Francesco Mattioli, sociologo

Ringrazio il prof. Occhini per l’attenzione che mi dedica, in modo cortese, e mi sembra doveroso rispondere, spero con altrettanto spirito costruttivo. Probabilmente concordiamo su molte valutazioni che riguardano le situazione politica ed economica del pianeta, più di quanto non appaia nelle nostre amabili discussioni, ma su alcuni punti desidero ritornare per qualche chiarimento.

Scrive il prof. Occhini che esiste “uno scellerato disegno internazionale, che coinvolge parte dell’oriente e parte dell’occidente, per attuare un ordinamento politico guidato da una entità  egemone che attraverso la globalizzazione ed il controllo delle materie prime, dei commerci e della finanza intende appropriarsi di tutte le risorse economiche mondiali”.

Detta così, spiace dirlo, ma sa molto di superficiale complottismo; e, assieme alla teoria delle scie, al terrapiattismo, ai raeliani, al vaccino fatto con l’acqua,  all’atteggiamento veteromarxista che condanna il vile disegno capitalista, e quello nazista che imputa agli ebrei i mali del mondo, rischia di passare come minimo per una folcloristica ingenuità.

Quella che il prof. Occhini definisce una entità egemone è semplicemente un accordo collettivo sulle regole, in campo politico ed economico; è quella che consente i liberi scambi, ha evitato la guerra nucleare, che giunge a faticose convenzioni in campo ambientale, che permette alla comunità scientifica di cooperare e rispondere ai bisogni del pianeta, che ha creato il mondo – tutt’altro che diabolico – dei media. Come tutte le regole, c’è chi le vìola e c’è chi se le interpreta a modo suo. Si chiama dinamica sociale e fa parte di questo mondo imperfetto. Lo constatiamo ogni giorno, sennò le carceri sarebbero vuote. E capita anche  per gli accordi internazionali. Qualcuno ha anche demonizzato la globalizzazione, nei salotti buoni o in  strada bruciando cassonetti e  sfondando vetrine; poi però, grazie alla diffusione di media sempre più interattivi, si è affermata la glocalizzazione, che significa accesso reciproco al mondo dell’informazione, dell’economia, della politica. La glocalizzazione è l’antidoto al Grande Fratello di Orwell su scala planetaria.

L’Occidente? Uno schifo, caro prof. Occhini, mi creda: ipocrita, prepotente, ha proprio ragione… ma il male  minore. Perché comunque è l’Occidente che ha elaborato l’idea di democrazia, di diritto, di uguaglianza, di libertà, di responsabilità individuale, di rispetto per la persona. Nulla di tutto ciò nelle filosofie orientali, che spingono l’individuo a masturbare il proprio solipsismo, intento a perfezionare solo sé stesso; nulla di tutto ciò nell’Islam, una religione violenta e arcaica; nulla di tutto ciò nella critica marxista-leninista, che finora ha prodotto solo dittature. Che differenza fra la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ispirata dalla filosofia e dall’etica occidentale,  e la Dichiarazione di Bangkok del 1993, firmata dai paesi del Sudest asiatico con la benedizione della Cina, dove si esaltano l’assolutismo e la prevaricazione dello stato sull’individuo! Caro prof. Occhini, mi tengo l’Occidente, con tutte le sue contraddizioni  e tutte le sue difficoltà. E, ovviamente, ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo; perché l’Occidente ha anche elaborato l’ormai noto ammonimento: “ occupati di politica, se non vuoi che sia la politica ad occuparsi di te”.  

Quanto al silenziamento di certe fonti di fatto no-vax o che cavalcano la disinformazione, caro prof. Occhini, la libertà e la democrazia hanno un limite doveroso: quello di difendersi dalle minacce alla sua integrità. E un certo tipo di disinformazione, basata sull’ignoranza – volontaria o involontaria che sia – è una minaccia per la collettività. Dal mio punto di vista,  la disinformazione fa gli stessi danni di una mafia; se si blocca la seconda, va bloccata anche la prima. E paradossalmente, proprio in nome della libertà, che non può essere licenza, e della democrazia, che non può essere populismo d’accatto.  Perché, come dice il proverbio, talvolta ne uccide più la parola che la spada.