
Papa Francesco
Francesco Mattioli, sociologo
C’è qualcosa di paradossale e di singolare nelle diuturne critiche che vengono fatte a papa Francesco (ma anche alla Chiesa cattolica).
Intanto, l’eterogeneità delle fonti di tali critiche: quelle dall’interno da parte dei conservatori, spaventati dall’abbandono di certe “pompe” vaticane, ma anche da parte degli innovatori, scontenti di passi ritenuti troppo modesti; poi quelle degli atei, per i quali qualunque religione è un vizio o una forma di manipolazione delle coscienze; poi quelle degli esponenti di altre religioni, divisi se trarre vantaggio politico dalla voglia di dialogo del papa o se rifiutarne sdegnosamente le avanches per mantenere la purezza del proprio credo.
Tutto ciò, ci sta; e per due ragioni. La prima, che stiamo vivendo un’ epoca di forti mutamenti, e quindi è facile trovarsi talvolta con un piede troppo avanti, o uno ancora troppo indietro. Tant’è che ogni ordinamento etico, politico, culturale, filosofico sta trovando difficoltà a mantenere - e a modificare, adeguandolo ai tempi - la propria identità, soffrendo di conservatorismo, di fondamentalismo, di autoreferenzialismo e di tanti altri “ismi” che alimentano il conflitto interno ed esterno. La seconda ragione è che papa Francesco spiazza comunque le attese perché ha un comportamento talvolta imprevedibile, che alimenta speranze o suscita timori nelle varie sfere della nostra umanità.
Quel che sembra paradossale è che talune di queste critiche provengano da ambienti che mentre si dichiarano totalmente estranei alla Chiesa cattolica, hanno la pretesa di interpretarne i comportamenti e di dettarne le riforme necessarie alla sua sopravvivenza o alla sua estinzione. Mai come in questo caso varrebbe il detto antico “medice cura te ipsum”, soprattutto di fronte ad una concezione della storia del Cristianesimo, ma direi dell’Essere Umano, un po’ raffazzonata e ricostruita secondo pregiudizi e nozioni che talvolta rasentano una folcloristica improbabilità di pensiero da terrapiattisti, fondata più su pregiudizi recitati a memoria che da distinguo e discernimenti sorretti da una analisi realmente storiografica delle dinamiche storiche.
Personalmente sono contrario a sottolineare una sorta di sovrapponibilità – e di collusione - tra le varie religioni monoteistiche, altrimenti dette “del Libro”. Di certo, c’è una continuità storica tra ebraismo, cristianesimo e islam, ma c’è una fortissima discontinuità culturale, filosofica ed etica. Il cristianesimo rompe l’arcaica autoreferenzialità ebraica a favore di una religione universale, egualitaria, profondamente innestata nel pensiero greco-ellenistico (come certo ebraismo filosofico peraltro) e basata esplicitamente sull’amore e il solidarismo sociale.
La rottura è resa evidente proprio dalla Passione: Cristo è stato crocifisso per volontà di una leadership religiosa ebraica gelosa della tradizione, non dai romani come si vuol far credere in alcuni documentari e prodotti cinematografici che praticano gli occhiuti pregiudizi del politicamente corretto. L’Islam dal canto suo nasce da un popolo nomade che attinge alle religioni che gli erano intorno per darsi un criterio etico giustificativo della sua vocazione politico-sociale, sostanzialmente aggressiva e teocratica. Quindi, sebbene accomunate dal far fronte contro quelle forme di ateismo che rifiutano il dialogo, che vorrebbero sostituire alla religione di un Dio la religione di un Partito, le cosiddette “Religioni del Libro” non sono comparabili.
Ovviamente, occorre verificare una fede alla luce della Storia, che la trasforma in una religione, cioè in un organizzazione sociale dotata di consuetudini di origine socioculturale, di regole, di una gerarchia. E la Storia può costruire episodi, influenze, meticciamenti, evoluzioni, distorsioni. Ecco perché una religione dell’amore come quella cristiana in determinate epoche storiche si è potuta trasformare in violenza e oppressione, perché abbia potuto cavalcare principi e valori distorti riguardo a temi come le differenze di genere, la pratica sessuale, il potere, la politica. Circolano su internet delle graziose corbellerie; ad esempio, che se non era per Costantino che faceva del Cristianesimo la religione dell’Impero, Gesù non avrebbe avuto seguito nel mondo, quando è esattamente il contrario, perché il furbo Costantino fece l’occhiolino alla religione più diffusa ormai nell’Impero per creare e mantenere il suo potere. Questo per dire che a volte l’ignoranza crea mostri culturali che dilagano tra la gente grazie alla pervasività del web e che può essere difficile scardinare.
