
dott. Giuseppe Di Prima 
Molti degli strumenti per la misurazione dei valori ematochimici non si limitano a quantificare il colesterolo totale, ma frazionano anche le singole lipoproteine a varia densità come le LDL e le HDL.
Per presentare, consigliare e valutare correttamente i risultati è necessario conoscere ogni caratteristica delle lipoproteine e i fattori che influiscono sulla variabilità delle misurazioni.
Il colesterolo è una sostanza grassa molto importante per il nostro corpo, ma in grado di diventare dannosa se presente in elevate quantità nel sangue. Il grasso che mangiamo viene assorbito nell’intestino per poi arrivare al fegato; da qui il grasso ha bisogno di essere distribuito al resto del corpo al fine di essere usato per la produzione di energia o depositato nelle cellule adipose. Il fegato converte il grasso in due tipi di lipidi: colesterolo e trigliceridi.
Il colesterolo ed i trigliceridi vengono poi incorporati in strutture chiamate lipoproteine per essere distribuiti alle cellule adipose attraverso il circolo sanguigno. La prima fase del complesso schema di eventi correlato a metabolismo e catabolismo del colesterolo inizia con la secrezione nel torrente circolatorio di lipoproteine a bassissima densità: le VLDL. Le VLDL contengono principalmente trigliceridi e in misura minore esteri del colesterolo.
Quando le VLDL raggiungono i tessuti muscolari o adiposi, subiscono l’effetto delle lipasi lipoproteiche originando lipoproteine a densità intermedia: le IDL. Le IDL avranno minore quantità in trigliceridi, una maggiore quantità di colesterolo e due apoproteine (B100 e ApoE) delle tre originarie. Tralascio volutamente il meccanismo particellato di geni, alleli, geni mutati, recettori, VLDL, IDL, Apoproteine ecc. anche se questo argomento spiega la predisposizione all’ipercolesterolemia familiare ereditaria che deriva da mutazioni nel gene codificante per il recettore.
I tipi di lipoproteine sono: Lipoproteine a densità molto bassa o VLDL - Lipoproteine a bassa densità o LDL - Lipoproteine ad alta densità o HDL.
Il livello di colesterolo non può essere dipendente solo dai recettori coinvolti nel suo smaltimento, ma è influenzato dalla sintesi endogena e dalla sua introduzione attraverso la dieta. L’organo che più è coinvolto in questi processi di regolazione è il fegato.
Il 7% circa del colesterolo corporeo circola nel plasma soprattutto sottoforma della lipoproteina a bassa densità, comunemente chiamata LDL, coinvolta nel trasporto e nel metabolismo del colesterolo. Mentre LDL e VLDL (lipoproteina a densità molto bassa) racchiudono un significato di trasporto di colesterolo verso la periferia, le HDL (lipoproteine ad alta intensità) rimuovono il colesterolo in eccesso dai tessuti portandolo di nuovo verso il fegato, questo è il motivo per cui è noto come colesterolo buono.
Un modo semplice per ricordare che l’HDL è buono è H = Help (aiutare in inglese), poiché l’HDL aiuta a raccogliere il colesterolo cattivo e, inoltre, aiuta a prevenire infarti. E’ quindi ora chiaro il motivo per cui risulta molto più importante, per il corretto inquadramento del paziente, la quantificazione frazionata del colesterolo in LDL e HDL, piuttosto che il solo colesterolo totale. L’OMS consiglia agli operatori sanitari di utilizzare il solo colesterolo totale come operazione di screening e, nel caso quest’ultimo superi il 200 mg/dl, di consigliare la quantificazione frazionata delle singole lipoproteine: questo è il comportamento corretto. È sempre opportuno ricordare che la corretta quantificazione dei lipidi deve essere fatta sul paziente a digiuno da almeno 8 ore e dopo almeno 48 ore di dieta “corretta” e priva di “esagerazioni”.
