Quadro di Antonio del Massaro detto il Pastura: "Il presepe" conservato nel Museo civico di Viterbo. In primo piano, in adorazione del bambino sono raffigurati la Vergine, S.Giovanni Battista, San Giuseppe, San Giovanni Evangelista, pastori e angeli.
La tavola presenta un'iscrizione dipinta sul muro della mangiatoia, in cui si legge il nome dei committenti "Petrus Apulus / et Uxor Eius / Margarita."Si tratta dei coniugi Guizzi, che ordinarono l'esecuzione di questa tavola nel 1488 per il loro altare commemorativo in S.Maria della Verità

A cura di Mauro Galeotti

Voglio presentare ai lettori tre grandi pittori nati a Viterbo per non dimenticare chi ha reso grande la nostra città nell'arte pittorica a Viterbo stessa e oltre. Le schede le traggo dal CEDIDO di Viterbo.

Antonio da Viterbo – Pittore (Viterbo sec. XV).

Poche e contraddittorie sono le notizie biografiche su di lui, per molto tempo confuso con Antonio del Massaro detto il Pastura, artista di una generazione più giovane. È pervenuta soltanto una sua opera firmata e datata, il Trittico del Redentore nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Capena, risalente al 1451. Dalla Lagemann sappiamo che ottenne dal papa l’incarico di eseguire la rappresentazione del Cristo in trono da portare alla processione di Ferragosto a Roma nell’anno giubileo 1400.

Le altre opere a lui attribuite dalla critica si trovano in varie zone del Lazio, a partire da Roma (affreschi nel battistero di S. Paolo fuori le mura, affreschi provenienti da S. Francesca Romana), fino alla Madonna col Bambino, della chiesa di S. Biagio a Palombara Sabina. Nella Tuscia vanno ricordati gli affreschi di S. Biagio a Corchiano, databili secondo Faldi tra il 1475 e il 1480, ultima opera a lui attribuibile. Emerge da questi dati la personalità di un artista itinerante, di formazione romana, influenzato dai maestri del gotico internazionale, linguaggio a cui rimane fedele anche nell’ultimo quarto del secolo, quando, anche a Roma, si va affermando il gusto rinascimentale.

Al di là di queste caratteristiche tipiche del tardo gotico del Lazio si evidenziano anche degli elementi che sono tipici per lo stile personale di Antonio da Viterbo. Cioè, le sue figure sono particolarmente scarne con mani e dita lunghissime, le guance sono scavate sotto gli zigomi e ogni oggetto dipinto tende a salire nella verticale.

BIBL. – Lagemann, Karin, Spätgotische Malerei in Latium, Münster, 2000, pp. 20-29;  Faldi 1970, pp. 16-19; Macioce 1983a; Pinelli 1987.

[Scheda di Massimo Giuseppe Bonelli-Ansl; integrazione di Gilda Simona Pannuti-Cersal]
 
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Antonio del Massaro (detto il Pastura)  –  Pitto­re (Viterbo ca. 1450 – ante 1516).

Fu la persona­lità più nota del Quattrocento artistico viterbese, tramite nella Tuscia dei modi di Perugino e Pinturicchio, nell’orbita dei quali compì il suo ap­prendistato. E’ attestato per la prima volta nei do­cumenti nel 1478, quando partecipò alla revisio­ne degli Statuti dell’Università dei Pittori di San Luca a Roma, che sottoscrisse; difficile è l’indi­viduazione della sua prima opera, visto che trop­po labili sono le prove per attribuirgli gli affre­schi della cappella Ponziani in S. Cecilia in Tra­stevere. Le notizie che lo riguardano testimonia­no un’attività divisa tra la sua città natale e l’Um­bria. Negli anni Novanta fu presente a Orvieto a più riprese: tra il 1489 e il 1492, tra il 1497 e il 1499 quando sostituì Pinturicchio nella decora­zione del coro del duomo.

Fu attivo in Vaticano nel 1494. A Viterbo restano molte sue opere: l’af­fresco della cappella battesimale di S. Maria Nuo­va e la Madonna con Bambino dell’edicola di Pa­lazzo Chigi, databili alla prima metà del nono de­cennio del Quattrocento. Di poco più tarde la pala Guizzi e la lunetta già in S. Maria del Paradiso (oggi entrambe conservate al Museo Civico di Vi­terbo), che segnano un deciso avvicinamento al linguaggio di Perugino. Perduti sono i suoi affre­schi nella cappella del palazzo del Comune rea­lizzati nel 1493; dopo il soggiorno romano e la frequentazione di Pinturicchio le opere viterbesi, come lo stendardo processionale con Maria, il Bambino e angeli del Museo Civico, evidenziano un’influenza sempre maggiore del pittore umbro sul Pastura.

Rivestì anche cariche pubbliche; è in­fatti testimoniato come podestà di Canepina nel 1502. Mancano notizie fino al 25 marzo 1504: in tale data un documento dell’Archivio notarile di Viterbo, che ricorda una controversia sorta tra il pittore e un tal Giacomo Guazza per un’immagine della Madonna. L’ultimo suo grande ciclo pittorico fu quel­lo degli affreschi nel duomo di  Tar­quinia, tra il 1508 e il 1509, opera che fu sotto­posta al vaglio di una commissione composta da Luca Signorelli, Monaldo Trofi detto il Truffetta e Costantino Zelli.

