
Prof. Giuseppe Occhini
Il complottismo, cioè il criterio erroneo d’interpretare in maniera sistematica la storia ed anche gli accadimenti attuali come un susseguirsi di complotti, è senz’altro un criterio generalmente inaccettabile perché superficiale, semplicistico, fuorviante.
Altrettanto erroneo sarebbe però affermare che i complotti non esistono e che non ce ne sono attualmente in atto; si deve invece ammettere che oggi, soprattutto nel mondo occidentale, abrogate di fatto le più elementari norme del diritto internazionale, il complotto, unitamente alle minacce ed alle sanzioni illegali, è diventato un metodo consuetudinario di gestire la politica estera.
La volontà di cambiare il sistema di governo di un Paese non disposto ad allinearsi alle pretese di chi intende esercitare un’egemonia mondiale è stata spesso assecondata dalla preliminare organizzazione di un complotto: pensiamo ai forzosi cambi di governo tentati o attuati in alcuni paesi dell’America del sud ( vedasi i fatti recenti del Venezuela), il colpo di stato in Ukraina, le cosiddette primavere arabe, le vicende della Libia con l’assassinio di Qeddafi e le guerre d’ Iraq e di Siria.
La preparazione di complotti è una delle attività fondamentali dei servizi segreti di alcuni stati che spendono cifre astronomiche per il loro funzionamento. Sobillare, finanziare, ed eventualmente armare, i gruppi dissidenti per prepararli ad effettuare sommosse, inventare e propalare notizie false, organizzare sabotaggi ed attentati, effettuare omicidi di personaggi militari e politici (ad esempio del generale iraniano Qasem Soleimani), rientra nei compiti normali e principali di certi servizi d’ intelligence la cui esistenza ed il cui operato viene ufficialmente giustificato con le necessità della sicurezza nazionale.
Ma l’attività complottistica talvolta potrebbe non avere origine da motivazioni politiche e militari ma da interessi economici (caso Mattei); le grandi concentrazioni finanziarie e le lobbies commerciali possono infatti essere anch’esse cointeressate collegandosi ai servizi oppure operando in proprio.
Non si può però ritenere in linea generale che il complotto, per quanto diffuso, sia l’unico modo con cui spiegare certe scellerate azioni di politica estera e alcune strane solidarietà che si stabiliscono tra certe forze politiche con governi esterni o con sistemi finanziari internazionali o con gruppi di imprese multinazionali.
Un evento sconvolgente come quello della pandemia del covid-19, per le connessioni e le conseguenze che ne sono derivate sul piano sociale, economico e politico si presta con facilità ad interpretazioni complottiste. Alcuni sostengono che il virus e l’epidemia siano stati progettati e realizzati da grandi lobbies politico-finanziare per destabilizzare i sistemi economici attuali, realizzare conseguenti attività speculative, istaurare un nuovo e verticistico ordinamento economico globale diretto da un unico centro di potere.
Che alcuni ambienti economici e politici siano senza scrupoli morali è cosa indubbia ma nessuna prova oggettiva esiste attualmente per cui questa tesi possa essere allo stato attuale ritenuta probante. Una variante, sempre di carattere complottistico, è quella che ammette che il virus si sia generato in maniera naturale o sia sfuggito a qualche laboratorio di guerra batteriologica e che alcuni governi ne abbiano approfittato per restringere le libertà costituzionali allo scopo di cautelarsi contro possibili turbative dell’ordine pubblico dovute all’aumento della povertà ed al peggioramento delle condizioni di vita.
Infine esiste una terza tendenza di complottismo oltranzista secondo il quale il virus nella realtà non è mai esistito e che le morti siano dovute ad altre cause aggravate da un’influenza un po’ più aggressiva delle solite. Le morti dichiarate e amplificate avrebbero avuto origini del tutto differenti.
Un dato di fatto è comunque che, specie in Italia, in cui le strutture sanitarie sono state assai depauperate per i continui tagli alla spesa pubblica, ci si è trovati di fronte ad una grave situazione imprevista che una classe dirigente di miracolati e incompetenti non ha saputo, né poteva, adeguatamente affrontare. Si dirà che anche nel resto d’Europa le cose non sono andate in maniera assai diversa; mentre questo è da provare caso per caso, non costituisce un’attenuante e semmai dimostra l’esistenza di un malessere generale.
In un’Unione Europea basata quasi esclusivamente su questione economiche e finanziarie, sul debito pubblico, le banche, la Banca Centrale Europea, e gli esosi contributi da corrispondere alla NATO, i problemi sociali e culturali sono stati messi in second’ordine e i tagli sono stati fatti in settori essenziali: la sanità, la scuola, l’università, la ricerca scientifica. Ma tutto ciò è avvenuto per puro caso o per qualche motivo complottista?