È sempre importante conoscere i possibili tranelli insiti nell’interpretazione delle misure. Innanzitutto l’interpretazione di un’elevata concentrazione di colesterolo in presenza di un’alta concentrazione di trigliceridi (> 450) può essere difficile. Questo livello così alto di trigliceridi è raggiungibile sia patologicamente quanto dopo un abbondante pasto. In queste circostanze è buona norma chiedere al paziente di attendere qualche giorno e ritornare per un nuovo prelievo. La precisione, in medicina di laboratorio, è la variabilità tra misure ripetute sullo stesso campione con lo stesso metodo.
È buona norma, quindi, sottolineare sempre al paziente la variabilità intrinseca alla misura del colesterolo in tutti i tipi di laboratorio, ricordando che si tratta di una fusione tra variabilità biologica e chimico analitica. Il paziente andrebbe quindi educato sul fatto di non pretendere eccessiva precisione sul dato del colesterolo, in quanto seriamente difficile da raggiungere, ma basarsi su numeri “strettamente indicativi” più che assoluti. La variabilità è riportata come CV, cioè un coefficiente di variazione calcolato come deviazione standard dalla media per 100. In tutte le strumentazioni da laboratorio, sia nei laboratori centrali sia con gli strumenti per autodiagnostica, è attualmente raggiungibile un CV di ± 5%, che evidenzia quindi come il colesterolo sia un parametro su cui risulta difficile essere precisi.
Quindi, anche se le misure vengono effettuate con un’accuratezza assoluta, è comunque facile riscontrare variazioni in campioni replicati dello stesso paziente. Diversi fattori contribuiscono a questa variabilità, che è sempre presente nonostante il digiuno da diverse ore. Prima di tutto la postura; i campioni di sangue prelevati a pazienti in posizione eretta hanno una concentrazione più alta di colesterolo rispetto a quelli prelevati in posizione supina o seduta.
Quindi i campioni andrebbero prelevati con il paziente sempre nella stessa posizione. Importanti sono le variazioni circadiane, il colesterolo totale è più basso al mattino e più alto alla sera. Una serie di condizioni patologiche e di trattamenti farmacologici possono influire sulla concentrazione di colesterolo calcolata sul campione. L’interpretazione dei risultati dovrebbe sempre tenere in considerazione tutte queste influenze in modo razionale.
Ciò significa che in presenza di valori di poco superiori alla soglia di normalità, risulterà inutile allarmarsi. In presenza di valori che si discostano in modo ragionevole o significativo dalla normalità, è opportuno investigare sulle abitudini del paziente, sui farmaci assunti e sulla sua dieta, eventualmente suggerendo una nuova quantificazione a distanza di qualche giorno. Se anche la successiva misurazione dei livelli basali e in modo standardizzato risulterà alta, il paziente avrà una terapia corretta dal proprio medico curante. In conclusione, il concetto di positivo o anormale non è applicabile in senso assoluto alle misure di colesterolo.
Di conseguenza, il valore deve essere analizzato alla luce del quadro clinico completo, principalmente con il compito di valutare il rischio di patologie macrovascolari e nella decisione di intervento o correzioni di terapia farmacologiche appropriate. Nel 90% dei casi il colesterolo alto è la spia di uno stile di vita sbagliato e uno stile di vita sbagliato ha anche altre conseguenze oltre al colesterolo; il colesterolo non è pericoloso se non è associato ad altri fattori di rischio che sono i veri killer del cuore (fumo e ipertensione in primis). Il problema sorge quando delle cellule speciali catturano le LDL e ne depositano il grasso contenuto sulle pareti dei vasi sanguigni: questo processo prende il nome di aterosclerosi. Il colesterolo così depositato provoca il restringimento dei vasi e ciò può condurre ad attacchi cardiaci e ictus.
