
Polittico di San Giovanni in Zoccoli di Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta
Francesco d'Antonio di Viterbo, detto il Balletta
di Guido Rebecchini - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 49 (1997)
Francesco d'Antonio da Viterbo (Francesco d'Antonio Zacchi), detto il Balletta. - Non si conosce l'anno di nascita di questo pittore viterbese, figlio di Antonio e di una Lorenza, attivo dal 1430, anno in cui dipinse un dittico, oggi perduto, in un'edicola dedicata alla Madonna Liberatrice a Viterbo.
È superata ormai definitivamente l'ipotesi che F. fosse figlio del pittore Antonio da Viterbo, di cui fu invece quasi coetaneo. Nulla è noto riguardo all'attività del padre; dal testamento di F. redatto nel 1439 durante un periodo di malattia (Corbo, 1977), è possibile conoscere il nome della madre e quello della moglie, Jacoba. F. risiedette in una casa nella contrada di Santa Maria Nuova a Viterbo e tra il 1435 e il 1457 fu chiamato dal Comune a ricoprire le cariche di consigliere e di priore (Signorelli, 1934).
Nella città natale F. poté formare il proprio stile assimilando suggestioni dalla pittura senese e da quella umbro-marchigiana (Grassi, 1955). Del tutto immune dalle novità che andavano contemporaneamente affermando i maggiori maestri fiorentini, F. restò un attardato interprete delle correnti tardogotiche ancora in voga a Viterbo, città in cui la pittura mostrò a lungo un atteggiamento di conservazione delle forme tradizionali.
Nel 1441 eseguì per la chiesa di S. Giovanni in Zoccoli a Viterbo il polittico con la Madonna con il Bambino tra i ss. Pietro, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Paolo, che è l'unica sua opera firmata e datata oggi nota. Sul predominante carattere arcaizzante delle figure principali, in cui sono stati visti debiti verso il viterbese Matteo Giovannetti (Cavalcaselle - Crowe, 1908) e verso Gentile da Fabriano (van Marle, 1927), si innesta la vena narrativa della predella che, nel caratterizzare vivacemente gli atti miracolosi dell'evangelista Giovanni, rivela la propria radice provinciale e popolaresca.
La cronologia delle altre opere attribuite a F. è basata sul confronto con il polittico di S. Giovanni in Zoccoli, che è comunemente assegnato ad una fase iniziale del percorso artistico del pittore. L'unica opera anteriore è un trittico, attribuitogli da van Marle (1927) - e oggi conservato nella chiesa di S. Lorenzo a Tuscania -, i cui scomparti, dipinti su entrambi i lati, rimandano direttamente alle opere di pittori senesi anteriori di qualche generazione, come Taddeo di Bartolo e Bicci di Lorenzo (Brandi, 1949).
L'opera ostenta un gusto gotico-cortese essenzialmente antirinascimentale, tipico della cultura figurativa dei pittori viterbesi della prima metà del XV secolo (Faldi, 1970). Successivo al polittico del 1441, ma di datazione incerta, è invece il polittico, firmato, della chiesa di S. Rosa a Viterbo, che raffigura la Madonna con il Bambino tra le ss. Rosa e Caterina d'Alessandria.
Nelle figure del polittico appaiono confermate le ascendenze senesi del pittore (Zeri, 1955), manifestate in una dimensione stilistica ulteriormente aggraziata ed elegante che ben sintetizza le fasi ultime della tradizione del gotico fiorito italiano. Tra il polittico di S. Giovanni in Zoccoli e quello di S. Rosa è da porre un affresco, staccato, proveniente dalla chiesa di S. Maria in Gradi e attualmente conservato al Museo civico di Viterbo (Faldi, 1970).
Di esso, mutilo su tutti i lati, si conserva la parte centrale raffigurante la Madonna in trono con il Bambinoe un donatore adorante (figura, quest'ultima, eseguita in scala ridotta rispetto alle altre). La piena adesione di F. alla tradizione della pittura tardomedievale, vivace ed elegante allo stesso tempo, è qui richiamata dalla fattura del trono, ricco di ornati, e dal particolare del Bambino che gioca con un cardellino tenuto al laccio.
