodotti per la prima volta sulla fusoliera di un S.M.79 del XII gruppo nel marzo 1937dal sottotenente Aurelio Pozzi.

L’anno è il 1937, a prescindere da quale delle tre versioni più accreditate abbia avuto origine l’espressione minacciosa che intima senso di spavento: “Ti faccio vedere i sorci verdi”. Altra cosa certa la data, il 7 settembre 1937, nella quale il distintivo venne adottato come distintivo ufficiale per disposizione del Generale Giuseppe Valle: “Il distintivo dei Sorci Verdi [con i tre topi in posizione eretta] contrassegnante i velivoli che parteciparono alla gara aerea internazionale Istres-Damasco-Parigi venga adottato come distintivo ufficiale del 12° Stormo B.T”. 

Proprio alla schiacciante vittoria nella gara aerea internazionale Istres-Damasco-Parigi del 20-21 agosto 1937 dei Savoia Marchetti, che si imposero al 1°, 2° e 3° posto, si attribuirebbe la nascita del disegno e del motto. Fece anche parte dell’equipaggio del velivolo S.79CS I-BIMU (Biseo/Mussolini) che si classificò terzo, Bruno Mussolini, figlio terzogenito del Duce. Bruno Mussolini fu ufficiale della Regia Aeronautica, Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico e due volte Medaglia d’Argento al Valor Militare. Secondo il fratello Romano Mussolini, l’espressione minacciosa nacque proprio da una battuta di Bruno Mussolini. Ai presenti che criticavano gli S.M.79 ribatté, infatti: “Storcete pure il naso. Quando gli S.M.79 cominceranno a volare, vi faremo vedere i sorci verdi”. Si configura così la seconda ipotesi circa la genesi del detto.  

Per la terza tesi sull’origine dell’espressione, bisogna ricordare che l’unità era inquadrata nell’Aviazione Legionaria inviata in Spagna nell’estate del 1937 (guerra civile spagnola), e adottò come distintivo di reparto i tre topini ritti sulle zampe posteriori di colore verde riprodotti per la prima volta sulla fusoliera di un S.M.79 del XII gruppo dal sottotenente Aurelio Pozzi nel marzo 1937.

L’idea del disegno sarebbe nata, come riportato poc’anzi, dopo aver sentito un sottufficiale esclamare in dialetto romanesco: “Domani annamo su Barcellona e je famo vede li sorci verdi!”.

Con gli S.M.79 la squadriglia conseguì due successi a livello internazionale, a cui il regime fascista diede molto risalto: la gara aerea già citata, Istres – Damasco – Le Bourget (Parigi) e la trasvolata atlantica Guidonia (Roma) – Dakar – Rio de Janeiro. Nel corso della Seconda guerra mondiale, ai bombardieri “Sorci Verdi” furono affidate missioni in Corsica, Grecia e in Italia. Dopo l’8 settembre 1943 la 205ª Squadriglia rinacque nell’Aeronautica Cobelligerante Italiana, inquadrata nel 41º Gruppo Autonomo Aerosiluranti.

Nel corso di una esercitazione, o missione simulata, volta ad addestrare i reparti, venne ordinato agli S.M.79 del 12º Stormo di raggiungere Roma per individuare la zona da bombardare ed ai C.R.32 del 52º Stormo Caccia di difendere la Capitale dall’attacco dei bombardieri. Il 12º Stormo si aggiudicò la missione simulata. Poco tempo dopo venne ordinato di ripetere la missione, nuovamente con gli S.M.79 dei “Sorci Verdi” nel ruolo di bombardieri aggressori e con il reparto da caccia nel ruolo di difensore della città. In questa occasione, però, oltre ai C.R.32 del 52º Stormo partecipò all’azione simulata anche la 351ª Squadriglia del costituendo 51º Stormo, equipaggiata con i nuovi e più moderni monoplani Fiat G.50.

I “Sorci Verdi” non riuscirono a portare a buon fine l’attacco e i piloti dei Caccia coniarono la seguente frase: “Finalmente i signori dei “Sorci Verdi” hanno trovato il loro gatto!” Fu il tenente pilota Vincenzo “Bill” Sant’Andrea, con l’hobby del disegno, che ridipinse l’elemento verticale dell’impennaggio di coda di uno dei G.50 sostituendo il Lupo Rosso su fondo Nero con la dicitura “Hostibus Terror” (fino ad allora distintivo ufficiale del reparto) con un “Gatto nero” mentre cattura tre “sorcetti verdi”. L’idea piacque e fu deciso di adottare il disegno come distintivo del 51º Stormo Caccia.

