Dott. Giuseppe Di Prima

Il fenomeno della resistenza agli antibiotici è noto da sempre ai microbiologi. Ma se fino a qualche tempo fa era considerato un problema socio-sanitario, negli ultimi due decenni è diventato un’emergenza a tutti gli effetti, che secondo i dati pubblicati lo scorso novembre dall’European Centre for Disease Prevention and Control, il centro europeo per il Controllo delle Malattie, colpisce l’Italia più di molti altri paesi europei. 

Il problema in realtà è alquanto complesso, causato da una parte dalla diffusione di infezioni ospedaliere da parte di microrganismi multi resistenti, dai viaggi internazionali, che consentono la possibilità di una facile e rapida disseminazione in tutto il mondo delle specie microbiche, ma soprattutto da un impiego indiscriminato e inappropriato degli antibiotici, che esercitano una pressione selettiva sugli agenti patogeni.

Altrettanto preoccupanti e articolate sono le conseguenze della resistenza agli antibiotici, tra cui: un aumento del rischio infettivo in quanto il Paziente permane più a lungo infetto e quindi attivo come focolaio epidemico
I meccanismi biologici alla base dello sviluppo delle resistenze sono molteplici, ma un aspetto merita più di tutti di essere evidenziato.  

Il tentativo di debellare gli agenti patogeni facendo semplicemente ricorso ad antibiotici diversi rischia di non risultare efficace se non si tiene conto del cambiamento delle caratteristiche riproduttive e di invasività dei microrganismi stessi. Esempi più noti sono le cistiti ricorrenti da Escherichia coli e le tonsilliti recidivanti dei bambini.
L’approccio olistico si articola su un duplice livello.  Da un lato mira a istruire opportunamente il sistema immunitario a strutturare una risposta difensiva adeguata; dall’altro guarda al terreno, e cioè alla costituzione del singolo individuo. Si tratta quindi di due approcci complementari: il primo si avvale di apteni e cioè di componenti di basso peso molecolare in grado di stimolare la risposta difensiva secondo un razionale concettualmente assimilabile a quello dei vaccini e degli immunostimolanti.

La linea Sanum di IMO comprende preparati dotati di tale meccanismo d’azione, come Sankombi, costituito dall’associazione di Mucor racemosus e Aspergillus niger (quest’ultimo, in particolare, è caratterizzato da un tropismo per le vie respiratorie).  

La sua efficacia è stata confermata sia da evidenze cliniche emerse dalla pratica quotidiana sia da lavori condotti in Germania che hanno dimostrato l’induzione della produzione di neopterina, un importante messaggero per la stimolazione reattiva del sistema immunitario. Sankombi è quindi utile a ottimizzare e riequilibrare la risposta immunitaria in una varietà di patologie, da quelle infiammatorie alle recidive bronchiali, tracheali o tonsillari spesso dovute allo sviluppo di resistenze batteriche.

Il secondo approccio, come accennato, si fonda su un concetto condiviso da Pasteur. Come emerge da una tradizione storica egli si sarebbe mostrato del tutto concorde con un’intuizione del fisiologo Claude Bernard che rappresenta tuttora una verità ineludibile: oltre al microrganismo, occorre prestare attenzione al terreno e cioè all’individuo.  

In altri termini occorre intervenire sul pH della matrice extracellulare, la cui acidificazione corrisponde a un aumento della risposta infiammatoria e quindi a una riduzione della perfusione sanguigna locale, che a sua volta favorisce lo sviluppo di forme patogene. Da qui l’opportunità di una dieta (evitare dolci, zuccheri raffinati, carni rosse con aggiunta di conservanti) e l’impiego di preparati alcalinizzanti, come AlkIMO polvere, e integratori specifici come quelli della linea Nutergia tra i quali spicca per efficacia sul gastrointestinale l’Ergyprotect polve

Va sottolineato – come già detto – che l’approccio nutrizionale e isoimmunoterapico non è alternativo a quello della medicina convenzionale nei cui confronti si pone in una prospettiva di stretta sinergia, con l’obiettivo di promuovere e orientare le difese di ciascuna persona con numerosi vantaggi, tra cui un accorciamento dei tempi di guarigione, una maggiore efficacia delle terapie e il pronto superamento dei meccanismi che sono alla base della perdita di efficacia degli antibiotici.re.