Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'

a cura di Barbara Pasqualini

Lago di Bolsena (foto di Enrico Pasqualini) 

Pensieri in libertà Giugno 2021

Vi starete chiedendo in quale insolita “indagine” desideri coinvolgervi ora: ebbene, la mia curiosità odierna scaturisce dall’aver sentito pronunciare, per l’ennesima volta, questo modo di dire.

Finalmente mi sono chiesta perché… si dice che siamo all’ultima spiaggia!

Il termine “spiaggia” sembrerebbe sposarsi alla perfezione con il mese di giugno, che ci traghetta dalla primavera all’estate.

In questo caso, però, temo che non ci sia nulla di allegro, spensierato e solare in questo detto…

L’ultima spiaggia (modo di dire)

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_spiaggia_(modo_di_dire)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Trovarsi all’ultima spiaggia o Essere all’ultima spiaggia, significa essere giunti all’ultima possibilità di salvarsi o anche solo di salvare o conservare uno status, un’occupazione, un progetto o un bene.

Origine

Il modo di dire trova origine nel titolo del film del 1959 L’ultima spiaggia, di Stanley Kramer, interpretato da Gregory Peck e Ava Gardner, quali protagonisti.

Il film ipotizza che nel 1964 abbia avuto luogo la terza guerra mondiale, una guerra nucleare che si è risolta con la distruzione reciproca delle potenze belligeranti dell’emisfero settentrionale. A seguito di ciò, tale zona della Terra è completamente radioattiva e a essere rimaste escluse dalla contaminazione sono le zone più meridionali del mondo, il Sudafrica, il Sudamerica e l’Oceania, anche se il fallout radioattivo, portato dalle correnti, sta avvelenando progressivamente tutte le terre emerse.

Il capitano di vascello Towers, della marina statunitense, al comando del sommergibile USS Sawfish, il cui equipaggio apparentemente è l’ultimo sopravvissuto di tutta la flotta navale del suo Paese, incrocia con il suo vascello verso Melbourne, ove stabilisce la sua sede (Quello che resta degli alti comandi militari statunitensi ha posto sede a Brisbane in Australia). Qui Towers, che a causa della guerra ha perso moglie e due figli, conosce una matura signora, Moira Davidson, reduce da più di una avventura amorosa, e se ne innamora ricambiato. Il film termina con i due innamorati che trascorrono i loro ultimi giorni di vita su una spiaggia australiana, nell’attesa ineluttabile che il fall out nucleare giunga anche sul territorio australiano.

Curiosamente il titolo originale in lingua inglese, On the Beach (Sulla spiaggia), non si presta affatto alla versione metaforica che ha dato origine al modo di dire.

Nevil Shute

In realtà il film scaturisce dall’omonimo romanzo di Nevil Shute.

L’ultima spiaggia (romanzo)

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_spiaggia_(romanzo)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’ultima spiaggia (On the Beach) è un romanzo di fantascienza post apocalittica scritto dallo scrittore anglo-australiano Nevil Shute nel 1957. La prima edizione italiana è del 1959.

Nevil Shute (Ealing, 17 gennaio 1899 – Melbourne, 12 gennaio 1960) è stato un romanziere e ingegnere aeronautico britannico naturalizzato australiano dal 1950. Fu grande viaggiatore e prolifico scrittore, autore di oltre 25 romanzi.

Trama

Nel 1957 la terza guerra mondiale ha devastato l’emisfero settentrionale del pianeta. La guerra è stata scatenata dalle piccole potenze atomiche (Albania ed Egitto) che hanno provocato la reazione delle superpotenze. Gli ultimi sopravvissuti sono confinati nell’emisfero australe, in Argentina, Cile, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda, ma il tempo loro rimasto è breve. Le nubi radioattive stanno lentamente scendendo da nord, uccidendo qualsiasi essere vivente al loro passaggio. Il governo ha distribuito delle pillole agli abitanti per affrettare la morte quando le sofferenze da radiazioni diventano insopportabili. Un’atmosfera di rassegnazione regna sugli ultimi mesi dell’umanità. Una dopo l’altra le città australiane soccombono alla nube radioattiva e le persone cercano di passare questo periodo come se tutto fosse normale.