Ma lo Stato Maggiore dell’Aeronautica non approvò il nuovo simbolo perché non voleva far sfigurare troppo i “Sorci Verdi” del 12º Stormo da bombardamento, reparto che con la sua notorietà aveva glorificato le imprese del regime fascista ed al quale apparteneva Bruno Mussolini. Fu deciso che i tre topi dovevano essere dipinti in grigio anziché in verde. Ma, dopo poco tempo, i topolini tornarono ad essere verdi.

{A tal proposito, è stato per me interessante l’approfondimento che ho scovato su Wikipedia

Alla voce “Sorci verdi” sono dettagliatamente spiegate le competizioni poc’anzi menzionate, ve le riporto, per chi fosse curiosissimo come me!

La Istres - Damasco - Parigi

Questa prima competizione si svolse il 20 e 21 agosto 1937 e vi parteciparono otto aerei dei Sorci Verdi. Gli aerei utilizzati erano prevalentemente gli S.M.79CS (competizione sportiva), che derivavano direttamente dal primo prototipo S.M.79P I-MAGO, nato come trasporto veloce e aereo da competizione per la gara aerea MacRobertson Inghilterra-Australia, competizione per cui però non fu approntato in tempo. Erano quindi privi della caratteristica gobba, che era stata aggiunta nelle versioni militari per ospitare la mitragliatrice anteriore e quella dorsale.

La livrea si caratterizzava per il colore rosso corsa, il colore dell’Italia nelle competizioni internazionali motoristiche, come la Coppa Schneider. Dal motore centrale dipartiva una riga verde bordata di bianco che si assottigliava verso coda. I tre topi verdi erano posti poco prima del numero di gara.

Vennero anche utilizzati due Fiat B.R.20 in versione modificata (BR.20A). Il colore di questi era metallico, con una striscia a saetta rossa sulle due fiancate e i tre topolini verdi subito sopra la striscia, in corrispondenza dell’ala.

Per l’occasione, il figlio di Benito Mussolini, Bruno, pilota, fu trasferito nella squadriglia, che era stata spostata a Roma Ciampino, e prese parte alla competizione.

La sigla assegnata agli aerei derivava dalle iniziali dei cognomi dei piloti:

I-BIMU, pilotato da Attilio Biseo e da Bruno Mussolini, numero gara I-5;

I-CUPA, pilotato dal tenente colonnello Ranieri Cupini e dal capitano Amedeo Paradisi, numero gara I-11;

I-FILU, pilotato da Umberto Fiori e da Giovanni Battista Lucchini, numero gara I-13;

I-LICA, pilotato da Antonio Lippi e da Gori Castellani, numero gara I-7;

I-ROTR, pilotato da Rovis e da Trimboli, numero gara I-12;

I-TOMO, pilotato da Angelo Tondi e da Antonio Moscatelli, numero gara I-6;

I-ROBO, pilotato da Rolandi e Bonini, numero gara I-8 (Fiat BR.20A)

I-GAQU, pilotato da Luigi Questa e Gaeta, numero gara I-10 (Fiat BR.20A)

Già all’arrivo a Damasco, i Sorci Verdi erano decisamente in testa alla gara, anche perché le prestazioni in termini di velocità dei Savoia-Marchetti erano nettamente superiori a quelle dei concorrenti. Gli otto aerei italiani si aggiudicarono gli otto primi posti, con cinque S.M. 79 seguiti dai due BR.20A e a chiudere l’I-LICA. Tra i più performanti stranieri vi erano un de Havilland DH.88 Comet inglese, e un Breguet 470 T 12 Fulgur, pilotato dal noto aviatore francese Paul Codos.

Alla ripartenza dalla tappa intermedia, da una pista che oggi verrebbe detta semipreparata, ma che allora era di fatto la norma, l’aereo I-LICA conficcò una ruota del carrello in un buca, rompendolo e impedendogli di fatto di decollare e quindi proseguire la gara. Gli altri sette aerei ripartirono tutti, ma incontrarono maltempo lungo il tragitto, al quale si sommarono inconvenienti tecnici vari. Nonostante tutto, gli aerei della squadriglia conquistarono tutto il podio (I-CUPA primo, I-FILU secondo, I-BIMU terzo), I-TOMO fu sesto, dietro il Comet inglese, e I-ROTR ottavo. Tra i più gravi inconvenienti durante la gara, I-ROTR si trovò con il passo dell’elica bloccato alla minima spinta e I-GAQU ebbe una forte avarìa al motore sinistro che costrinse l’equipaggio ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Venezia.