La Chiesa cattolica è indietro su molte questioni, è vero. Si sta scrollando solo ora dalle incrostazioni economico-finanziarie di carattere speculativo che la affannano da secoli (in verità dai tempi di Saffira e Anania…) e sulle quali aveva già da ridire proprio il San Francesco a cui si ispira papa Bergoglio. La generosa apertura alle famiglie gay non chiarisce la questione delle adozioni, a dimostrazione che i problemi non si risolvono con un schiocco delle dita. Ma soprattutto la Chiesa cattolica non ha ancora affrontato con chiarezza il problema del sesso, insistendo sul celibato dei preti, escludendo le donne dal clero, come conseguenza del maschilismo di origine ebraica traghettato da Paolo nel Nuovo Testamento; ma se tanta differenza tra uomo e donna e tante difficoltà sul sesso si ritrovano ancora nel mondo laico occidentale e perfino tra le file della sedicente “aperta”, karmica e “spontanea” filosofia orientale, si potrà perdonare la difficoltà al cambiamento in una istituzione che ha funzionato in un certo modo per due millenni…
Comprendo l’ateismo. E’ difficile talvolta credere in un Dio, di fronte alle dinamiche del mondo e soprattutto alle porcherie che trasudano talvolta dalle religioni, anche se le religioni sono elaborazioni sulla fede fatte dagli uomini, con tutte le loro pochezze. Ma l’ateismo troppo facilmente porta al relativismo, al cinismo, ad un arido materialismo, ed esso stesso per questo ha bisogno, per elevarsi, di una qualche forma di trascendenza, magari affidata al mistero della meccanica quantistica.
Non giustifico invece le asprezze di coloro che si ispirano alla filosofia orientale, troppo spesso caustici verso il Cristianesimo vantando la purezza etica e intellettuale del buddismo, del confucianesimo, del taoismo e di altri sistemi di valore simili, quasi che del Cristianesimo temessero la concorrenza morale.
Fanno bene a temerla. Perché il Cristianesimo è il prodotto ricco dell’incontro tra la pietas talmudica dell’ebraismo e il pensiero greco-ellenista, con l’ideologia dell’Homo prometeus, dell’Homo faber che costruisce un mondo, una collettività operosa, che non si masturba lo spirito chiuso in un romitorio di idee e di autointrospezioni fini a sé stesse. Cosa ha fatto nella Storia la filosofia orientale per la convivenza dei popoli, oltre che pontificare (eh, sì, pontificare) sullo spirito? Ha prodotto una politica di uguaglianza, di giustizia sociale, di democrazia, di condivisione, di progresso sociale? Guarda caso, le peggiori dittature continuano a proliferare nel mondo medio orientale e orientale, trasformatesi nei millenni da monarchie assolute ed imperi teocratici in partitocrazie, mortificando gli individui e costringendoli a chiudersi in sé stessi, a praticare una “compassione” meditativa che non è “charitas” altruistica e operosa del messaggio evangelico cristiano.
Anche in occidente sono nate orribili dittature, ma l’homo faber che ha praticato nei secoli gli ideali di democrazia, di uguaglianza, di libertà, di fraternità, fossero essi declinati in termini cristiani o illuministi, le ha sapute combattere, sconfiggere, respingere; e ha esportato certi ideali operosi in un mondo contemplativo, fermo, dove ancora pochi decenni fa un imperatore, un capo di stato erano oggetto di culto teologico, che si chiamasse Hiro Ito, Mao o Kim-Il-Sung.
I giovani che manifestano a Hong Kong non si ispirano a nessun maestro dell’introspezione spirituale, ma agli ideali di libertà e di democrazia elaborati dalla cultura occidentale. Né si pensi veramente che sia stato il pacifismo orientale di un Gandhi a redimere l’India dal colonialismo inglese: se in occidente non vi fosse stata una sempre più diffusa coscienza democratica e libertaria, che ripudiava il colonialismo e l’oppressione dei popoli, l’India con tutti i suoi filosofi disarmati sarebbe rimasta colonia. E, tanto per finire, la Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo è opera occidentale e, in senso crociano, “cristiana”. Non è un caso che non sia stata sottoscritta, o lo sia stata quasi obtorto collo, da vari paesi orientali, come ad esempio quelli firmatari della Dichiarazione di Bangkok, che pone limiti alla libertà politica.
Insomma, la Chiesa cattolica ha certamente incrostazioni che vanno tolte: lasciate che papa Francesco le gratti via un poco alla volta, e per favore non confondete chi pulisce con chi sporca.
