
Mariella Zadro
La botanica la classifica come pianta erbacea perenne con grandi foglie colore verde brillante di forma allungata e frastagliata con una spessa venatura centrale.
Nei mesi più caldi dell’anno produce un fiore a forma di spiga alta e ricca di fiori bianchi, con sfumature violacee.
Nasce spontanea nelle zone umide delle colline e viene coltivata come pianta ornamentale nei giardini per le bordatura delle aiuole e dei viali.
Come molte altre piante, anche l’acanto viene citato in una leggenda greca.
Si narra che alla morte di una giovane fanciulla corinzia era stato posto sulla sua tomba un cesto con dentro degli oggetti a lei più cari, ricoprendolo con una tegola.
Arrivata la primavera, l’architetto Callimaco, passando da quelle parti, vide che da sotto la tegola spuntava un cespuglio di acanto.
La visione di queste foglie gli ispirò, nel 500 a.C., il decoro del capitello corinzio. Infatti, nella parte del calato, si trovano queste decorazioni vegetali nella loro interezza.
Anche nell’architettura cristiana, la pianta è simbolo di Resurrezione e spesso, troviamo la foglia della pianta come decoro nei monumenti sepolcrali e nelle colonne delle chiese, dove sono custodite le reliquie dei Santi.
Anche per gli antichi romani, l’acanto, fu considerata un’importante pianta ornamentale impiegata maggiormente come elemento decorativo nei ninfei, caratterizzati dalla costante presenza di acqua e per questo, consacrati alle Ninfe, divinità di fiumi, sorgenti e fontane.
Il poeta Giovanni Pascoli dedica dei versi proprio al fiore nella poesia Myricae : “ Fiore di carta rigida, dentato i petali di fini aghi, che snello sorgi dal cespo, come un serpe alato da un capitello; Fiore che ringhi dai diritti scapi con bocche tue di piccoli ippogrifi; fior del Poeta !”