Questi affreschi (Profeti, Sibille, Incoronazione della Vergine nei triangoli della volta; Nascita e Sposalizio di Maria nei lunettoni; Incontro di Anna con Gioacchino, Pietà, Vergine col Bambino sulle pareti), gravemente danneggiati da un incendio del 1642, possono essere considerati la più ampia e impegnativa impresa del viterbese.

Non si conosce la data di morte di A., che avvenne comunque prima del 1516: in un documento notarile del 9 febbraio è infatti un riferimento a beni da lui lasciati in eredità. Risulta che la moglie Sabella il 15 gennaio 1524 sposò in seconde nozze un tal Clemente Anastasi.

Delle numerose opere che la critica ha attribuito ad A., si indicano, oltre quelle precedentemente ricordate, ancore le seguenti: Madonna (Berlino, Staatliche Museen); Madonna in tronoS. Sebastiano (Orvieto, Museo dell’Opera); Madonna in Trono (1504, Tarquinia, Museo); Madonna, angeli e cherubini (Tuscania, Municipio); PresepeMadonna, angeli e i ss. Girolamo e Francesco (Viterbo, Museo Civico).

BIBL. – Missirini 1823, p. 8; Faldi 1970, pp. 38-46; Guidi di Bagno 1980; Mravik 1981; Zuccari 1983; Barbini 1989; Del­la Casa 1995; Moretti 2001; Mario Pepe in DBI, 3, pp. 556-­557.

[Scheda di Massimo Giuseppe Bonelli–Ansl; integrazioni di Gilda Simona Pannuti-Cersal]
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Avanzarani  (D’Avanzarano) Giovanni Francesco (detto il Fantastico) – Pittore (Viterbo secc. XV-XVI).

Originario di Viterbo, il padre Pietro Paolo era detto «de Vanserano». La prima menzione biografica sul giovane D’Avaranzano viene riportata su un documento notarile del 1475, dove viene citato come erede nel testamento della madre. Nel 1480 da Pinzi, apprendiamo che gli viene commissionata l’esecuzione di una Madonna nel Palazzo dei Priori a Viterbo. Tappe fondamentali della sua formazione, sembrano essere gli affreschi del Duomo di Orvieto, ai quali lavorò con il Pastura e Iacopo Ripanda nel 1490 e le perdute pitture del Palazzo Comunale a Città di Castello nel 1494. L’anno dopo dipinse un ciclo di affreschi a Bolsena nell’ex chiesa di San Francesco, oggi Teatro Comunale (dal 1495 al 1498). Sono rimasti due affreschi a Bagnoregio, nella chiesa dell’Annunziata, uno del 1504 (Madonna con Bambino e i santi Bartolomeo e Giacomo), l’altro del 1506 (S. Monica, con ai lati due angeli, che apre il mantello per riparare i devoti).

Della contemporanea attività a Montefiascone, tra il 1504 e il 1506, rimangono i resti degli affreschi, ancora oggi con colori molto vivi, con frammenti della Venuta dei Magi e un Gruppo di angeli con strumenti musicali della ex cappella di S. Maria della Peste, nell’ex chiesa di S. Agostino (oggi abitazione privata). Del 1508 è l’affresco che raffigura S. Cristina nella basilica di Bolsena dedicata alla santa, nella cappella di s. Bernardino (oggi del SS. Sacramento). Nel 1511 gli fu commissionata la pala per l’altare maggiore della chiesa di S. Marco a Viterbo (Madonna con Bambino in trono tra s. Marco e s. Bernardino; ai lati della pala sono S. Pietro, s. Giovanni Battista, s. Maria Maddalena, s. Paolo, sant’Alberto, s. Elena, mentre nella predella sono dipinte le Storie della vita di s. Marco). La committenza della pala per questa chiesa viterbese conferma che A. godeva di una certa stima. L’opera, ancora esistente, è datata 15 apr. 1512.

Recentemente sono state aggiunte nuove opere al suo catalogo: la tavola bifacciale con il Salvatore  benedicente e la Madonna orante della collegiata di Vignanello, e la grande Crocifissione e parte della decorazione ad affresco del sacello nel Santuario della Madonna del Giglio ad Ischia di Castro.  Il pittore fissò la propria residenza a Montefiascone dal 1512 alla morte (ca. 1530) e la sua attiva presenza in città gli fece acquistare la cittadinanza e ricoprire anche cariche pubbliche; nel 1512 e 1513 era uno dei «santesi» di S. Maria delle Grazie e nel 1517 e nel 1522 fu uno dei priori del Comune.

BIBL. — F. Ricci, Giovan Francesco d’Avanzarano detto  “Il Fantastico”. Per un approfondimento, in “Biblioteca e Società”, 2005, nn. 3-4, pp. 16-21; C. Pinzi, I principali monumenti di Viterbo, Viterbo 1894;  S. Alloisi, Giovan Francesco d’Avaranzano detto Il Fantastico, in Il Quattrocento a Viterbo, Roma 1983; Catalogo della Mostra, Viterbo 1982;  Antonelli 1912, pp. 52-53; Isa Belli Barsali in DBI, IV, p. 639; Faldi 1970, p. 51; Breccola – Mari 1979; Guida TCI Lazio 1981, pp. 253, 270, 327, 339, 343; Moscini 2002; Giovan Francesco d’Avanzarano. Un pittore sulla via Francigena, in www.liceoleonardo.eu/spirito/pdf/davanzarano.pdf

[Scheda di Orietta Sartori-Ibimus; integrazioni di Gilda Simona Pannuti]

Schede tratte dal CEDIDO Viterbo