E pensare che questo libro ha campeggiato, per anni, su uno scaffale della libreria dei miei nonni! Ma, nonostante lo abbia visto molte volte, curiosando tra i vari romanzi in loro possesso, non lo avevo mai associato all’origine di questo famoso modo di dire!

Filmografia

Dal romanzo sono stati tratti due film, di cui uno per la tv:

L’ultima spiaggia (On the Beach, 1959), diretto da Stanley Kramer con Gregory Peck e Ava Gardner

(precedentemente citato).

{[Stanley Earl Kramer (New York, 29 settembre 1913 – Los Angeles, 19 febbraio 2001) è stato un regista e produttore cinematografico statunitense.] 

[Gregory Peck, nome completo Eldred Gregory Peck (San Diego, 5 aprile 1916 – Los Angeles, 12 giugno 2003), è stato un attore statunitense.] 

[Ava Lavinia Gardner (Smithfield, 24 dicembre 1922 – Londra, 25 gennaio 1990) è stata un’attrice statunitense.

L’American Film Institute ha inserito la Gardner al venticinquesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.]}

L’ultima spiaggia (On the Beach, 2000), film TV diretta da Russell Mulcahy con Armand Assante e Rachel Ward.

L’ultima spiaggia (On the Beach) è un film per la TV del 2000 diretto da Russell Mulcahy, remake del film omonimo del 1959 diretto da Stanley Kramer. È la seconda opera tratta dal romanzo apocalittico L’ultima spiaggia del 1957 scritto da Nevil Shute.

[Russell Mulcahy (Melbourne, 23 giugno 1953) è un regista australiano, tra i maggiori registi di videoclip.].

È stato trasmesso per la prima volta negli Stati Uniti il 28 maggio 2000.

Nell’immaginario collettivo, tuttavia, la spiaggia non evoca questi tetri scenari: al contrario, è sovente associata alla luce ed al calore dell’estate. 

Proprio in questo mese ci apprestiamo ad accogliere la bella stagione: a giugno accogliamo l’inizio dell’estate, metereologica ed astronomica. 

La meteorologia descrive l’estate come la stagione più calda dell’anno, in opposizione all’inverno, che è invece vista come la più fredda, e va dal 1º giugno al 31 agosto.

Nell’emisfero boreale l’estate astronomica copre, invece, l’arco di tempo che va dal solstizio di giugno (20-21 giugno) all’equinozio di settembre (23 settembre). In Italia, tradizionalmente, l’estate inizia il 21 giugno. In questo periodo dell’anno il Sole, che ha raggiunto il punto più alto rispetto all’orizzonte, comincia una discesa che termina con l’equinozio di autunno. 

Nell’emisfero australe è invece detta “estate” la fascia temporale dal 21 dicembre al 20 marzo, ovvero quando nella parte alta del globo è in corso l’inverno.

A proposito dell’avvento dell’estate, la cultura popolare tramanda tante curiose leggende:

https://www.eticamente.net/56779/leggende-sulla-primavera-e-sullestate-le-piu-belle.html

Ne riporto alcune, a titolo di curiosità, per smorzare, con dei toni fiabeschi, i cupi scenari poc’anzi menzionati!

Un mito è legato all’avvicendarsi delle stagioni ed è la leggenda di Persefone.

Persefone, o Kore, è una figura della mitologia greca entrata in quella romana come Proserpina. Essendo la sposa di Ade (Plutone nella mitologia romana), era la dea minore degli Inferi e regina dell’oltretomba. Secondo il mito principale, nei sei mesi dell’anno (Autunno e Inverno) che passava nel regno dei morti, Persefone svolgeva la stessa funzione del suo consorte Ade, cioè governare su tutto l’oltretomba; negli altri sei mesi (Primavera ed Estate) ella andava sulla Terra da sua madre Demetra (Cerere nella mitologia romana), facendo rifiorire la terra al suo passaggio. Qui Persefone non svolgeva alcuna funzione.

