
Francesco Mattioli, sociologo
Colgo l’ultima riga di un articolo di Paolo D’Arpini sulla diffusione del Covid-19, in cui si dice che il discorso sulla pandemia “richiederebbe una corretta informazione che la gente avvezza a quella dei media mainstream non raccoglie”.
Poiché ritengo D’Arpini persona colta e informata, devo supporre che la sua posizione sul Covid 19, poiché rasenta la disinformazione, sia di natura meramente ideologica.
Il sottoscritto non è né disinformato e né schiavo del mainstream dei media, non foss’altro per motivi professionali e scientifici; questo D’Arpini me lo dovrà concedere, spero a credito (altrimenti gli farò avere il mio curriculum).
Ciò premesso, sono d’accordo con lui nel ritenere che a volte i media esagerino: perché l’Uomo che morde il cane, per dirla con una vecchia e trita boutade giornalistica, fa sempre notizia e l’obiettivo finale dei media è pur sempre quello del raggiungimento di un livello alto di audience. Così il martellamento sul Covid-19 può apparire malsano.
Ma non è così.
In questo caso, di fronte ad una minaccia globale e grave, che sta mietendo vittime e sta mettendo in ginocchio le economie di tutti i Paesi, e soprattutto di fronte ad una minaccia che troppi per disinformazione, superficialità e ignoranza sottovalutano, questo martellamento appare benedetto. Certo, ci affanna e ci rovina la serenità quotidiana: ma sarebbe peggio il contrario, si è visto nelle discoteche sarde a ferragosto.
D’Arpini ritiene che il Covid-19 sia solo un’influenza grave ma neanche troppo e che se uno è ricco si salva. Tant’è che si sono salvati personaggi eccellenti come Johnson, Bolsonaro, Berlusconi, Zingaretti e ora Trump.
Temo che il milione e passa di morti (di cui trentasettemila in Italia) e i trentotto milioni di contagiati certificati non siano bilancio da mera influenza grave e che assomiglino molto al bilancio della spagnola, scoppiata peraltro in un periodo in cui la medicina era priva di tecniche avanzate di terapia intensiva e di antibiotici e l’igiene pubblica e privata era messa meno bene di oggi.
Nel frattempo ci sono state vittime “importanti”, magari meno fortunate di altri in termini di salute: politici, cardinali, vescovi, attori, cantanti, imprenditori, sportivi, e soprattutto medici…
Così, voler ridimensionare la minaccia del Covid 19 diventa non solo discutibile nel merito, ma anche un tantino irresponsabile e irriverente verso le numerose vittime.
Senza contare che dietro il delitto c’è sempre un movente e, nel caso specifico, appare ridicolo pensare che vi sia la manovra complottista di questo o quel governo, di questa o quella forza occulta della finanza internazionale che vuole rubarci la libertà ed estorcerci soldi.
Anche perché ridurre il diritto alla libertà a quella di dimenarsi in discoteca senza mascherina o di contagiare gli altri, fosse pure di un raffreddore, assomiglia più che altro alla licenza di voler parcheggiare in doppia fila, a quella di fumare in pubblico, a quella di correre in macchina senza limiti o di farlo in moto senza casco. Una insofferenza anarchica e incivile alle regole, che sono il fondamento della convivenza, specie in un sistema democratico. La libertà non uccide mai il rispetto per l’altro, anzi lo esalta.
Per inciso, le deliranti affermazioni di certi negazionisti, contenute in quei volantini circolati anche a Viterbo, non sono assolutamente accettabili e a volte fanno pensare amaramente che la democrazia, in mano a certa gente, diventi solo una porta aperta alla più becera e ignorante stupidità.
Francesco Mattioli
