Pietro Angelone – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sarebbe bello
Poter modellare con la creta senza saper niente di scultura, giocare a pallone in mezzo ai sassi, fare capanne indiane con le canne, fare fionde di legno e giocare con biglie colorate e figurine,
andare a scuola con cartelle di fibra, sporcarsi le mani d’inchiostro e ricevere un ceffone dalla maestra, fare il bagno negli stagni e combattere guerre finte, dipingere il viso con segni indiani, afferrare lucciole nella sera, giocare con bottoni o vecchie monete, realizzare lènti con fondi di bottiglia per catturare i raggi del sole, suonare con flauti di canna, recitare facendo teatro improvvisato, masturbarsi in gruppo e tirare le trecce a qualche compagna, giocare a marito e moglie e a dottore e paziente, fare archi con stecche di ombrelli e suonare tamburi di latta, cercare nidi come esploratori, catturare lucertole e rospi e cacciare con la fionda uccelletti, amputare le zampe alle cavallette, caricare tagliole e catturare girini e tirar sassi a gatti e galline, fare cerbottane e birilli di legno, usare carta per far barchette presto affondanti nei fontanili, vuotare zucche e fare fessure per occhi e bocca e al buio una candela accesa posta dentro dava immagine spettrale, vendere fumetti usati e organizzare cacce al tesoro imparare a memoria confiteor e suscipiat e bere vino dalle ampolle e mangiare ostie non consacrate.
Maestra la strada, professori il fosso e la macchia mediterranea, nell’età mia verde.
Sarebbe bello mangiare di nuovo una fetta di pane con lardo spalmato e sentirsi ancora una volta John Wayne sopra il somaro del nonno, divorare le fettuccine domenicali della mamma, tagliate dalla lasagna fatta riposare sul letto matrimoniale,
o emozionarsi per le cinque lire con grappolo d’uva datemi dalla nonna per i dieci pesciolini di liquirizia.
Sarebbero belle anche le tirate d’orecchi della maestra di catechismo per una risata improvvida e le canzoncine imparate all’asilo dalle suore, il ruolo sociale della Chiesa.
Sarebbe bello ascoltare a bocca aperta le storie raccontate dal vecchio popolare affabulatore, ingobbito, a sua volta come tratto da una storia, sugli scalini di casa, nelle sere d’estate, alla luce di fioche lampadine della via, e sopra un cielo magnifico di stelle, un cielo che oggi sembra ammalato per una luce innaturale. E proprio questa “innaturalità” della luce è il primario sintomo dell’artificiosità del presente.
Mi sembra di vivere nel secolo delle illusioni.
Non resta che coltivare la nostalgia.
Sarebbe bello che, dopo la morte, il ventre materno fosse di nuovo culla.
