Mariella Zadro
La storia religiosa ci racconta che Andrea era il fratello di san Pietro e come lui fu perseguitato e crocefisso.
Nella vita quotidiana svolgeva un’attività umile: era un pescatore.

Fu lui che presentò a Gesù un bambino che aveva pochi pani e pochi pesci e da Lui furono moltiplicati per sfamare molte persone:  è uno dei pochi  miracoli di Gesù, descritti nei Vangeli.

Un’altra spiegazione la ricaviamo proprio dal significato della parola stessa. Infatti, pesce, in greco si pronuncia XYOC (Ichtùs).

Gesù Cristo figlio di Dio salvatore.
L’immagine del pesce è anche scolpita o affrescata nelle Catacombe, accanto ad una T (Tau greca) che ricorda sempre la persona del Salvatore.

Accanto a questa, c’è un’altra storia parallela, lasciata dalla tradizione popolare e raccontata dai nonni ai nipoti nella sera del 30 di Novembre.

E’ soltanto viterbese l’usanza di regale pesci di cioccolato fondente (attualmente ci sono diverse versioni di cioccolato e anche di pasta di mandorle) e nasce nel quartiere di Pianoscarano.

Si ricorda che un parroco nella Chiesa dedicata a Sant’Andrea di questo quartiere, usava mettere tanti pesci nell’acqua santiera. L’indomani invitava i bambini ha “pescarne” uno.

In famiglia, i bambini aspettano con ansia la fine di novembre e nel pasto serale del 30, lasciano la tavola apparecchiata con piatto per la “cena” di Sant’Andrea.

La mattina, la sorpresa e grandissima, quando si trova il cibo mangiato e in regalo un bel pesce, avvolto nella carta stagnola di mille colori.