
Pietro Angelone – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
E così sia
Profumi per corpi senza sudore, merendine nutrienti d’odore, acconciature per finzioni collettive, tacchi a spillo per alzare la bassezza, disquilibrio verticale e mentale, smartphones collettivamente usati, privanti della comunicazione e surrogato di parole meccaniche,
jeans stracciati e miseramente coprenti omologazioni collettive, dispersione del buon senso, svelte camminate o corse di sudore, footing jogging e paranoica snellezza, perché così deve essere, senza ragione, per la fine del percorso, parole mistificatrici per l’inganno del profitto pubblicizzato, liturgie ecclesiastiche ripetitive per inutili invocazioni all’origine dell’esistenza, ormai sorda, politichese mediocre e fastidioso colori e luci, luci e colori, colorificio d’illusioni collettive, profumi di cibi plastificati, falso bio dei supermercati, cani gatti salottieri o fantasmi nel deserto delle strade e vaganti nella tristezza di periferie con macerie materiali morali, prive dell’appartenenza e della rivendicazione operaia, imprecazioni e fastidio per la mancanza di spazio-tempo inesorabilmente inseguito, rincorso verso il “modello di sviluppo”, merci e cose, cose e merci cassonetti strapieni e discariche,spesso con feti, cielo e terra avvelenati.
“L’avvenire è nella plastica”, dice un anonimo invitato nella scena della festa di laureane Il laureato a Dustin Hofmman, giovane già grande in quel 1967.
Benjamin già non lo ascoltava.
“L’avvenire è nella plastica”, ma non l’umanità di plastica!
2020.
