Francesco Mattioli, sociologo

Desidero ribattere brevemente ad alcuni contenuti dell’ultimo articolo del dott. Federighi, senza entrare più di tanto nel merito di certe considerazioni politiche - liberticidio da parte del lockdown, ad esempio -  che in uno stato democratico chiunque può e deve poter esprimere liberamente, e sulle quali il dott. Federighi mi trova perfettamente in disaccordo.

Ci sono altre affermazioni e valutazioni, invece, che mi sembra necessario commentare. Il dott. Federighi cita un comunicato dell’OMS del settembre 2019, in cui si prevede l’arrivo di “un virus di tipo influenzale, mutante, altamente trasmissibile ma con un tasso di mortalità inferiore all’1,8%”, a dire che il Covid-19 era previsto.

Ciò non è vero, perché è un avviso che non riguarda il Covid-19, ma la corrente previsione di cicli influenzali che attraversano l‘emisfero settentrionale ogni anno nel periodo autunno-inverno.  Se comunque il dott. Federighi è così fiducioso nell’OMS deve esserlo fino in fondo: allora, affermare che “nessuno conosce il numero reale dei morti per coronavirus e non per gravi patologie pregresse aggravate dall’aver contratto il coronavirus”, a fronte delle 925.000 vittime nel mondo certificate proprio dall’OMS, significa affidarsi all’OMS solo quando conviene a sostenere una tesi di parte. Comunque, sarebbe carino che i dott. Federighi ne parlasse con i parenti dei quei morti trasportati sui camion come neppure in guerra, operazione di cui dubito vi sia una origine mediatica architettata da forze governative occulte.

Quanto al dott. Sgarbi, personalmente credo che si tratti di persona di competenza non comune nel campo della storia e della critica d’arte, ma come opinionista non mi sembra depositario di altri particolari saperi.

Il suo successo mediatico è stato costruito per la prima volta da Maurizio Costanzo, che era in cerca di personaggi “telegenici”, all’alba di quella tivvù gridata che oggi premia l’astio e l’insulto rispetto alle argomentazioni.

Peccato, perché così oggi Sgarbi è più conosciuto per le sue colorite e maleducate “esternazioni” che per le sue reali competenze nel campo dell’arte. 

Per tutto ciò, rispetto a schiere di virologi ed epidemiologi sparsi per il mondo che esprimono serie preoccupazioni e allarmi per la pandemia, non posso ritenere che l’opinione del dott. Sgarbi e dei suoi sodali negazionisti in materia sia dirimente. 

Il dott. Federighi, in uno slancio passionale scrive che il dott. Sgarbi “ha in sé una vena di futurismo marinettiano, di superomismo culturale, il cui slancio vitale e mai domo, si contrappone al silenzio succube o al becero conformismo, cerca la luce, a volte anche quella necessaria dei riflettori, per spezzare il buio della ragione e l’ombra della rassegnazione”.

Se mi si consente, certi riferimenti culturali – penso in particolare al “superomismo culturale” e allo “slancio vitale” marinettiano-  sono preoccupanti e mostrano da che parte si colloca il dott. Federighi, una parte che rievoca sinistri proclami suprematisti bocciati dalla storia e da una democrazia fondata sull’uguaglianza.

Se poi per spezzare il buio della ragione si deve cercare la luce ricorrendo all’insulto, ho l’impressione che non siamo di fronte alla reazione ad “un becero conformismo”, ma ad una insofferenza egotistica verso il rispetto dell’alterità, verso la convivenza sociale e verso la scienza.

Scienza, sia chiaro, che esprime dei saperi che non sono meramente funzionali agli interessi  dell’industria e della finanza, come certo complottismo d‘accatto vorrebbe sostenere. Altrimenti non dovremmo neppure comprare un’aspirina, dal farmacista.

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L'articolo del dott. Raffaello Federighi

LA MASCHERA DI VITTORIO SGARBI