
Cane ingabbiato

Cane felice

Cane triste
Micaela Merlino, archeologa sì, ma anche amica degli animali
Animali indifesi capitati nelle grinfie di persone violente, ma la legge è dalla loro parte. E spesso lo sono anche molti cittadini, che intervengono per porre fine a queste angherie.
E' di pochi giorni fa l'ennesima e triste notizia di maltrattamenti ai danni di un cane, che è stato malmenato con calci e pugni dal suo padrone, in stato di ebbrezza, e poi abbandonato gravemente ferito. Il fatto è accaduto a Roma in piazza Testaccio, ma per fortuna in difesa del povero animale, agonizzante, sono intervenuti alcuni abitanti del quartiere, che lo hanno immediatamente portato in un pronto soccorso veterinario. La tempestività dell’aiuto prestatogli e le cure dei bravi veterinari sono riusciti a salvargli la vita.

Che tenerezza!!!
Come si fa a non volergli bene!!!
Il padrone è stato rintracciato e denunciato ai Carabinieri della stazione Aventino, per maltrattamenti agli animali. Si tratta di un reato riconosciuto e punito dal Codice Penale italiano, che nel Libro II (“Dei delitti in particolare”), titolo IX bis (“Dei delitti contro il sentimento degli animali”), articolo 544 ter, comma 1-3, così recita: “1.Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da tre mesi a 18 mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell'animale.”
Rientrano nel novero dei maltrattamenti le percosse, le ferite inflitte in vari modi, le lesioni e le sevizie. Ma vanno inclusi anche l’abbandono degli animali, soprattutto in condizioni pericolose per la loro sopravvivenza, ad esempio lasciare un cane o un gatto sul balcone per giorni senza cibo né acqua, legare gli animali con catene corte e strette che impediscono i movimenti, rinchiuderli in gabbie senza mai farli uscire, la mancanza di cure adeguate e di pulizia, obbligare l’animale a vivere in una condizione di degrado, l’allontanamento prematuro dei cuccioli dalla madre che li allatta.
Infatti il padrone di un animale ha l’obbligo di accudirlo, garantirgli una vita dignitosa, soddisfare le sue naturali esigenze etologiche e di prestargli le cure adeguate, ogni volta che è necessario. Recenti sentenze della Suprema Corte di Cassazione hanno riconosciuto come maltrattamenti anche il trasporto degli animali in condizioni disagiate e insalubri (sentenza 17 aprile 2019, n.16755), il taglio della coda non necessario (sentenza 31 gennaio 2019, n. 4876) e il recidere le penne principali degli uccelli (sentenza 8 luglio 2019, n. 29510).
Inoltre già alla fine degli anni ‘90 del XX secolo una sentenza della Cassazione chiarì cosa si intendeva per “crudeltà contro gli animali” (sentenza 11 ottobre 1996, n. 601): “La crudeltà è di per sé caratterizzata dalla spinta di un motivo abbietto o futile.”, e comprende quelle “condotte che si rivelino espressione di particolare compiacimento o di insensibilità […] con atti concreti, ossia l’inflizione di gravi sofferenze fisiche senza giustificato motivo.”
In presenza di oggettive situazioni di maltrattamenti inflitti agli animali, domestici o selvatici, ognuno dovrebbe sentire come un dovere intervenire per porre fine alle sofferenze dell’animale, soccorrerlo e contestualmente fare una segnalazione alle Forze dell’Ordine (Carabinieri, Carabinieri Unità Forestale, Polizia di Stato, Polizia Locale, Guardia di Finanza), che avvieranno il procedimento a carico del responsabile della violenza. E’ anche possibile depositare una vera e propria denuncia alla Procura della Repubblica.
Ci si può pure rivolgere, in prima istanza, ai volontari delle Guardie Zoofile (ad es. quelle dell'ENPA-Ente Nazionale Protezione Animali), o delle Guardie Ecozoofile (ad es. quelle dell'OIPA-Organizzazione Internazionale Protezione Animali), per avere un aiuto. Insomma per fermare le mani violente, che scaricano sugli animali innocenti la loro rabbia e le loro frustrazioni, il primo passo è non essere indifferenti e appellarsi alla legge, che è dalla parte degli animali.
