
Lorenzo Balduini
Balduini Lorenzo – Pittore, Restauratore (Tarquinia, 1921- Ivi, 6 feb.2009)
Nato da una famiglia di decoratori, decise di continuare la professione dei genitori e giovanissimo, dal 1930 al 1940 fu allievo di Alessandro Calandrini; nello stesso periodo frequentò la bottega del maestro d’arte Rodolfo Tamburini dove apprese la decorazione di ornato e cartellonistica.
Le sue prime esperienze artistiche si palesarono, quando, in terra straniera durante la Seconda guerra mondiale, cominciò a disegnare per riprendere personaggi montenegrini, momenti di vita militare e paesaggi più vari. Successivamente, prigioniero, fu trasferito a Belgrado dove, per essere in qualche modo utilizzato, lavorò presso il Teatro dell’Opera dipingendo scenari e fondali sotto la guida del bozzettista e scenografo Dusko Ristic.
Dai disegni sperimentati nel periodo della prigionia e nel periodo montenegrino, esaltati da Vincenzo Cardarelli, passò ai graffiti e ai cartoni amiantati che gli aprirono le porte del successo e suscitarono anche l’interesse di diversi mercanti d’arte. Ma il richiamo e il fascino del colore lo portò ad intraprendere la via della pittura ad olio e acquerello, dove predomina il paesaggio della sua terra nelle tinte cretose e calde, e nella robusta architettura. Partecipò a diverse mostre prestigiose sia in Italia che all’estero, riscuotendo consensi di pubblico e critica: Roma (1963), Viterbo (1964), San Diego (1964), Grosseto (1965), Firenze (1969), Verona (1971), New York (1972), Modena (1973), Dusseldorf (1971).
Si distinse anche per la sua attività di illustratore e cartellonista, nonché per l’esecuzione di grandi opere pubbliche: decorazione della Cattedrale di Civitavecchia (1965-67); bozzetto per il manifesto su Vincenzo Cardarelli nel decennale della morte (1969); guazzo per il manifesto su Salvo d’Acquisto (1973).
Svolse diversi incarichi per lavori di restauro pittorico: restaura, per conto di Sebastian Matta, la chiesa dell’ex-ritiro a Tarquinia, riportando alla luce alcuni affreschi e decorazioni del ‘700 (1970); affreschi del cav. G. Errante nella chiesa dell’Orazione e Morte di Civitavecchia (1971); decorazione e affreschi nella chiesa di S. Lucia a Tarquinia (1975); sotto la direzione del prof. V. Federici 12 tele di autore ignoto del 1600 provenienti dalla chiesa di Valverde di Tarquinia (1977).
Prese parte attiva alla vita culturale e artistica della sua città natale e fu socio della “Società tarquiniense d’arte e storia” fin dalla sua nascita scrivendo diversi articoli pubblicati sul “Bollettino” non solo in relazione ai lavori di restauro da lui compiuti (cfr.. Bollettino S.T.A.S. Trent’anni. 1972-2001, Tarquinia 2003, Indice per autori, pp. 47-48) e alcuni volumi su pittori e su opere d’arte della sua città; tra questi Il pittore Monaldo civis cornetanus, Civitavecchia 1985; Pietro Ghignoni pittore cornetano, Viterbo 1987; La statua della Resurrezione di Tarquinia: storia di una ricerca, Tarquinia 1991, 2^ ed.
BIBL. – L. Silori, T. Amodei, Lorenzo Balduini, Città del Vaticano, 1978; A. Baldini, Ricordo di Lorenzo Balduini, 2009.
Bernardo, Orazio – Pittore (Viterbo sec. XVI)
Le notizie su di lui sono scarsissime, la maggior parte delle quali dovute a ritrovamenti documentari. Di origine viterbese, così è ricordato in un documento del 1576 «Horatio Bernardus de Viterbio pictor», fu lungamente attivo in Teverina, ai confini tra il Lazio e l’Umbria, lavorando come decoratore ad affresco per le residenze dei Baglioni a Sipicciano e Roccalvecce, nel palazzo Orsini di Bomarzo, nel palazzo Monaldeschi di Montecalvello e probabilmente per i Cansacchi di Amelia.