Il primo Savoia-Marchetti coprì i quasi 6 200 km alla media di circa 350 km/h, ma sembra che prima di atterrare i piloti, Cupini e Paradisi, abbiano volato in circolo sull’aeroporto, attendendo, invano, l’arrivo dell’aereo di Bruno Mussolini (il primo posto del figlio del Duce, sarebbe stato notevole per la propaganda fascista), per poi atterrare in quanto erano rimasti praticamente senza combustibile. Questo fatto fa ipotizzare che la velocità tenuta durante la crociera fosse anche più elevata.

La trasvolata atlantica

Nel gennaio dell’anno seguente tre degli S.M.79CS che si erano resi protagonisti nella precedente impresa, furono modificati nella versione T (Transatlantica) incrementando la capacità di carburante (e quindi l’autonomia) per effettuare la trasvolata dell’oceano Atlantico.

Il volo prevedeva la partenza da Roma, uno scalo a Dakar, e poi la tappa oceanica, la tappa più lunga e impegnativa, per arrivare a Rio de Janeiro. Nel complesso si trattava di circa 9 800 km, di cui circa 5000 sorvolando il mare aperto. Gli aerei che vi presero parte erano:

I-BISE, pilotato da Biseo e da Paradisi (ex I-BIMU).

I-BRUN pilotato da Bruno Mussolini e da Mancinelli (ex I-FILU)

I-MONI pilotato dal capitano Moscatelli e da Gori Castellani (ex I-CUPA)

I primi due raggiunsero regolarmente la meta, mentre I-MONI subì un’avaria al motore centrale nella seconda tappa e dovette atterrare non appena raggiunta la terra ferma, a Natal. I circa 9800 km furono percorsi in poco più di 24h ad una media poco superiore ai 400 km/h.

Seconda guerra mondiale

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale i Sorci Verdi furono dispiegati in vari teatri di guerra. Il 10 giugno 1940 era all’Aeroporto di Ciampino con 8 Savoia-Marchetti S.M.79 nel 41º Gruppo. Il 19 giugno 1940 bombardarono l’aeroporto di Ghisonaccia in Corsica. Poi furono all’Aeroporto di Gadurrà (estate 1940), in Sicilia (1941), sempre con compiti di bombardamento ed ancora a Gadurrà nel febbraio 1942.

Sul finire della guerra, la squadriglia fu riequipaggiata con i CANT Z.1007bis quando aveva ancora 6 SM 79 ed ai primi di settembre 1943 era all’Aeroporto di Siena-Ampugnano nel 41º Gruppo Autonomo Aerosiluranti della 3ª Squadra aerea, mentre dopo l’8 settembre 1943 la 205ª Squadriglia rinacque nell’Aeronautica Cobelligerante Italiana, inquadrata nel 41º Gruppo Autonomo Aerosiluranti.

I gatti neri

Il “20º Gruppo caccia” del 51º Stormo, dopo aver battuto in un’esercitazione i Sorci verdi con i loro nuovi monoplani Fiat G.50, prese come simbolo un gatto nero che uccideva con gli artigli tre topolini verdi; lo stemma venne disegnato dal tenente Vincenzo Sant’Andrea. Questo causò l’irritazione dei piloti del 12º Stormo, che pretesero che i tre topolini venissero ridipinti di grigio, cosa che fu effettuata per qualche tempo. In seguito il 20º Gruppo fu incorporato nel 56º Stormo, di nuova costituzione, per partecipare al Corpo Aereo Italiano. Al ritorno in patria, fu riformato il 51º Stormo, che prese come simbolo quello già del Gruppo, i cui topolini erano nel frattempo tornati verdi, per cui venne da allora detto dei gatti neri. Questo è da allora il simbolo del 51º Stormo ed è visibile sulla coda degli AMX.}

L’espressione finora citata, me ne ha richiamata alla mente un’altra, non propriamente analoga, però…simile.

