
Pietro Angelone – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il troppo
Ma perché dovrò morire infastidito dal troppo?
Troppo il mangiare bere vestire vedere muoversi apparire comparire ciarlare non dire pretendere volere urlare imporre esigere non dare, il sesso il non amore l’io non gli altri.
E il troppo vuole altro troppo, senza ragione, materialismo “cosismo” o meglio una ragione collettiva indirizzata, volutamente suggerita poi imposta all’abitudine.
Forse siamo in troppi.
Forse l’uomo è ormai di troppo.
Non più la testa il senso delle cose ma soltanto le cose “cosismo”, ma soltanto il corpo esigente abbuffato levigato vezzeggiato poi dimagrito ridicolo, trasformatore di cibo indossatore di vanità.
Il troppo poco pensare!
Forse troppo è questa forma di vita.
Ma perché dovrò morire infastidito dal troppo?
Ci siamo dimenticati l’ovvietà de il poco basta e il troppo guasta insieme a quella del buon senso.
Devo essere sommerso dal troppo, mentre c’è chi muore per il troppo del poco?Accidenti!
Ho visto mio nonno contadino raccogliere molliche di pane all’ombra di una quercia, come una formica.
Accidenti alla Penía,[1] ancor più accidenti a Plutos.[2]
La bella espressione del Vangelo: beati i poveri di spirito.
Perché?
Non si può essere tali se non si è poveri di cose.
Maledetto sia il troppo privilegio del ventre corpo!
La mammella africana è vizza, vuota, deve attingere da noi e fugge, diventando migrante, quando il barcone non affonda; quella occidentale per il troppo è diventata anoressica e a oriente non si vede nessuna stella.
Già è tanto che il sole non si sia annoiato a comparire!
-----------
[1] Nella mitologia greca personificazione della povertà.
[2] Nella mitologia greca dio degli inferi, ma anche della ricchezza e dell’abbondanza.
