Mario Olimpieri

Buonasera Mauro, ecco due poesie per il GIORNO DELLA MEMORIA. Un saluto. Mario

Samuel Modiano, detto Sami, nasce nel 1930 nell'isola greca di Rodi, all'epoca provincia italiana.

Alla promulgazione delle leggi razziali fasciste nel 1938, frequentava la terza elementare della sua scuola, dalla quale, essendo ebreo, si trovò improvvisamente espulso: fu la prima di una lunga serie di esperienze traumatiche. 

« Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo».

Con il padre Giacobbe e la sorella Lucia fu deportato il 3 agosto del 1944 nel campo nazista di Birkenau; la sorella (17 anni) e il padre (45 anni) morirono e lui sopravvisse miracolosamente ed è ancora vivente. Quando racconta la sua tragedia, dice sempre e ripetutamente: “Come posso dimenticare…! Come posso dimenticare!”.

 

LUCIA  NATA IL 1 MARZO 1927

 

LUCIA, LUCIA…!

(Parla il piccolo prigioniero Samuel)

 

Son piccolo prigioniero piangente,

ma per fortuna a mio padre ancor vicino

e alla cara e bella sorella Lucia,

quando giunge terribile un ordine:

“Le donne da quella parte!”.

A sé mio padre trattien Lucia,

ma con dure percosse

la strappan dalle avvinte mani, 

e l’amata sorella, in pianto,

altrove vien condotta.

Doloroso e lento

trascorre il tempo nel lager,

tra freddo, fame e lacrime.

Alzando un dì lo sguardo,

oltre il filo spinato,

da una larva umana e priva di capelli

vedo lanciarmi deboli saluti

e un: “Sono… Lucia!”.

«No, – dico tra me –

Lucia è bella

e con lunghi capelli neri e lisci».

“Ma chi Lucia sei tu?”.

“Sono tua sorella, dov’è papà?

Se è morto, ben presto sarò con lui”.

“Oh, Lucia, Lucia, non dir così!”,

poi un pianto accorato,

consuma le mie ultime lacrime.

Più tardi, fissando il cielo,

vedo innalzarsi un fumo cupo e denso,

ma un lembo di fumo

è molto più chiaro e di vivida luce:

è Lucia 

che col suo candore

va salendo in cielo.

E pur mio padre,

dopo qualche giorno,

distrutto dal dolore,

sale a farle compagnia.

Per me, restano dolore e patimenti,

ma poi (miracolo del cielo), 

a quell’inferno sopravvivo,

ed oggi ancor son qui

nel pianto

e nella MEMORIA.

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Poesia scritta dopo aver visto in un filmato storico i cadaveri accatastati di tante vittime nei lager nazisti. Desidero proporvela per celebrare insieme, con pietà e orrore, il GIORNO DELLA MEMORIA.

 

Il bacio del ricordo

 

Pietà, ti prego, guardami,

son quello a braccia aperte,

col teschio spaventato,

il corpo irrigidito

e nudo, nudo, nudo,

ma qui siam tutti nudi.

Che fai, già ti commuovi

e inizi a lacrimare?

Onor ti fa il tuo pianto;

davvero ti ringrazio.

E chi non piangerebbe

dinanzi a tanto strazio,

a tanta crudeltà?

Sapessi quante notti

ho pianto nel silenzio,

affranto e disperato,

da alcuno consolato.

Darmi un’età non sai?

Ma certo ti comprendo:

la morte età non ha

su un corpo martoriato.

Attender non ti faccio,

ti dico bruscamente:

vent’anni non compiuti,

un fiore di ragazzo,

strappato con violenza

ai più sinceri affetti:

fratelli, padre, madre

(sì duro fu il distacco!)

e poi Rituccia mia,

la bella fidanzata.

L’ho sempre tanto amata

e assai desiderata:

a lei il pensier volava

quand’ero torturato

dagli avidi aguzzini,

con vivida speranza

di rivederla un dì.

Ero forte e robusto,

ma, senza cibo e amore,

il male mi aggredì

e divenir mi fece

un’ombra, ahimè, vagante

nel freddo e nel dolor.

La morte ognor chiamata

e tanto sospirata

alfin di me si accorse:

mi udì nel duro inverno

dell’anno mio ventesimo,

e finalmente in pace

l’innocuo gelo accolse

il corpo sì straziato.

Or basta, che altrimenti

ancor vedresti piangere

perfin due occhi spenti.

Lo sguardo volgi altrove

e ascolta i miei compagni

d’orribile sventura;

consolali, ti prego,

e fai comprender loro

che ancor siam tutti vivi

perché c’è la memoria

del nostro gran martirio

e ci riscalda tenero

il bacio del ricordo.