Sulla base dei documenti sappiamo che nel 1566 Orazio era presente nel palazzo dei Baglioni a Roccalvecce mentre le decorazioni dell’aula magna del palazzo di Sipicciano furono realizzate nel maggio-agosto del 1576. La commissione fu dovuta a quell’Alberto Baglioni che, sempre a Sipicciano, fece costruire la splendida cappella Baglioni nella chiesa di S. Maria Assunta (vecchia) la cui decorazione con Storie di san Francesco sarà realizzata, morto Alberto, da Baldassarre Croce su istanza probabilmente del figlio Pirro, mentre la pala d’altare, un San Francesco che riceve le stimmate, fu affidata a Durante Alberti. Tra il 1584 e il 1588 Orazio è documentato a Bomarzo dove tra l’altro sposò Leucippa, figlia dello scalpellino fiorentino Cosimo di Domenico.
BIBL. – Caretta – Metelli 2000, pp. 110-111; Mancini 2004a.
[Scheda di Paola Caretta – Asnl]
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Bianchini Vincenzo – Pittore (Viterbo 29 nov. 1903 – Ginevra 2000).
Dopo gli studi classici e di musica compiuti a Viterbo, si iscrisse alla facoltà di Scienze politiche a Firenze che lasciò subito per iscriversi a Medicina a Roma. Conseguita la laurea, nonostante fosse stato riformato dal servizio militare, decise di partire come medico-volontario per la guerra di Etiopia (1935-1936). Tornato in Italia, esercitò la professione di medico condotto nel comune di Roma, a Fiumicino, poi all’Isola del Giglio e nelle miniere di Ingurtosu in Sardegna. Partecipò alla guerra di resistenza antifascista con suo cognato, il capo ed eroe partigiano Mariano Buratti. Nel 1951 si trasferì in Iran partecipando ad un progetto di aiuti umanitari alle popolazioni persiane. Dal 1961 al 1965 andò in Congo come medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), poi in Algeria fino al 1967 e di nuovo in Iran fino al 1978.
Come pittore fu autodidatta, e sperimentò diverse tecniche artistiche tra le quali sculture in ferro e ceramica. Nelle sue opere, cercò esprimere la dignità, l’umanità e le sofferenze delle popolazioni conosciute durante i suoi viaggi all’estero. Esordì nel 1954 in una mostra alla Galleria Duncan di Parigi, a cui fecero seguito personali alla Galleria Montenapoleone a Milano (1954), all’Istituto franco-iraniano di Teheran (1956) e ad Abadan (1957). Nel 1958 a Viterbo, presso Palazzo Santoro, alla Galleria La Marguttiana di Roma, presentato da Fosco Marami, e poi ancora a Teheran in una mostra curata dal Movimento Indipendente di Cultura presso la facoltà di Belle Arti dell’Università.
Ritornò ad esporre in Italia in una personale alla Galleria Montenapoleone di Milano nel 1962 e, di nuovo, nel 1994. Negli ultimi anni di vita, proseguì la sua opera artistica nonostante fosse pressochè cieco. Pubblicò anche saggi e libri di poesia.
BIBL. – G. Sergio, Il Serpente incoronato, Edizioni Il Calamaio, Roma, 2008; Mostre romane. Alla Marguttiana, «Il Tempo», 5 febbr. 1958; Di Oliveira 1958, p. 2; Renato Civello, Alla Galleria “San Marco ” di Roma. L’ “arte-grido” di Bianchini, «Il Secolo d’Italia», 25 genn. 1985; «Milano Sera», 15 giugno 1994.