Si narra che un giorno la piccola Kore rimase a casa da sola in attesa del ritorno della madre Demetra. Kore decise di raggiungere le sue amiche e di fare loro un regalo fiorito. Si allontanò per raccogliere i fiori più belli finché raggiunse un cespuglio meraviglioso. I fiori di quel cespuglio sembravano talmente perfetti da non essere veri. Insospettita, pensò che era meglio di far ritorno perché si era involontariamente allontanata troppo dal gruppetto ma proprio in quel momento dalla terra sbucò Ade, dio degli Inferi. Kore urlò per la paura ma Ade la trascinò con sè nel suo regno. Quando la madre di Kore rientrò, accorgendosi della sparizione dell’amata figlioletta, se ne risentì moltissimo.

Decise allora di partire alla sua ricerca travestendosi da donna anziana, dimenticandosi dei suoi doveri, era infatti la dea dell’agricoltura. Seguirono anni di carestia finché Demetra non incontrò, un bel giorno, Elios, dio del sole, il quale le disse che Kore era stata rapita da Ade e portata nell’Ade per diventare sua moglie. A quel punto intervenne Zeus che vedendo Demetra così disperata, decise di chiedere ad Ade di liberare Kore. Ma purtroppo, o per fortuna, quest’ultima aveva già mangiato qualche chicco di melograno, legandosi così per sempre ad Ade.

(Una volta negli inferi a Kore venne offerta della frutta, ed ella mangiò senza appetito solo sei semi di melograno: ignorava però che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l’eternità. Il significato del melograno può certamente rimandare al matrimonio e alla fertilità.)

 Ma Zeus insistette e giunse a un accordo: 6 mesi all’anno Kore/Persefone li avrebbe trascorsi con la madre Demetra sulla Terra, nel periodo corrispondente alla primavera-estate, e gli altri 6 mesi, corrispondente all’autunno-inverno, li avrebbe trascorsi con Ade nel regno degli Inferi. La leggenda richiama quindi l’alternarsi delle stagioni, sebbene celi altri significati simbolici. Kore, nome da giovinetta (in greco significa, appunto giovinetta), attraverso l’incontro con Ade diventa una donna matura trasformandosi in Persefone, Regina degli Inferi.

Altre storie sono legate al solstizio d’estate.

Rileggiamole insieme, oppure scopriamole, se non le conoscete già!

La leggenda del Sole e della Luna

Si narra che nella notte del solstizio estivo il Sole, rappresentato dal fuoco, e la Luna, simboleggiata dall’acqua, si sposino. Ecco perché in molti luoghi si ha l’abitudine di accendere falò propiziatori e di preparare la famosa acqua di San Giovanni con le erbe magiche. 

(La notte del 24 giugno era tradizionalmente considerata sacra nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrata dalla religiosità popolare lo stesso giorno che il calendario liturgico della chiesa latina ricorda la natività di San Giovanni Battista. Come in tutte le feste cristiane anche nel 24 giugno convergono riti precristiani, indoeuropei e celtici, esaltanti i poteri della luce e del fuoco e che sono comuni a tutte le culture fin dalla notte dei tempi).

L’acqua in cui vengono versati iperico, rosmarino, menta e altre erbette, viene lasciata all’aperto durante la notte del 24 giugno, e utilizzata al mattino per lavare mani, viso, corpo. Inoltre la rugiada che si raccoglie sull’erba dopo la notte del solstizio, secondo le leggende, porta fertilità e per beneficiare dei suoi effetti bisognerebbe gettarsi nude sull’erba, bagnarsi il viso se si vuole diventare più belle, raccoglierla in una boccetta se si vuole utilizzarla per gli incantesimi.