Perché quando si prova dolore, spesso fisico, si dice che “si vedono le stelle”?

https://milleperche.myblog.it/perche-si-dice-vedere-le-stelle/

PERCHÉ SI DICE “VEDERE LE STELLE”?

Sembra che uno dei modi di dire più comuni in italiano, quello di dire che si vedono le stelle per significare che ci si è fatti male fisicamente, derivi da un fatto fisico legato per l’appunto al dolore ma capiamone il perché si usi dire ‘ho visto le stelle’ leggendo il resto…

Vedere le stelle è sinonimo di provare un dolore molto forte, lancinante, intenso e infatti questo modo di dire viene usato in frasi del tipo ‘ho provato un dolore da vedere le stelle’, ‘ho visto le stelle quando mi sono fatto male’ e così via.

Insomma, il vedere le stelle, usato nel contesto e col significato appena descritto, sembrerebbe derivare dal fatto che quando si prova un dolore fisico molto intenso la risposta probabile possa essere la lacrimazione che, inumidendo gli occhi, porta a vedere la luce come delle stelle.

Vogliamo salutarci in modo un po’ meno…doloroso?

In musica, ad esempio?

Permettetemi di rendere omaggio ad un illustre compositore che lasciò questa vita proprio nel mese di luglio, nell’anno 1750.

Parlo di Bach.

https://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach

Johann Sebastian Bach (31 marzo 1685– Lipsia, 28 luglio 1750) è stato un compositore e musicista tedesco del periodo barocco.

Considerato tra i più grandi geni nella storia della musica, le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica. La sua fama è dovuta all’ampio e magistrale utilizzo del contrappunto e all’organizzazione armonica e tematica delle sue opere e all’inclusione di temi e motivi sacri (specialmente dalla musica sacra del culto luterano) e profani, oltre che alla capacità di padroneggiare i diversi stili nazionali (principalmente lo stile tedesco, quello italiano e quello francese, che approfondì). È considerato uno dei massimi maestri dei generi musicali del canone, della cantata e della fuga.

La rappresentazione bachiana dell’essenza e del messaggio della cristianità nella sua musica religiosa è così potente, accurata e bella, che in Germania il suo autore a volte viene considerato come un Quinto Evangelista e nel calendario liturgico luterano Bach è commemorato nel giorno della sua morte, il 28 luglio.

Vi propongo la toccata e fuga in Re minore BWV 565, una delle opere per organo più conosciute di Johann Sebastian Bach, nonché una delle più celebri e classiche composizioni di musica barocca.

Il lavoro è stato composto da Bach quando era ancora molto giovane, fra il 1702 ed il 1703, scritto su misura con l’organo che venne costruito per la Chiesa Nuova di Arnstadt, in Germania. Bach inaugurò questo strumento con un concerto proprio nel 1703. 

Vi suggerisco anche la suite nr 3 in re maggiore, uno dei tanti, toccanti ed emozionanti capolavori di questo musicista che personalmente amo molto.

In particolare, vi propongo “L’Aria sulla quarta corda”, l’arrangiamento di August Wilhelmj [(1845 - 1908) violinista tedesco] del secondo movimento della Suite orchestrale n. 3 in re maggiore, BWV 1068, di Johann Sebastian Bach.

L’arrangiamento differisce dall’originale in quanto la parte dei primi violini è trasposta verso il basso in modo che possa essere suonata interamente sulla corda più bassa del violino, cioè la corda sol, che corrisponde appunto alla quarta corda. È suonata da un singolo violino (anziché da tutto il gruppo dei primi violini).

(Per ulteriori dettagli e curiosità, potete consultare questa pagina:  

https://it.wikipedia.org/wiki/Aria_sulla_quarta_corda)

https://www.youtube.com/watch?v=xKD6ayxB8qE

https://www.youtube.com/watch?v=grIcIZLM_uI

 

Buon ascolto!

Immagini & fonti:

https://www.tropeaedintorni.it/FotoVarie//SorciVerdi.jpg

SorciVerdi

1) – 4) I Sorci Verdi, 2) Il distintivo del 51° Stormo, 3) Bruno Mussolini, 5) Un AMX del 51º Stormo. Si può notare il distintivo del gatto nero che cattura i topi sull’impennaggio di coda, 6) Lo stemma del 12° Stormo, il cui motto era “Diritto al segno”

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6a/Johann_Sebastian_Bach.jpg

Johann_Sebastian_Bach