Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'
a cura di Barbara Pasqualini

Monastero di san Bernardino a Viterbo (foto di Enrico Pasqualini)
Pensieri in libertà Febbraio 2021
Come ormai ben sa chi tra voi mi segue con affetto e pazienza nelle mie “divagazioni” mensili, mi capita spesso di ascoltare o pronunciare espressioni di uso comune senza conoscerne il significato profondo.
So in quali circostanze si usano ma sovente ignoro il perché siano entrate a far parte del nostro vocabolario.
Oggi mi sono trovata a menzionare una frase che sentivo spesso anche dal mio papà… fare qualcosa “per rotto della cuffia”.
Perché, poi, si dice così?
La mia innata curiosa e la mia passione per “scovare” le origini di detti particolari mi ha portato ad avviare la mia piccola “indagine” mensile!
Se avete voglia di partecipare, seguitemi nel mio breve excursus...!
Sul modo di dire per il rotto della cuffia, da questa autorevole fonte
https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/sul-modo-di-dire-per-il-rotto-della-cuffia/...
leggo:
“Una probabile spiegazione della locuzione per il rotto della cuffia è riportata nel Vocabolario della lingua italiana curato da N. Zingarelli (edizione 2002), sotto la terza accezione della voce cuffia, dove si legge:
«Nell’armatura antica, parte della cotta di maglia indossata sotto l’elmo o la cervelliera. Copricapo di cuoio o pelle imbottita indossato sotto la celata. Uscire per il rotto della cuffia (fig.) cavarsela alla meglio, a malapena (prob. perché nelle giostre medievali i colpi assestati sulla cuffia erano ritenuti validi).»
Esiste un’altra interpretazione che conserva comunque il significato di ‘passare in qualche maniera’, ‘passare di straforo’, illustrata da Ottavio Lurati nel suo Dizionario dei modi di dire (Milano, Garzanti, 2001) che fa riferimento ad un altro senso della parola cuffia: ‘parte della cinta di una città’, quindi passare per il rotto della cuffia coinciderebbe a ‘passare attraverso una piccola breccia aperta nelle mura’.
Questa spiegazione sembra avvalorata da un verso delle Satire dell’Ariosto [(1474-1533) è stato un poeta, commediografo, funzionario e diplomatico italiano. Le Satire sono sette componimenti, in forma di lettere in terzine indirizzate a parenti e amici, la cui stesura si colloca tra il 1517 e il 1525.] in cui viene utilizzata la stessa locuzione con la sostituzione però della parola cuffia con la parola muro:
Uno asino fu già, ch’ogni osso e nervo
Mostrava, di magrezza; e entrò, pe ‘l rotto
Del muro, ove di grano era uno acervo;
E tanto ne mangiò che l’èpa, sotto,
Si fece più d’una gran botte grossa (Satire 1. 247-51).”
Dal dizionario
https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/lessico/lessico_309.html
si evince quanto segue:
<<Da dove deriva la frase “per il rotto della cuffia”?
Oggi si dice cavarsela o farcela per il rotto della cuffia ‘superare alla meglio una situazione difficile’; un tempo si diceva uscire per il rotto della cuffia, alludendo (ma, secondo il DELI, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, l’ipotesi è da verificare) all’antico gioco (o giostra) medievale del Saracino o della Quintana.
Il cavaliere in gara, lanciata al galoppo la cavalcatura, doveva colpire un bersaglio o infilare la lancia in un anello portandolo via, evitando di essere abbattuto dall’automa girevole contro il quale si gettava. Se il braccio dell’automa si metteva in moto colpendo il copricapo (cuffia) del cavaliere, senza però abbattere quest’ultimo, si diceva che il cavaliere era uscito per il rotto della cuffia, insomma, che ce l’aveva fatta nonostante la cuffia fosse stata colpita o rotta.>>
Riassumendo, almeno tre sono le probabili origini del detto.
https://www.studiarapido.it/cavarsela-per-il-rotto-della-cuffia-cosa-vuol-dire/
https://www.scuolissima.com/2019/08/per-il-rotto-della-cuffia.html
Cavarsela per il rotto della cuffia vuol dire uscire vivi quasi miracolosamente da un pericolo.
Sull’origine di questo detto ci sono ipotesi diverse.
Secondo alcuni deriverebbe da cuffia, il copricapo di maglie di metallo che i cavalieri medievali indossavano sotto l’elmo. Poteva infatti accadere che nel corso di un duello un cavaliere avesse l’elmo trapassato da una lancia e che si salvasse solo grazie all’estrema protezione della cuffia: che cosa avrebbe mai pensato? Di essersela cavata proprio per un pelo.
Esiste poi un’altra versione sul significato di questo modo di dire. Quest’altra versione collega la parola cuffia alla parte della cinta di una città. Perciò se uno fosse entrato o uscito durante un assedio attraverso una breccia nelle mura sarebbe appunto passato per il rotto della cuffia.
Questa è, senza dubbio, una curiosa interpretazione che non ha nulla a che vedere con la figura del cavaliere in quanto lega il termine cuffia alla parte della cinta di una città (il perimetro di una città, come difesa). Se ne evince che chi “passava per il rotto della cuffia” erano coloro che per entrare o uscire da un assedio sfruttavano una piccola breccia (o una piccola crepa) aperta nelle mura poste in protezione della città.
Altri invece collegano questo modo di dire alla giostra medievale del Saracino o della Quintana. Essa consisteva nel centrare un fantoccio di legno girevole senza farsi colpire dalla mazza di cui era dotato. Se il cavaliere fosse stato colpito solo nella cuffia e non fosse caduto da cavallo, la sua gara sarebbe stata considerata comunque valida.
Nello specifico…
Nella giostra della Quintana il cavaliere (a cavallo) avrebbe dovuto infilare la lancia nell’anello sospeso al braccio destro di un fantoccio statico e allo stesso tempo passare sotto di esso (possibilmente evitando di sbattere la testa).
Nella giostra del Saracino, il cavaliere avrebbe dovuto colpire il bersaglio posto alla mano del fantoccio girevole che, a sua volta, avrebbe attaccato il cavaliere con l’altro braccio per via della sua natura girevole.
Il cavaliere, quindi, oltre a colpire il bersaglio avrebbe dovuto evitare il contrattacco del fantoccio e, spesso, capitava che questi venisse colpito nella cuffia (cioè alla testa). I colpi subiti alla cuffia (anche se questa si fosse rotta) erano ritenuti validi, a patto che il cavaliere non cadesse dal cavallo. Da qui potrebbe essere nato il modo di dire “per il rotto della cuffia”, perché il cavaliere, seppure al limite della situazione, ce l’avrebbe fatta a superare la prova.
Spero che questa mia breve indagine abbia regalato anche a voi una piacevole “passeggiata” nella memoria storica dei nostri modi di dire: a me, ormai è chiaro, piace tanto scoprire sempre qualcosa di nuovo in merito
Vorrei farvi un saluto un po’ particolare (come sempre!).
Per calarsi meglio in un’atmosfera suggestiva e di festa…
https://www.bing.com/videos/search?q=giostra+del+saracino+musica&docid=...
Immagini & fonti:
cuffia1
https://www.google.com/search?q=per+rotto+della+cuffia&rlz=1C1DIMC_enIT861IT861&source=lnms&tbm=is...
rotto-della-cuffia-960x585
https://www.google.com/search?q=per+rotto+della+cuffia&rlz=1C1DIMC_enIT861IT861&source=...