Le streghe del solstizio d’estate

Il solstizio d’estate è un momento magico ma anche pericoloso perché proprio in quella notte le streghe, dicono le leggende, volano verso Benevento per riunirsi intorno al noce, a fare festa. Si narra che sia possibile vederne a sciami in cielo ma che alcune, durante il viaggio, si introducano nelle case per creare scompiglio o portare la malasorte. Ecco perché la tradizione consiglia di porre del sale grosso davanti alle porte e alle finestre: le streghe contano i chicchi di sale dimenticandosi di quanto erano venute a fare, finché il mattino sopraggiunge costringendole a fuggire. Ed ecco perché, proprio durante il solstizio, in molti luoghi si accendono fuochi, allo scopo di allontanare queste creature.

Uhm…

Mi rendo ora conto che, pur desiderando spostare la nostra conversazione da toni lugubri a solari…sono tornata alla partenza, perché parliamo di streghe!

Mi faccio perdonare con un saluto un po’ speciale.

Robert Alexander Schumann

Mi congedo da voi con un omaggio a Robert Alexander Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Endenich, 29 luglio 1856), compositore, pianista e critico musicale tedesco, nato proprio nel mese di giugno.

 È da molti considerato come l’iniziatore e insieme uno dei più grandi compositori di musica romantica. Infatti si fa risalire il Romanticismo musicale alle sue prime composizioni pianistiche, pubblicate nel 1830. La sua musica riflette la natura profondamente individualista del Romanticismo. Intellettuale ed esteta, fu poco compreso in vita, ma la sua musica è oggi considerata audacemente originale per l’armonia, il ritmo, la forma e per la rivoluzionaria tecnica pianistica.

Fu il marito di Clara Schumann, anch’ella pianista e compositrice. Dopo la morte del consorte essa continuò ad esibirsi per circa quarant’anni ai più alti livelli ed è considerata la maggiore pianista donna dell’Ottocento. Clara operò alacremente per la diffusione della musica del marito al di là della cerchia dei suoi illustri estimatori, tra cui Franz Liszt, Felix Mendelssohn, Ferdinand Hiller e il giovane Johannes Brahms. Inoltre ella non risparmiò feroci critiche a chi, in buona o in malafede, si esprimeva negativamente su Robert Schumann e in primo luogo a Richard Wagner.

Vi propongo uno dei suoi capolavori, scelto per contrastare e smorzare i toni un po’ cupi con cui si è aperto il nostro incontro!

Si tratta delle Scene Infantili.

https://it.wikipedia.org/wiki/Scene_infantili

Le Scene infantili (tedesco: Kinderszenen), op. 15, sono brevi, in alcuni casi brevissime, composizioni pianistiche scritte da Robert Schumann nel febbraio del 1838.

Fanno parte, assieme alla “Kreisleriana”, dei cicli poetici del compositore tedesco: idee ed eventi, in questo caso reminiscenze infantili, vanno a conferire un’intensificazione fantasiosa all’espressione musicale. Ispirate dalle lettere scritte dalla moglie Clara Wieck riguardo all’animo a volte fanciullesco, come già i titoli dei brani possono suggerire, del grande compositore, secondo lo stesso Schumann in esse “vi è un po’ di tutto e al tempo stesso sono pezzi facili da ricordare”: inizialmente l’autore le definì scene infantili composte per bambini da parte di un adulto, ma in seguito modificò il proprio giudizio in “reminiscenze per adulti da parte di un adulto”; non più musica per i bimbi dunque, bensì sui bimbi. Tra le più celebri esecuzioni si ricordano quelle di Vladimir Horowitz (1903 – 1989: è stato un pianista e compositore russo naturalizzato statunitense), che vi propongo, e di Martha Argerich (1941: è una pianista argentina naturalizzata svizzera.).

https://www.youtube.com/watch?v=yibf6QNjgGU

 

Immagini & fonti

Neville_Shute_AWW_1949

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/16/Neville_Shute_AWW_1949.jpg

Robert-schumann

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/12/Robert-schumann.jpg