Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Nel corso dei secoli e dei millenni la civiltà umana ha attraversato momenti di crescita e di decrescita. Nel tentativo di uniformare un codice di giustizia funzionale alla gestione della comunità sono sorte leggi e dettami religiosi utili a dare un indirizzo legittimo alla conduzione sociale.
I comandamenti ed i dettami, qualsiasi essi siano e di qualsiasi religione o governo, vanno bene per una attuazione etico-morale finalizzata all'ordinamento della società in cui si vive, quindi dal punto di vista della spiritualità laica sono "impedimenti" alla coscienza dell'unitarietà nella diversità della vita.
Infatti nelle filosofie non duali, come il Taoismo, non esistono imposizioni categoriche ma il consiglio a muoversi in sintonia sincronicamente con la qualità del tempo... rispondendo alle necessità vitali, di volta in volta, seguendo l'ispirazione del momento.
Per queste ragioni la conoscenza "libresca" delle cosiddette "sacre scritture" non viene tenuta in gran conto nella spiritualità laica. Nell'advaita (non-dualismo) viene definita "artha wada", che sta per: arricchimento letterario o materiale aggiunto, il cui scopo è semplicemente quello di soddisfare la curiosità mentale di chi non può accettare la verità assoluta e continua a crogiolarsi nel "divenire".