Questo è il motivo per cui l’LDL è noto come colesterolo cattivo. Alcune persone, tuttavia, hanno problemi medici che possono aumentare i livelli di colesterolo, tali malattie includono diabete, obesità, malattie genetiche o una ghiandola tiroidea che non funziona correttamente. Anche lo stress può aumentare i livelli di colesterolo, o direttamente o perché porta a mangiare più cibi grassi e snacks. I grassi che mangiamo non sono sempre gli stessi, quelli solidi a temperatura ambiente, come il grasso bianco che si trova nella carne animale o nel burro, sono i “grassi saturi”.I grassi liquidi a temperatura ambiente, come l’olio d’oliva o l’olio vegetale, sono noti come “grassi insaturi”. E’ stato dimostrato che maggiori sono le quantità di i grassi derivanti da prodotti animali che una persona mangia, più alto diventa il suo livello di colesterolo. Gli studi hanno dimostrato che mangiare grassi saturi aumenta i livelli di LDL e peggiora i problemi legati al colesterolo. Mangiare grassi insaturi determina effetti opposti; un apporto costante di olio di oliva permette di riequilibrare il bilancio lipidico sanguigno e di proteggere le arterie, senza prescindere da una dieta sana ed equilibrata.
Purtroppo di norma alti livelli di colesterolo non provocano sintomi evidenti, pur predisponendo ad eventi pericolosi per la vita del paziente con infarti ed ictus.
L’unico modo per evidenziare una situazione a rischio è quindi quella di procedere regolarmente ad esami del sangue. Nuovi studi e linee guida indicano che i livelli di LDL dovrebbero essere inferiori a 100 mg/dl. E’ considerato “vicino o sopra il valore ottimale” tra 100 e 129, “al limite superiore” tra 130 e 159, “alto” tra 160 e 189 e molto alto sopra a 190. I livelli di colesterolo totale dovrebbero essere inferiori a 190. Per le persone con malattia cardiaca o ad alto rischio di malattia cardiaca, il livello dovrebbe essere inferiore a 160 La seguente tabella mostra i livelli raccomandati di Colesterolo Totale aggiornati alle nuove linee guida europee, che hanno recentemente diminuito ulteriormente i valori. Una persona che ha due o più fattori di rischio dovrebbe cercare di mantenere il livello di colesterolo al di sotto del valore “normale”.
|
Colesterolo totale |
Colesterolo HDL |
Indice di rischio |
Valutazione |
|
190 |
30 |
6,33 |
Preoccupante |
|
220 |
40 |
5,5 |
Preoccupante |
|
250 |
45 |
5,55 |
Preoccupante |
|
235 |
70 |
3,36 |
OK |
|
195 |
50 |
3,9 |
OK |
|
300 |
45 |
6,67 |
Preoccupante |
|
245 |
85 |
2,88 |
OK |
|
210 |
35 |
6 |
Preoccupante |
. Le statine, nella maggioranza dei casi, svolgono egregiamente il proprio dovere, ossia mantengono sotto controllo i livelli di colesterolemia, ma a quale prezzo? Naturalmente non mi riferisco al costo del prodotto statina, ma alle conseguenze che esse hanno per l’organismo. E’ vero che le statine costano poco o nulla, ma è altrettanto vero che la letteratura scientifica riconosce alle statine gravi effetti collaterali.
E allora? Esistono principi attivi innocui ricavati da piante con efficacia simile alle statine ma sono poco diffusi. Il motivo è sempre lo stesso: il preparato sintetico (fotocopia del naturale) ha un costo irrisorio e ormai da più di cinquanta anni le industrie del farmaco dettano legge abbandonando il naturale che è scomparso anche dal piano di studi universitari. Solo qualche raro medico sopravvive con le antiche conoscenze ma certamente non esercita più. Si sta tentando ora, per ridurre i danni collaterali dei farmaci, di diffondere le terapie “naturali”; mentre in diverse nazioni europee la percentuale sale continuamente, in Italia si verifica ancora una bassissima predisposizione. Ovviamente perché la politica si è inserita anche nell’amministrazione della salute dei cittadini.
